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domenica 2 novembre 2014

Le sentenze si accettano e non si commentano: Stefano Cucchi.

Sentenza della Corte d’Appello: tutti assolti. Il cadavere c’è quel che manca è il come e il chi. Giovanardi giganteggia (non è ironia). Ora si attendono le motivazioni della sentenza. . E poi Cassazione e Corte europea dei diritti dell’uomo. Per Eluana Englaro l'alimentazione fu coatta per Cucchi invece no, Forse anche per questi fatti i capitali non vengono in Italia.

E così dopo il processo d’appello sulla vicenda, tragica di Stefano Cucchi la Corte è giunta alla conclusione che non c’è alcun colpevole. Soprattutto a causa della mancanza di prove ché se queste ci fossero state un qualche colpevole lo si sarebbe indicato. Felicità per quelli che la galera l’hanno scampata e qualche perplessità, poiché la sobrietà non deve passar di moda, per la famiglia Cucchi che si ritrova con figlio, e fratello morto, Verrebbe da dire ammazzato, ma non si sa come  e da chi.

Uno dei refrain che ballonzolano nei corridoi dei tribunali e anche sui giornali e pure sulla bocca di non pochi politici è che: «Le sentenze si accettano (o si rispettano, in alternativa paritaria) e non si commentano.»  La frase un  qualche effetto ce l’ha. Come tutte quelle che di stampo sono retoriche. Salvo poi dare risposta alla  più tranquilla delle domande: «perché?» Già, perché una sentenza si deve accettare (rispettare) e non si deve discutere? Sul fatto che la si debba accettare (rispettare) magari lì sui due piedi, in verità non c’è storia: la legislazione stessa prevede che una sentenza la si possa non accettare (e non rispettare) per un certo numero di volte. In ambito nazionale due sono quelle previste dopo il primo grado di giudizio: l’appello e la cassazione ed una ulteriore in ambito Ue, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Quindi una sentenza la si può accettare e magari pure rispettare solo a iter concluso. Una volta raggiunto il passaggio finale va da sé che la sentenza va accettata obtorto collo e di conseguenza pure rispettata. Sul fatto del commentare questo non può essere negato neppure a iter terminato salvo voler negare il diritto di parola e di pensiero. Che poi su quello di parola ci si è provato varie volte con un qualche effimero successo mentre sul pensiero proprio non ce la si fa.

Ora sul caso di Stefano Cucchi quel che colpisce (ironia involontaria) è che non ci siano prove, quando la prova per così dire provata, ad occhio e croce, sembra il Cucchi stesso. Ovvero i suoi lividi e le sue ammaccature, che se uno un braccio se lo può rompere scivolando dalle scale e le carceri sono fitte di scale, un occhio nero vien più difficile farselo accidentalmente. Che per dirla senza tanta poesia solo a guardar le fotografie del ragazzo, si intende che da qualcuno deve averle buscate. Di norma quando si entra in carcere in gergo si dice nuovo giunto,  si è ben sottoposti ad una visita medica,che ha lo scopo primario di mallevare il carcere da eccessi compiuti da altri. Se si entra ammaccati la cosa vien segnata sulla cartella clinica e ne risponderanno quelli che l’han portato. Prova che quindi vale pure per contrario: se si è entrati interi e si esce tumefatti vuol dire che a qualcuno è venuto il prurito alle mani. S’è letto in giro che chiamasi squadretta (facile il riferimento storico)  composta da diversi in qualche modo attrezzati contro uno che può opporre a difesa solo le sue ossa e la sua carne. E di solito il servizio vien fatto di notte ché si spera nel sonno duro degli altri e nella segretezza delle segrete. E lì però quel che resta, almeno per qualche tempo, sono i lividi, le ecchimosi e qualche dente rotto o magari anche una costola. Quando invece ci van di mezzo organi o emorragie interne è il caso in cui si dice che il lavoro non  è stato fatto a dovere.  Nel caso di Stefano Cucchi i segni c’erano ed erano evidenti e pure fotografati. Come dire che carta canta e villan dorme. 

