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domenica 26 luglio 2015

Papa Francesco può finalmente abbracciare l’ICI

Era l’11 novenbre 2013 quando Francesco disse che la Chiesa non vuole il sostegno di chi non paga le tasse. Monsignor Galantino e gli altri della Cei non erano presenti all’omelia. Viene il sospetto che Francesco e Galantino stiano giocando a il poliziotto buono e quello cattivo. L’unico dubbio è capire chi sia l’uno e chi l’altro.

Chissà che si stanno dicendo.
Sembra passato un secolo, metaforicamente detto, da quando papa Francesco sommessamente tuonò contro gli uomini dalla doppia vita e invece sono neanche due anni. Giusto per evitare fraintendimenti: quando il Papa parlava degli uomini dalla doppia vita, quelli che meritano, non lo dice Francesco ma lo dice Gesù, «gli si metta al collo una macina da mulino e siano gettati in mare» sono quelli che fanno finta di essere cristiani, i corrotti, i sepolcri imbiancati. Non c’è che dire quando Francesco ci si mette sa essere molto persuasivo.  

Era l’11 novembre 2013, quando Francesco durante una, a suo modo, veemente omelia mattutina alla Domus Santa Marta ebbe a dire che:«la Chiesa non vuole il sostegno di chi non paga le tasse e i dipendenti.» Parole sante, due volte sante: una volta perché veritiere e una seconda perché pronunciate da chi viene considerato padre santo. Magari, ma non si vuole dar troppo spazio alla malizia, Francesco stava facendo riferimento ad alcune istituzioni, potrebbero essere anche scuole, che hanno qualche difficoltà con i salari degli operatori e che svicolando tra le pieghe interpretative della italica legge si sentono esenti dal pagamento delle tasse. Quella dell’Ici.tanto per dirne una.

Quel che è certo è che a quella predica non hanno assistito né  monsignor Galantino, segretario generale della Cei, né alcuno dei tanti vescovi che di quella Conferenza fanno parte. Peccato, si sono persi una bella lezione ed una chiara e piana spiegazione di un intrigante passo del Vangelo, che da quelle parti dovrebbe essere un bestseller. Però, come si sa, un conto è comprarli, i libri, ed altro leggerli, quanto a capirli è tutto un altro film.. A metterli in pratica poi ci vuol dell’eroismo che notoriamente è moneta di scarso corso in questo mondo.

Certo è che monsignor Galantino fa tenerezza anche ai più feroci anticlericali: sempre ad affannarsi com’è a rimediare in chiave conservatrice, se non reazionaria, a quel che dice il Papa. Se Francesco apre ai gay Galantino subito corre a chiudere la porta, se invece dice che le tasse van pagate eccolo affannarsi a ribattere, da sofista, che sì è giusto pagar le tasse ma che quelle sulle scuole dei preti sono ingiuste e come tali sono da scavallare. Gli argomenti non mancano mai anche quando i fatti o le leggi  oltre che palesi son cristalline. Recita l’articolo 33 della Costituzione italiana: «la repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istitutivi educazione senza oneri per lo Stato.» È semplice, non è da legulei, si potrebbe quasi dire che è un testo a prova di prelato.  

Quel che è certo è che ora, dopo tanto predicar rivoluzionario, papa Francesco ha la concreta possibilità di trasformare le parole in fatti e con la stessa innocenza candida – a volerla considerare tale – con cui si rivolge ai disperati del mondo affermare che sì, la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza e che questa va rispettata. Volesse poi aggiungere che ha anche qualche ragione sarebbe razionale ancor prima che meritorio. Lo farà?

Il dubbio che si stia assistendo alla solita rappresentazione, vecchiotta e un po’ scontata, del poliziotto buono e di quello cattivo, soprattutto a sentir parare Galantino, viene spesso. Che se così fosse sarebbe ben triste vedere che certi vezzi italici sono stati esportati fin nel sud del mondo e che un Papa che viene da quelle parti ce li abbia riportati indietro, come se quelli che si hanno qui non siano più che sufficienti.

No intercettazioni, no Crozza.

Nelle intercettazioni nascoste talvolta non c’è il penalmente perseguibile ma spesso il moralmente esecrabile. Appello all’on. Donatella Ferranti, due legislature, magistrato in aspettativa, perché lasci perdere. Senza registrazioni nascoste non si saprebbe come si fa la “crana”. Gli americani hanno diritto alla felicità agli italiani basta quello al buonumore.

