Cerca nel blog

domenica 2 febbraio 2014

Nuzio Galantino, segretario generale della CEI, parte male.

Prima uscita pubblica del nuovo segretario (ad interim) della CEI e subito spara una bella batteria di preoccupanti affermazioni. Sulla pedofilia dice che non tocca ai vescovi denunciare. Sulla scuola fa un po' di confusione. Delle tasse proprio non parla. Se questi sono gli uomini nuovi di papa Francesco c'è poco da stare allegri.




Nunzio Galantino. Chissà che pensa.
Con una certa probabilità monsignor Nunzio Galantino quando la prossima volta incontrerà il suo confessore lo stupirà dichiarando d'aver peccato di vanità. Poiché solo una bella dose di vanità e narcisisismo può averlo portato davanti ai giornalisti per la sua prima conferenza stampa dove ha sproloquiato alla grande. In verità dovrebbe confessare anche irrazionalità, superficialità e già che c'è pressapochismo (di buona o cattiva fede qui non si dice, solo per carità di patria), ma questi sono peccati più attinenti al suo ruolo politico di segretario della Cei, la Conferenza episcopale italiana, che non a quello di cristiano. E comunque forse questi non sono mancanze da confessore. Nel primo caso, la vanità, se la caverà con i soliti tre pater-ave-gloria mentre per i secondi, irrazionalità, superficialità e pressapochismo, si beccherà (ci si augura) una bella lavata di capo. E da quel che si intuisce del carattere di papa Bergoglio, non dev'essere uno dalla mano leggera quando si tratta di dare delle ripassate. E trovarglisi davanti dopo una qualche scempiaggine non dev'essere propriamente confortevole.

Monsignor Nunzio Galantino in questo suo primo incontro con la stampa italiana ha speso buona parte del tempo suo e di quello dei giornalisti per dire di quanto sia dispiaciuto per i fatti che sono successi nei giorni scorsi in Parlamento. Evvabbè. Lo sono tutti compreso Beppe Grillo. E, se se ne è dispiaciuto pure lui che conosce le regole dello spettacolo c'è da essere certi che si è andati oltre misura. Anche se bastava il semplice buon senso. Comunque monsignor Galantino ha voluto dirlo pure lui e così si è raggiunto l'en plein dello sdegno. E di nuovo evvabbè. Così, con retorica degna di miglior causa, ha raccontato di quanto lui, come italiano, si sia sentito umiliato. E per la terza volta evvabbè. Che se proprio proprio gli sfrizza l'uzzolo di provare l'ebrezza della umiliazione, magari come prete, gli basta guardare alle cose di casa sua, Ne trova a sufficienza, E pure senza sforzo.

Gli basterà, tra l'altro, rileggere le sue dichiarazioni a proposito della pedofilia laddove senza arrossire, che un po' di vergogna dovrebbe provarla, e un tantinello di umiliazione pure, dichiara che «Non è il vescovo che deve fare la denuncia all'autorità civile in caso di un prete sospettato o accusato di pedofilia: lui non è un né un pubblico ufficiale né un pubblico ministero.» E bravo il monsignore. A seguirlo alla lettera si deve arguire che un bimbo abusato se non è figlio o nipote di un pubblico ufficiale o di un pubblico ministero ha scarse possibilità di denuncia. E ribravo il monsignore. E dunque il prete pedofilo chi lo denuncia? Comunque non contento il buon Galantino aggiunge che «il vescovo è “padre” della vittima come dell'accusato. Certamente non è colui che difende d'ufficio il prete accusato dalla vittima, ma il suo impegno è quello di far emergere la verità in ambito ecclesiale che non è l'ambito giudiziario.» E bravo per la terza volta il Galantino, che a chiamarlo monsignore fa un po' specie. Ma soprattutto perché non spiega cosa significhi « Far emergere la verità in campo ecclesiale.» Perché a quelli che non san di lettere la cosa suona come un bel ritorno all'omertà di sempre. Che tanto non la si è ancora dimenticata.

A leggere questa intervista papa Francesco si sarà sentito come Penelope: nei giorni feriali la gerarchia gli disfa la tela che lui pazientemente tesse in quelli festivi.
Poiché le scempiaggini non viaggiano mai sole ecco monsignor Galantino spararne altre due.
Sulla questione della scuola ha sostenuto, con la disinvoltura di un giocatore delle tre tavolette, che esiste «solo la scuola pubblica, la scuola per tutti, statale e peritaria non la scuola privata o cattolica.» Che probabilmente anche E.T. saprebbe smentirlo visto che la scuola paritaria di norma ha un costo per chi la frequenta e che di solito non è a buon mercato. Che poi la stragrande maggioranza delle scuole parificate siano tenute da preti e da suore con la consueta coreografia di paramenti e genuflessioni è un dato che al monsignore sfugge. Che se si perde simili dettagli gli altri suoi colleghi della Conferenza Episcopale han poco da stare allegri.

