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lunedì 20 gennaio 2014

Renzi è il frutto avvelenato di D'Alema?

Adesso la minoranza del Pd è più che mai scatenata contro il segretario. Gli accordi si fanno coi nemici diceva Fassino e Renzi segue il consiglio. Il sindaco di Firenze sta facendo quello che per anni hanno fatto tutti i big del Pd da Violante a D'Alema. Perché scandalizzarsi tanto? Si pensasse invece di lasciar liberi gli elettori di scegliere gli eletti.



Come si assomigliano: fratelli coltelli
Come diceva lo spassoso don Camillo in uno dei film della saga condotta con il sindaco comunista di Brescello: «se gratti il Pepito salta fuori il Peppone.» ed è quello che inopinatamente sta succedendo in questi giorni. Se gratti il Renzi spunta fuori il D'Alema. Almeno nello spirito.

Fino alle 16,00 di sabato lo sfrenato attivismo di Matteo Renzi poteva passare sotto la striminzita coperta della voglia di fare ma dalle 18,00 dello stesso giorno in avanti la coperta si sta dimostrando ancor più corta di quel che si pensava e lascia fuoriuscire pezzi di estremità il cui odore, a occhio e croce, non sembra dei migliori. Innanzitutto gli effluvi che aleggiano intorno alla parola democrazia e alla voglia di misurarsi con le idee, ancorché di minoranza, che girano o gireranno per il paese sanno un po' di acido butirrico che talvolta è un buon indizio per segnalare che il cibo è rancido. 

Che bisognasse o meno incontrare Berluconi è questione di lana caprina in fondo Renzi non ha fatto altro che mettere in pratica la massima che recita: «la pace (come gli accordi) si fa con i nemici.» Come ben sostenne quel Fassino, ora sindaco di Torino, ma già amico di D'alema (grazie al quale ottenne la segreteria dei DS per due volte), già sostenitore di Bersani nel primo scontro con il sindaco di Firenze e ora suo imprevisto (non si sa neppure quanto gradito) sostenitore della penultima ora.
Infatti che Fassino possa appoggiare Renzi suona come campana crepata perché delle due l'una o Fassino, improvvisamente rinsavito, ripudia la sua storia, purtroppo ultradecennale, all'interno del partito o Renzi gli assomiglia. Magari poi non solo a lui ma all'intero vecchio gruppo dirigente.

Certo, l'incontro con Forza Italia poteva essere gestito magari meglio ma è difficile scegliere i comandanti dei nemici o degli avversari e non sempre si possono imporre i nomi delle delegazioni avverse. Salvo il fatto che non si tratti da posizioni di estrema forza e questo non era certamente il caso. Senza contare che i precedenti nella storia del Pd (e prima dei Ds e prima ancora del Pds ed anche del Pci e della Dc neanche se ne parla) vanno esattamente nella stessa direzione. Violante docet e il suo mentore D'Alema super-docet. Che non lo si dimentichi solo poco tempo fa il baffetto pensava addirittura di abbracciare Fini.
Ma come al solito la gran parte dei dirigenti del Pd avversi a Renzi preferiscono guardare il dito e non la luna. Con quel che segue. Mentre Letta Enrico, di ampia e consolidata tradizione democrista, plaude all'iniziativa del segretario tentando in qualche modo di metterci sopra il cappello e, almeno in parte, di intestarsela. E anche questo ha l'odore dell'acido butirrico.

Interessante che Grillo, contro il suo interesse, protesti per il fatto che gli elettori saranno ancora una volta privati della possibilità di scegliere i loro candidati. Che questo è il vero punto dolente dell'incontro con Forza Italia. Incontro obbligato per Renzi se non vuol rimanere incastrato e risucchiato tra i ricatti di Alfano, che se si andasse alla elezioni anche con il proporzionale più puro porterebbe a cosa i classici due cocomeri ed un peperone, la flemma di Letta e l'inanità  bocconiana, lezioni tante ma fatti pochini,  di Sciolta civica e dei quattro gatti che da questa si sono staccati per finire tra le braccia di Casini. Vendola, al di là delle parole, è troppo poco rivoluzionario per poter incidere e contare in qualche cosa.

