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lunedì 26 maggio 2014

Ora Renzi è condannato a fare una politica di sinistra. Difficile.

Il 41% sono un sacco di voti, anche troppi ed hanno il grande difetto di togliere ogni alibi. Se si parte così alti la volta prossima non si potrà che peggiorare. Da adesso però soluzioni strutturali a tutti i problemi.

Risultati trionfali per Matteo Renzi, anche se lui si schernisce e dice che ha vinto il Pd. Più per astuzia che per modestia lascia volentieri il merito di tanta grazia al partito piuttosto che intestarlo a sé stesso. E gli conviene. Gli conviene fare il modesto poiché ha perfettamente capito che da ora in avanti la situazione per lui si fa grama. E per i numeri e per la qualità della proposta politica prossima ventura. Specialmente per lui. Infatti con un risultato così eclatante il futuro si fa grigio: il fatto vero è che questo risultato non può che peggiorare. E il simpatico ispiratore di Crozza lo sa bene. Giusto i giuggioli e le giuggiole (queste inserite solo per parità di genere) ieri sera erano così sinceramente garuli e garule, mentre lui non c’era. Ovvio.

Infatti pensare di doppiare lo stesso risultato in elezioni politiche va al di là di ogni più ragionevole ottimismo. Oddio, non che sia impossibile: gli italici insegnano che per loro, nel segreto dell’urna, nulla è impossibile. D’altra parte per vent’anni sono corsi come le mosche al profumato richiamo di tal Berlusconi Silvio che di serio non aveva nulla: neanche i capelli.

Comunque ora per Renzi Matteo iniziano i problemi. Perché non sarà facile per uno che, elettivamente un po’ di destra, deve  mettersi a fare cose sostanzialmente di sinistra. Che un conto è dichiararle nei comizi e un altro è renderle concrete. E tra le prime cose di sinistra a cui dovrà mettere senz’altro mano c’è il far uscire il Pd ed organizzazioni correlate, dalla viscosa melassa dell’affarismo modernista. Che se non si mette ordine in casa propria vien difficile chiederlo agli altri Operazione ardimentosa visto che, i fili che compongono il viluppo degli affari sono così assai ben ramificati e pochi o forse nessuno dei potentati economici, che stanno al di là ed al di qua degli schieramenti, ne è indenne. D’altra parte certe recenti nomine han lasciato l’amaro in bocca a più d’uno e a taluni son parse dei pedaggi ben pagati.  Poi c’è la questione della moralità istituzionale, che passa non soltanto da un deputato arrestato ma anche e più intensamente dalle questioni dei doppi e tripli incarichi e poi dai vergognosi costi della politica. Poiché dire che la politica e la democrazia abbiano un costo in denaro ha sempre suonato più come una giustificazione all’esistente che non ragione vera. E la storia delle società di mutuo soccorso e delle prime cooperative di braccianti questo insegna. Peraltro è lunga la lista di quelli che sono arrivati alla politica con vestiti sdruciti e poi, mandato dopo mandato, si son fatti esperti di gran moda alla costante ricerca del “fatto a mano e su misura”. Ormai diventati signori abituati alle terrazze e agli autisti.

E poi ci sarà anche da dar soluzione alle questioni del lavoro e delle pensioni  e della abnorme tassazione che riguarda chi i denari non ce li ha e delle ricche rendite finanziarie che magari dovrebbero essere sommate al reddito (che tali sono) e quindi tassate e delle scuole e dell’ambiente e  dei beni comuni. E per tutte queste questioni dovranno esserci soluzioni strutturali, così come le si chiama adesso, cioè a dire che non risiedono nella filosofia di “una botta e via”. Questa esperienza già è stata fatta e non ha lasciato buoni segni. Anzi, l’Aquila è ancora là che aspetta e le new town ad alto costo e a qualità relativa sono lì a dimostrarlo.

Tutto ciò posto Renzi sa bene che quanto è dentro il M5S non è solo urla, battutacce e vaffa, ma soprattutto sintomo di un radicato malessere che esce dal confronto di chi scialacqua (anche soldi non suoi) ed ha il problema della fine della settimana mentre i più lesinano ed hanno il problema della fine del mese. E, dalle prossime analisi (segrete perché non divulgate) dei flussi elettorali si capirà che una certa parte di quel 41% l’ha votato per gli stessi motivi per i quali alle ultime politiche aveva votato per Grillo. Al quale per alcuni temi di contorno in campagna elettorale si è sovrapposto.

Magari Renzi avrebbe preferito qualche punto in meno per poter gestire con più tranquillità e pure con qualche scusa,  quello che sarà difficile fare. E che magari non si riuscirà proprio a fare.

17 commenti:

  1. Pensa un po'...le giuggiole mi hanno gia' raggiunto fin qui! Quindi leggere il tuo lucido ragionamento mi ha tirato un po' su. Pero' vorrei aggiungere che si puo' anche capire che ci sia un entusiasmo acritico per questo successo inaspettato del tipo e del partito. Dopo anni di totale schifezza, questo e' un lumicino che lascia spazio ad un filo di speranza. Del resto tra I grilli e I fascisti non c'era molta scelta.

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  2. Milena Villari26 maggio 2014 22:41

    ma magari la facesse una buona politica! il M5S gli approverebbe tutti gli emendamenti..