Con l''ultimo punto della conferenza il monsignore ha deciso di mettere di buon umore i giornalisti. E poiché le barzellette i preti non le sanno raccontare ha ripiegato sulla nuova procedura di nomina del capo della Cei. In Italia si sta per varare l'italicum che poi è come dire la riedizione del vecchio porcellum, alla Cei stanno mettendo in cantier il vaticanum che assomiglia all'italicum che assomiglia al porcellum. Bravi.
Anche qui una lista bloccata, ma frutto di primarie, chissà chi saranno gli elettori e chissà se dovranno pagare come fanno quelli del Pd e chissà se la quota sarà popolare e in denaro o se ce la si potrà cavare versando il santino della parrocchia. Comunque alla fine ci sarà una lista bloccata di 15 candidati (le diocesi italiche sono 226) con un unico elettore, il papa, che sceglierà. Cioè come ha sempre fatto. Ma che belle idee ha questo monsignore.

Ovviamente di otto per mille, di tasse e di Imu il monsignore non ha parlato che ai più sarebbe piaciuto conoscere il suo parere. Ma si sa che talvolta il denaro, se non costodito nella banca vaticana, è lo sterco del demonio.

Adesso non resta che aprire il giro delle scommesse sulla durata del giovane vescovo, ha solo 65 anni, alla segreteria generale della Cei. Però monsignor Galantino che è un prete di lungo corso, ha chiesto ed ottenuto da papa Francesco di mantenere la guida della sua diocesi di Cassano dello Ionio. A quanto pare neanche i monsignori sfuggono al piacere del doppio incarico, ma forse in questo caso si è trattato di una ragionevole forma di previdenza: mantenere almeno un posto nel caso di fallimento nell'altro. E qui la prudenza non sembra sia stata troppa.

Se questo è il nuovo che avanza nella Chiesa tanto valeva tenersi il vecchio, che per lo meno lo si conosce già e soprattutto sta fermo al solito posto.



12 commenti:

  1. appena rientra francesco lo mette i castigo con 10 giorni di digiuno e ingionocchiato sui ceci...

    RispondiElimina
  2. Simona Mjj Marra2 febbraio 2014 19:21

    papa francesco è un bluff!!!! come si suol dire predica bene e razzola male

    RispondiElimina
  3. Come dice Nicole nella pubblicità della Schweppes: "what else did you expect?"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Maria Carbonara2 febbraio 2014 20:32

      Beh doveva tranquillizzare i suoi..

      Elimina
  4. Laici Libertari Anticlericali2 febbraio 2014 22:41

    Il volto nuovo di papa Francesco è ancora più truce di quello vecchio di Benedetto XVI, del card. Bagnasco e del card. Ruini. Al peggio non c'è mai fine

    RispondiElimina
  5. Giovanni Climaco Mapelli3 febbraio 2014 10:32

    si vede che vogliono far finire la loro Chiesa in breve tempo... più breve di quel che si pronosticava....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Maria Carbonara3 febbraio 2014 21:54

      mi piacerebbe credere alle vostre parole, ma a dispetto della logica, che come ben sappiamo ai cattolici manca, io non li vedo tanto in fin di vita e sono molto preoccupata

      Elimina
  6. Paolo Penacchio3 febbraio 2014 10:34

    così sicuro che l'intervento non fosse , nella sostanza se non nell'esposizione , concordato con il suo superiore?

    RispondiElimina
  7. Andreotti Roberto3 febbraio 2014 11:44

    E' la gente che vede troppe speranze, restando ciechi sul vero fine delle cose......

    RispondiElimina
  8. Grande ufficio marketing quello del vaticano. Hanno un "prodotto" per ogni segmento di mercato. E sono leader in ogni segmento. Piacerebbe anche alla Fiat.

    RispondiElimina
  9. Amerigo Gagliardi4 febbraio 2014 10:25

    Una simile diffusione di punti marketing/vendita/assistenza/distribuzione - uno per ogni parrocchia, per il Grande Pubblico - è l'invidia di tutte le organizzazioni commerciali. Ma soprattutto il prodotto si paga all'ordine e la consegna avviene dopo che il cliente è morto. Che ficata

    RispondiElimina
  10. Paolo Ghirelli4 febbraio 2014 10:26

    La chiesa da sempre vende illusioni perchè sono le uniche che non puoi misurare.

    RispondiElimina