Ora i nemici interni del segretario farebbero bene a soppesare non tanto le somiglianze tra Berlusconi e Renzi che poi sono le stesse tra Berlusconi e D'Alema e comunque tra due uomini (e anche donne) di potere ma la genesi di Matteo. Che se si guardassero con onestà nelle palle degli occhi dovrebbero ammettere che il buon Renzi è il frutto avvelenato della vecchia quercia. Decenni di pochezza politica e compromessi al ribasso del gruppo dirigente del partito che adesso si chiama Pd hanno generato il “mostro” Renzi.
Bersani ha accettato di avere Renzi come avversario alle primarie per la candidatura a premier solo per debolezza e non per magnanimità. Peraltro un suo no secco era supportato dallo statuto. E tutto sommato ci stava anche. Ma per far rispettare le regole ci vogliono cabasisi come dice Montalbano. O come dicono quelli che masticano di politica: un solido impianto strategico, E infatti poi si è visto come è andata a finire.

Le seconde primarie, quelle per la carica di segretario, il sindaco fiorentino le ha vinte perché gli elettori del Pd si sono stancati di immobilismo e di politichese, di tirare a campare (già non gli piaceva quando lo diceva Andreotti meno ancora gli piace vederlo messo in pratica da Letta e dintorni)  e di tirare la cinghia mentre i loro dirigenti si divertivano (e si divertono) come matti. Emblematica la festa di compleanno al Circolo Antico Tiro al Volo organizzata da Epifani (ancora sindacalista ma comunque sempre ex socialista), a cui si potrebbero aggiungere appartamenti a New York o tenute agricole in Umbria tanto per dire solo di altri due, che la lista potrebbe essere lunga assai, E soprattutto penosa.
Renzi sta facendo quello che i vecchi della nomenclatura hanno già fatto e vorrebbero continuare a fare in prima persona. Che quello che avrebbero dovuto di certo non l'hanno fatto.

Se nel Pd c'è un Renzi e magari questo Renzi bisogna ringraziare tra gli altri (in rigoroso ordine alfabetico) Bersani, Bindi, D'Alema, Fassino Finocchiaro, Rute
lli (ora scomparso ma magari pronto a riemergere) Veltroni, Violante e per la sua parte in tempi ancor più lontani, Napolitano. e i loro epigoni: Cuperlo, Fassina, Orfini, Scalfarotto. Con gente così che non ha iniziativa e tanto meno idee non si va da nessuna parte. 
Mala tempora currunt.





3 commenti:

  1. Marco Fariello20 gennaio 2014 13:25

    Giustissimo, è quello che sto dicendo a gran voce da tempo.

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  2. Sito Novefebbraio20 gennaio 2014 21:29

    Brillante ed incisivo come al solito, ma credo dia una idea sbagliata, la castroneria immane di D'alema e quella un pò minore di Veltroni (Renziano ab ovo, ma qui la citazione di castruccio non c'è) non si possono considerare frutti avvelenati, cioè qualcosa che si è protratto nel tempo e che Renzi non poteva non considerare. La mossa di Renzi è invece il classico perseverare dopo l' errare, una prosecuzione di una stolida tradizione tanto più grave se perpretata da chi si era presentato come il rottamatore spaccatutto. Un pò meno di insulti alla CGIL e un pò più di distacco dalle strategie perdenti di D'Alema e Veltroni sarebbero state gradite.

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    1. Ciao Sito nel dire che Renzi è il frutto avvelenato di D'Alema (preso per sineddoche) intendevo dire proprio quanto tu scrivi. Se non fosse stato criptico avrei dovuto dire che Renzi è il frutto avvelenato della quercia.Ovvero il risultato dio tante castronerie. La sinistra sta mangiando la mela e cadrà bella addormentata. Chissà che sta pensando Barca.

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