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lunedì 25 novembre 2013

Pd: il volto buono della destra o quello peggiore della sinistra?

Certo che per darsele i candidati alla segreteria del Pd se le sanno dare e pure bene. Sono agguerriti, spiritosi e sapidi per quel che serve in simili frangenti. Pare quasi di assistere alle primarie dei democratici negli Usa dove se le cantano chiare al di là di ogni ragionevole limite, anche del buon gusto.



Ora sono rimasti in tre che in rigoroso ordine alfabetico sono: Civati Pippo, Cuperlo Gianni  e Renzi Matteo.
Di Pittella il Gianni, conviene identificarli con il nome i Pittella tanti sono quelli che girano in politica, s'è persa traccia salvo sapere che appoggerà Renzi. Un altro che sale sul carro del supposto vincitore. Domanda: ma quanto è capiente questo carro? Già perché a quanto pare non ci si sale con biglietto singolo ma con quello comitiva. Magari costa meno.

I Pittella, per esempio, sono due: Gianni (tre volte europarlamentare, una sola volta deputato, ex socialista ex laburista approdato prima ai Ds e poi per evoluzione naturale al Pd) e Marcello (consigliere comunale e poi provinciale e poi regionale anzi da pochi giorni governatore della Basilicata, sempre che il gup non lo inserisca nella lista degli indagati per una storiella di rimborsi allegri e, ovviamente, con lo stesso pedigree del fratello come provenienza di partito) entrambi figli di Domenico per tre volte senatore del Psi. Che a star tutti in politica e per tanto tempo ci vuole una bella resistenza. Tanto che il quotidiano della Basilicata titola: “i fratelli Pittella aprono al sindaco di Firenze.” che chissà se poi vorrà rottamare anche questi.

Comunque, i tre rimasti in gara parlano che è un piacere quanto poi a dire cose questa è tutta un'altra storia. Per adesso vale accontentarsi dei titoli poi quando finalmente li vorranno raccontare si darà un'occhiata anche ai contenuti.
Civati che di nome fa Pippo come l'amico di Pluto, è quello che, ad orecchio, sembra avere più capito come stare al mondo senza troppa fatica. Si è ritagliato lo spazietto del contestatore di tutto e di tutti, strepita a gran voce che bisogna fare la nuova legge elettorale, ben sapendo che è di là da venire e che poi si vada subito al voto. Desideri che neanche il mago della lampada potrebbe esaudire. E infatti questo è il trucco: chiedere l'impossibile per mantenere il possibile e vivere felici che poi col suo 10% è l'ideale per far la parte della minoranza oppressa. E lui questa la calza bene e per l'occasione se ne va girando con la barbetta di qualche giorno che vorrebbe mefistofelica e invece è rada e poco cool.

Poi c'è il Cuperlo, dal tradizionale nome Gianni, ma al contrario di quell'altro, il Pittella, lui non ha fratelli al seguito. Almeno che si sappia. Da qualche giorno parla come uno di sinistra che se lo sente D'Alema lo sculaccia. Si è messo anche a criticare il governo. Prima chiedendo alla Cancellieri di ritirarsi ma s'è ritirato lui appena Letta ha inarcato il sopracciglio poi adesso per dire che ora il governo non ha più alibi. Che in verità a ben vedere non ce li aveva neanche prima, se solo avesse voluto. Adesso invece che il Letta Enrico (detto palle d'acciaio) è in mano a sette senatori c'è proprio da ridere. La vita è ben strana: quando il governo girava sul dito di uno solo era ricattabile ora che invece a deciderne l'esistenza sono in sette si sentono più forti. Boh! Per adesso quel che si è capito di Cuperlo son due cose: la prima che non vuole «che il pd sia il volto buono della destra», ma questo non l'ha chiesto nessuno, e la seconda che il segretario del partito non svolga altro lavoro. Allora ci si immagina che si dimetterà da presidente del centro studi del Pd (chissà cosa studiano) e da membro della XIV commissione parlamentare, quella che si occupa delle politiche dell'Unione Europea, una faticaccia con i tempi che corrono e poi star sempre dietro a quel che dicono Angela Markel e Olli Rehn è come avere un doppio lavoro su tre turni. Ovviamente quindi si dimetterà anche da parlamentare perché con tutte quelle votazioni proprio non ci si può star dietro. A meno che non voglia dire che fare il parlamentare non è un lavoro. Cosa possibile. Anche perché in parlamento c'è già da tre legislature, senza che alcuno se ne sia mai accorto prima d'ora. Magari volesse cominciare a darsi da fare e la smettesse di essere il ventriloquo di D'Alema ruolo che a Bersani non ha portato molto bene.

