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mercoledì 9 marzo 2016

Primarie Pd: il grande tarocco.

Domenica 6 marzo come il super Tuesday americano. Orfini, Guerini e Serracchiani riecheggiano il ruolo di Starace: per loro solo dichiarazioni entusiaste sui temi di secondo livello. A Roma ci vanno in pochi e pagano per votare scheda bianca. A Napoli invece pare siano pagati per votare. Per la direzione del Pd va tutto bene e soprattutto i risultati non si toccano.

Valeria Valente candidata a Napoli - Roberto Giachetti a Roma
Domenica 6 marzo a stare al Nazareno, sede della direzione nazionale del Pd, si respirava la stessa atmosfera e lo stesso batticuore che, di là dall’oceano, avevano vissuto pochi giorni prima Hillary e Bernie. 
Nel senso di Clinton e Sanders. Insomma domenica 6 marzo assomigliava, per il Pd, al super Tuesday ammerigano. O quasi: là hanno votato degli stati e qui delle città, che in numero non sono state neanche poche: Roma, Napoli, Trieste, Bolzano, Benevento e Grosseto. A sera, al Nazareno, quando sono stati resi noti i risultati c’è stata festa grande perché i candidati renziani, ma erano quasi solo loro, l’hanno fatta da padroni, soprattutto a Roma e a Napoli. Grande la festa e grandi le dichiarazioni da parte soprattutto del presidente del partito e dei vicesegretari che sembrano essere stati messi in quel ruolo solo per  rilasciare dichiarazioni entusiaste sui temi di secondo livello. Su quelli veramente importanti parla solo Renzi. In questo riecheggiano il ruolo che Starace aveva con Mussolini: poteva farsi fotografare montando bellissimi cavalli ma quello bianco del duce poteva solo saltarlo. Evvabbé, ci sta che i sottopanza facciano i sottopanza.
Le dichiarazioni, per definizione roboanti, han tutte parlato di vittoria e della differenza con l’universo mondo. E quindi: Lorenzo Guerini: «Andiamo a vincere», Matteo Orfini «con loro ( Giacchetti e Valente) torniamo a vincere»  Deborah Serracchiani:«il Pd sceglie con 50.000 persone e non con pochi click.»  Ancora Serracchiani, che non appartenendo al giglio magico deve dichiarare di più per farsi notare «il Pd uscirà più forte.» Poi però il risveglio del lunedì si fa amarognolo e quello dei giorni seguenti ancor più penoso. Intanto i dati sull’affluenza di Roma: alle scorse consultazioni andarono alle urne in circa 100.000, folla da Olimpico, inteso come stadio. Ed erano numeri secchi, quasi (lo si dice solo per scaramanzia) inoppugnabili.  Questa volta i votanti sono stati meno: 50mila. Il reietto Ignazio Marino vinse con il 55% come dire 55.000 preferenze.  La giustificazione per il calo dell’affluenza è stata affidata al solito Orfini:«non hanno votato i capobastone.» Che è come dire che questa volta c’erano solo gli onesti e quei 50mila e più che son mancati erano (e sono) poco di buono  di cui si potrà fare a meno alle prossime elezioni. Però man mano che passavano le ore i numeri romani cominciavano a ballare: prima si è detto 50mila poi 47mila e infine 43mila La differenza è stata imputata a schede bianche o nulle. Giustificazione bizzarra: per votare alle primarie si versa un obolo e immaginare qualcuno che paghi per votare e poi non voti viene difficile. Sempre che non ci si chiami Kafka.

Da Napoli le notizie non sono meglio, chi vince non è propriamente renziana appartiene alla corrente dei “giovani turchi” quella che ha come capo Orfini (sempre lui) e come secondo il ministro Orlando. Correntucola destinata al ruolo dei pescetti che nuotano accanto alla balena: irrilevanti.  Comunque, i risultati sono risicati Valente Valeria, ex bassoliniana, batte Bassolino per poche centinaia di voti. Per vincere ne basta anche solo uno. Se però si scopre che fuori dai seggi c’è chi elargisce denaro la cosa puzzacchia. Almeno un pochino. I donatori di denaro sembra che si siano giustificati dicendo che erano lì in funzione samaritana. Cioè: sapendo che per votare ci voleva 1 euro e conoscendo la cronica mancanza di spiccioli eccoli dei napoletani eccoli lì a provvedere. A nessuno verrebbe in mente che a fronte dell’euro donato ci sia stato come corrispettivo un voto pilotato. Qui non si è detto di capibastone che notoriamente in Campania non esistono. Il governatore De Luca a questo proposito ha parlato disciocchezze e non di imbecilli. La cosa è strana. Che gatta ci covi? In ogni caso per la direzione del Pd sembra non sia successo niente. Sempre la Serracchiani:«faremo chiarezza, ma il risultato non si azzera.» Poi senza alcuna logica cartesiana ha aggiunto: «non saranno trenta persone ad inficiare la partecipazione di trentamila » E se quei trenta ne avessero influenzato 3mila?

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