Però Stefano non è morto per le percosse, peraltro impunite, ma per qualcosa d’altro che non si sa cosa sia. Magari denutrizione, constatati i dieci chili persi in sei giorni? Non ci sono prove certe, dice la sentenza. Che peraltro se così fosse la responsabilità sarebbe del Cucchi che non ha voluto nutrirsi rifiutando il sondino. Come se fosse possibile a chi sta obbligatoriamente dentro una struttura come il reparto detentivo di un ospedale decidere se alimentarsi o meno. Quando accade, fatta la segnalazione, nella decisione subentra il magistrato che ordina l’alimentazione coatta. Ma per Stefano Cucchi non c’è stata segnalazione e quindi decisione. Strano come per Eluana Englaro molti si prodigarono per mantenere l’alimentazione forzata che pure lei non la voleva mentre per Cucchi la cosa sia andata liscia. E non c’è neppure il più vago sospetto da parte dei giudici della Corte d’Appello che ci sia stata negligenza. Mancano le prove. Però c’è il cadavere. E il risarcimento pagato dall’ospedale. Che non son prove. Al confronto Carlo Giovanardi giganteggia: «Stefano Cucchi doveva essere curato e alimento anche coattivamente in quanto non in grado di gestirsi.»

Ora si attendono le motivazioni. Per quel che potranno portare. Di certo ci saranno il ricorso alla Corte di Cassazione e poi a quella dei diritti dell’uomo. Mai denominazione fu più azzeccata.

Poiché tutto alla fine si tiene e la questione giustizia pare essere fondamentale nella trasformazione del Paese e in questa la capacità di attrarre capitali esteri per il rilancio dell'economia, magari potrebbe venire il dubbio che questi non vengano perché non si sa come va a finire quando si è fermati per qualche grammo di hashish o per aver bevuto un bicchiere di troppo.   Il che sommato all’articolo 18 diventa miscela, come dire, repellente.


21 commenti:

  1. Marialuisa Damiani2 novembre 2014 09:37

    Giovanardi....solo a pronunciare il suo nome mi viene in mente la figura di un oscuro inquisitore gretto e ignorante.....il mistero è cosa ci faccia ancora al parlamento. Mi urta un pò che i miei soldi vengano usati anche per mantenere lui... Sig vicario imperiale....non è una critica.. è una domana: chi ha ridotto così Stefano ? Forse il suo angelo custode che si è incazzato? E il fatto "non sussiste?"....allora forse ci siamo confusi...forse Stefano si era truccato per halloween .....

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    1. Signora Damiani, se spendesse due minuti per leggere il pezzo, peraltro corto, coglierebbe il senso dell'articolo. E troverebbe la risposta alle sue domande
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  2. l'unico colpevole in questa faccenda è il menefreghismo e superficialità con cui oggi chi amministra le istituzioni ha . Andate in qualsiasi luogo pubblico , e vedete come si amministra gente che timbra cartellini e va via , gente che trova le soluzioni più facili per poter lavorare di meno , qua 154 persone hanno avuto a che fare con Stefano tutta gente che credeva , vabbe ci sarà qualcun altro che si prenderà cura del ragazzo , questa è la mentalità italiana , gente che il Lunedi pensa a cosa farà il sabato , dato che loro lo stipendi lo hanno ogni mese , la colpa e dei parassiti che dovrebbero coordinare il lavoro e far lavorare la gente , i dirigenti che di dirigenza non sanno un tubo dato che sono solo gente messa la dall'amico o dal parente o dal politico o dall'amante .

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  3. Milena Gabbani2 novembre 2014 10:30

    In effetti stavolta, magari l'unica, Giovanardi ha detto una cosa sensata! Che ci sia arrivato lui dovrebbe far riflettere sulla gravità della cosa

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  4. Chi la massacrato dii botte???Ci sono le prove ..le foto...forse c'e' qualcuno che non ci vede!!!!

