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martedì 9 settembre 2014

19,40 il nuovo programma di Floris: inizio deludente.

Chi si aspettava una sorpresa non l’ha trovata. C’è anche Pagnoncelli con i suoi cartelli. Vero che squadra che vince non si cambia ma meglio cambiare prima di una sonante sconfitta. In compenso Susanna Camusso è stata spiritosa con una battuta fulminante su Renzi. Ma meglio non farci l’abitudine. Si spera, moderatamente, nella seconda puntata.

Con grande battage pubblicitario, ma messo in onda solo su la7 e quindi fatto in economia, è stata data comunicazione che l’8 settembre sarebbe andata in onda la prima puntata della nuova trasmissione di Giovanni Floris. Gli amanti del genere e anche quelli che provano simpatia per le radici sarde del conduttore hanno atteso trepidanti la fatidica data. Oddio qualcuno, soprattutto chi ha memoria storica, ha fatto notare che l’8 settembre non è propriamente una bella data per iniziare un’avventura. Però quest’anno l’8 è caduto di lunedì e pensare di far iniziare un programma di martedì a Cairo ed alla sua tribù deve essere parso troppo trasgressivo. E poi perdere un giorno di inserzioni non deve essere stata un’idea apprezzata da quelli dell’amministrazione.

Per il titolo non si sono sprecati troppo. Hanno deciso che l’orario d’inizio fosse di suo già una bella trovata. Probabilmente qualche acuto pubblicitario avrà anche almanaccato sul fatto che con 19,40 si sarebbero ottenuti due vantaggi: un titolo con l’aspirazione di essere originale e in più la comunicazione avrebbe lavorato, capitalizzato avrà senz’altro detto il pubblicitario,  sull’orario di inizio. Che dire di essere prima del tg di Mentana non sembrava sufficiente. Evvabbene.

Nelle interviste di lancio Giova Floris ha spiegato che lui intendeva fare un programma nuovo, originale e soprattutto tutto suo centrato sulla notizia del giorno. Le premesse facevano salivare le menti e ognuno cercava nella memoria un qualche vago esempio. A quelli un po’ âgée, ma anche ai giovani amanti del giornalismo televisivo, è venuto quasi subito alla mente il programma del 1995 intitolato il Fatto condotto da Enzo Biagi. Certo il paragone tra il brillante Giova e il mostro sacro Biagi poteva parere azzardato ma un po’ di fiducia bisogna pur darla ai giovani. Se la si dà a Renzi, la fiducia, la si può concedere anche a Floris che alla peggio farà meno danni. E quindi tutti in attesa.


Finalmente il grande giorno è arrivato e come sempre accade quando le aspettative sono alte la prima puntata del programma è stata una delusione. A voler esser buoni si può dire di una mezza delusione: si è assistito a un Ballarò in sedicesimo. Stesse interviste, stessi sondaggi, stesso Pagnoncelli, insomma lo stesso di tutto solo in venti minuti e con un Floris seduto alla scrivania anziché girovagante nello studio. E questo è logico perché un conto è zampettare per lo studio solo il martedì e un’altra tutti i giorni feriali. Potrebbe magari non farcela. Insomma per quello che s’è visto tanto valeva rimanere alla Rai. 

A risollevare la sorte della trasmissione e guadagnarsi la parte di bicchiere mezzo pieno ci ha pensato Susanna Camusso. non per quello che ha detto nell’ espletamento della sua funzione di segretario generale della Cgil, tutto sommato scontato e banalotto quanto per una battuta fulminante. Probabilmente l’unica che le sia mai venuta e che probabilmente le deve essere scappata ma che passerà alla storia della comicità. Giova Floris domanda: «Renzi sarebbe un buon sindacalista?»  Susanna risponde: «Credo di no. Non mi pare che abbia passsione per il lavoro.» Splendido. E ha riso anche la Camusso. E per finire Giova a ripetuto il suo solito: «Alé» Come a Ballarò. Adesso non resta che aspettare la trasmissione di domani: quella corta prima del tg di Mentana e quella lunga dopo il tg di Mentana. Ma le aspettative sono decisamente più basse. Alé 

1 commento:

  1. Squadra che vince non si cambia. Solo però se la partita che si gioca è dello stesso sport.
    Prima Floris conduceva un dialogo e ogni ospite aveva un ruolo.
    Adesso Floris fa un monologo e gli ospiti sono poco più che citazioni tra virgolette.
    Non c'è dramma (azione drammatica), non c'è spettacolo.
    I concetti sono corretti, ma tutto è troppo intellettuale. Idee non azioni.
    Poca realtà. Però era soltanto la prima serata. E se ne saranno accorti anche loro.
    Spero.

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