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venerdì 28 agosto 2015

Comunione e liberazione detta l’epitaffio del Pd.

Se per Cl il Pd non è più invotabile per molti del Pd non sarà più votabile. Si arriva all’epilogo della  storia del sarchipone  pensato da un visionario che nei momenti di lucidità dice di essere apparso alla Madonna. Il nuovo che avanzava s’è perso quando ha accettato la compagnia di ex segretari di partito, stecchini piemontesi e panzoni romani.Per la Serracchiani questi o quelli per lei pari sono.

Mascellone pronunciato, aria da ti-erudisco-il-pupo. Chi ricorda?
Giorgio Vittadini, leader storico e fondatore della Compagnia delle Opere (il braccio business di Cl) dopo l’intervento di Matteo Renzi al Meeting di Rimini ha detto che:«il Pd non è più invotabile.» Che è come se avesse detto che il cianuro non è più imbevibile. Una bella sdoganata che è anche una bella stangata: in sostanza l’epitaffio del Pd e come partito di sinistra, ancorché un po’ di centro, e come partito in quanto tale. Ma di questo trapasso non saranno contenti né Lupi, né Formigoni e magari neppure Giuliano Ferrara ma soprattutto non saranno contenti quelli delle salamelle e delle (poche) case del popolo. Su quelli delle sezioni Pd ormai non si può più far di conto vanno dove li porta Renzi. Che non è certo  dove li avrebbe portati il cuore.

Il Pd nasce dalle idee di un docente universitario dalle orride camicie scozzesi e dalle ancor più terribili cravatte, visionario,il giusto, che nei momenti di lucidità sostiene di essere apparso più volte alla Madonna. Uomo di fede incrollabile dopo aver fatto da levatrice al sarchiapone l’ha sconfessato sostenendo che il mix non era quello antropologicamente giusto per poi, folgorato sulla via di Firenze, ricredersi e mettersi a bacchettare la minoranza che non dimostra la giusta fiducia nel mandato dalla provvidenza. Quando si è visionari lo si è fino in fondo. Anche se essere visionari non vuol dire essere fresconi. Che succederà alla prossima uscita del professore non si sa, ma è certo che, come nelle uova di pasqua, vi saranno sorpresine per giocare. 

L’idea, bislacca quanto basta, era, si sa, di mettere insieme la tradizione comunista con quella popolare: come dire don Sturzo con Gramsci. Il fatto si è che dopo Gramsci ci fu Togliatti e dopo don Sturzo ci fu De Gasperi, entrambi bravini nel loro genere di commedia ma che poco avevano a che fare con i due precedenti anche se gli esegeti si diedero da fare per costruire l’immancabile filo rosso che se non c’è quello il castello non sta in piedi.

Tanto per cominciare i figliuoli di Sturzo per prima cosa cambiarono di nome e da Popolari si fecero Democrazia Cristiana che già di suo ha un suono diverso. E nel corso degli anni si vide che anche il senso era diverso. Molto diverso. Il Togliatti, bassotto e tarchiatello che per contrappasso si faceva chiamare Ercole e non contento come cognome di miti muscolosi ne volle almeno due e quindi divenne Ercoli, appena sbarcato nel sud dello stivale disse che la rivoluzione era rimandata e per non scontentare i creduloni aggiunse che quella era solo una delle due linee che aveva in tasca. I soliti ignoti se la bevvero mentre i soliti noti capirono e gli si strinsero ancor di più accanto pianificando longeve carriere. Dati i presupposti, dall’incontro dei nipotini di questi due non ci si poteva aspettare nulla di buono. E infatti.

In entrambi i casi si andò di scimmiottamento, ma la stoffa quando non c’è non c’è. E così i sacerdoti della doppia linea bombardavano i loro governi e perdevano elezioni già vinte mentre quegli altri tignosamente contavano tessere inesistenti ed eran sempre pronti a intonare il refrain della Aida senza muoversi di un passo. Il gioco era a strumentalizzarsi vicendevolmente e piaceva ad ambedue le componenti. E il risultato è stato desolante.

Con l’arrivo di Renzi sul proscenio s’accese qualche speranza. L’idea di far piazza pulita di aparatinichi, figli d’arte, piacioni e pasticcioni stuzzicava molti ma l’illusione subito s’è spenta  quando si è visto con quale nonchalance il nuovo che avanzava accettava la compagnia di ex segretari di partito, stecchini piemontesi, arruffapopolo campani e panzoni romani. Tanto per dire i primi che saltano alla mente perché la lista a stare con il vincitore è lunga, noiosa e piena di noti e miracolati. Adesso si imbarcano altri compagni di viaggio, non che siano ignoti, anzi di loro si sa anche troppo, e coi quali già qualche cosetta s’è combinata. Il fatto è che fin’ora, stando su fronti opposti, s’era nella logica della compensazione (si fa per dire) invece, a stare tutti dalla stessa parte molto cambia. E quando molto cambia nello stesso fronte vuol dire che almeno qualcosina si perde e sparisce.