Quindi il Renzi Matteo, il nuovo che avanza. Però senza parere è in pista dal 2001, che ormai son dodici anni, se si prende come anno di partenza quando fu eletto/nominato coordinatore della Margherita fiorentina. Anche se iniziò il suo impegno in politica nel 1996 nel partito Popolare, non avendo fatto in tempo ad iscriversi alla Dc come Alfano e Letta, la coppia perfetta che di strano questa non ci ha proprio nulla. Lui non vuole «essere il volto peggiore della sinistra».
Che con questa frase non si capisce se intenda la sinistra che perde quasi tutte le elezioni e quando per minuzie le vince si fa prendere dalla sindrome del re della montagna: i dirigenti si divertono a buttarsi giù l'un con l'altro. Come quando: prima hanno acclamato un candidato alla presidenza della repubblica e poi in 107 lo hanno boicottato. Dando materiale ai comici di mezzo mondo. Chissà se Cuperlo sa chi fa parte dello squadrone che ha boicottato Prodi?
Oppure Renzi non vuol fare quella sinistra che quando arriva al governo fa le stesse cose della destra ed anzi le peggiora pure: la legge sul federalismo a quindici giorni dalle elezioni insegna. Insomma vuol dire basta alla vocazione di esser dei fresconi?
Che se la seconda è quella giusta la domanda è: che ci fa Renzi Matteo, rottamatore d'aspirazione, in compagnia di Fassino e si immagina pure la signora e di Veltroni, Pittella, Franceschini, Bassolino, De Luca (sindaco e boss di Salerno dove il congresso Pd è stato annullato per brogli) e poi Castagnetti, Marina Sereni, Fioroni, Gentiloni e quasi tutti quelli che alle primarie scorse gli hanno preferito il perdente Bersani? La compagnia non è delle migliori e a guardare i pregressi risultati che questi hanno ottenuto c'è da toccar ferro, legno, cornetti, amuleti vari e pure quello che non si può dire. E magari meditare sul vecchio adagio che recita «chi va con lo zoppo impara a zoppicare».

Magari smettessero tutti di far battute e le lasciassero fare a Crozza Maurizio ed al suo amico Andrea Zalone che tra tutti sembrano i politico migliori. Ma allora l'Italia sarebbe un Paese normale. Il che, ad oggi, ancora non è. 



3 commenti:

  1. Bella pimpante questa storiella con i ragazzi che si arrangiano come meglio possono a dire la prima cosa che gli viene in mente tanto poi si cambia. Adorabili virgulti cresciuti all'ombra di altri gentiluomini di cui sappiamo un po'. La barbetta, hai proprio ragione, e' sdata. Lasceranno le cariche lucrose che tanto-chi-se-ne frega? Mah, all prossima puntata del Vicario Imperiale!

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  2. <>
    Questa è buona cosa. Il Partito è Democratico di nome e di fatto.
    Spero di vedere un confronto tv al più presto, su temi politici e non su discorsi autoreferenziali...
    Anche perchè di certo non potrò votare nè i delinquenti del centrodestra nè i fuffari complottisti del M5S.

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  3. Gian Paolo Vicentini25 novembre 2013 23:38

    timeo Danaos ET dona ferentes

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