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giovedì 6 febbraio 2014

La Chiesa la pedofilia e papa Francesco

La Commissione per i diritti dei minori accusa il Vaticano:«coprì, quindi permise, gli abusi.» Le sedici paginette del rapporto sono addirittura eccessive, bastavano poche righe. Papa Francesco come Gesù nel tempio o come Ponzio Pilato? La rimozione di monsignor Nunzio Galantino sarebbe già un bel segnale.



E così dopo tanti tantissimi anni, oltre duemila, è arrivata la condanna. 

Ma d’altra parte, come recita l'adagio,  che Dio non paghi il sabato è noto. Laddove si intende che ricompense e punizioni arrivano a tempo debito e non a scadenze fisse. E della saggezza dei popoli bisogna fidarsi. Quanto scritto nel rapporto della Commissione Onu per i diritti dei bambini condanna la Chiesa non solo per il delitto di pedofilia ma per quello ancor più grave che a questo si è accoppiato: la copertura di quelle vergognose pratiche. Copertura che qualche volta è passata attraverso il denaro (che non sempre è stato considerato dalla sacra istituzione lo sterco del demonio) e molte altre, c’è il sospetto che siano la gran parte, attraverso la coercizione, anche psicologica, della vittima. Questa se ne rimaneva negata, umiliata ed abbandonata mentre l’orco nero se la rideva bellamente rimanendo, preteso vergine, al suo posto o magari semplicemente spostato in altro ambiente a lui favorevole e ad altro incarico o addirittura avviato a salire i gradini di una ricca e prestigiosa carriera. Che anche nella istituzione della spiritualità divina avere qualche spicciolo in tasca non dispiace e se poi questo  diventa un’auto con autista e un segretario e un pingue conto in banca va ancora meglio. Il punto di partenza e di arrivo risultava (e risulta) essere sempre lo stesso: difendere o, il che è concettualmente addirittura peggio, preservare l’onorabilità, l’immagine e la reputazione della Chiesa. Che per far questo si dovesse calpestare e distruggere la dignità e non solo quella delle vittime ha sempre importato poco.

Le sedici paginette che compongono il documento risultano perfino eccessive. In verità bastavano e bastano poche righe oltre a quello che ben si conosce di uno sconcio  modo di agire di cui si dà notizia perfino in alcune pagine di importanti opere della letteratura italiana. Le righe in questione recitano così: «La Santa Sede (sic! Che di santo in quella sede c’è oggettivamente poco Ndr) ha adottato sistematicamente politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione  degli abusi su minori e all’impunità dei colpevoli. La Santa Sede ha sempre posto la salvaguardia della reputazione della Chiesa e la tutela degli interessi dei colpevoli sopra a quelli dei bambini.» Sic et simpliciter. Questo è il punto. Il resto aria per bocche sazie.

Quanto viene scritto nel rapporto della Commissione dell’Onu per i diritti dei bambini è chiaro e cristallino. Ciò che è più vergognoso è l’atteggiamento omertoso (in nulla differente dall’abitudine mafiosa) che non solo copre il delitto ma consente, garantendone l’immunità, la sua prosecuzione all’infinito. E nella sostanza la sua legittimazione. E in questo dire non si deve trovare scandalo poiché di tanto in tanto, che meglio sarebbe se fosse di spesso in spesso,  vale la pena di tirare i collegamenti tra i vari punti ed arrivare al disvelamento delle  logiche e delle parole. Che a capire devono essere tutti e non solo gli iniziati.

Forse monsignor Nunzio Galantino, segretario generale per quanto ad interim della Cei,  farebbe bene a riflettere se quelle sue pilatesche parole sul ruolo del «vescovo che non è un pubblico ufficiale e neppure un pubblico ministero.» non si inquadrino in quel contesto di vergogna denunciato dalla Commissione per i diritti dei bambini. E magari ne trasse una qualche conseguenza.

Certamente in Vaticano si aspettavano la condanna magari non così precisa e non così  cruda e semplice ma talvolta vale la pena di essere chiari. Parrà strano a vescovi e cardinali sempre abili nel parlare per metafore ma oggi così è. Adesso si tratterà di attendere con savia pazienza la reazione annunciata dal Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin che ha daffermato: «questo rapporto va studiato.» Che è certo nulla va preso sui due piedi. Lo disse anche Isabella di Castiglia e lo pensò pure Newton quando una mela gli cadde in testa. Se con questo Parolin intende che quella lettura sarà fonte di ulteriore presa di coscienza e punto di partenza del cambiamento sarà un fatto. Altro sarà se invece si studieranno le carte per leguleianamente individuare qualche pertugio giustificatorio. O si evochino lobby varie che è metodo vecchio, ha già dato ed soprattutto nell’evocare antichi protocolli non ha portato fortuna ai suoi evocatori.  Nel secondo caso  il Vaticano perderà definitivamente la sua battaglia. Con  la sua fede, i suoi fedeli e con sé stesso.

Questo è il momento per papa Francesco di fare il salto di qualità: passare dal telefono per chiamare i calzolai all’afferrare una ramazza per la pulizia della sua casa. Non occorrerà neanche tanto tempo perché in quei palazzi tutto è catalogato e ben archiviato e lì difficilmente spariscono i faldoni. Il Vaticano non è una Asl italiana. Magari cominciare con il rimuovere Nunzio Galantino potrebbe essere un bel segnale d’avvio.
E comunque non si preoccupi papa Francesco della eventuale confusione che seguirà alla ramazzata. Rammenti che l’hippy nazzareno quando entrò nel tempio si portò dietro uno scudiscio e i tavoli che rovesciò furono più d’uno e non andò neanche tanto per il sottile, a seguire quel che scrissero i suoi quattro storici. E dall’altra parte pericolo di finire inchiodato ad una croce non ce n’è: non si usano più quei metodi, film già visto ma nel caso c’è il lieto fine a soli tre giorni di distanza.



4 commenti:

  1. Massimo Canella6 febbraio 2014 21:16

    un serio problema è rappresentato dal fatto che non si possono rivelare i fatti appresi nel segreto della confessione a pena di scomunica mi pare. Ai tempi della Serenissima la violazione di tale segreto veniva punita anche dal braccio secolare, con la pena capitale comminata in forme abbastanza efferate

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    1. Confessioni a parte ci sono le denunce dei genitori o di altri parenti e/o amici che sono state nascoste o scoraggiate e le vittime minacciate di essere abbandonate. L' intervento di monsignor Nunzio Galantino sotto questo profilo è emblematico: il vescovo non è un pubblico ufficiale e neppure un pubblico ministero. Prima di arrivare ad "aprire" il segreto della confessione ci sono molte e molte altre strade da battere.

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  2. Andrea Arciprete6 febbraio 2014 23:09

    Effetivamente ha iniziato il cambiamento , adesso un prelato che ne denuncia un altro per pedofilia finisce per 2 anni nelle carceri Vaticane...

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  3. la questione della irrevocabilità del sacramento dell'ordine è assolutamente fittizia. Stiamo parlando di persone che si mettono in contrasto alla fede, è un omicidio 'bianco' del fedele, perchè allontana dal vangelo e impedisce Cristo nella vita delle persone nega la Grazia dello Spirito santo. Nessuno può essere in comunione con una chiesa che è in apostasia su questa questione.

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