Il necrologio, secco e preciso, l’ha invece dettato Emilia Guarnieri che presiede l’assise: «Noi ci siamo» ha detto e tanto basta. Ché se ci stanno loro per molti altri non c’è più posto, perché tapparsi il naso e mandar giù alla lunga stanca. Nonostante la Serracchiani Debora plauda all’arrivo dei potenziali nuovi entrandi, infondo per lei per lei questi o quelli pari sono. Aiuto

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Vedi anche: 

Come è fatto un leader? Ce lo racconta Michele Salvati:  http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/08/come-fatto-un-leader-ce-lo-racconta-il.html
Michele Salvati e la scuola delle salamelle:
http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/09/michele-salvati-e-la-scuola-delle.html

martedì 25 agosto 2015

Agosto da mese rosso a rosa pallido.

Monsignor Galantino dà fuoco (metaforico) alle polveri e il Feltri Vittorio ci butta benzina agosto si presenta come un mese rosso, rivoluzionario. A tuonare ci si mette anche il plurimiracolato ministro Martina. Poi Bagnasco (omen nomen) annacqua tutto.

C’è una convenzione, non scritta, che nel mix tempo-evento stabilisce che  i colori da usarsi siano solo due: il nero e il rosso.  Il nero si usa per le tragedie: settembre nero, per il massacro dei palestinesi in Giordania, lunedì nero, giovedì nero, venerdì nero, per il crollo di qualche borsa in giro per il mondo. Il rosso invece si usa per i moti rivoluzionari: settimana rossa, la prima che si ricordi in Italia data 7-14 giugno 1914 partì da Ancona e dalle Marche all’Emilia-Romagna alla Toscana e via a correre per lo stivale. Poi ce ne sono state molte altre negli anni a seguire e nelle località più varie. Altri colori non se ne sono usati ma mai dire mai: questo agosto offre la possibilità di ampliare la tavolozza dei colori al rosa pallido.

In verità questo afoso agosto 2015 era partito benissimo per classificarsi nella categoria dei rossi, le parole di fuoco spese a favore dei migranti e quelle al calor bianco contro i politici e poi quelle contro i prelati erano un ottimo segnale. Oddio quel che lasciava un po’ perplessi erano gli oratori. Sentire il segretario della CEI monsignor Nunzio Galantino lanciarsi in feroci e sanguinolenti affondi contro i politici che barattano manciate di voti con vite umane sferzandoli come piazzisti faceva sobbalzare. Che il segretario CEI fosse seguito a ruota dal cardinal Bagnasco, della stessa organizzazione è il presidente, che se la prende addirittura con l'ONU non faceva che rafforzare l’idea di imminente ribaltamento delle istituzioni. Ribaltamento 2.0. cioè solo virtuale. Peraltro l’anticiclone con i suoi gadget di caldo e umidità, i piedi ben piantati nella battigia e le mani occupate da bomboloni e granite o l’aria simil pura delle montagne poco invitano all’eroismo e alla voglia di descamisarsi. Meglio aspettare le mezze stagioni.

Quindi a partire col metaforico cerino pronto a far saltare la santabarbara sono stati i big della Chiesa, ovviamente questo non poteva essere e quindi ecco scendere in campo un campione della destra conservatrice, qualche volta anche bigotta, come il Feltri Vittorio. Chi l’avrebbe mai detto eccolo attaccare frontalmente il Galantino ribaltando su di lui l’insulto sanguinoso. Galantino diceva di «piazzisti da quattro soldi» e Feltri ribatte con «piazzisti da sacrestia». Una rivoluzione.

A dar manforte all’evento rivoluzionario si lancia anche il plurimiracolato Maurizio Martina che come ministro dell’agricoltura scopre l’esistenza del caporalato nelle campagne del sud Italia. Avesse guardato un po’ più la televisione almeno dal lunedì al  martedì e dato una scorsa ai giornali se ne sarebbe accorto prima senza aspettare la morte di una donna, peraltro avvenuta in luglio. Ma tant’è, ai miracolati non è chiesto molto oltre la semplice presenza.

