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mercoledì 30 luglio 2014

La TAV sì, il Seveso no.

Chi non sa montare una canadese di solito progetta cattedrali: ecco perché in Italia si ipotizzano grandi opere mentre la nazione affonda nelle alluvioni. Piuttosto che ad uno stivale la forma della nazione dovrebbe essere uno scolapasta. Che fu una invenzione dei genovesi.

In un Paese normale prima si sistemano le piccole cose di tutti i giorni poi ci si dedica alle grandi.  Succede anche in famiglia. Nelle famiglie normali, ovviamente. E questo anche se non tutte conoscono il detto latino primum vivere deinde philosophari. Il che tradotto (liberamente ma poi neanche tanto) diventa “prima darsi da fare per sbarcare il lunario e poi pensare al superfluo e magari lanciarsi in progetti arditi. I soloni che affollano tutte le assemblee elettive di cui si è dotato questo disgraziato Paese, anche se non sempre ragionevolmente pagati dato che qualcuno ha avuto bisogno dei fondi pubblici per comprarsi le mutande o andare al ristorante o dotarsi di un'utilitaria, una volta assisi su quegli alti scranni non vedono più i piccoli torrenti o i fiumi ormai interrati ma solo grandi opere. E così mentre si procede di grande in grande, che le opere saranno anche grandi come imponenza e costi e magari pure come tangenti, il Mose ed Expo docent, ma quanto ad occupazione pochina pochina, si affoga in un bicchier d'acqua. 

È il caso del Seveso, fiume d'una certa dignità, 52 chilometri di lunghezza di origini comasche, che però si inabissa appena entra a Milano, tanto per dirne uno. Negli ultimi trenta o quarant'anni ad ogni pioggia seria detto fiume esonda, fa saltare i tombini e invade strade, negozi e cantine nel quartiere di Niguarda causando, di solito, ingenti danni. Nell'ordine dei milioni, c'è chi dice addirittura 50 per quest'ultima volta. Ovviamente metter mano al Seveso non è un'opera che faccia curriculum e tanto meno finisca sui giornali per cui si attende che spiova e che l'acqua lentamente defluisca. In fondo non piove tutti i giorni. E quando non piove la si è scampata bella.


Il Seveso e Milano sono solo uno dei millanta esempi che il Belpaese può mettere in campo con periodicità svizzera. Che la parola chiave è proprio periodicità, nel senso che non ce ne si fa mai scappare l'occasione. Solo ieri c'è stata l'allagamento di Varese e zone limitrofe, danni ancora da calcolare. Ma hanno avuto gli onori della cronaca anche i territori di Genova, Belluno, Villar Pellice, Vicenza, Udine, Imperia, Savona, Modena, Livorno, Firenze, Pisa, Carrara, Grosseto, Val di Vara, Cinque Terre, Lunigiana, per dirne solo di alcuni del civile ed efficiente nord. Poi c'è il centro-sud con Sinigallia, Orvieto, e l'esondazione dei fiumi Vomano, Tronto, Ete, Chienti, Fiastra, Esino, Misa e altri corsi d'acqua che son detti minori ma hanno interessato gran parte delle Marche, del teramano e della Romagna e poi Ginosa, Metaponto, Bernalda, Ischia e Soverato. Nelle isole si va a nozze e valgano per tutti i casi di OlbiaNuoro, Uras, Bitti, Onanì, Torpè e alcune zone della provincia dell'Ogliastra,e del medio Campidano in Sardegna e quelli siciliani di Barcellona Pozzo di Gotto, Merì e Saponara. Che, in realtà, più che mettersi a far l' elenco dei territori si farebbe prima a dire: tutti.

La colpa, ovviamente, è sempre delle intensei precipitazioni atmosferiche e mai della improvvida incapacità progettuale o della cattiva manutenzione. Per cui il teorema è: se piove tanto c'è l'allagamento. Cvd (come volevasi dimostrare). Tanto è che qualche volta si pensa che non sia lo stivale la vera forma della nazione ma un più tranquillo e rassicurante scolapasta. Che forse è più nelle corde del Paese. C'è da dire, come aneddoto storico, che il primo scolapasta di cui si ha notizia è del 1363 ed era usato nelle galee della Repubblica di Genova. Quindi si è in tema.

A fare il conto dei danni che tante simili catastrofi hanno portato probabilmente i 35 miliardi della tav impallidirebbero. Certo tante piccole cose non impattano come una grande ma d'altra parte non di sola comunicazione vive una nazione. E poi, sempre pensando al primum vivere deinde philosophari, assai spesso la manutenzione crea più occupazione, di più lunga durata ed è economicamente vantaggiosa. Ma per capirlo bisogna avere l'acqua in salotto e che arrivi almeno a bagnare le caviglie.
Dopo tutto vale sempre la metafora che: chi non sa montare una canadese di solito progetta cattedrali. Che tanto sono sempre di là da venire. 

martedì 29 luglio 2014

Io sto con la Signora Maria Elena Klugmann

I fatti di Palestina di queste settimane sono terribili. La retorica simil pacifista o guerrafondaia si spreca. Come al solito. Per fortuna ci sono ancora persone che vogliono non aver paura. Nazi vigliacchi e codardi  imbrattano Roma con manifesti antisemiti.


