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mercoledì 30 marzo 2016

Pedofilia a Roma: Claudio Nucci, colpevole? I ragazzini, vittime? Le famiglie, innocenti?

I ruoli in tragedia sono definiti e ben chiari, ma nella realtà i confini sono labili. Non c’è lupo mannaro senza vittima disponibile. Ci può essere vittima senza connivenza della famiglia? Se papa Francesco facesse una riflessione seria sulla famiglia uscendo dagli schemi della pubblicità.

Solito scandalo in quel di Roma, ci mancava. La capitale della cristianità pare si sia messa di buzzo buono per vincere le olimpiadi del lurido-sessule. Tralasciando, ovviamente, gli scandali di natura, per così dire politico-sociale, come mafia capitale et similia. In un lasso di tempo tutto sommato breve sono arrivati alla prima pagina i casi delle baby prostitute, quello di Luca Varani, Manuel Foffo e Marc Prato e ora quello di Claudio Nucci, 56 anni, pr, animatore di feste e serate.

Le parti in tragedia son sempre quelle: il lupo mannaro, che spesso sono tanti, le vittime, in genere minori e infine gli afflitti, le famiglie. E poiché sulle prime pagine dei giornali, così come per il salotto di Bruno Vespa, c’è spazio per un solo mostro alla volta si va giù d’accetta, si semplifica e velocemente si passa oltre. Ma non è questo il modo se ci si vuol tirar fuori. E soprattutto se si vuol dare prospettiva ad una possibile-auspicabile, anche se lontana e faticosa soluzione. Che il lupo mannaro faccia il lupo mannaro ci sta. Ovvio che ricatti, ovvio che intimorisca, ovvio che vessi. Altrimenti che lupo mannaro sarebbe? Attenzione con questo dicendo non si vuole assolvere nessuno dei miserabili che quella parte hanno giocato, sia per un verso che per l’altro.. Questo ha da essere ben chiaro. Quel che invece gira male nelle ricostruzioni delle tragedie sono gli altri due ruoli: le vittime e gli afflitti.

Le vittime innanzi tutto. Che siano vittime è fuor di dubbio, ma vittime di chi? Questo è il vero punto. Come nasce e cosa spinge la vittima al suo ruolo? Almeno la prima volta, dato che dalla seconda in avanti il processo è sufficientemente chiaro.. Che se la prima volta ci si vende (e si sa bene quel che si intende) per una ricarica o una felpa o il biglietto di un concerto di chi la colpa? Del lupo mannaro (le sue responsabilità sono palesi dal di poi in avanti che sul prima qualche dubbio ci può stare) o di un contesto che consente alla vittima di superare o, peggio ancora, di  non avere legge morale? Va domandato, almeno per pura accademia, perché questa manchi o sia così facilmente superabile. Da dove sono arrivati e come si sono nutriti gli anticorpi della legge morale? Comodo generalizzare, ma tutto il contesto vien ben filtrato da una sola entità: la famiglia. O almeno così dovrebbe essere salvo il fatto che questa non sia connivente, cioè condivida i principi, con il contesto. 

E dunque gli afflitti: la famiglia. Afflitti perché le vittime sono dei loro, afflitti perché i lupi mannari sono dei loro. In tutti i casi nulla colsero, nulla videro e, ovviamente, nulla capirono. E, non capendo, domandarono. Ma erano attenti, ieri, gli afflitti di oggi? Non videro borsette e felpe griffate, non colsero comportamenti anomali non  ebbero neppure per un momento sentore del disagio di chi imboccata una strada ne vede, finalmente l’orrore? No certo, se una sudicia storia va avanti da oltre un anno. E allora, domanda di riserva: dov’è la legge morale degli afflitti? Chi si occupa di quella? Se l’amico di Nucci ride al telefono con lui è un amico o un complice? Così come dove inizia la colpa del padre di famiglia che frequenta le squillo minorenni: nell’essersi recato all’appuntamento o nell’aver cercato sulla bacheca di internet? E questi che legge morale potrà trasferire a figlio e figlia? E come potrà la moglie non essersi accorta di nulla? Tutti ciechi, tutti muti. Anche quelli che organizzano l’esibizione del mostro in tv o che ne scrivono sui giornali dato che si fermano un attimo prima di scoprire che gli afflitti sono anche lupi mannari (conniventi) e  anche vittime (ricattabili).
Sarebbe utile, ancor prima che bello ed edificante, che anche papa Francesco spendesse una qualche parola di serietà e di rigore sulla famiglia e non favoleggiasse su quell’entità metafisica che si vede nel presepio e nelle pubblicità di merendine, automobili ed affini.


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