Al dunque fino all’altro ieri c’erano le premesse per far passare questo mese d’agosto tra quelli rossi, ancorché virtuale, ma ecco il rientro nella norma: il cardinal Bagnasco (omen nomen) annacqua tutto con un’uscita prevedibile, immaginabile, ipotizzabile, possibile e probabile, riporta la barra dritta. La questione è, quasi ovviamente, quella dei diritti delle coppie omosessuali e tutto rientra nella norma.  Basta rivoluzioni evviva la conservazione. Chissà se Feltri vorrà scagliarsi contro o abbozzerà. Il Pd, al solito, si spacca tra cattolici e non, l’ex radicale ora Ncd Quagliariello (che strana fine han fatto gli ex libertari) plaude. Il mese rosso sfuma e diventa rosa pallido.

lunedì 3 agosto 2015

Serrachiani e Boschi si dichiarano “meno peggio” di Salvini e Grillo

La pubblicità comparativa va maneggiata con cura e talvolta meglio tacere che fare autogol. Il caso della vicesegretaria Serracchiani e della ministra Boschi. Renzi non  sarà contento di loro. mentre invece Salvini e Grillo sì

Nell’epoca del marketing e della pubblicità comparativa quando non si è esperti, ma solo apprendisti stregoni e con lezioni mal digerite, fare dei marchiani errori di comunicazione è un attimo.

Questa volta è il caso del duo Serracchiani-Boschi che per esorcizzare la minoranza del loro stesso partito evocano i nemici più agguerriti: Salvini e Grillo. Bizzarro modo di vendere il proprio prodotto: la norma dice di enfatizzarne i pregi e di non parlare della concorrenza. Poiché parlare degli avversari può essere pericoloso ed è materiale da maneggiare con cura. Qualche volta, ma assai raramente lo si fa e comunque, direbbe Maria Laura Rodotà, per farlo bisogna essere dei ganzi o delle ganze. Nel caso specifico nessuna delle due partecipanti allo spot (corsera 3 agosto, pag 11) sembrano in grado di ricoprire il ruolo ganzesco.

Affermare come fanno le due aspiranti stregonesse del mrkt (abbreviazione gergale di quelli che la sanno lunga stante per marketing) che:«Si può anche mandare a casa il governo, ma bisogna aver ben chiaro che l’alternativa si chiama Salvini e Grillo.» al di là di ogni ragionamento (si fa per dire) politico è, prima di ogni altra cosa, un grossolano errore di comunicazione.

Dalla frase si deduce che:
a)      se si manda a casa il governo e si dovesse di conseguenza andare ad elezioni politiche anticipate il duo Serracchiani-Boschi non è certissimo di sfangarla (vocabolo feltriano, nel senso di Vittorio), in altre parole di riuscire a vincere;
b)      se si dà il punto a) si evince che il sopraccitato duo sa bene di aver alcune (magari tante) cosucce da farsi perdonare in primis dal loro elettorato d’elezione e in secundis da tutti quegli altri che si vorrebbe attrarre e che piddiini non sono mai stati. Per intenderci ex pci e ex dc di simil sinistra;
c)      posti logicamente i punti di cui sopra si può facilmente arguire che i due spauracchi citati, ovviamente il Grillo e il Salvini, siano sì pessimi ma solo un cicinin più del pd e governo renziano. Infatti la frase potrebbe essere decodificata con un semplice: «attenzione, Grillo e Salvini sono peggio di noi.» Che come referenza non è proprio il massimo. Anche perché al politicamente corretto «sono peggio» si possono sostituire varianti assai più esplicite e colorate anche se meno educate. Ma qui, per tradizione, si sta con madama creanza e con il signor decoro;
d)     la pubblicità comparativa di solito la si usa per irridere e ridicolizzare l’avversario (il bambino che acquista due lattine di Coco-Cola non per berle per usarle come rialzo per arrivare a inserire la sua moneta nel dispenser di Pepsi) e non come spauracchio. Giusto per memoria storica era il Berlusconi che “spaventava” l’elettorato minacciando l’arrivo dei comunisti. Peraltro nonostante il trito refrain tre volte su cinque gli è andata male;
e)      sempre che quella sorta di meta minaccia non stia a nascondere una meta promessa: «lasciateci fare e un posto per voi ci sarà anche nel prossimo parlamento.» Che non solo sarebbe poco etico, ma l’etica nel belpaese da diversi anni sembra seguire strade tutte sue, ma anche un pochetto squallido:
f)   se il primo punto ha un suo senso logico e data la pretesa-presunta-attribuita autorevolezza della signora Searracchiani e della signorina avvocato Boschi si dà per certo che uno dei due, o Salvini o Grillo, possa vincere le elezioni le quali, detto così e con tutta la leggerezza possibile, di solito rappresentano la volontà popolare. Questo processo nei manuali di sociologia politica si chiama democrazia e in questi, sempre di solito, viene esplicitato che i governi nascono dalle libere urne. Ma forse il duo Serracchiani-Boschi a questo binomio sequenziale: elezioni-governo, non è completamente assuefatto. E un ripasso non gli farebbe male.      
                                                           
Gli italici non sempre sono stati elettori attenti e riflessivi e l’era berlusconiana del novello millennio ne è la prova ma magari hanno imparato che chi promette cattedrali lo fa solo perché è incapace di montare una 
tenda canadese.