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giovedì 7 maggio 2015

Expo, Rolex, vitalizi, pensioni abbandoni e Italicum,

Non è ancora finita la prima settimana di questo maggio 2015 che i fatti “epocali” si sono susseguiti uno dopo l’altro. Addirittura accavallandosi. Quasi avessero fretta di nascere per non perdere l’appuntamento con la storia.


Expo 2015
La primogenitura, era il 1 maggio, tocca ovviamente all’Expo. Ci ha fatto un giro anche Matteo Renzi che ha detto essere tutto a posto. Renzi è un re Mida 2.0, a lui basta guardarle le cose perché siano automaticamente perfette, alla faccia dei gufi. Mica come il re della Frigia che per trasformarle in oro doveva far la fatica di almeno toccarle. Non solo a Rho tutto era a posto ma anche i biglietti venduti sono automaticamente aumentati: la sera prima erano 10milioni, e la mattina dopo erano già diventati undici. Miracolo. Che se così fosse si sarebbe già superato del 10% l’obiettivo indicato a marzo dal presidente del consiglio. Dettaglio n.1 il commissario Sala parlava di 20/24 milioni per avere un minimo ritorno economico. Dettaglio n.2  a Shangai i biglietti venduti sono stati 74 milioni. Sapersi accontentare è un grande pregio.

Balck bloc e Rolex
Nello stesso giorno i black bloc si sono dati da fare nel centro di Milano dimostrando la solita organizzazione, la solita attrezzatura (costosa) il solito vandalismo. Chi siano nessuno lo sa, neanche i servizi segreti che a infiltrarsi fra gli anarchici, la storia dice, è un gioco da ragazzi. Ma forse questi non son più ragazzi e magari neanche tanto anarchici. In una foto si intravede un orologio che subito viene etichettato come Rolex e così gli antagonisti diventano «figli di papà con Rolex.» Lo dice Matteo Renzi e lo ripete Angelino Alfano. Cavalca l’onda Gianpaolo Marini a.d di Rolex Italia, che mette alla frusta i suoi comunicatori per stendere una lettera di protesta pubblicata sul Corsera. Chiede una rettifica dal primo ministro e da quello dell’Interno: sa bene che una rettifica è una notizia data due volte.  L’a.d. è indignato perché il brand è accostato ai casseur  quando invece è apparso in altre vicende di mafia o corruzione la cosa non lo ha disturbato affatto. Comunque, un consiglio, che vale per tutti, meglio non chiedere il certificato dei carichi pendenti ai propri consumatori si potrebbe veder la quota di mercato ridursi drasticamente.

Revoca vitalizi per i deputati e senatori condannati
Che lo stato non versi vitalizi a chi lo ha truffato dovrebbe essere una questione di puro buon senso, ma il buon senso nelle aule parlamentari fa una certa fatica a farsi strada. Anche sgomitando. E così per far sì che a malfattori condannati in via definitiva sia revocato l’appannaggio ci sono voluti anni e a guardare la cosa sotto il giusto verso ancora non ce la si è fatta. Grasso e Boldrini hanno deciso di agire d’imperio ma poi si sono trovati impantani: i colleghi volevano togliere il vitalizio solo a chi avesse condanne superiore ai sei anni.  Cioè a dire che un reato come truffare lo Stato, procurare lesioni colpose o indurre alla prostituzione minorile o fare falso in bilancio, giusto per avere un’idea, se commesso da un parlamentare non avrebbe implicato la perdita del vitalizio. Una certa quantità di quelli che stanno nelle patrie galere potrebbero aversene a male. Alla fine il tetto è stato posto a due anni e c'è la strana clausola della riabilitazione. Insomma un piccolo passo in avanti con l'alea del trucco.

Pensioni
La Corte Costituzionale si è espressa contro il provvedimento del governo Monti sul congelamento delle pensioni. Che quell’operazione stesse nelle corde dello sceriffo di Nottingham non c’era alcun dubbio soprattutto considerando che i più colpiti erano i più poveri. La Fornero ha cercato di discolparsi sostenendo che non era sola in quella decisione come se essere in tanti fosse una attenuante e non vi dovesse vedere l’aggravante della associazione. Poi ha detto, in sostanza, che quello era il modo più semplice per ottenere lo scopo che è come giustificare chi ruba le caramelle ai bambini o svuota le cassette dell’elemosina in chiesa. Ma quando arriva Robin Hood?

Abbandoni: Pippo se ne va
Alla fine Pippo Civati ha deciso di andarsene dal Pd ed ha spiegato che l’ha fatto perché  «la mia credibilità si stava offuscando, l’accusa di non avere coraggio stava diventando insostenibile. Il mio caso è tutto politico ma anche molto personale». Magari una motivazione per l’appunto politica, per non dire più seria sarebbe stata apprezzata. Ma trasformare l’acqua in vino non è da tutti. Comunque ora anche Rosy Bindi che fino a ieri Pippo neanche se lo fumava ha dichiarato: «Un fatto politico che non può essere minimizzato» Ma quando cominceranno a crescere questi ragazzi e queste ragazze?

Italicum

Il Presidente Sergio Mattarella ha firmato. Inutile insistere con le recriminazioni. Meglio raccogliere fondi per dar modo all’avvocato Felice Besostri di ritornare subito davanti alla Corte Costituzionale. Se sono coerenti si vince di nuovo e Renzi e magari non solo lui, torna a casa

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