Come al solito dopo un paio di intercettazioni rese pubbliche scatta la voglia di proteggere la privacy e di mantenere la segretezza dei vip
Di solito il beau geste lo faceva Berlusconi o qualcuno dei suoi mal accompagnati  ma questa volta, stante l’irrilevanza politica dell’arcorese, il testimone sul tema è passato a sinistra. Le intercettazioni che hanno scatenato il bailamme sono due, una vera quella tra il Renzi Matteo e il generale Adinolfi e l’altra un po’ fantasma, non si è ancora capito se c’è o non c’è, tra Rosario Crocetta e Matteo Tutino. In entrambi i casi di penalmente rilevante non c’è nulla mentre molto c’è di moralmente disdicevole. Se questo è il top magari se ne può fare anche a meno. Ma tant’é.

Quindi, come da ventennale canovaccio, siamo alla solita commedia dell’arte, sono scattate proposte di legge draconiane. Quasi sicuramente, ma non si sa mai, finiranno in nulla anche se elaborate da un ex magistrata che da due legislature siede sui banchi del parlamento in quota Pd, magari messa in lista dall’ex segretario Bersani. Subito sono arrivate le proposte salva questo e salva quello. Van salvate le trasmissioni come Le Iene e Report, altrimenti che sugo avrebbero i programmi? Van salvati i giornalisti, il caso Sallusti è quasi ancora fresco, ma soprattutto va salvato il buonumore degli italiani. Oddio contrariamente a quanto accade negli USA il diritto alla felicità non è scolpito nell’italica costituzione ma nel Belpaese una certa voglia di allegria è saldamente radicata. Lo si sa da sempre e ne scrissero anche Stendhal e Goethe, qui citati solo per dare un tocco di raffinatezza al pezzo.

Se non si potrà più intercettare nascostamente come si potrà, oltre che indignarsi che non è poi gran cosa, ridere a crepapelle, che fa bene alla salute? Se non ci fosse stato Franco Barbato da Camposano (guarda come il caso gioca coi nomi) con la sua telecamerina nascosta mai si sarebbe saputo di Antonio Razzi. E mai il Crozza Maurizio ne avrebbe fatta l’imitazione, anche se a onor del vero il reale è più comico della copia. Mai avremmo saputo che il salto della quaglia effettuato dall’ex Idv aveva come unico scopo quello di salvaguardare il vitalizio, oltre che di incassare un bel malloppetto, e mai avremmo saputo come si fa la “crana”. E in più che l’ex immigrato in Svizzera si riteneva assolto ab origine perché lì, nel Parlamento, ognuno «si fa i ..azzi sui» e comunque considerava i suoi colleghi, al meglio, dei malfattori. Magari qualcuno sì, ma si spera non tutti.

Se le intercettazioni nascoste verranno sanzionate con quattro anni di galera, che non sconta neppure chi becca tangenti, come si farà a mantenere la letizia? Mancherebbero i siparietti a di Martedì, mancherebbe un pezzo rilevante a il Paese delle Meraviglie la televisione sarebbe più triste, calerebbe l’audience l’editore Cairo licenzierebbe comici e tecnici ed autori, ci sarebbe un aumento della disoccupazione, che quella che c’è basta e avanza. No, meglio di no.

E poi detta chiara chiara nessuno intercetterà mai segretamente Stracazzetti Alfredo o Papagnozzi Guglielmo, non ci sarebbe gusto la loro privacy è mortalmente noiosa. Altro è godere sadicamente delle sbertucciate aella sedicente élite che masochisticamente (per non dire stupidamente e anche un po’ beceramente) l'italico popolo ha piazzato su quegli scranni.

Onorevole Donatella Ferranti, ormai la sua parte di moralizzatrice l’ha fatta, adesso lasci perdere, non insista. Si tengano le intercettazioni nascoste così come sono per il buonumore del Paese, in fondo hanno uno scopo catartico e fanno apparire anche la situazione più grave sempre un po’ meno seria. E così tutti ridono e si assolvono.

sabato 18 luglio 2015

Non sobria cioè presente a sé stessa cioè stuprabile.

Più che una sentenza quella di Firenze è il punto su cui si è sollevato il mondo. Fatto increscioso scrivono i magistrati. E se fosse toccato alla figlia, sorella, nipote di uno dei giudici sarebbe stato   detto increscioso? Definire che i sei sono uomini vien difficile. Cosa insegneranno ai loro figli?