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  5. Sorvillo Arredamenti2 novembre 2014 12:06

    Poi dicono che in italia (lettera minuscola) non c'è la pena di morte, io penso che è mascherata.

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    1. in questo caso è vero: Cucchi l'hanno condannato a morte.

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  6. Giovanna Tubini2 novembre 2014 13:29

    Nessuno si deve permettere di ridurre un essere vivente in queste condizioni men che meno una persona. Che sia chiaro questo.!!!!!!!!!!!!!

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  7. Maria Laura De Lucia2 novembre 2014 13:31

    Per la vicenda Cucchi mi vergogno di essere italiana

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    1. è non è solo quella..purtroppo...

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    2. Maria Laura De Lucia2 novembre 2014 13:32

      Purtroppo

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  8. Il Presidente della Corte di Appello dì Roma dice : " sulla assoluzione in appello degli imputati per la morte di Stefano Cucchi " nessuna gogna mediatica e nessun invito a ' far pagare i magistrati per i loro errori ' se non vogliamo rischiare di perdere molto più di quanto già si sia perso in questa triste vicenda " .
    Ecco mi piacerebbe che il Presidente mi spiegasse cosa si sia perso e cosa , se la vicenda non avesse avuto questo esito , si sarebbe perso di più .

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  9. Mario Sommariva2 novembre 2014 16:09

    la riforma bisogna farla sui giudici non sulla giustizia

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  10. Maria Guastaferro2 novembre 2014 16:10

    vorrei sapere da questi santa santorum della magistratura se fosse capitato a un loro figlio o parente se avessero detto le stesse cazzate che dicono ora, se si allora glielo auguro di tutto cuore

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  11. Jonathan Filippi2 novembre 2014 19:42

    Se sei un embrione o un malato terminale la tua vita é sacra. Se sei un ragazzo, magari sospetto di essere un tossico, la tua vita vale meno di zero

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  12. Milena Gabbani2 novembre 2014 19:43

    Jonathan Filippi grazie! Fa piacere che qualcuno dia segni di avere un'intelligenza libera e sappia cogliere le abominevoli contraddizioni della ns società alla deriva totale e completa

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  13. La unica cosa che conta e' come sia possibile che questo poveraccio sia stato ridotto cosi'....La unica risposta e' che e' stato massacrato...

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  14. Sicuramente è un ragazzo che ha sofferto a cui va tutta la mia solidarietà e la preghiera

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  15. Moreno Fontanas3 novembre 2014 12:14

    Bisognerebbe combattere la droga, così dovrebbe pensare un soggetto politico che voglia dirsi popolo.
    Invece abbiamo drogati che combattono contro la polizia e poliziotti che combattono contro gli spacciatori, anche se sono drogati.
    Ed invece, ancora, abbiamo ideologi che combattono per il diritto, cittadini che pretendono sicurezza, senza che si riesca ad accettare, non una sentenza, ma la realtà empirica della difficoltà operativa.
    Non avremo mai giustizia, ma solo un ministero dove gli straordinari non vengono pagati, e dove le persone come Cucchi, invece di collaborare, fanno perdere tantissimo tempo, a se stessi, alla polizia, e a tanti giovani come lui.
    Un Ministero dove tante persone colte, sensibili, non hanno mai fatto neanche domanda di andare a lavorare, essendo già troppo intellettualmente impegnate a sputare sentenze, piuttosto che realizzare in concreto un'alternativa.
    E che non lo fanno in nessun modo, con nessuna divisa, neanche quella della sorella o dell'amico.

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    1. A massacrare la gente di botte invece si guadagna tempo, così non si fanno straordinari e si riesce a tornare a casa in tempo per la cena.

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  16. Salvatore Moschella3 novembre 2014 17:27

    Una revisione del processo come sostiene Pignatone sarebbe un atto di giustizia e un atto di fiducia verso la magistratura.

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