Questa mattina, 29 luglio 2014, a “il filo diretto di Prima pagina”, spazio dedicato da radio3 Rai agli ascoltatori per commentare le notizie del giorno ha telefonato la Signora Maria Elena Klugmann

La Signora Klugmann è una cittadina italiana, di Pordenone, ed è di religione ebraica, e si definisce comunque laica. La Signora Glukmann è figlia di un deportato e sopravvissuto alla Shoah.
La Signora Klugmann vorrebbe, anzi vuole fortemente che la scoppi la pace in Palestina. E' così desiderosa di pace la Signora Glukmann che è disposta a sfidare le convenzioni e soprattutto a non volere utilizzare i classici stereotipi manichei che vogliono i buoni tutti da una parte e i cattivi tutti dall'altra. Laddove si intende che la propria parte è quella dei buoni mentre quella degli altri è quella dei cattivi.
La Signora Klugmann non apprezza la politica dello Stato di Israele e ritiene che debba farsi una netta distinzione tra popolo ebreo e governo israeliano.

Questo il testo della sua telefonata:
«Mi chiamo Klugmann, dico il mio cognome che è il cognome di una famiglia ebrea laica e che ha vissuto e vive in Italia dopo tutte le varie vicissitudini della Shoah. Io mi sento profondamente colpita, appunto, da quello che sta succedendo, ma soprattutto come persona appartenente ha una religione diversa. Perché questo? Perché gli ebrei vogliono la pace. Noi confondiamo sempre, lasciamo che ci sia questa confusione, che poi porta all'antisemitismo in Europa, tra Israele ed ebrei. Anche in Israele ci sono tantissimi ebrei che vogliono la pace. E quello che mi chiedo è perché. Mi fa paura quello che sta succedendo in Europa. Mi fa paura ma non voglio farmi prendere dalla paura. Quindi ai cortei pacifisti pro palestinesi che si stanno svolgendo e si svolgeranno, io abito in una città piccola, Pordenone, sabato prossimo è previsto un corteo organizzato da giovani mussulmani. La mia paura è che prenderà una piega antisemita, ma non importa, io ci voglio andare , ma ci voglio andare come ebrea. Non nascondendomi. Così come non si nascondono le bandiere palestinesi voglio andarci con una stella gialla. Io non ho paura di dire che appartengo a una famiglia ebraica. Per cui credo che questa è la linea da prendere. Rifacendomi a quanto si diceva prima che sono i popoli che devono rispondere. Ma devono rispondere senza paura anche gli ebrei europei e gli ebrei del mondo. Non si devono nascondere di nuovo. Se si rendono conto che questo conflitto è disumano, sia da una parte che dall'altra, senza andare a cercare le colpe e senza andare a cercare chi ha iniziato e chi non ha iniziato, credo che dobbiamo uscire allo scoperto anche noi. E non avere timore, perché il timore ci ha portato a quello che è stato il disastro dell'Olocausto. A dare adito e ad appoggiare, con il nostro silenzio molte volte intriso di paura. Mio padre tutta la vita ha vissuto nella paura. Io per avere conoscenza di quello che era successo ad una parte della mia famiglia in Polonia sono dovuta andare al Centro ebraico di Varsavia. Perché mio padre non ha mai detto cosa era successo alla nostra famiglia. Perché lui aveva il senso di colpa del sopravvissuto. Basta questo non deve esserci più. Siamo contro la guerra. Chi è contro la guerra, chi non appoggia il governo di Israele lo deve poter dire liberamente. Poter scendere in piazza vicino agli altri. Senza vergognarsi, senza timore che gli succeda nulla. Perché questo allora sarà veramente l'unione dei popoli se ancora abbiamo paura, e io ne ho, perché so benissimo come si trasformerà, come potrebbe trasformarsi questo corteo sabato prossimo. Ma penso che lo farò, Non sono più giovanissima, chiaramente, sono una persona degli anni cinquanta. Però non mi interessa. Lo farò comunque. E credo che dobbiamo farlo, per dimostrare effettivamente il nostro sdegno nei confronti di questa politica.»

Nella serata di ieri i soliti nazisti vigliacchi e codardi hanno imbrattato diversi quartieri di Roma, compreso quello di San Giovanni, con deliranti manifesti antisemiti. Non dovrebbe essere difficile per le forze dell'ordine rintracciare la stamperia e di lì risalire ai codardi che appiccicano i loro manifesti girando di notte.

Io sto con la Signora Maria Elena Klugmann.

