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venerdì 29 gennaio 2016

27 gennaio 2016: Giorno della Memoria e di peracottari.

Quando la celebrazione fu pensata undici anni fa la si ritenne un atto trasgressivo. Non serve portare i ragazzi nei lager se quando sono lì masticano gomma americana e si fanno i selfie. I giornali in prima pagina hanno riportato la peracotta delle statue inscatolate per Ruohani. Al presidente iraniano nessuno ha parlato di diritti umani.Gli affari si fanno con chi si rispetta.


Show must go on. Pare che l’espressione sia stata coniata dopo un incidente in un circo: qualcuno è volato dal trapezio  o è stato mordicchiato da un leone. Poco male, si sposta il cadavere, si butta un po’ di segatura e si ricomincia: avanti i clown. D’altra parte il pubblico ha pagato e tra restituire il denaro e tenerselo andando avanti è senz’altro meglio la seconda. Quindi anche per il 27 gennaio: show must go on. Certo nessuno pensi che si vuol fermare il mondo per una bagatella come l’Olocausto, ma magari il classico minutino di silenzio ci poteva pure stare. Magari ci scappava una riflessioncella. E invece no. Neanche quello. E non serve snocciolare il numero degli studenti che in gita scolastica vengono portati a visitare i lager se, come ha detto qualcuno, mentre sono lì masticano gomma americana e si sanno i selfie.  

E dire che il 27 gennaio appena trascorso era l’undicesima volta che il  Giorno della Memoria veniva celebrato. Quando questa ricorrenza fu ideata dall’Assemblea generale delle nazioni Unite forse si pensò ad un violento atto trasgressivo: mettere l’umanità tutta, o almeno quella occidentale, di fronte all’Olocausto di milioni di persone: ebrei, rom, sinti, disabili fisici e psichici (ma quelli degli altri che i tedeschi i loro in qualche modo li salvarono*) e poi omosessuali e prigionieri di guerra e slavi. Non c’erano neri ma solo perché non erano a portata di mano. Però la trasgressione per essere tale deve essere fatto eccezionale e si deve rinnovare continuamente altrimenti diventa norma e la norma è noiosa. E non fa notizia. Infatti ieri nei telegiornali la notizia della Giorno della Memoria era tra le ultime, cosa vuol dire l’abitudine. Nel telegiornale di Mentana è stata addirittura la settima e il servizio mandato in onda era quello dell’anno precedente. Poco sforzo. Neanche il minimo della commozione. Vera o presunta. In prima serata solo Rete4 ha mandato in onda un film su quella tragedia e tra le radio solo Rai Radio3 con lo spettacolo “L’ultima risata”. E’ stato irritante leggere la colonnina che nella pagina degli spettacoli ha pubblicato il Corsera: elencava le tante trasmissione dedicate al tema, da quelle mandate in onda alle 23,50 a quelle su emittenti di nicchia, che poi è come dire: dovevamo farlo e l’abbiamo fatto. 

Le prime pagine dei giornali erano belle zeppe della solita peracottata nazionale, questa volta ripresa anche dalla stampa estera: prima l’inscatolamento delle statue poco pudiche e poi, per non farsi mancare nulla il più classico dello scaricabarili. Qualcuno ha parlato di eccesso di zelo, altri di servilismo altri ancora di semplice e più prosaica dabbenaggine. E la terza sembra proprio essere quella giusta. Poi per non farsi mancare nulla lo scaricabarili, comunicato con una dichiarazione  dal ministro Franceschini alla televisione. Tombola. Il Presidente Rouhani ha commentato dicendo che l’ospitalità degli italiani è stata eccellente. E non s’è capito se diceva per davvero o rideva sotto i baffi. Senza contare che al Presidente iraniano nessuno ha parlato di diritti umani, di torture, di pena di morte. Proprio quello di cui tratta il Giorno della Memoria. Però Rouhani è venuto in Italia il 25 di gennaio, quindi fuori dal perimetro strettamente inteso delle celebrazioni dell’Olocausto e poi, in fondo, sono fatti suoi e ognuno a casa sua fa quel che vuole. Al governo ed agli imprenditori del Belpaese quello che importa sono gli affari. The show must go on. Anche se, di solito, un affare per essere tale deve essere buono per entrambi e soprattutto ci dev’essere rispetto tra i contraenti. Che gli iraniani ci rispettino di più dopo la loro visita è tutto da dimostrare. The show must go on, ma magari con un po’ di dignità.


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*Breve storia di Aktion T$: il matto mio tu non lo tocchi http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2014/02/breve-storia-di-aktion-t4il-matto-mio.html

2 commenti:

  1. Anni fa con mia moglie andammo in pellegrinaggio ai lager insieme ad alcuni ex-deportati. Fu un'esperienza di tale intensità che l'anno successivo volemmo ripeterla. Poi profondamente e per sempre segnati pensammo che fosse giusto offrire a due studenti, mai visti nè conosciuti, lo stesso pellegrinaggio. Ti assicuro che tutti, sia all'interno dei lager dove alcuni dei nostri compagni di viaggio avevano vissuto ed erano sopravvissuti, sia durante i trasferimenti da un lager all'altro, nessuno fu mai meno che profondamente commosso e avido di ascoltare. Ci unimmo tutti anche, credenti e non, in una preghiera proposta da un sacerdote e questo 'assembramento' provocò la chiamata della polizia da parte degli abitanti delle villette ai bordi del campo, che pure per anni avevano tranquillamente sopportato la vicinanza dei reticolati e il fastidio del fumo dei crematoi. Se oggi ci sono ragazzi che si fanno i selfie ad Auschwitz, beh non è colpa loro.

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