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lunedì 28 dicembre 2015

La Treccani spalanca le pagine al trasgressore Vasco Rossi.

Quando la trasgressione viene celebrata dall’istituzione non si sa mai se esserne contenti o disperati. Vasco Rossi non è il primo canzonettiere ad entrare nella Treccani. A sintetizzare: Blasco è il rocker-anarco-maschilista. Trasgressivo anche nella beneficenza.

Non è una novità che la Treccani riporti una manciata di righe su alcuni protagonisti della musica leggera. C’è Gino Paoli, non per l’accusa di evasione fiscale, ma perché viene annoverato tra i capostipiti della scuola genovese, c’è Luigi Tenco, storia tragica la sua che però non viene citata. E un suicidio un po’ di audience la fa sempre. Ha trovato spazio anche Jovanotti, che a ben pensarci c’era da aspettarselo, essendo tra gli ex giovani il più democristiano che ci sia: una sorta al maschile di Nilla Pizzi, ovviamente c’è anche lei, degli anni ’90.. Si legge pure di Franco Battiato. Nella stessa enciclopedia si trovano anche un bel po’ di anarchici da Errico Malatesta a Kropotkin a Bakunin a Gaetano Bresci per dire dei più noti. Di conclamati maschilisti invece non ce n’è. O meglio non ce n’era. Da qualche giorno nella più famosa ed autorevole enciclopedia italiana ha il suo spazio Vasco Rossi. 

Blasco, cioè Vasco cioè Vasco Rossi, è un concentrato delle tre caratteristiche. È un cantautore, molto rock ma anche un po’  rithm&blues , è un anarchico, nella sostanza delle parole e sempre stando sulle parole delle canzoni, è anche uno che del suo maschismo non fa mistero. Il che nel periodo del politicamente corretto va ben oltre la trasgressione. A voler sintetizzare si potrebbe dire che Vasco sia: rocker-anarco-maschilista. E, giusto per calcare la mano, a dare per inteso che magari qualcuno non capisca il senso ampio della definizione di anarchico si aggiunge a corollario che è pure un trasgressivo ed un dissacratore. Soprattutto del becero politicamente corretto. A dar retta ai suoi testi due a campione: «Dammi una mano señorita e mettila qua vedrai che qualcosa succederà» oppure «se non capisci ancora cosa voglio da te è inutile che te lo ricordi … non ho tempo lo sai non ho tempo oramai per fare tutti quei discorsi.» viene facile pensarlo come un maschilista incallito. Anzi duro e puro. Poi però a guardare i video dei suoi concerti si vede che a cantare son tutti: ragazzi e ragazze e di tutte le età. Quelli della sua, che è del 1952, e i loro figli. Con Vasco anche il femminismo duro e puro, almeno un po’, traballa. O quanto meno chiude un occhio. Magari pensando che scende dagli Appennini terra ghiaccia d’inverno e secca d’estate che fa assomigliare gli uomini più ai lupi randagi e affamati piuttosto che ai pallidi e tormentati esistenzialisti della città. Ma chiudere Vasco nell’angusto cerchio del machoromanticismo gli si fa torto. 

Con la stessa aggressività si mette a menar colpi, sempre con le parole delle sue canzoni anche ad altri totem della retorica 2.0. «E non mi dire che sei puro come un giglio, che sei un padre perché hai un figlio, credi che basti avere un  figlio per essere un uomo e non un coniglio.» O anche a proposito della solidarietà a buon mercato: «conta sì il denaro altro che no, me ne accorgo soprattutto quando non ne ho … egoista certo e perché no, quando ho il mal di stomaco con chi potrei condividerlo … quando ho il mal di stomaco ce l’ho io mica te … cosa succede? Non succede nulla, c’è confusione sì ma in fondo è sempre quella» Magari anche, giusto per fare un riferimento alla fauna politica: «Mi ricordo chi voleva al potere la fantasia erano giorni di sogni, sai eran vere anche le utopie. Non ricordo se chi c’era aveva queste facce qui, non mi dire che è proprio così, non mi dire che son questi qui.» Perché: «C’è qualcosa che non va in questo cielo … quanta gente comunque ci sarà che si accontenterà … c’è chi dice no, io non ci sono.» E poi «Se siete ipocriti, avidi,  non siete mai colpevoli e avete nuovi stomaci sorridete, gli spari sopra sono per voi … ma se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi e la guerra poi adesso cominciamo a farla noi non sorridete, gli spari sopra sono per voi.» E a chi non piacerebbe: «trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha … voglio trovare un senso a questa condizione anche se questa condizione un senso non ce l’ha. Domani arriverà lo stesso. Domani è un altro giorno arriverà.» Per finire con la religione: «Metteteci dio sul banco degli imputati e giudicate anche lui,con noi e difendetelo voi, voi, buoni cristiani … portatemi dio lo voglio vedere, gli devo parlare, gli voglio raccontare di una vita che ho vissuto e non ho capito a cosa è servito.» 

