Cerca nel blog

giovedì 7 novembre 2013

Btp Italia, trecentomila formichine hanno comprato.

C’è chi dice che i denari finiti in Btp Italia siano tolti ai consumi e alla crescita. In realtà sono denari investiti nella sopravvivenza del Paese. La crescita passa prima di tutto dalla riduzione degli sprechi. Come ad esempio i 27.000€ spesi in hardware per ogni deputato.  



Un cronista de La7 ha chiamato “formichine” i titolari delle trecentomila sottoscrizioni che lo scorso martedì 5 novembre hanno acquistato l’emissione Btp Italia, scadenza 2017 per un totale di oltre 22 miliardi. Per l’esattezza 22,271 miliardi tondi tondi. In altre parole trecentomila italiani hanno deciso di scommettere sul Paese Italia e hanno deciso di acquistarne il debito. Il debito del proprio Paese. Un po’ come hanno fatto e fanno i giapponesi che sono proprietari di quasi il 100% del loro debito pubblico.  

Quando l’operazione la fanno i giapponesi chapeau. I commenti più che positivi sono entusiastici perché i figli del sol levante dimostrano attaccamento al loro Stato, fiducia in sé stessi e, forse soprattutto, sono disposti a sacrificarsi pur di non essere ricattati. Cosa quest’ultima che invece potrebbe accadere agli Usa che invece hanno quasi il 50% del loro debito statale nelle mani degli cinesi che, con la signorilità che li contraddistingue, di tanto in tanto glielo fanno ricordare. E in quei momenti gli americani inghiottono rospi perché un conto è spiare le telefonate del signor Zhuge Shang magari mentre parla con la sua fidanzata della elezione del nuovo sindaco di New York e altro è sapere che lo stesso signore può decidere di chiedere in rimborso del debito. Magari hic et nunc. Che forse è per questo che gli americani spiano i cinesi.  Però nel mondo globalizzato si fa finta di niente. In fondo è tutto un gioco.

Invece nel tono della voce del commentatore de La7 prima e di Enrico Mentana poi c’era un che di sgradevole sia mentre si pronunciava la parola formichine sia quando si commentava che quei oltre ventidue miliardi sono tolti dalla circolazione per quattro anni e non aiuteranno la crescita. E neppure saranno investiti in attività produttive. Che certo è vero che tutti quei miliardi non aiuteranno la crescita e che sono tolti ai consumi ma è altrettanto vero che faranno qualcosa di ugualmente importante: impediranno al Belpaese se non di fallire senz’altro di stare peggio di quanto già non stia ora. Quei denari probabilmente serviranno per pagare stipendi e magari pure saldare almeno una parte di quei creditori dello Stato (regioni, province e comuni) che da parecchi mesi, per non dire anni, stanno aspettando di veder retribuito il lavoro già fatto. E quindi sono soldi che andranno, almeno in parte, con un giro lungo e tortuoso nelle tasche di chi deve arrivare alla fine del mese. Solo in una parte però.

Per un’altra quota serviranno, purtroppo, a coprire una certa dose di scialacquo di spesa pubblica. Che mettersi qui a far la conta di quali e quanti siano i rivoli improduttivi e non meritevoli di denaro all’interno della cosa pubblica sarebbe lungo oltre che ripetitivo. Soprattutto in questi giorni dopo che il professor Roberto Perotti (1) ha raccontato al globo terracqueo che la Camera dei deputati non solo non ha risparmiato tretatre milioni (pari al 3%), spese del 2013 rapportate al 2012, ma ne ha sborsati in più circa 130/140, di milioni, pari ad + 12%. 
Addirittura, pare che per ogni deputato, per dire la più buffa, siano stati erogati ben 27.000 eurini in hardware. Il che è equivale a dire che ad ognuno siano stati dati in dotazione una cinquantina di pc portatili di buon livello. Che c’è da far felici oltre che i deputati anche le mogli, i figli, i nipoti, le amanti e pure le concubine. Almeno fino al terzo grado di parentela.

Per fortuna ci sono le formichine che, facendo la media del pollo, hanno investito nei Btp all’incirca 50.000€ a testa. Che c’è da chiedersi dove avrebbero dovuto mettere alternativamente questi denari? Avrebbero dovuto gettarsi a fare acquisti forsennati, tutti a cambiare l’auto o la cucina o il guardaroba o chissà cos’altro? O magari tutti al ristorante o a prenotare aerei avverando così quanto sosteneva, mentendo, anni fa uno scriteriato presidente del consiglio del quale il Paese fatica a liberarsi. Che non bisogna essere degli economisti particolarmente acuti per capire che le persone sono portate a spendere quando si sentono sicure del futuro e che in caso contrario risparmiano ancor più di prima. Soprattutto quando si hanno figli e nipoti con lavoro precario o addirittura senza lavoro.  E non bisogna neppure essere dei geni della finanza o degli sfegatati comunisti per capire che prima di aumentare le tasse varrebbe la pena di ridurre gli sprechi e che le rendite finanziarie dovrebbero far cumulo con il reddito da lavoro e sul totale dovrebbero essere pagate le tasse e che queste, udite udite, dovrebbero essere eque. Il che tradotto significa che chi più ha più paga. E anche che accumulare pensioni come fossero le figurine Panini oltre che non onesto non è neppure morale. 

Che magari non stupirebbe se si scoprisse che un gran politico di questi sventurati giorni incamera la pensione da deputato europeo oltre a quella di deputato nazionale e magari pure una qualche indennità come ex presidente della camera e perché no pure la pensione da giornalista. E on top al tutto lo stipendio per l’attuale funzione. E poi sentirlo parlare della sua comprensione della povertà e della ingiustizia qualche accenno di nausea la fa pure viene.
Magari a qualche brillante economista bocconiano si potrebbe consigliare la lettura de La favola delle api di Bernard de Mandeville, scritto nel 1705, per fargli capire chi deve spendere e perché.
Per fortuna ci sono queste formichine, per gran parte ceto medio che non vuol morire, che si ostinano a risparmiare e a credere, cocciutamente, nel Paese. Che se poi magari nel loro piccolo si incazzassero pure magari ce ne sarebbe di guadagno. Per tutti.



-------------------------------------------------------------



3 commenti:

  1. Paolo Penacchio9 novembre 2013 12:37

    anche ai tempi di Maria Antonietta vi era chi era convinto che più erano i lussi dei potenti meglio vivevano i poveri

    RispondiElimina
  2. Massimo Canella9 novembre 2013 12:38

    no perché erano a carico del debito pubblico, altrimenti si sarebbe potuto sostenere la tesi. Come si vede plus ça change...

    RispondiElimina
  3. Paolo Penacchio9 novembre 2013 23:26

    a parlare in termini di collocazione ottimale delle risorse si rischia l'accusa di ritorno al socialismo reale ?

    RispondiElimina