Dimenticavo: la Signora Klugmann ha un dolcissimo accento furlan

lunedì 21 luglio 2014

Diritti gay: la Pascale più veloce di Scalfarotto.

La compagna dell'ex machista Berlusconi si da un gran daffare per i diritti Lgbt. Adesso dichiara che presto verrà presentata una legge. L'aveva promesso anche Scalfarotto ma poi s'è perso chissà dove.


A quanto pare Francesca Pacale ha proprio deciso di essere in prima linea nella difesa dei diritti civili ed in particolare del popolo Lgbt e si sta muovendo con grande decisione.
Se poi alle parole seguiranno i fatti lo si vedrà solo dando tempo al tempo. Da quando la giovane compagna di Berlusconi ha deciso di lanciarsi in questa battaglia civile non si è fatta crescere l'erba sotto i piedi. Anzi sta bruciando le tappe. Il 28 di giugno ha annunciato che si sarebbe iscritta all' Arcigay e il 7 di luglio l'ha fatto per davvero nella sede di Napoli dell'associazione. E poi per dimostrare che questa non è una tematica di parte si iscrive, come naturale, a GayLib che è l'associazione gay che ha come riferimento politico il centro destra.

L'iscrizione è avvenuta con il placet dell'ex machista Berlusconi Silvio sempre ammesso che in famiglia, ancorché di fatto, abbia ancora voce in capitolo. Il che non è dato per scontato. Comunque Francesca Pascale così si è espressa al momento dell'iscrizione: «Lo faccio come donna e compagna di Silvio Berlusconi convinti come siamo, io e il presidente di Forza Italia, che solo se si schiera il centrodestra questo grande traguardo riformista potrà essere finalmente e rapidamente raggiunto.» Con ciò sostenendo che senza Forza Italia non si va da nessuna parte sia che si tratti di riforme istituzionali sia dei diritti civili. E questo un po' preoccupa. Ovviamente una simile forza della natura non poteva fermarsi alle dichiarazioni e presto fatto Pascale Francesca ha costituito un dipartimento in Forza Italia dedicato alla questione gay. Il nome del dipartimento per esteso è: «dipartimento Libertà civili e diritti umani.» E per non farsi mancare nulla giusto due giorni fa ha partecipato alla manifestazione GayPride di Reggio Calabria, che senz'altro non sarà l'unica che la vedrà in pista.

Poiché di non sole manifestazioni vive il politico sia uomo sia donna: ecco l'annuncio di un prossimo disegno di legge. Lei che non è neanche in parlamento, ma questo ovviamente non vuol dire. Sarà proprio il dipartimento a stendere la legge sulle unioni civili e poi si troverà qualche parlamentare come primo firmatario. Magari la Pascale sta pensando a Gasparri o alla Santanché. Tuttavia papabili potrebbe essere anche la Gelmini o la Biancofiore o la Prestigiacomo. Che se fosse sarebbe un bellissimo colpo di teatro. E se non ci ha pensato questo è un suggerimento.

E Scalfarotto Ivan? Senz'altro in tema di diritti civili s'è precipitato a sistemare in primis la posizione sanitaria-assicurativa del suo compagno convivente. (1) Quando l'operazione che odorava un bel po' di casta è diventata di dominio pubblico lo Scalfarotto si è subito affrettato a dichiarare che si sarebbe impegnato per presentare una proposta di legge a tutela di tutti i conviventi, etero e omo, anche al di fuori del parlamento. Si era a maggio del 2013. Di detta promessa si sono perse le tracce. Come dire: passata la festa gabbato lu santo. Ha presentato, in verità, come primo firmatario, insieme a mezzo parlamento la legge contro l'omofobia. Ma qui si è all'abc del vivere civile. Dopo di che il nulla.

È da dire che nel frattempo Scalfarotto Ivan è stato nominato Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme e, come scrive sul suo sito, ha passato gli ultimi giorni nell'aula di Palazzo Madama ad ascoltare gli interventi (oltre 130) relativi alla riforma del Senato. E questo ci sta è suo compito. Dove abbia passato i giorni e le settimane e i mesi precedenti non è dato sapere. Ma nell'epoca della produttività e della auspicabile crescita far solo una cosa alla volta non depone bene. E questo un ex direttore del personale dovrebbe saperlo bene. Ma forse la produttività di un parlamentare gira su piste diverse.


E così la Pascale in mancanza di alternative si troverà ad essere l'unica a muoversi con vivacità su questo terreno estremamente qualificante per il grado di civiltà di un Paese e mentre fa autocritica su comportamenti e dichiarazioni del passato, su tutte aver paragonato la Santanché a Crudelia de Mon dichiara:«è una battaglia di buon senso.» Com'è vero. Sempre che non si tratti dell'ennesima strumentalizzazione. Che non sarebbe bello.

