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venerdì 24 aprile 2015

Italicum: Rosy Bindi vuole un centrodestra forte. Anzi di più.

Rosy Bindi, nella mezz’ora a OttoeMezzo, con Gruber, Cerasa e Angela Mauro, riesce a confondere le idee degli spettatori ancor di più dell’immaginabile. Rosy Bindi l'unica democristiana che non vuol morire democristiana. E invece le toccherà, come a tutti.

Diceva quel tale che «il mondo è bello perché è avariato» e Rosy Bindi, toscana trapiantata  in Veneto e trasmigratrice dalla Dc al Pd, ne ha dato conferma assoluta durante la sua ultima performance da Lilli Gruber in compagnia di Claudio Cerasa e Angela Mauro.

Il punto del contendere su cui idealmente doveva ruotare la trasmissione era l’Italicum avendo, come da copione, una non breve lista di addentellati: la posizione della Bindi all’interno del Pd nonché quella della minoranza dello stesso per poi scendere, dopo qualche gradino dedicato a Renzi, alla visione del mondo e ogni altra questione palingenetica. Che sono tante.  Insomma, tutto come al solito quando ci si sistema intorno a quel tavolo.

Alla Bindi ciò che veramente interessa, lei dice, è «una legge elettorale che metta definitivamente (l’aggettivo è importante) in sicurezza il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza» ed è contraria a questa legge  «che dà il premio ad una lista e non ad una coalizione e non consente la ricostituzione del campo del centrodestra.» Stupore e sorrisini ironici. La Bindi ci ha messo vent’anni ad elaborare il concetto ed ora finalmente lo può dire, chiaro chiaro, tondo tondo: essendo ammaccato Berlusconi lei, la Bindi, vuole la rinascita del centro destra. Questo sì che è amor cristiano, ama il tuo nemico, ma anche carità, spogliati del tuo (voti, egemonia e potere) e dallo ai poveri di voti, egemonia e potere. Verrebbe da chiederle cosa aspetti a saltare nelle braccia, metaforicamente parlando, di quel Berlusconi cui disse a muso duro: «non sono una donna a sua disposizione.» Ma si sa che gli attuali tempi sono confusi e di conserva anche le idee. Soprattutto nella minoranza Pd.

Per cui riassumendo: la Bindi e magari anche tutti quegli altri della sedicente sinistra Pd (che vedere un ex comunista emiliano nella sinistra del partito fa po' un  ridere) sono avversi a Renzi per due solidi motivi. Il primo è che con questa riforma non ci sarà mai (peraltro mai dire mai) una forza di centro destra in grado di contrastare il Pd e all’occorrenza batterlo e mandarlo all’opposizione. E per secondo, altro fatto gravissimo, che il Pd sia il solo partito nel campo del centrosinistra. Poiché essendo solo non può formare una coalizione. Evidentemente la signora Bindi ha nostalgia dei cespugli che contornavano la quercja e, soprattutto, non ha imparato nulla dall’esperienze passate in compagnia di Bertinotti nonostante le lunghe lezioni. E allora bene che dopo sei legislature autonomamente decida (non potrebbe fare diversamente) di lasciare il suo scranno in Parlamento.

In tutto questo sofisticato e anche un po’ astruso argomentare neppure una parola sul fatto che l’Italicum ricalchi in non pochi aspetti il vecchio Porcellum, tolga le scelte democratiche dalle mani dei cittadini e ripresenti una camera di nominati. In altre parole che le segreterie dei partiti continuino a farla da padrone.

Last but not least la Bindi teme che: «se il mio partito, non è più ancorato rigorosamente al centrosinistra perché non c’è più un centrodestra, mi diventa il partito della nazione che riproduce al suo interno il consociativismo degli interessi che vuole rappresentare nel paese.» Che è come dire ricreare la Dc. Per cui alla fine abbiamo una “vecchia” democristiana che non vuol morire democristiana. E invece le toccherà, come a tutti..  Cose da non credere.  

3 commenti:

  1. Anna Franzini Manao24 aprile 2015 22:11

    proprio così!

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  2. Luciano Ottavi24 aprile 2015 22:12

    Vuole solo la testa di Renzi ed il ritorno all'ulivo. Come tutta la sinistra Dem.

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  3. Sito Novefebbraio25 aprile 2015 11:28

    Davvero questo èil progetto? Forza Rosy !!!!

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