Ciò che possiamo licenziare

venerdì 6 febbraio 2015

Calderoli dice di Kyenge: orango. Il Senato assolve

Definire orango un nero si può fare, almeno se si è senatori o deputati. Dare definizioni di Calderoli è tempo sprecato. È giusto che l’onore o la vergogna ricada sui membri della giunta di cui è riportato l’elenco.

In verità Senato verrebbe voglia di scriverlo minuscolo anzi di vergognarsi proprio di scriverlo. È successo infatti che il Calderoli, chiamarlo senatore fa un po’ senso, sia stato assolto, per così dire, dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari dall’accusa di istigazione razziale. Il fatto è noto: il 13 luglio del 2013 durante un comizio dinnanzi a 1.500 leghisti, dicono le cronache, il suddetto Calderoli se ne è uscito con la frase:« Non posso non pensare ad un orango quando vedo la Kyenge.» La frase, di suo, dice già molto di Calderoli o forse addirittura tutto. Comunque così è e probabilmente non c’è alcun modo di mondarlo.

Accadde che a stretto giro che il senatore Vito Crimi, M5S, che della succitata Giunta fa parte, chiese  l’autorizzazione a procedere contro il leghista Calderoli, per istigazione all’odio razziale. È da notare che il Calderoli medesimo è anche vicepresidente del Senato e che dopo la sua frase il Presidente Grasso gli impedì, nella sostanza di presiedere per lunga pezza. Il Calderoli ebbe anche l’ardire di lamentarsene e qualche sua amica del Pd, magari aspirante la presidenza della Repubblica, raccontò all’orbe terracqueo di  quanto sia bravo il Calderoli in quella funzione. Ovviamente sulle amicizie non si può che dire: de gustibus disputandum non est. Ognuno si accompagna ai suoi simili come crede. Poi come talvolta accade le punizioni finiscono nel dimenticaroio e qualche volta lo si è vergognosamente visto sullo scranno più alto.

Dopo oltre un anno e mezzo dalla richiesta del Senatore Vito Crimi, cosa vuol dire la velocità, è finalmente arrivata la risposta: la Giunta respinge. E questa è la motivazione: «La condotta del vicepresidente del Senato è insindacabile in quanto coperta dal primo comma dell’articolo 68 della Costituzione, in base al quale "i membri del parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni".» 

Al di là di ogni altra considerazione di merito, sul metodo verrebbe da chiosare che un comizio non è stricto sensu un’esercizio della funzione di parlamentare. Chiunque può tenerne uno e un parlamentare non è obbligato a farlo.  Sul merito comunque c’è poco da dire. Se c’è chi non capisce da solo il senso delle parole del Calderoli  e la conseguente assoluzione è inutile sprecar tempo per stare a spiegarglielo.

Vale la pena comunque a loro merito ricordare chi fa parte della Giunta delle autorizzazioni perché godano del prestigio di questa importante decisione. Sono, in ordine alfabetico per non far torto ad alcuno che magari vorrebbe essere più assolutore di un altro: Dario Stefano (ex Sel ora Pd) è il Presidente, Stefania Pezzopane (Pd) è vicepresidente insieme a Giacomo Caliendo (Forza Italia), fanno da segretari Isabella Del Monte (Pd) e Benedetto Della Vedova (Scelta civica, già Pdl, già radicale). I membri semplici sono: Maria Alberti Casellati (Forza Italia) Andrea Augello (Ncd), Enrico Buemi (Psi), Felice Casson (Pd), Vito Crimi (M5S), Giuseoppe Cucca (Pd),  Nino D’Ascola (Ncd), Mario Ferrara (FI), Rosanna Filippin (Pd), Serenella Fucksia (M5S), Mario Giarrusso (M5S), Carlo Giovanardi (Ncd), Doris Lo Moro (Pd), Lucio Malan (FI), Claudio Moscardelli (Pd), Giorgio Pagliari (Pd), Erka Stefani (Lega nord).

Giusto per la statistica: in totale sono 23, di cui 16 maschietti e 8 femminucce. Del Pd sono in 9, di FI sono in 4, come quelli del M5S, di Ncd sono in 3, di Scelta civica, o di quel che ne rimane ce n’è 1 come per il Psi e la Lega nord.


Di certo concedere l’autorizzazione sarebbe stato un bel segnale, specialmente dopo le sbrodolate sull’elezione del nuovo Presedente della Repubblica e le sperticate lodi a Papa Francesco ma si deve fare con quel che si ha a portata di mano che non è né tanto né bello. Se poi adesso qualche becero rincitrullito vorrà mettersi sulle peste del Calderoli certo non ce ne si potrà stupire.

3 commenti:

  1. Felice Casson non ha votato a favore di Calderoli, ed è autosospeso dal gruppo PD in giunta immunità a seguito della vicenda che ha riguardato le intercettazioni a carico di Azzollini.

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    1. Si prende atto della posizione di Felice Casson. Meglio se si fosse dissociato e denunciato chi vergognosamente a votato contro la mozione Crimi. Da domani qualsiasi idiota si sentirà legittimato a seguire l'esempio di quel poveretto che è Calderoli

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  2. Questo è un "bue" che dà di cornuto all'asino.

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