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venerdì 12 settembre 2014

L'incontro 3#puntata

«Ho dei nipoti … ho dei nipoti e non lo sapevo» mormorò Donnino «e loro non sapranno nulla di me.»
«No. Di te come te non sanno nulla. – rispose Mario e aggiunse – Ma sanno che dove tramonta il sole hanno tanti zii e anche tante zie e nonni e nonne. Vedi, per loro non è facile capire che ci si odi in una famiglia e quando capita è un fatto eccezionale, una punizione voluta dal cielo per qualche grave mancanza. Allora io ho preso in prestito dalle favole e da vecchi film i personaggi della mia famiglia. Ci sono i miei fratelli Robin (Hood) e Johm (Wayne) e Tex (Willer) e poi le mie sorelle Biancaneve e Ginevra che ha sposato un re, che è Artù e poi c’è Pocahontas. E così ho reinventato la famiglia che avrei voluto e gliela ho regalata.»
«E loro sono felici di quella famiglia? » chiese Donnino
«Si, sono felici di quella famiglia.» rispose Mario
«Ma io non ci sono in quella famiglia.» mormorò Donnino
«No. Tu non ci sei in quella famiglia.» mormorò Mario
«Sarebbe un peccato sconvolgere quella grande costruzione.» disse Donnino, più a sé stesso che non al fratello.
«Non è necessario sconvolgere tutto. Forse basta fare delle aggiunte. Come nei film quando si gira ‘il ritorno’.» disse Mario.
«Già. Il ritorno. Ma in questo caso non sarebbe un ritorno ma la prima entrata in una scena già disegnata.» commentò Donnino.
«Vero.» rispose Mario
«Bisogna essere molto bravi per farlo.» disse Donnino.
«Sì. Molto bravi.» ammise Mario
«Ho la testa che mi scoppia. - disse Donnino - devo rilassarmi e riprendermi. Tu e tutto quello che ci siamo detti e i tuoi figli e tua moglie: è tanto. È troppo per essere assorbito in un solo colpo. Devo rilassarmi. Devo riprendermi.»
«È giusto. Anch’io farei così.» disse Mario
«Dove vivi Mario? Voglio dire, in che città?»
«Non viviamo in città. Viviamo in campagna.»
«Dove?»
«Nella steppa. La famiglia di Oyunbileg è nomade. Ci spostiamo a seconda della qualità dei pascoli.»
«Vivi in una tenda?»
«Sì. In una tenda.»
«Sì. In una tenda.» ripeté meccanicamente Donnino con gli occhi socchiusi e appoggiò la testa al pilone.
«Signore …. Signore …..»
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Sentì una mano che gli toccava la spalla destra. All’inizio era un tocco leggero, delicato poi si faceva via via più forte e vigoroso. Aprì gli occhi, sollevò la testa e disse: «Che c’è Mario?»
«Signore … signore … Non sono Mario.»
Donnino girò la testa e vidi dinnanzi a sé un agente di polizia.
«Dov’è Mario?.» chiese Donnino
«Mario, chi?» domandò l’agente
«Mario. Mio fratello Mario.»rispose Donnino con fare spazientito
«Si calmi signore. Qui c’è solo lei. Suo fratello sarà qui. In giro. Da qualche parte.»
«Mi scusi. agente. – disse Donnino poi chiese - Sono partiti degli aerei?»
«No. Non partirà nessun aereo fino a domani. Stiamo facendo sgomberare l’aeroporto. E anche lei deve andare ai pullman.»
«Sì, certo. - ripose Donnino - raccolgo il cappotto e sono pronto.»
Si inchinò e vide che sul cappotto c’era uno zaino. L’aprì e dentro vi trovò della carne secca, un po’ di formaggio secco e un biglietto su cui era scritto. «Che bella nottata. Arrivederci. Mario.»
Donnino indossò il cappotto si mise lo zaino a tracolla. e addentò un boccone di carne secca.
Mentre seguiva gli agenti verso l’uscita vide la sua cartella senza manico, La raccolse, l’aprì e trovò il libro Giuseppe il nutritore. Sorrise e masticò la carne con più gusto. (fine)
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Il significato dei nomi mongoli: Oyunbileg (f): dono di saggezza; Delger (f): abbondanza; Ariun (m): sacro; Bayan (m): gioia; Munkhiargal (f) : eterna felicità; Tolui (m) specchio

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