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(1) http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2013/05/quanto-e-bravo-ivan-scalfarotto.html

Il caso Ruby: la grande muina.

Il domiciliato di Arcore se la cava grazie ad una legge del 2011. Possibile che nessuno se la ricordasse? O negli ultimi tre anni si è consumata l'ennesima italica muina ben sapendo i protagonisti dove si sarebbe andati a finire?


Vignetta di Giannelli apparsa sul Corsera del 20 luglio '14
A tre giorni dal d-day sul caso Ruby, dopo gli stupori, i brindisi, le commozioni e chissà cos'altro si può cominciare a fare qualche pensiero fuori dal coro. Questo ovviamente al netto degli svenimenti (presunti) di Daniela Garnero, in arte Santanché nonché nomata Crudelia de Mon dalla fidanzata del domiciliato di Arcore e delle solite sceneggiate di Ferrara Giuliano che su la7 non ha fatto mancare il suo contributo di gazzarra ed insulti. Poi c'è lo stupore, forse apparente ma non si vuol essere maliziosi, dell'intero collegio difensivo che, a dar retta ai giornali, considerava una riduzione di pena un obiettivo quasi irraggiungibile. Dopo tre giorni magari si può cominciare a far combaciare qualche pezzo del puzzle. Sempre che questo non disturbi la placida digestione di Pierluigi Battista che vorrebbe la fine di un capitolo. Che il caso Ruby poteva per l'appunto esserlo.

Come noto il domiciliato di Arcore era stato condannato in primo grado per due reati: concussione (sei anni) e prostituzione minorile (un anno). In totale 7 anni. Pochi? Tanti? Irrilevante.
Solo venerdì pomeriggio il grande pubblico scopre che il primo in realtà potrebbe non essere più reato. Cioè a dire che la concussione per essere punita deve essere “per costrizione” (prendere qualcuno per il collo) o “per induzione indebita”. Nel primo caso ci vuole l'evidenza della costrizione e Berlusconi, altezza a parte, non poteva prendere per il collo il vicequestore Ostuni perché lui stava a Parigi e il secondo a Milano. E poi ricevere dal Presidente del Consiglio 7 telefonate in sole 2 ore (in media una ogni venti minuti) si può definire costrizione? Al di là della patacca sulla parentela con Mubarak. Che già quella doveva dirla lunga. Peggio è andata a Giorgia Iafrate che di telefonate da Ostuni ne ha ricevute 3 in docici minuti e altre 7 in meno di un'ora. In quanto ad efficienza non c'è male.

Per l'induzione indebita, fattispecie introdotta dalla ex ministra Severino nel 2011 con il consenso di Pd e dell'allora Pdl ci vuole che il concusso ne abbia ricevuto un effettivo beneficio. E anche questo non c'è. In questi quattro anni i due funzionari della Questura di Milano coinvolti nel fatto hanno proseguito la loro normale carriera. Pietro Ostuni era vicequestore ed ora è questore vicario, mentre Giorgia Iafrate da commissario capo ora è vicedirigente delle Volanti del 113. Tutto limpido e lineare.

Dice l'avvocato Coppi: «se Ostuni al massimo si è sentito condizionato dalla richiesta di Berlusconi, se ha avuto timore reverenziale verso chi magari ha pensato di compiacere questi (lo dico elegantemente) sono fatti suoi.» L'eleganza sottesa alla frase è scarsa e Ostuni non ci fa una gran bella figura ma la concussione per costrizione o per induzione indebita non c'è. Questa è la legge e lo è da tre anni. Quindi possibilità di sconfitta su questo punto per l'imputato ce ne erano, oggettivamente, pochine pochine. Sul secondo reato, prostituzione minorile, articolo 600 bis comma 2, i giudici hanno ritenuto che l'imputato non fosse a conoscenza dell'età della persona che si stava portando a letto e quindi assolto. Si potrebbe dire che questa è un'opinione come un'altra dato che prove inoppugnabili non ce n'erano né per sostenere una tesi né l'altra. Anche se a favore dell'accusa c'é l'intercettazione in cui Ruby dice che le è stato chiesto di fare la pazza e confondere le acque. Dopo di che è ovvio che avere rapporti sessuali tra adulti consenzienti « non costituisce reato». E meno male.

Però in questi tre anni i pianti in versione greca del domiciliato di Arcore per avere la grazia, senza farne domanda, per la condanna di evasione fiscale e le esplicite richieste di salvacondotto per futuri guai si sono succeduti. Con il consueto contorno di insulti alla magistratura, dichiarazioni vittimistiche, frusti retroscena che dipingevano l'imputato come depresso, demotivato e stanco e timoroso di finire in galera. Come già il suo amico Dell'Utri. Il tutto condito da incontri con il Presidente del Consiglio e patti dai nomi stravaganti. come li hanno tutti i patti e salite al Colle Richieste e pressioni che il Colle ha sempre sdegnosamente respinto. Come giusto che sia. Anzi ci si domanda perché l'abbia ricevuto.