Il sillogismo del titolo può apparire paradossale ma non lo è. Anzi è certificato con tanto di bolli dalla Corte d’Appello di Firenze.  A pagina 21 del Corriere della Sera, sabato 18 luglio, dopo quattro paginate dedicate agli scontri tra polizia, fascisti e popolazzo becero per via dei migranti che nessuno vuole, tre alla questione della Grecia, due all’intercettazione fantasma di Rosario Crocetta, quattro pagine di pubblicità ed altre sei dedicate a frattaglie varie come governo, fisco ed esteri e sotto un pezzo su come i Comuni assegnino appalti senza gara in un trafiletto di 15 righe e tre parole si racconta dell’assoluzione in appello di sei accusati di stupro di gruppo. 

A prima vista si prova un po’ di fastidio per lo (apparente) scarso peso dato alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze. Poi ci si pensa un pochetto e si arriva a convenire che le proporzioni ci stanno tutte. Le motivazioni (riportate dalla stampa) della  assoluzione sono il punto, la leva su cui sollevare il mondo. Grande Archimede, che leggendo avrebbe pure aggiunto «Eureka!» nel senso di tutto chiaro. Se si assolvono sei che hanno abusato di una ragazza ubriaca come ci si può stupire di tutto il resto. Si tratta solo di logica conseguenza.

Per chi se lo fosse perso il fatto in estrema sintesi: nel 2008, in quel di Firenze, Fortezza da Basso dopo una festa una ragazza ubriaca finisce dentro un’auto dove, a turno, sei (definirli uomini vien difficile) tra i 20 e i 25 anni ci si accoppiano. Per la ragazza che all’epoca dei fatti aveva 23 anni è violenza di gruppo più crudamente detto stupro.  Scatta la denuncia e in primo grado i sei vengono condannati a quattro anni e sei mesi. Come si conviene si va in appello ed ecco il miracolo del sillogismo.

Nelle motivazioni della sentenza, quattro paginette scarne, i giudici della Corte d’Appello di Firenze scrivono che la vicenda è «incresciosa». E ci mancherebbe altro vien da dire pure se l’aggettivo usato è magari un tantinello troppo timido, gentile ed educato. Vien da chiedersi se sarebbe stato ugualmente usato se la vittima fosse stata figlia, sorella o nipote di uno dei giudicanti. Dunque fatto «increscioso, ma non penalmente perseguibile» Che per farlo diventare tale, cioè penalmente perseguibile, chissà che doveva succedere. Magari che anziché sei fossero dodici o che l’auto fosse una spider, meno comoda, ci si immagina, per gli accoppiamenti o che la ragazza fosse addormentata, legata o addirittura non ci fosse.

Il perché non penalmente perseguibile discende dal fatto che la giovane donna «anche se non sobria era presente a sé stessa.» Un po’ come quelli che son zoppi ma correnti, ciechi ma guidanti, candidabili e votabili ma non eleggibili. Che ci vuole? Che ci sia contraddizione in termini parrebbe evidente anche ad un  bimbo delle elementari, non ancora guastato dall’università: se non si è sobri non si può essere in sé e se non si è in sé soggettivamente si casca in situazione di inferiorità oltre che fisica anche psicologica e quindi già basterebbe questo per definire l’abusante colpevole. Tuttavia l’interpretazione del diritto talvolta batte strade che sono eteree, fatte di sillogismi metafisici. Come quando si libera un famoso perché il carcere lo deprime. Le carceri sono piene di poveracci depressi che se li scarcerassero tutti a girare per i corridoi di Rebibbia, San Vittore o dell’Ucciardone ci starebbero solo gli agenti di polizia penitenziaria.

Se un Paese può consentire e digerire simili sentenze come si può pensare che sappia poi mettere ratio e magari organizzazione e magari burocrazia intelligente e magari anche non corruzione nelle attività di tutti i giorni. Che spiegheranno quei sei (che a definirli uomini vien sempre più difficile) ai loro figli sui rapporti con le donne? Magari si porranno come esempio e lo potranno fare con legittimità avendo ben stampato in fronte il bollo della giustizia. 

mercoledì 15 luglio 2015

La terza volta della Germania.

C’è chi dice che la storia non si ripete, ma se fosse qualche volta non sarebbe male. Cameron come Chamberlein e Hollande come Daladier. Una sola nazione al comando è peggio di un uomo solo al comando.  Renzi davanti alla Merkel sembra Pavolini davanti a Wolff.

