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mercoledì 14 ottobre 2015

Papa Francesco si scusa e altri fatterelli di giornata.

Scuse intriganti queste di Francesco si rifanno a fatti attuali. I porporati sono sempre stati refrattari alle indicazioni calate dall’alto. Quarantatre anni fa la prima di Ultimo tango a Parigi. Solita visita della Finanza al palazzo della regione Lombardia. Falstaff alla Scala canta: «il furto è un’arte e  va fatto con garbo e a tempo»

Papa Francesco oggi si è scusato con tutti i fedeli presenti in piazza San Pietro e ci si immagina che le scuse si debbano intendere come estese a tutti i cattolici italiani e magari anche a quelli sparsi nel globo terracqueo. Scuse intriganti queste di Francesco perché non sono come quelle precedenti di Giovanni Paolo II o Benedetto XVI che facevano riferimento a fatti lontani ancorché dal ricordo ancora doloroso e sanguinante. No, queste hanno un bel tocco di originalità poiché vengono porte durante un Sinodo, anzi il Sinodo sulla famiglia. E soprattutto fanno riferimento a fatti contemporanei. In più queste scuse seguono un’altra frase dallo stesso Pontefice ben declamata: «Il Sinodo non è un parlamento dove bisogna cercare mediazione» Ciò che Francesco ha detto stamane suona così:«Prima di iniziare la catechesi, in nome della chiesa voglio chiedervi perdono per gli scandali che ci sono stati recentemente sia a Roma che in Vaticano. Vi chiedo perdono". In effetti lo spettacolo che in queste settimane si sta rappresentando in quel quel del Vaticano non è dei più edificanti e senz’altro lo Spirito Santo avrà il suo bel daffare a dover raggruppare tutte quelle pecorelle e a scendere su tutte quelle berrette porporate. Quanto poi a metterci a forza anche del sale è tutta un’altra fatica.

I porporati si sa sono sempre stati un po’ refrattari alle indicazioni cadute dall’alto, a loro il centralismo democratico tanto caro a Renzi non è mai andato giù. Però prima si spicciavano tutte le loro beghette nel felpato silenzio delle mura vaticane. Oggi, nell’epoca di internet, la faccenda si fa un po’ più complessa e la voglia di apparire e di dire non sempre è trattenuta. Come quel cardinale Agostino Vallini che scrive ai romani che occorre "ripartire dalle molte risorse religiose e civili presenti a Roma" per realizzare la "formazione di una nuova classe dirigente nella politica". E come non bastasse aggiunge che la si deve sentire "stimolata a rinascere" e "ad avere una scossa".  Evidentemente il cardinal Vallini ha sbagliato indirizzo. Quella lettera doveva essere inviata al Sinodo altro che ai romani.

Alla fine una qualche ragione l’aveva la Ferilli Sabrina: è meglio che ognuno guardi in casa sua. Di polvere negli angoli e sotto i tappeti, e magari non solo sotto, ce n’è in tutte le case. Quindi:« a cardinà, guarda un pò gli amichi tua che ce n’hai d’avanzo.»

Comunque oggi cade anche il quarantatresimo anniversario della prima newyorkese di Ultimo tango a Parigi. Forse l’unico film mandato al rogo, come si faceva coi libri ai tempi di Giordano Bruno e si continua a fare nei giorni moderni quando appare all’orizzonte il solito pataccaro ego riferito. È stato un grande film, uno dei migliori di Bertolucci con un Marlon Brando spettacolare. Peccato per Maria Schneider che dopo quel sofferto esordio avrebbe meritato una miglior carriera. 

Magari c'è qualche porporato che notando la sovrapposizione di date pensa che questo del sinodo sia l'ultimo tango di Jorge Bergoglio

I finanzieri hanno fatto l’ormai periodico giro al palazzo della regione Lombardia e come al solito sono tornati in caserma accompagnati da un paio di quelli che siedono in giunta. Ormai è una abitudine. Il caso vuole che proprio oggi sia in cartellone alla Scala, in un allestimento molto divertente, Falstaff che nel primo quadro del primo atto canta che: «Il furto è un’arte e va fatto con garbo e a tempo.» Grande Arrigo Boito, il librettista. Evidentemente non son tanti i melomani in regione Lombardia

2 commenti:

  1. Paolo Penacchio15 ottobre 2015 09:12

    certo che ,a guardare alla politica attuale, anche un bel "cortigiani vil razza dannata" non sarebbe poi completamente fuori luogo. E La valigia di Rossini ossia "l'occasione fa il ladro " non starebbe forse altrettanto bene? E non si può neanche dire che sia Jago quello di cui si sente l'assenza. Ed il pontefice? Se continua così , tra Roma dei preti e Roma dei partiti, fra poco sarà anche lui costretto a cantare "credo in un Dio crudele"

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  2. Federico Maria Mari15 ottobre 2015 09:13

    Mi meraviglia chi si meraviglia, in fondo è dal Concilio di Nicea che parlano di questo.

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