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  3. Massimo Canella27 maggio 2014 09:08

    Massimo Canella teniamo anche conto che gran parte dei voti "nuovi" gli sono arrivati dal centro e dal centrodestra

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  4. Anche perché ha una maggioranza che non è di sinistra. Qualcuno non lo sa?

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  5. Marco Tarquini27 maggio 2014 20:02

    lo hanno votato tanti di destra

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  6. Valeria Borgia28 maggio 2014 08:35

    io ho votato Tsipras.

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  7. Valeria Borgia28 maggio 2014 08:36

    ce l'ha fatta!

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  8. Pasquale Nuccio Benefazio28 maggio 2014 15:31

    discutere se la politica di Renzi e' di sinistra e' pura masturbazione mentale . Fare le cose giuste non e' destra o sinistra ,. Ma se le masturbazioni mentali piacciono allora la domanda giusta dovrebbe essere de il PD e' di sinistra ..

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    1. Sito Novefebbraio28 maggio 2014 23:55

      Fare le cose giuste non è di sinistra nè di destra. Ma non ti ha mai sfiorato il dubbio che una cosa che è considerata legittimamente giusta per uno di destra può non esserlo per uno di sinistra e viceversa? La patrimoniale sui patrimoni medi e grandi per me è una cosa giusta , Alfano ha detto che mai e poi mai se ne deve parlare. Mettere un'impossibilità giuridica alla rinnovabilità ad libitum dei contratti a termine per Damiano e Vendola è giusto. per Renzi e Poletti meglio una sanzione pecunaria. Per i liberisti manco quella. Per Prodi (e la Fornero bisogna dire) le dimissioni dovevano essere confermate per evitare le dimissioni in bianco. Sacconi tolse la conferma per evitare inutile burocrazia alle imprese., il nuovo sindaco di New Yoirk vuole alzare le tasse ai ricchi, i repubblicani vogliono abbassarle... Qualcuno ha ragione in assoluto e qualcuno ha torto in assoluto ? Per me sono che sono laico no ! Tutto dipende dalle proprie scelte culturali e daghli ibnteressi che si sceglie di difendere. Scusa se te lo dico ma la neutralità della politica giusta è una favola, pure pericolosa

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    2. Pasquale Nuccio Benefazio29 maggio 2014 01:28

      Certamente , ma non credo che questo caratterizza un governo buono o cattivo . L;economia e' fatta di tante voci , Ti chiedo ; come collochi un governo che applica le proposte di Damiano e Vendola e taglia sulla santita ; o vice versa ?

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    3. Sito Novefebbraio29 maggio 2014 01:29

      Bene , allora se non sbaglio siamo d'accordo che le politiche si possono classificare secondo il binomio destra sinistra . Un governo che ne fa alcune di un tipo e altre di un altro ?, esiste un criterio di prevalenza . E se è perfettamente a metà , come lo chiamo ? Strabico ? Schizzofrenico? Paraculo ?

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    4. Pasquale Nuccio Benefazio29 maggio 2014 01:29

      di coalizione

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    5. Sito Novefebbraio29 maggio 2014 01:30

      Anche in quel caso - talvolta - l' ultima definizione del mio precedente post ben si attaglia

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  9. Paolo Penacchio29 maggio 2014 11:24

    certamente esistono governi di coalizione; ma credo che un partito politico debba indicare ai cittadini quale sarebbe la sua linea se vincesse con oltre il 50 per cento ( e non necessariamente questo corrisponderebbe alle sue speranze ideali , ma , quanto meno, alla sua visione di come le stesse, una volta fatti i conti con una società civile magari molto più arretrata delle stesse, possano diventare programma d'azione), in un momento successivo potrà anche dar vita d un governo di coalizione e dirte chiaramente a cosa si trova obbligato a rinunciare dei suoi programmi , niente di male in questo, ed anche quali sono i punti che ritiene comunque irrinunciabili. Il guaio avviene quando un partito politico si presenta ai cittadini con già dei programmi che sembrano frutto di una mediazione , prima ancora di essere sottoposti al voto democratico. Certamente se i partiti politici si presentano con programma già frutto di mediazione rispetto alle loro speranze ed ai loro disegni strategici di fondo, allora sì che la differenza tra destra e sinistra diventa più sfumata; ma avremmo una politica più povera e più asfittica; credo vi possano essere compromessi, ma che debbano essere trasparenti e che non nascondano i diversi punti di partenza e le diverse aspirazioni ideali. Ad esempio, allearmi con un partito cattolico può indurmi a non chiedere l'abrogazione del concordato nel corso della legislatura, ma non può indurmi a tacere sul fatto che quella rimane una mia speranza di fondo e che a livello di propaganda presso i cittadini continuerò ad illustrare i danni del nodo concordatario. Credo che insistendo con questo metodo i cittadini comprenderebbero ed , alla lunga, premierebbero.

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    1. Pasquale Nuccio Benefazio29 maggio 2014 11:25

      state confondendo la politica con le utopie

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    2. A me l'opinione di Paolo sembra estremamente realistica, tutt'altro che utopica: dire quello che si vorrebbe fare, se ve ne fossero le condizioni, prendere atto se le condizioni non ci sono e ricercare oneste mediazioni o rinunciare, se mediazioni oneste non se ne offrono, a governare.

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  10. Massimo Canella30 maggio 2014 01:57

    va bene se si è piccoli. Ci sono responsabilità che è colpevole evitare.

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