L'Europa vista così sembra un gatto arrabbiato
Forse qualcuno ricorderà che il divo Giulio (per i più giovani Andreotti, per intenderci quello su cui Sorrentino ha girato un film dal titolo, per l’appunto, Il divo) per dire che temeva la Germania e la sua prossima unificazione diceva che questa gli piaceva così tanto che al posto di una preferiva averne due.  Chissà se i tedeschi hanno apprezzato la fine ironia. C’è da dubitarne, e con qualche ragione. Mentre invece a loro, ai tedeschi, l’Europa è sempre piaciuta così tanto che ne vogliono solo una e soprattutto tutta per loro.

A inseguire questo obiettivo ci hanno già provato tante volte e negli ultimi cento anni con questa fanno tre. La prima volta ci hanno provato solo con le armi e gli è andata male. Anzi malissimo, date le conseguenze. La seconda volta oltre che con le armi ci hanno aggiunto un pizzico di finanza (illuminante il testo di Gotz Aly, Lo stato sociale di Hitler) e alla terza hanno pensato che forse la finanza è più che sufficiente. Anche questa procura morti ma sono solitarie e quasi sempre silenziose e poiché superano la decina seconda la logica teutonica non è una strage ma solo una statistica. La Germania è un paese di filosofi, musicisti e scienziati, alcuni anche matematici. Gli mancano i santi e i navigatori ma sanno farsene una ragione.

Poiché qualcuno, come Federico Fubini, sostiene che la storia non si ripete la signora Merkel, quella che il paffuto Renzi chiama confidenzialmente Angela, e il dottor Schäuble, ci cui lo stesso paffuto Renzi non osa neppure pronunciare il nome, hanno deciso di dimostrarne la fondatezza. Nei primi due casi gli alleati scelti non si sono dimostrati particolarmente adatti ed allora, al terzo tentativo, hanno deciso di fare a sé e questa è già una bella differenza. Anche se è da dire che loro, i tedeschi, gli alleati li hanno sempre mal sopportati e trattati come servi o incapaci.  che se non li avessero avuti forse avrebbero avuto qualche chance in più. Altro elemento differenziante è che questa volta non c’è stato alcun nobile pretesto: non vendicare un cugino, non liberare i poveri Sudeti ma qualcosa di più prosaico e di sostanza materialista: i soldi. E anche questa è una bella differenza. Non che il fatto di guerreggiare per il denaro sia una novità, la novità sta nel fatto di non ammantare la cosa di retorica e di dirlo chiaro e tondo. Il fatto che l’Angela Merkel venga dalla DDR (Repubblica Democratica Tedesca) e che per lunga pezza sia stata allevata a base di materialismo storico (deviato)  è solo un accidente della storia. O forse no.

Gli altri 27 Paesi han lasciato fare, ma questa non è una novità successe anche nel 1938, conferenza di Monaco. Cameron sta comodo nei panni di Chamberlein e Hollande in quelli di  Daladier. Renzi, che non è stato invitato, in quelli di Pavolini (fiorentino anch’esso) quando sta di fronte all’Angela e in quelli di Farinacci quando sta in Italia. Gli piacerebbe essere paragonato ad altri famosi, ma il massimo che può venire in mente è Berlusconi per come le spara grosse senza arrossire. E infatti entrambi piacciono a Giuliano l’apostata Ferrara.

Quindi per ora siamo al dopo Monaco. Tutti zitti a guardare la rappresentazione. Ce ne fosse stato uno, ora come allora, di coraggio, capace di dire che forse la cura somministrata per cinque anni non ha funzionato e che quindi,magari, sarebbe bene cambiare medico e pozione. Però, come diceva don Lissander, se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare.

Se la storia si ripeterà per i teutonici il fatto on filerà liscio, e le perdite saranno pesanti se invece questa vorrà avere un colpo d’ingegno e rinnegar sé stessa allora sarà ancora più grave: avere una sola nazione al comando è peggio di averci un uomo solo.

lunedì 6 luglio 2015

Referendum Grecia: non vince Tsipras perde l’Europa ottusa.

L’ostinazione europea a voler cavar sangue dalle rape ha aiutato  quelli di oxi. Una massaia avrebbe proposto un bel piano di rientro basato sugli utili di turismo ed esportazioni. A uccidere il debitore ci si rimette. Anche Renzi tra quelli che hanno sbagliato pronostico e che Padoan cerchi di metterci una pezza è solo ridicolo.

