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giovedì 10 settembre 2015

Esodati e derogati: per chi i soldi?

Nuova leggina per finanziare i partiti. Lancio di finte banconote da 500€ la vicepresidente Sereni le fa ritirare prima che qualcuno le intaschi e poi le spacci. «Darvi dei ladri è  offensivo per i ladri» urla l’on. Nuti del M5S, lo pensava anche un camorrista dell’affaire Expo. Gli esodati fanno parte del panorama, chi li tocca.

Come noto l’Italia è un Paese di santi (una volta) navigatori (meglio non citare Schettino) e poeti (ormai rari) a queste vanno aggiunte due categorie: gli esodati e i derogati.  La deroga è quello strano meccanismo per cui se c’è una legge o un regolamento od anche una semplice prescrizione si può fare come se non ci fosse. Qualche volta ci sono deroghe logiche: le donne in stato interessante saltano la fila, altre volte sono truffaldine: i condoni. A quelle truffaldine fanno capo le deroghe sui finanziamenti ai partiti. E il Parlamento, giusto per non smentirsi, ieri ne ha dato una ennesima brillante dimostrazione: derogare alla legge che taglia i vergognosi finanziamenti. Il tutto è stato fatto con una leggina che consente anche ai partiti che non hanno i conti in regola, forse son quasi tutti, di avere i denari che spetterebbero solo a chi invece ce li ha. Il ridicolo è che l’ideatore della legge, chi stabilisce la deroga e chi ne trae vantaggio sono gli stessi: i partiti. Ridicolo. Se si fosse in un Paese normale il simpatico passaggio si definirebbe come interessi privati in atti d’ufficio, o conflitto di interesse o truffa o per dirla piatta piatta cialtronaggine. Ma da noi per sedere in parlamento bisogna essere dei buoni incassatori (termine pugilistico) far scorrere le critiche sulla corazza della propria indifferenza e poi già che vi si è saper far la parte del muro di gomma. 

Il povero Padoan che fa i salti mortali per mettere d’accordo il pranzo con la cena ed ha detto che lo scivolo delle pensioni è rimandato perché mancano le risorse su questo provvedimento, c’è da scommetterci, i denari li troverà in quattro e quattro otto. Forse questo è un altro modo per mettere in pratica il famoso:«C’è chi dice sì» sbandierato da Renzi e dal suo team alla festa dell’Unità: dire sì a quello che fa comodo. Se questo è il cambiare verso non si vede la differenza con il verso che girava prima. Chissà se e cosa avrà da dire la Corte dei Conti e magari anche la Consulta su questo disinvolto modo di gestire la legge. Magari anche niente. 

«La politica costa» disse Pierluigi Bersani per difendere il principio del finanziamento ai partiti. Per inciso gli italici con un referendum dissero però che non volevano pagare il conto con i soldi dello Stato. Voti al vento. Però ci fu chi fondò il partito repubblicano e poi quello socialista e poi le società di mutuo soccorso e poi le cooperative e poi le case del popolo per arrivare a Giustizia e Libertà senza un soldo di finanziamento pubblico. Come fecero?  «La politica è passione e senso civico e interesse del paese.» tuona di tanto in tanto qualche trombone magari anche trombato o qualche rimasuglio di minoranza ma quando si vota sugli sghei chissà com’è  il senso civico e l’interesse del Paese evaporano. «La mancanza di finanziamento è un’incitazione al furto» si disse, La realtà che spesso supera la fantasia ha ampiamente provato il contrario. 

«Darvi dei ladri è offensivo per il ladri» ha urlato in aula Riccardo Nuti del M5S, unico raggruppamento a votare contro. L’opinione non è solo sua, era dello stesso avviso anche un camorrista intercettato nell’affaire Expo:«Questi sono veri delinquenti» disse e magari sottintendeva un «altro che noi.» Per irridere la placida assemblea sono state lanciate sulle teste di tutti quelli che hanno votato a favore dell’ignobile leggina finte banconote da 500€. La vice presidente della Camera Marina Sereni non ha sospeso la seduta ma ha chiesto ai commessi di ritirarle. Meglio ritirarle subito, avrà pensato, prima che qualcuno se le intaschi e poi le spacci. 

L’ignoto ai più deputato Boccadutri (Pd) relatore della leggina, ha voluto smentire la rinuncia del M5S dichiarando che: «Il M5S  non ha rinunciato a nulla. Semplicemente non hanno diritto ad alcun finanziamento perché non hanno depositato alcun documento relativo al bilancio.» Che poi è come dire che chi non deposita un documento per avere un beneficio rinuncia al beneficio. Ovvero cvd: come volevasi dimostrare. Magari scegliere del personale politico con una maggiore dimestichezza con la logica aiuterebbe. Per soluzioni sugli esodati invece buio pesto. Fan parte ormai in pianta stabile del bel panorama italico e toglierli sarebbe brutto.


2 commenti:

  1. Michele Citarella11 settembre 2015 14:56

    Lo sapevate che la gente ha smesso di andare ai Teatri,lo sapete perché? Ogni giorno i cittadini sono incollati sin dalle prime ore del mattino e in tarda serata a gustarsi le trasmissioni da virus, la gabbia,ei Porta a Porta. Le boutade della politica vince sugli artisti di Teatro

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  2. ciao,
    molto bello e leggero il pezzo, complimenti.
    C'è una imperfezione, non solo il M5S ha votato no, ma anche Alternativa Libera ha votato no, questo giusto per correttezza. Perché la tiritera dei pentastellati e di grillo è che gli ex (alternativa libera) sono usciti dal m5s per i soldi....

    Leo Abascià

    ps. il M5S non può riscuotere i soldi pubblici perché non solo non ha un bilancio depositato, ma soprattutto non ha nemmeno uno statuto depositato come fanno tutti i partiti e anche le piccole associazioni .....

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