Certo che di quella leggina della ministra Severino sembra che se ne fossero dimenticati tutti, ma proprio tutti. Giornalisti compresi. E quindi il tormentone è andato avanti per tre anni. Che poi fosse tormentone o semplice muina messa in scena alla faccia dei gonzi da tutti gli attori della patetica sceneggiata lo racconterà la storia sempre ammesso che questa abbia voglia di investire il suo tempo su simili vicende. Da non dimenticare in ogni caso che il deposito della sentenza era già previsto per il prossimo settembre e che su eventuale ricorso la Cassazione aveva con anticipo previsto di non pronunciarsi prima della primavera-estate dell'anno prossimo. O magari anche dell'autunno inverno. Neanche si trattasse di una collezione di moda.

Capitolo chiuso dunque? Forse no, con buona pace di Pierluigi Battista. I processi che vedono il domiciliato di Arcore ancora in pista sono diversi: il Ruby ter cioè corruzione di testimoni, quello sulla compravendita di senatori anche qui corruzione e quindi il caso escort ovvero induzione a rendere dichiarazioni mendaci, cioè false. Insomma per quanto la si giri e la si rivolti si sta a girovagare sempre intorno alla stessa materia: soldi per bugie o bugie per soldi.

Il tutto tradotto dal linguaggio della politica in quello del non politicamente corretto potrebbe, forse e solo per i maliziosi, suonare come una prima tranche sistemata ma con l'incognita di altre tre. Quindi occhio alla penna. Se così fosse che almeno ci venga risparmiata a muina.
Südduetsche Zeitung ha titolato: «un favore a Berlusconi» ma i tedeschi, è noto, hanno scarso il senso dell'umorismo.

mercoledì 16 luglio 2014

Renzi minaccia la Merkel e l'Europa: o la Mogherini o D'Alema.

In 11 non vogliono la Mogherini agli esteri della Ue. Renzi spariglia: «O la Mogherini o D'Alema»
Panico in Europa. Nelle cancellerie un solo grido:« no, D'Alema, no!»


Come noto la posizione di ministro degli esteri della Ue tocca all'Italia. C'è chi dice che sia un posto da niente, solo onorifico e chi invece sostiene che sia di grande importanza. A giudicare dal ruolo che l'Europa ha giocato negli ultimi più esclatanti episodi: la questione dei telefoni dei leader europei controllati dagli americani, la crisi dell'Ucraina e quella attuale tra Israele e Palestina, sembra più giusta la seconda.

Magari si vorrà dare la colpa alla Ashton che di nome fa Catherine Margaret ed è baronessa, per l'appunto, di Ashton Upholland e che nonostante abbia 58 anni e da sempre sia coinvolta nella politica britannica, di esperienze sugli esteri ne aveva pochina. D'altra parte per ricoprire un ruolo che non conta l'esperienza non serve. E comunque all'epoca  fu preferita a D'Alema.

In ogni caso quel posto, per le strane logiche che vedono le alchimie burocratiche farla da padrone, tocca al Belpaese e allora il giovane Presidente del consiglio italiano con il cipiglio che lo contraddistingue, tra una supercazzola e l'altra, ha puntato la sua fiche: Federica Mogherini. Lei di anni ne ha solo 41 e due legislature alle spalle. Ha ricoperto vari ruoli nella commissione esteri dei Ds che è come dire giocare nel campionato dell'oratorio. Adesso dice che il suo mestiere è fare la ministra degli esteri dell'Italia. Evvabbé. Che fosse un mestiere nessuno l'aveva capito.

I partner europei lì per lì non ci hanno nemmeno fatto caso: tanto, devono aver pensato, per quel che conta non vale la pena discuterne. Poi però hanno intravisto la Mogherini all'opera e a molti, 11 Paesi su 28, non gli è andata a genio. Hanno commentato: troppo vicina a Putin nel senso di acquiescente. Magari avevano ancora in testa la bella trovata del furbetto Letta di andare ad omaggiare il nuovo zar per sperare di ottenerne il sostegno nell'assegnazione dei giochi del 2024. Buon sangue non mente avranno pensato. Poi ragionando devono aver pensato che va bene che quel posto non conta una cippa ma magari di danni stando lì se ne possono fare parecchi e allora meglio una candidata bulgara, tale Kristalina Georgieva che l'orso russo lo conosce ben bene.

Gli altri big dell'Ue fino ad ora disinteressati alla vicenda hanno pensato che 11 su 28 è una percentuale altina e quindi forse se ne deve discutere. Ecco allora che il furbo Matteo tira fuori la sua carta per sparigliare. Chiama François, nel senso di Hollande, e poi Angela, nel senso di Merkel e qualche altro semi big e spara la sua proposta per sparigliare :«O la Mogherini o D'Alema»
Panico in Europa. C'è chi giura, si fa per dire, di aver sentito in tutte le cancellerie d'Europa un solo grido:«No, D'Alema, no!»