Con circa il 93% delle sezioni scrutinate sembra che oxi (no) difficilmente andrà sotto il 60% di consensi risultando quindi l’opzione maggioritaria. Al dunque la gran parte dei blablaisti sono a dire che ha vinto Tsipras. Anche se Vittorio Zucconi e altri in Germania, ha twittato che si tratta di una vittoria di Pirro. Se si può dire senza che risulti un reato di lesa maestà forse converrebbe puntualizzare che ha perso la parte ottusa dell’Europa.  Quella che, direbbero Bertoldo e Bertoldino e Cacasenno, si era pervicacemente ostinata a tirar sangue dalle rape. Quelli che per cinque anni hanno messo in pratica una ricetta che è risultata disastrosa. Mentre quella nuova proposta darebbe i suoi frutti all’incirca nel 2030 che è una data non proprio dietro l’angolo. Quelli che pensano che a uccidere chi deve dei soldi ci sia un qualche guadagno. Senza contare che magari il debitore non è d’accordo. Se al posto della Lagarde ci fosse una massaia, magari meno ossigenata e meno disposta a “fai di me quello che vuoi”, avrebbe subito proposto un bel piano di rientro basato sullo sviluppo delle risorse greche che poi sono il turismo lo yogurt e l’olio. Per ottenere quello che gli economisti chiamano avanzo primario. Certo correggendo anche qualche stortura del sistema che, guarda caso, beneficia chi i soldi già ce li ha.E magari anche da molto tempo.

Adesso tutti, ma proprio tutti, diranno che era prevedibile e, tutto sommato inevitabile. Come gli economisti che in genere non ne azzeccano una in via previsionale ma sono bravissimi a spiegare quello che è successo ex post. Elisabetta II ha chiesto qualche tempo in modo diretto e preciso, come fanno i britannici, perché npon hanno saputo prevedere la crisi ma loro,non hanno saputo rispondere. Il che è quasi ovvio. Almeno così la pensa Nassim Taleb che non è felicissimo di far parte della categoria.

Fabrizio Rondolino, sempre via twitter ha scritto che da ora non si daranno più soldi ai cialtroni gettando nel panico intere schiere di parlamentari, politici, pennivendoli e faccendieri vari. E magari anche qualche voltagabbana. Il vicecancelliere Gabriel (Spd)  ha scritto che così i Greci hanno distrutto l’ultimo ponte. Come tedesco in fatto di ponti fatti saltare ha una bella esperienza storica. Peccato che i suoi si trovassero sempre dalla parte sbagliata del fiume. Poi c’è un po’ di ciarpame di destra e un po’ di Lega che inneggia alla vittoria dimostrando nel caso ce ne fosse bisogno di aver capito poco o punto della situazione. Ma non è la prima volta e senz’altro non sarà l’ultima. Spiegargli che gli oxi non vogliono meno Europa ma più Europa giusta sarebbe fatica sprecata. Infine qualche vecchio emarginato di centrosinistra, ne approfitta per mettere la testa fuori dal bozzolo. Peccato che quando è stato il suo turno non abbia combinato granché. Ma così va il mondo. Ci sono infine anche i giovani virgulti della sinistra pronti a gettare cuore e coratelle oltre l’ostacolo ma al di là di questo sedicente nobile gesto di idee in proprio ne hanno pochine e decisamente confuse. Senza voler dire di certi trascorsi governativi.

Infine ci sono i cambiatori di verso che sono stati così veloci a cambiar di verso che si son ritrovati a fare quel che faceva Richetto Letta: gli ossequienti. A ben ragionare questa è la terza scoppola che il Renzi prende nel giro di poche settimane. Prima le regionali, poi le comunali, e adesso pure la politica europea. Dal fatidico 41% ad oggi è stata una corsa in discesa. Che poi Padoan si metta a dire che questo governo è sempre stato per un’Europa più equa dopo che il Renzi aveva sostenuto che lui il referendum non l’avrebbe mai fatto e che comunque ci sono cose più importanti da discutere della Grecia suona come un tentativo di saltare almeno sullo strapuntino del vincitore. Insomma non fa che confermare la non buona fama di cui si gode. E Frau Angela Merkel si confermerà nella inaffidabilità italica.
Adesso altri con più buon senso e schiena dritta, come gli spagnoli di Podemos tanto per dire,  trarranno utili insegnamenti dalla lezione. Per l’Italia non c’è che da sperare che qualcuno abbia tempo e voglia dar ripetizioni.