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venerdì 6 giugno 2014

Deputati corrotti: Elisabetta II è avanti dieci passi.

Mentre in Italia sulla corruzione ci si balocca con leggi e provvedimenti che assomigliano alle grida manzoniane in UK mettono il cittadino in condizione di cacciare il deputato corrotto. Semplice


Ai sudditi di Sua Maestà Britannica, la Regina Elisabetta II, i deputati disonesti non sono mai piaciuti. Il disprezzo che a questi viene riservato dall’opinione pubblica  è tale e tanto che sempre o quasi (il quasi è solo retorico) i deputati che vengono pescati con le mani nella marmellata non aspettano neanche che il processo abbia inizio. Quando la notizia si sparge e diviene di dominio pubblico si dimettono e basta. Sia che si tratti di una ricca tangente (la corruzione ha libero corso anche nella terra d’Albione) o del mancato versamento dei contributi alla colf, o dell’aver mentito su chi guidava l’auto pescata in eccesso di velocità fino all’acquisto, per il valore di poche sterline, di una cassetta porno. Sono cose che non si fanno. Là, in UK. E i cittadini quando ne vengono a conoscenza si indignano sul serio e non per finta.  

Tutti ne sono consci e chi viaggia su sentieri pericolosi sa che corre anche il rischio di pagare. Se preso, ovviamente. Quindi, sempre là, i deputati bricconcelli prima si dimettono e poi ovviamente, come giusto che sia, vengono processati e, caso stranissimo per chi vive nella penisola a forma di stivale,  quando sono definiti colpevoli finiscono dritti dritti in gattabuia. Fosse anche solo per un mese e se il giudice decide per una pena alternativa non ci si mette a discutere sul dove, come e quando ma semplicemente si ubbidisce. È strano ma è così.  Fatto questo che nel Regno Unito non viene definito giustizialismo ma più semplicemente giustizia. I britannici sanno essere sobri. Anche senza loden. E non è che, magari per eccesso di sobrietà, abbiano perso il senso dello Stato di diritto e neppure quello del garantismo. Che anzi il garantismo l’hanno inventato proprio loro. L'hanno chiamato habeas corpus

Se però fino ad ora l’atto del dimettersi in UK era una decisione personale e che rientrava più nell’ambito della individuale legge morale (del super-io dei politici sarebbe proprio interessante studiare) e anche un po’ del buon gusto, fra qualche mese non sarà più così. O meglio non sarà più solo così. Infatti la proposta di legge che Elisabetta II ha avanzato (ovviamente suggerita dal governo in carica) è che gli elettori possano essere parte in causa in situazioni di non ortodosso comportamento dei loro rappresentanti. Basterà infatti che il 10%, un miserrimo 10%, degli aventi diritto al voto del collegio elettorale  presentino una petizione di sfiducia perché si torni a votare. E quindi non si faranno distinzioni tra reati gravi e meno gravi partendo dal presupposto che un reato è un reato e chi commette un reato non può rappresentare degnamente il popolo che lo ha eletto. Il che tuttavia non vuol dire che non ci siano appropriati meccanismi di controllo per evitare persecuzioni o vendette o abusi. 

È assai probabile che alla latitudine di Montecitorio e di Palazzo Madama la cosa suoni senz’altro strana, ridicola e magari anche un po’ comica. Nel Regno Unito sanno essere dei fini umoristi e talvolta anche dei comici (Charlie Chaplin, Graham Greene e Wodehouse sono nati da quelle parti) ma sanno anche essere molto rigorosi quando si tratta di definire le regole e la loro applicazione. Peraltro il loro sistema elettorale, semplice ed efficace, permette l’intervento diretto del cittadino. In UK vige il sistema del collegio uninominale, il candidato che prende più voti vince. Chiunque può presentarsi alle elezioni, basta che effettui un versamento di 500£. Al vincitore verranno restituite mentre gli sconfitti le perderanno. Semplice. 

Nei collegi si presentano persone che vivono lì e che sono conosciute da tutti, il fenomeno dei paracadutati non esiste. Il voto viene dato alla persona che, casualmente, si fa per dire, aderisce ad un partito e non viceversa. Anche questo è semplice e con ogni probabilità lo capirebbe anche Gasparri e pure il suo omologo D’Alema. Che si sappia da quelle parti nessuno invoca paranoicamente i tre gradi di giudizio e neppure il ricorso alla Corte di Strasburgo o a quella dei Diritti dell’uomo. Così come nessuno pensa di definire antipolitica un partito che critica ferocemente quelli storici ed il loro comportamento. Là non si strappano le vesti di fronte ad un Farage ma con più buon senso vanno a correggere le storture sulle quali questo può far leva. 

È semplice da capire anche per chi è alle prese con l’Expo, il Mose, i patrioti coraggiosi di Alitalia, la banca Carige, il Monte dei Paschi di Siena, le piemontesi mutande verdi, Pompei, i bronzi di Riace e la Salerno Reggio Calabria. E qui ci si ferma. Solo per carità di patria . 

1 commento:

  1. Valeria Borgia9 giugno 2014 17:06

    provo invidia per il modus inglese. Spero che possa attecchire anche qui (quando?)

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