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martedì 17 giugno 2014

Feltri Vittorio inventa la categoria “schifezze d’uomini”. Ma quali uomini?

Chi si deve ritrovare nella categoria “schifezze d’uomini”? Solo gli assassini di moglie e figli che poi vanno al bar a vedere la partita? Magari c’è posto anche per altri che sangue vero non ne fanno schizzare, forse, ma danni grossi ne combinano parecchi.

Non se ne avrà a male Vittorio Feltri se si utilizza, almeno in parte, il titolo del suo (sedicente) editoriale di oggi, 17 giugno. 
D’altra parte da sempre sono i regolari che forniscono le armi ai ribelli perché questi possano avere qualche possibilità di sopravvivere. Il titolo del Feltri Vittorio lancia una nuova categoria d’uomini: oltre agli uomini per bene, con le varianti di brave persone, onesti, puliti, seri  ecc.,  e agli onorati, che quelli d’onore dopo Shakespeare sono tutt’altra cosa,  s’inventa quella di “schifezze d’uomini”. Dove la qualificazione anticipa e non segue il sostantivo. Schifezza d’uomo è Carlo Lissi, che ammazza moglie e figli e magari altri come lui. Ma se è così la categoria schifezze d’uomini risulta scarsamente popolata  e allora val la pena di dare un’occhiata intorno. 

Ci sono, per esempio, i giornalisti, se li si vuol far rientrare tra gli uomini, che a volte, pare, vogliano loro stessi  aspirare a ruoli ben più alti, che a schifezze non son messi male. Le loro schifezze poi sono spesso sanguinose come quelle  del Lissi anche se in chiave metaforica ma qualche volta neanche tanto. E spesso come nel caso attuale vengono commesse in ossequio alla libertà. Libertà di audience e libertà di vellicare  gli istinti belluini che, qualche volta tanto e qualche volta poco, stanno dentro ognuno. E qualche volta tanto e qualche volta poco esplodono e da fatto inconscio e privato diventano fatto pubblico e drammaticamente conscio.

Questa volta in tanti tra i giornalisti hanno deciso di andare a  far compagnia, nell’essere schifezza, a Carlo Lissi. L’hanno fatto ognuno con il suo stile, che se la rozzezza non è merce rara non è neppure così comune, con l’aria che in tutto il mondo almeno per oggi ci fosse un solo delitto e di conseguenza un solo colpevole. E così tutti a intingere la penna nel sangue delle tre vittime. Non per prendere atto di un fatto terribile, per raccontarlo e magari per capire, cosa che più difficile non si può, ma per chiamarsi fuori, loro per primi e poi tutti quanti gli altri dell’umanità,  da tutte le vergognose magagne che affliggono la vita. Dalla truce feltriana schifezza, si sale ai vertici della letteratura russa, magari appena riletta e quindi ecco in scena Tolstoj e  Dostoevskij, si ripiomba nel truculento gridando al mostro che una volta ingabbiato deve veder buttar via la chiave, all’evocazione del diavolo e del male, che non  è un corrotto né uno scafista e neppure un fabbricante d’armi e  che se ne sta sul pianerottolo di casa.  Ovviamente questo è il male con la emme maiuscola, come sbagliarsi. Il Male a cui ormai non crede più neanche la Chiesa Come dire che lo spettro di uno solo,  sanguinario e colpevole al giorno toglie la schifezza, sociale e di tanti, di torno.

Già, perché se la voglia di scrivere è tanto stimolata dal male individuale col suo contorno di sangue, che è fatto singolo privato e circoscritto, assai di meno è eccitata dal male sociale,  che sangue vero, fisico, non ne fa (apparentemente) sgorgare e che per uccidere non mette mano a coltelli. Schifezze d’uomini sono quelli che vivono di becera audience, di ossequio allo stipendio ancor prima che al padrone, schifezze d’uomini sono quelli che nell’accomodarsi su poltrone pubbliche si occupano dei fatti loro invece che di quelli della collettività, schifezze d’uomini sono quelli che ben felici godono della prostituzione di minorenni, e che se la spassano con chi è obbligato a vivere lungo i viali, schifezze d’uomini sono quelli che discriminano e cacciano una centralinista perché trans, schifezze d’uomini son quelli che fan vacanze a spese altrui, schifezze d’uomini sono quelli che posseggono quartieri interi non accatastati e che non pagano le tasse, schifezze d’uomini sono gli evasori fiscali, schifezze d’uomini son quelli che si fan ristrutturare casa dai fornitori, schifezze d’uomini sono quelli che asfaltano e riassaltano la strada perché tanto ci son le varianti d’opera e le mazzette corrono felici, schifezze d’uomini son quelli che si fanno finanziare le campagne elettorali e poi lo negano e poi schifezze d’uomini sono quelli che hanno due pesi e due misure.


Carlo Lissi con una certa probabilità può essere definito  una schifezza d’uomo ma nella hit parade delle schifezze d’uomini certo non è tra i primi posti.

3 commenti:

  1. Sito Novefebbraio18 giugno 2014 10:26

    Il tema è molto serio , ma la tentazione di introdurre il concetto di "autobiografia" rimane

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  2. Daniela Bartalesi18 giugno 2014 10:27

    Feltri per primo

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  3. Filomena Pantalone18 giugno 2014 10:28

    lui compreso

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