Il fatto è che la Mogherini sarà anche vicina a Putin e avrà anche il vezzo (da dimostrare però) tutto italico e anche un po' democristiano di fare la furbetta (fa parte della corrente di Franceschini, il primo big convertito al renzismo) ma non si crede una grande stratega e neppure una grande statista. D'Alema invece sì e lo dice pure, in più, come scrive l'ambasciatore Romano. gli piacciono i complotti. E questo non è bello.


Magari questa volta Renzi l'ha giocata da campione ed ha fatto centro: meglio una senza esperienza piuttosto che D'Alema. Che se l'Italia se lo deve tenere per forza ma agli altri europei non l'ha certo ordinato il medico.

I magistrati non sono più comunisti.

I magistrati non sono più comunisti. Cade uno dei pilastri sui quali si è fondata la seconda repubblica. Da domani nulla sarà più lo stesso a dimostrazione che il cartesiano "dubito ergo sum" è sempre più di attualità. Del patto del Nazzareno nulla si sa e forse è meglio così.

Nel mondo, ma in particolare in Italia, nulla è veramente scolpito nella pietra. A seconda delle latitudini e delle longitudini, senza dimenticare gli emisferi non ci sono certezze che possano reggere al rotolare del tempo. Non le certezze della fisica, non le certezza della medicina, non la certezza del diritto (ma questo è un altro discorso) e, a ben vedere, neanche le certezze delle due tavole divenute famose per l'ancheggiare con cui sono discese dal monte Sinai. Insomma nulla è dato una volta per tutte. Ne sanno qualcosa i ragazzi nati all'intono della seconda metà degli anni novanta.

Questa generazione, cresciuta a base di latte e fra' Antonino da Scasazza di Quelli della notte , svezzata ad hamburger e patatine nonché dopata con il Grande fratello, aveva una solidissima certezza: i giudici sono comunisti. E qualcuno anche invidioso. E qualcuno anche poco etero. Tutti scaricavano il loro odio (e le loro frustrazioni) su un metro-e-cinquantotto di uomo.

Da ieri però tutto questo non è più. Anche il metro-e-cinquantotto di uomo se ne è accorto. Sì certo l'hanno condannato per evasione fiscale, e l'hanno mandato ai servizi sociali, sì certo l'hanno inquisito per corruzione semplice finanziamento illecito ai partiti, falso in bilancio e appropriazione indebita, rivelazione di segreto d'ufficio però son tutti reati prescritti. Poi quei birichini dei giudici (comunisti) si sono dati da fare con altre bagatelle tipo: prostituzione minorile e concussione aggravata, e nuovamente corruzione, tutti procedimenti in corso. Ma si sa i giudici sono dei ragazzi e con qualcosa devono pur giocare.

Tutto questo naturalmente non impedisce al metro-e-cinquantotto di lavorare e continuare (ahinoi) a impegnarsi per il bene della Patria e del Paese. E allora lui si prodiga in tutti i modi per la riforma delle istituzioni: il nuovo Senato, la nuova legge elettorale e quella, - molto importante - della giustizia. Quindi con il nemico di sempre stringe un patto di cui nulla si sa, forse meglio così, che ha un nome pericoloso: Nazzareno. Che il Nazzareno, quello vero , non ha fatto una bella fine e anche i suoi primi amici se la sono passata maluccio mentre gli epigoni, da un migliaio d'anni in qua, stanno proprio bene, come ti sbagli, tra corruzioni, prostituzioni, omicidi (ci sono state epoche in cui non andavano tanto per il sottile) e pedofilia. A dimostrazione che l'uomo non è di legno. E forse questi ultimi sono il modello di riferimento del patto. Chissà.

Comunque sia tutti i perigli che quegli scavezzacollo dei giudici stavano prospettando al metro-e-cinquantotto ora vanno evaporando. La sentenza sulla questione della prostituzione minorile non sarà depositata prima di settembre 2014 e quella eventuale della Cassazione non si avrà prima della primavera 2015. Quindi fino ad allora sciambola. Non è un lungo periodo ma ogni lunga marcia inizia con un primo corto passo.
Se poi il metro-e-cinquantotto fosse ritenuto colpevole scavallerà senz'altro il carcere avendo superato gli 80 anni e gli toccheranno gli arresti domiciliari. Magari lunghi. Ma casa sua ha un giardino grande e molte stanze. Sempre che nel frattempo la prossima riforma della giustizia non riservi interessanti soluzioni a misura dell'uomo. Non sarebbe la prima volta. E quindi non sarebbe da stupirsi.

Adesso dopo questi assist, come li definisce la grande stampa, vien difficile penare che i giudici siano ancora comunisti.

venerdì 4 luglio 2014

Vecchie storie di sempre: il Vaticano, le tasse, la Germania e il resto.

