Ciò che possiamo licenziare

martedì 19 novembre 2013

In autunno spuntano i funghi e cadono le foglie. Anche in Parlamento

La politica italiana di questi mesi è in linea con la stagione meteo: l’autunno. Dagli alberi cadono foglie morte, dal governo la Cancellieri e dalle bocche della politica solo fesserie. Almeno ci fosse, come diceva Prévert,  il vento del nord a spazzarle via.




C’è una nebbia che non si vede da lì a qui, le foglie cadono che è un piacere, piove, tira vento, l’umidità impazza, nei boschi. i funghi spuntano che è un piacere, È l’autunno, bellezza. La politica italiana rispecchia la stagione.Non si vede da qui a lì: cioè non ci si capisce un accidente di quanto succede: il governo di balls of steel Letta (si traduce a beneficio di Gasparri: Letta “palle d’acciaio”) non sembra sapere dove voglia andare e soprattutto cosa voglia fare. In compenso rimanda qualsiasi decisione sia possibile rimandare ovvero tutte. 

Il ministro della Giustizia ondeggia come una larga foglia di ippocastano ed è lì lì per cadere, il vento, alimentato con grande forza dai quattro candidati alla segreteria del Pd, primo partito della coalizione è bene non dimenticarlo, è tutt’altro che rassicurante. 
Come tutto questo non bastasse ecco spuntare, neanche fossero funghi, altri gruppi politici. Che se funghi lo fossero per davvero sarebbe una manna per il Paese e soprattutto per i buongustai. In tutto ciò il Paese tira la cinghia ascoltando distrattamente quelli che dicono di vedere la luce in fondo al tunnel che se dicessero di aver visto la madonna sarebbero più credibili. Anche perché quelli che se ne stanno in Parlamento e campano di politica il tunnel non l’hanno mai visto e non sanno neppure dove sia.

Di nuovo non c’è nulla. È sempre la solita stucchevole zuppa che con nomi nuovi presenta ferri vecchi. E il Pd maestro fino ad ora ineguagliato in questo giochino di prestidigitazione anziché godere delle altrui sciagure (saranno poi vere?) si mette ad imitare la nuova moda dello scissionismo.  
Il primo a lanciare la moda è stato il Pdl che decide di tornare all’antico e di chiamarsi nuovamente Forza Italia che però è un contenitore adatto solo ai berlusconiani doc cioè quelli senza se e senza ma che purtroppo per loro sono rimasti all’asciutto di poltrone e strapuntini. Quelli che invece il posto l’hanno arraffato non lo vogliono mollare e quindi si dichiarano diversamente berlusconiani. E poiché sono diversi se ne vanno ma in realtà restano perché come dice Berlusconi «sono il nostro nuovo gruppo e in caso di elezioni correranno con noi sotto la stessa bandiera.» Che per essere differenti è un bel salto.

Nel frattempo, con mirabile fantasia, si autobattezzano (sono tutti cattolici) Il Nuovo Centrodestra che è un nome depositato da Bocchino (chi se lo ricorda più) e come facciano ad essere nuovi se sono quelli di prima è un vero mistero.                           Però palle d’acciaio Letta dice che è contento perché così, con meno voti in Parlamento, si sente più sicuro e meno ricattabile che se prima lo ricattava uno solo adesso lo possono fare in sette tanti sono i voti che gli consentono di galleggiare in senato. Che se poi qualcuno si becca il raffreddore … Comunque, contento lui.

Il partitino di Monti che nato con l’idea di raccogliere il 20% dei consensi non ne  ha raggiunto neanche la metà si sta sfarinando come le castagne lesse. Frutto di stagione. Se ne è andato Casini con i suoi dell’Udc e adesso quelli rimasti si dividono in montiani doc e popolari. Era il partito del rigore e del bon ton ma all’ultima riunione gli urli sono stati tanti ed è scappato pure qualche vaffa, neanche fossero grillini. Evidentemente i loden non fanno primavera. 
I popolari sono capitanati da Mario Mauro che nasce ciellino poi di osservanza berlusconiana e grazie a questo è stato parlamentare europeo nonché capo delegazione poi quando ha sentito aria di bruciato è saltato sul carrettino Monti credendolo una portaerei. S'è sbagliato ma la cosa non gli impedito di diventare ministro e poiché questo è il paese di Mascagni che musicò i Pagliacci s’è messo a digiunare contro le sue stesse decisioni. Mentre con la mano destra compra gli F35 con la sinistra respinge piatti di orecchiette  (è di san Giovanni Rotondo) e digiuna contro l’acquisto delle armi da guerra. Nebbia fitta in val padana. E anche in talune scatolette craniche.

In tutto ciò il Pd dovrebbe andare a nozze e gongolare e invece no. Ogni partito ha le sue croci e nel pd sono pure tante. Al momento due brillano più delle altre per acume politico: Beppe Fioroni e Massimo D’Alema. Come ti sbagli.
Il primo minaccia scissioni se il Pd  entra nel Partito socialista europeo. Lui è un cattolico tutto d’un pezzo e con i socialisti non ci sta. Che, a dirla tutta, per i socialisti è un gran bel vantaggio. Tutti a tremare per questa potenziale uscita che se Fioroni se ne andasse per davvero dal partito non se ne accorgerebbe neppure lui.  
Poi c’è D’Alema, il più intelligente come diceva Cossiga che era anche un gran battutista.
D’Alema ha passato una intera mattinata ad insultare Renzi definendolo: ignorante, mentitore, superficiale, giamburrasca, falso messia, e inadatto a diventare segretario del Pd. E questo solo perché Renzi gli ha larvatamente ricordato tutti i fallimenti brillantemente conseguiti. Dopo di che D’Alema il prode minaccia anche lui di abbandonare il partito e di fondarne un altro che magari chiamerà Partito della Rifondazione del Pd e per far numero si troverà pure accanto quelli che ha sempre schifato come Bertinotti, Diliberto, Paolo Ferrero e chissà chi altri.  E poiché il vice conte vaticano Massimo D’Alema è uomo tutto d’un pezzo e dal pensiero lineare  dopo aver detto peste e corna di Renzi sostiene che lo vede bene come candidato premier. Laddove non si capisce perché uno ritenuto inadatto a guidare un partitino di poche centinaia di migliaia di aderenti debba essere l’uomo giusto per guidare una nazione di sessanta milioni di abitanti che, nonostante tutto, è ancora una tra le dieci potenze economiche del pianeta. Però si sa che il labirinto di Dedalo al confronto con il pensiero di D’Alema è poco più di una linea retta.


«Le foglie morte cadono a mucchi – cantava Prévert – le foglie morte cadono a mucchi come i ricordi e i rimpianti e il vento del nord le porta via nella fredda notte dell’oblio.» Che se così fosse per il Belpaese sarebbe come fare Bingo. Vuoi mai dire.



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