Ciò che possiamo licenziare

venerdì 15 agosto 2014

Non doveva finire così - 2#puntata

Come diavolo le era venuto in mente di cacciarsi in quel ginepraio adesso non sapeva proprio spiegarselo. E cominciò a pensare all’inizio di questa storia.
Houshmand, uno dei suoi informatori, le aveva fatto sapere che in un minuscolo villaggio del nord si trovava uno dei capi della rivolta, il più pericoloso, il più feroce. Nessuno l’aveva mai fotografato e solo pochi tra i suoi l’aveva visto in volto. La leggenda popolare diceva che Jahandar era bellissimo e che aveva gli occhi chiari come il cielo per via della madre che era un’occidentale e che la barba scura come il carbone gli veniva da suo padre, un capo pashtun. E dicevano anche che era buono e generoso e che rispettava i nemici ma era crudele con i traditori. E considerava traditori tutti i soldati del governo.  Per questi finire suoi prigionieri era più terribile della morte e non erano pochi quelli che si sparavano piuttosto che arrendersi. Si diceva anche che avrebbe vinto la guerra perché il suo nome significa ‘padrone del mondo’. L’informatore le aveva anche detto che la valle era un budello che terminava contro una montagna dalle pareti lisce come quelle di uno specchio e che era senza via d’uscita. Da una parte si entrava e da quella stessa parte si usciva. Potendo. Qualcuno diceva che c’erano forse uno o due sentieri in grado di portare al di là del confine, ma solo un paio di guide li conoscevano. E queste avevano giurato fedeltà a Jahandar e mai l’avrebbero tradito.
«Se entri laggiù – aggiunse Houshmand – non sarai sicura di esserne uscita fino a quando non vedrai il mare.»
«Ma qui non c’è il mare.» commentò Marcella
«Appunto. – ribatte pronto l’uomo – Non ci andare, ti prego.» Era così pentito di aver fornito quell’informazione che non volle essere pagato, che per uno come lui era il più grande sacrificio che potesse fare. Marcella e Ilenia discussero a lungo sul da farsi. Tutte e due volevano andarci e ciascuna si sforzava di convincere ancora di più l’altra. Erano elettrizzate all’idea di essere le prime fotografe al mondo a fare un servizio su Jahandar il terribile. Per depistare eventuali concorrenti cominciarono con lo spargere la voce di un loro possibile rientro in Europa e fecero diversi giri nelle zone più tranquille del Paese. Poi convinsero Houshmand a procurar loro una guida. Per qualche settimana l’uomo traccheggiò, inventava scuse per non incontrarle, faceva dire di essere in viaggio, arrivò a inventarsi di essere ammalato di vaiolo ma più lui faceva passare il tempo più le due donne si eccitavano.

Un nuovo movimento ed un gemito distrassero Marcella dai suoi ricordi. Ilenia a denti stretti mormorò: «Freddo.» e si riaccasciò. Marcella cercò in qualche modo di coprirla al meglio e le mise addosso quello dei sacchi a pelo che con sforzo riuscì ad afferrare dallo spazio posteriore e anche uno straccio lurido di grasso. Provò ancora a mettere in moto l’automobile ma senza risultato. Il motorino di avviamento girava a vuoto. «Questo catorcio non vuole saperne di partire e se non si mette in moto niente riscaldamento. – disse tra sé Marcella - Povera Ilenia. Conviene aspettare che smetta di piovere. Poi, chi può mai raggiungerci qui. Quasi sulla cima del mondo e sull’orlo di un burrone. Tanto, finché piove, quei maledetti non ci inseguiranno.» lanciò un’occhiata allo specchietto retrovisore interno e poi ai due esterni. Non vide nulla di sospetto. Controllò la sua ferita, non sanguinava più. Tossì piano per non svegliare Ilenia. Per precauzione estrasse il caricatore dalla sua Beretta M9 e si accertò che fosse ben pieno poi lo reinserì, mise un  colpo in canna e appoggiò delicatamente l’arma tra le gambe. Quindi riprese a ricordare.

«Siete due pazze – ripeteva Houshmand – morirete laggiù. Sempre che non vi capiti di peggio. Avete letto troppo Kipling  ma non l’avete capito. Farete la fine dell’uomo che volle farsi re. »
«Nessuno ci taglierà la testa – rispose Ilenia che era la più determinata
«Ce la caveremo e diventeremo le più importanti fotografe del mondo. – aggiunse Marcella - Con questo servizio batteremo i fotografi di guerra di tutti i tempi. Faremo meglio degli uomini. E ti faremo ricco. »
«Che io non sia più saggio (gioco di parole Houshmand significa ‘saggio’) se accetterò i vostri soldi. Spero solo che il vostro sangue non ricada su di me.»
«Sarai salvo vecchio» ribatté ancora Ilenia.
Alla fine Houshmand si convinse e procurò una guida. Tuttavia prima di presentarla alle due donne fece un ultimo tentativo. Le invitò a casa sua e offrì loro tè afgano e i pasticcini chiamati 'orecchie d’elefante'. Per un’ora se ne stettero a parlare di sciocchezze fino a che Marcella ruppe l’incantesimo.
«Allora Houshmand, ci hai procurato la guida? Non ci avrai fatto venire qui solo per bere tè e mangiare dolci?»
«Sì, vi ho procurato una guida, come mi avete chiesto – esordì Houshmand – È una donna, non ho trovato niente di meglio. Però devo dirvi una cosa molto importante: non mi fido di lei. Come non mi fiderei di nessuno che volesse andare laggiù.»
«Questo ce lo hai già detto mille volte – disse Ilenia –Avanti falla entrare. Tanto lo sappiamo che è da qualche parte, qui dietro.»
«Come volete – rispose – Houshmand – Si chiama Boosah»
«Bene, è di buon auspicio, partire con un bacio (Boosah significa bacio))» commentò Marcella
«Sempre che non sia il bacio della morte – commentò Houshand
«Non ci spaventi Houshmand» ribattè stizzita Ilenia
«Come volete.» rispose Houshmand e nel dire questo batté le mani tre volte, una tenda alle sue spalle si sollevò ed apparve Boosah.
Boosah era di piccola statura, le si intravvedeva appena il viso coperto dal velo. Teneva gli occhi bassi, braccia e mani cadevano inerti lungo il corpo. Marcella prima le chiese se conosceva una strada sicura per arrivare nella valle di  Jahandar e Boosah assentì con il capo, poi quanto denaro volesse per portale laggiù, e la donna rispose a gesti che per lei andava bene anche un piccolo importo.
«Accetta quello che le vorrete dare.» disse Houshmand.
«Perché non parla.» chiese Ilenia
«Perché gli uomini di Jahandar le hanno strappato la lingua» fu la risposta di Houshmand.

Si accordarono di vedersi due giorni dopo, all’alba, all’ingresso di un altro villaggio più a est distante una cinquantina di chilometri. (continua, 16 agosto)

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