Mentre papa Francesco monita contro i ricchi i cardinali maneggioni gli fan scavallare le tasse, in Italia. La Germania fa quel che ha sempre voluto fare: comandare, soprattutto sull’Italia che gli piace tanto. Gli F35 stanno a terra. Giovanni Floris ha bisogno di stimoli nuovi: si chiamano soldi.

Si dice che «il lupo perda il pelo ma nn il vizio» e si dice anche che «non c‘è nulla di nuovo sotto il sole» e che  «l’unica notizia degna di essere pubblicata è che un uomo ha morso un cane.» Quindi tutto già visto tutto già letto. Perché stupirsi?

Il Vaticano ringrazia.
Per l’ennesi volta e non sarà certamente l’ultima lo stato della Città del Vaticano ringrazia lo stato italiano perché non gli fa pagare le tasse.  Si sperava che dovendo raschiare il fondo del barile questa volta toccasse un po’ anche alla Chiesa, lasciando in pace i poveri cristi che le tasse le pagano da sempre, ma così non è. La notizia al solito esce di mercoledì o giovedì o al massimo di venerdì. Pubblicarla di domenica sarebbe di cattivo gusto rovinerebbe la festa del Papa: nello stesso giorno in cui gli fanno lo sconto non potrebbe esaltare la povertà e monitare (far di monito) contro la mafia, il vile denaro, la corruzione e gli intrallazzi. Che se non ci fossero cardinali intrallazzatori forse le tasse le dovrebbe proprio pagare. Che papa Francesco se ne faccia una ragione: i cardinali intrallazzatori servono. Sic transeat gloria mundi (per lui che sa il latino il senso della frase è chiaro).

Tasi, Tarsi, IMU e compagnia.
Pare che finalmente (per i malati di masochismo) stiano arrivando le famose aliquote sugli immobili, hanno nomi impronunciabili dai misteriosi significati minacciosi. Il più evocativo si scrive Tasi e si intende taci (in veneto). Giusto per mettere il contribuente a suo agio. E così tutti taceranno meno quelli che potranno ridere a crepapelle. Sono i soliti: le scuole private e le cliniche di proprietà di enti religiosi e i conventi trasformati in alberghi e bed&breakfast eccetra eccetra. Per le chiese neanche se ne parla come se la luce dei lampioni che illumina le strade che portano al tempio o la pulizia delle stesse fossero servizi forniti direttamente dal cielo e pagati con tre pater-ave-gloria. Che credere nei miracoli può anche andar bene ma non bisogna esagerare. Soprattutto si monita bene mentre gli amici vicini razzolano male.

La Germania vuole comandare
Neanche questa è una grande novità lo vogliono fare da sempre. Vero è che all’inizio fu Giulio Cesare ad andare a sfrucugliarli a casa loro ma poi questi si sono vendicati con gli interessi. Si dice che gli italici non amino i germanici ma li rispettino mentre i germanici amino gli italici ma non li rispettino. Storia vecchia che si ripete. Non solo i teutoni chiedono ai governanti del Belpaese di fare i compiti a casa ma poi li vogliono vedere e con la matita rossa e blu li correggono. Per cambiar di passo ci vuol più che un buon oratore, anche se giovane, ci vogliono idee chiare e fatti concreti. Che a stender proclami son buoni quasi tutti Nella politica fra Stati fidarsi dei rapporti personali, «non temo i cani da guardia, conta il rapporto con la Merkel»,  non ha mai portato bene. Se ne è accorto anche se un po’ tardi pure Mussolini. Loro, i tedeschi, (come tutti i veri governanti) pensano all’interesse del loro Paese (giusto o sbagliato che sia) e del resto se ne impippano. E poi la politica delle pacche sulle spalle è roba da piazzisti e non ha mai pagato. Come ha spiegato Putin a Berlusconi. L’unico che disse qualcosa di spiazzante sulla Germania fu Giulio Andreotti: «La Germania mi piace così tanto che preferisco averne due.» Non gli dettero retta. Non era politicamente corretto.

Gli americani preferiscono che gli F35 stiano a terra.
La storia di questi disgraziati aeroplani sembra proprio essere infinita. Adesso si incendiano pure e al momento nessuno ne capisce il motivo. Per precauzione gli americani che sono dei pragmatici li tengono a terra. Almeno lì fanno la loro bella figura. Gli unici che insistono a volerli comprare sono i ministri della difesa italiani, a prescindere dal partito di appartenenza e anche il presidente del Consiglio e pare pure quello della Repubblica, neanche fosse scritto nella Costituzione che l’Italia è una nazione guerrafondaia. Magari si potrebbe prendere esempio dalla Costa Rica che sessant’anni fa vendette il suo armamento militare (altro che privatizzazioni) e sciolse l’esercito. Da loro l’indice di alfabetizzazione è del 96% hanno un bel sistema sanitario nazionale, viaggiano al top dell’index sulla qualità della vita  e sono ancora in Brasile a giocarsi i mondiali.