E, giusto per rimanere in tema, si ricorda di quando rifiutò di partecipare al solito frusto concerto di beneficenza che serve più a far da passerella per le star piuttosto che a far del vero bene. Di solito alla fine tra costi vivi e rimborsi spese rimangono due soldi e tanti articoli di giornale e citazioni dei partecipanti. Vasco in quella occasione disse:« No. Non parteciperò a nessun concerto di beneficenza. Non amo quel modo di farla, poco costoso e poco faticoso. Certo rispetto chi la fa così, ci crede ed è sincero. Ma io penso che la beneficenza si debba fare tirando fuori i soldi dal proprio portafoglio, senza troppo spettacolo e pubblicità.» Complimenti Blasco, anche se la Treccani non ti ricorderà per questa frase: sono i rischi dell’omologazione. Molti invece tì ricorderanno proprio per questa.

17 commenti:

  1. Massimo Canella28 dicembre 2015 23:10

    Marcuse diceva che la trasgressione è istituzionalizzata (one dimensional man)

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    1. quando è ripetuta senz'altro sì. La trasgressione per essere tale ha da essere fatto eccezionale e ( transgredior) andare oltre il limite. Zavattini fu trasgressivo la Littizzetto è solo noia. Vasco Rossi cambia tema quasi ad ogni canzone

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    2. Massimo Canella28 dicembre 2015 23:15

      trasgressione s.p.a.

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  2. Marco Novefebbraio Capodaglio29 dicembre 2015 19:40

    Alla trasgressione preferirei la rivolta , ma vuoi mettere come è più comodo il compromesso Emoticon smile

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    1. Massimo Canella29 dicembre 2015 19:43

      rivolta per cosa, a che scopo eccetera... certo la trasgressione è stata ben incoraggiata dal capitalismo per smontare lo spirito di rivolta, ma è altro che distruttivo lo spirito di rivolta in sè...? e poi nell'ora sì fugace che ci è data, vuoi mettere quanto è più divertente trasgredire Emoticon smile quel che dal punto di vista critico resta assodato è che nel mondo d'oggi la trasgressione non è trasgressione dal mondo della pubblicità degli show e delle multinazionali, è trasgressione da qualcosa di altro, che stava un tempo o sta ancora altrove. Il Sessantotto era l'opposto di quel che si figurava di essere

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    2. Stefano Versace29 dicembre 2015 19:44

      Non so, forse il sessantotto è stato imbrigliato, ma sono passati quasi cinquant'anni ed i suoi frutti non gli vengono più nemmeno attribuiti perché chi lo ha vissuto ha almeno sessantacinque anni. Le briglie tendono a diventare parecchio pesanti, non tarderà a morire. Ma ne verrà un altro.

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    3. Massimo Canella29 dicembre 2015 19:47

      volevo dire che la rivolta contro il mondo tradizionale è stata in realtà funzionale al mondo nuovo che si stava sviluppando. Il Maggio francese nacque da una protesta contro la separazione dei dormitori di studentesse e studenti a Nanterre, e si sviluppò in maniera alquanto bizzarra. Le interferenze di tutto ciò con le lotte operaie, con il confronto col blocco sovietico, con la liberazione delle colonie, con le esperienze rivoluzionarie varie del Terzo Mondo, con la lotta contro l'oppressione capitalistica delle multinazionali eccetera si combinarono in modo che, visto oggi, appare sorprendente, fra verità di Vangelo, fraintendimenti assoluti, atteggiamenti ideologici volontaristici e perciò ambigui e risultati diversi da quelli che ci si era riproposti: cioè una grande facilitazione all'instaurazione piena della società dei consumi, con l'individuo slegato dalle vecchie obbedienze non sostituite dalle inesistenti "masse" - caso mai, dalla tv e dalla pubblicità

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    4. Stefano Versace29 dicembre 2015 19:48

      Ne venne un mondo nuovo infatti Emoticon smile . poi il mondo vecchio ci sono adattò. In ogni caso in questi ultimissimi anni stiamo assistendo ad una profonda rivoluzione dello stato e del concetto di nazione portata avanti da un gruppetto di borghesi. Spero che il popolo riesca a mitigarne gli effetti così come fecero i vecchi di fronte ai baldi sessantottini.

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    5. Massimo Canella29 dicembre 2015 19:49

      Stefano Versace ecco una risposta originale e interessante

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  3. la trasgressione? la "rivolta" di chi vuole che tutto resti com'è.

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    1. Massimo Canella29 dicembre 2015 19:52

      magari anche una risposta alle problematiche proprie, non a quelle collettive - o, come mi pare succedesse tanto dalle parti del 68, alle problematiche proprie travestite da problematiche collettive

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    2. il '68? beh, partito con intenti serissimi si è poi trasformato strada facendo in un minestrone persino indigesto. alla fine molti si domandarono cosa in realtà avessero cercato.

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    3. Massimo Canella29 dicembre 2015 20:02

      intanto la loro vita se la sono fatta, ricevendo molto e dando di meno: almeno questa è l'impressione che ho di gran parte della mia generazione, senza giudicare me stesso

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    4. La vecchia abitudine di scappare con la cassa non conosce barriere di classe

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  4. ottennero con le minacce molto più di quanto avrebbero ottenuto senza.

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    1. Marco Novefebbraio Capodaglio30 dicembre 2015 21:38

      il risultato immortale deI movimenti giovanili di quei tempi ? La più bella stagione di musica pop di tutti i tempi in

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    2. non solo, Marco, ci furono anche effetti collaterali che ambo i sessi sperimentarono con con maggior frequenza che in passato, con un certo interesse e anche piacere

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