Gli stimoli di Giovanni Floris
E così anche Floris lascia la Rai. È l’ultimo di una lunga serie di pulcini che la nave scuola RAI ha allevato e che poi, con la maggiore età ed imparato quel che c’era da imparare, ha deciso di andarsene. Come tutti i predecessori nell’atto dell’abbandono ha parlato del bisogno di stimoli nuovi. Tutti strizzano l’occhio e fanno finta di crederci. In realtà gli ex pulcini hanno capito che la vita (soprattutto professionale) non è eterna e quindi meglio monetizzare prima della fine. Almeno lo dicessero chiaro e tendo:«me ne vado perché di là mi pagano di più.» Se sono arrivati a dirlo i calciatori possono riuscirci anche i giornalisti. Forse.

Alleluja.

mercoledì 2 luglio 2014

Immunità: nessuno la vuole ma tutti se la piglian

Felici e contenti il duo Calderoli Finocchiaro ha visto approvare in commissione la proposta per il nuovo senato ivi inclusa la clausoletta dell’immunità. Questa che nessuno voleva ha ottenuto la stragrande maggioranza dei consensi. Gli strani scherzi del destino.

Il duo Calderoli Finocchiaro
Di Immacolata la bella del paese si usava dire che «tutti la voglion ma nessuno se la piglia.» E le beghine, ma non solo loro, giù ad almanaccare sul perché quella bella ragazza rimanesse zitella e non trovasse proprio da sposare. Con l’immunità (parlamentare), che non è certo il più bel provvedimento che il parlamento possa prendere,  la storia è completamente diversa: «nessuno la vuole ma tutti se la pigliano.» E qui non c’è tanto da almanaccare sul perché. Non foss’altro che per l’alto numero di deputati e senatori che hanno pendenze con la giustizia. Ma non per reati d’opinione, che oggi viene pure difficile da stabilire quali siano e, in taluni casi più che un’opinione si tratta di un dato di fatto conclamato anche se, purtroppo assai spesso non (ancora) sancito dall’autorità giudiziaria.

I sostenitori dell’immunità dichiarano che questa è sacrosanta per definire la separazione dei poteri ed impedire che quello giudiziario sia artatamente coercitivo (fumus persecutionis) nei confronti di quello politico. È un’opinione che ci può anche stare pure se storicamente è successo il contrario. Ma tant’è. In questo caso il rimedio al fumus di cui sopra è oggettivamente abnorme: come se si prevedesse il ricoverare in terapia intensiva uno solo perché ha un semplice raffreddore. A nessuno, guarda caso, è venuto in mente di proporre il contrario: mentre il parlamentare viene indagato, intercettato, interrogato e magari alla bisogna pure arrestato un organismo esterno al parlamento valuta se c’è il fumus. Così si evita che l’arrosto prenda il volo e poi finisca massaggiato da una qualche macchinetta  tritadocumenti o da più semplici corruzioni di testimoni. E gli esempi non mancano.

Bizzarro poi risulta il fatto che relatori della proposta del nuovo senato siano Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli. Entrambi fanno parte della categoria dei nominati ed entrambi con qualche aggravante. Il Calderoli non solo è padre della famosa porcata ma nonostante una laurea in medicina non sa distinguere una persona da un animale il che, al di là di ogni altra considerazione non è bello. E soprattutto dimostra o difetti alla vista o scarso QI A scelta. Che se poi quella confusione è stata fatta strumentalmente per strappare qualche becero applauso razzista allora è ancora peggio. La cosa è proprio laida.  E dunque la domanda: che ci fa uno così in parlamento e pure come vice presidente del senato e relatore di una proposta di riforma che tocca la costituzione?

Anna Finocchiaro, in parlamento da sempre, è più nota per le sue spese nei supermercati con tanto di uomini della scorta utilizzati come spingitori di carrelli, che non per specifiche iniziative legislative. E di cattivo gusto è stata la sua richiesta di deroga per presentarsi alle elezioni, e si spera questa sia la sua ultima volta, scavalcando la procedura del suo partito che impedisce la ricandidatura dopo tre mandati. E qui non si dice del signor marito perché non è giusto che le eventuali colpe di questo ricadano sulla moglie. Certo l’etichetta della politica, se ci fosse, avrebbe voluto altre soluzioni. 

Comunque per ora l’immunità è passata solo nella commissione Affari costituzionali. Si dovrà aspettare il responso dell’aula. Che però è un’aula di nominati.

Matteo Renzi, il primo bambino che mangia i comunisti, da che è presidente del consiglio si è molto esercitato nel rimangiarsi quello che ha detto nelle varie Leopolde. Strani scherzi del destino.