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martedì 22 ottobre 2013

Papa Francesco alla prova concreta del suo dire: un caso di pedofilia nella diocesi romana.

A chiacchiere son buoni tutti a fare i rivoluzionari ma le rivoluzioni, che notoriamente non si fanno in guanti bianche e non sono pranzi di gala, si fan coi fatti e non con le parole. Chissà se e quando papa Francesco vorrà cominciare a fare sul serio e non solo baloccarsi con il marketing degli atteggiamenti e delle dichiarazioni.



Il corriere.it di oggi (1) regala, si fa per dire, la notizia di un caso di pedofilia all'interno della Chiesa.

Già dire che questa sia una notizia è di per sé una esagerazione perché oramai i casi di sì sconcio e terribile comportamento da parte dei tonacati, ai diversi ordini e gradi, sono tali e tanti che a far le mosse di meravigliarsi sarebbe raccontare una bugia. E questo non va fatto, non solo perché il mentire è peccato grave ma anche e forse soprattutto, perché si farebbe la parte dei fresconi.
Questa notizia di tale spregevole atto si porta appresso, come giusto che sia, una serie di corollari che se da un lato la suffragano dall'altro potrebbero essere di sponda per mostare, coram populo e senza tema di smentita dell'effettivo cambiamento d'aria all'interno della più vecchia istituzione del mondo occidentale.

Il fatto, per riassumerlo in soldoni, sta nelle violenze che il prete Ruggero Conti ha perpetrato su sette minorenni quand'era parroco della borgata romana di Selva Candida, denunciato e processato viene condannato a quattordici anni e tre mesi di reclusione e, come si usa e come è giusto e sacrosanto al risarcimento delle vittime. Anche se, sia ben chiaro che con il risarcimento monetario non si mette alcuna pezza al danno morale e psicologico arrecato. Questo giusto per togliere di mezzo ogni giustificazione a quelli che pensano di lavare il sangue (non solo metaforico) con la frusciante carta del denaro. E su questo papa Francesco dovrebbe essere d'accordo.

I corollari dicono che il prete (lo è ancora a quanto sembra, vergogna) Ruggero Conti non può pagare, dice di essere nullatenente e come non credergli. Allora gli avvocati di uno degli oltraggiati decidono di risolvere la questione per via bonaria e giustamente, si rivolgono al Cardinale Agostino Vallini che è vicario del papa e arcivescovo della diocesi di Roma. Il cardinale, guarda un po' come si ripete la storia, sovvertendo il detto che ubi major minor cessat si dichiara non competente e butta la palla nel campo di monsignor Gino Reali vescovo della diocesi romana di Porto santa Rufina dove si sono svolti i fatti. Però c'è un però il vescovo Gino Reali è anch'esso, in qualche modo, parte in causa perché pur informato dai genitori dei ragazzi non fece nulla anzi il magistrato scrive che ha «tenuto un comportamento eccessivamente passivo o indolente nella conduzione della vicenda.» La qual cosa se non ha rilevanza penale senz'altro l'ha sul versante della morale, Come dire che se il cardinale Vallini è non competente a gestire il caso il vescovo Reali lo è ancora di più. E anche su questo papa Francesco non potrà che essere d'accordo.

Poiché il destino sa essere cinico, cattivo e ironico quel tanto che basta,  gli avvocati della diocesi hanno risposto alla richiesta che sì, si può valutare un'ipotesi di risarcimento ma solo sotto forma di opera di carità. E questa è la parte dell'ironia cinica.
Da qui in avanti inizia la misurazione della distanza che c'è tra il dire e il fare che solitamente comporta l'evocazione del mare.

Ora il fatto è di pubblico dominio, e ci mancherebbe, ciò che manca è l'intervento fattivo delle gerarchie per non dire di papa Francesco per fare giustizia di così scandalosa gestione dell'evento. E qui non vale la differenza che si suol tirare in ballo tra la legalità e la giustizia.
Perché non basta commuoversi e mettere in fila l'armamentario della retorica che son buoni tutti anche i più strapelati tra i politici. Anche gridare vergogna non basta innanzi tutto perché perché sono sufficienti buone corde vocali e una spruzzatina pathos come  insegna la storia e poi non comporta alcun costo . Così come incitare alla giornata di digiuno contro la guerra è atto mediatico d'impatto ma che dura poco più dello spazio di uno spuntino. Peraltro ha aderito al digiuno anche il ministro della difesa italiano che in Parlamento si batte per spendere trentacinque miliardi per comprare degli aeroplani da guerra che pare siano pure difettosi. Che se quei miliardi fossero diversamente destinati magari aiuterebbero la ripresa e lo sviluppo.

Anche portare la solidarietà in giro per le isole del Mediterraneo non è poi questo grande gesto rivoluzionario come a non voler vicino i politici del momento. Che senza questi tra i piedi ci si guadagna soltanto, in salute e popolarità.
Non basta portare solidarietà che ormai è merce corrente e pure a nullo costo quando gira per comizi e le prediche sono comizi addizionati con il fumo d'incenso. E poi, come dire, una sigaretta e una carrettata di solidarietà non la si nega a nessuno.
Adesso sarebbe carino se la curia italiana che tanto ha a cuore la stabilità del Paese si occupasse un pochino dei casi suoi e mettesse ordine nelle sue sacrestie facendo magari volare qualche testa che comunque da quelle parti ce n'è in abbondanza. E in ogni caso neanche questa sarebbe una così grande novità visto che di stracci fuori dal tempio ne volarono parecchi e si usò pure la frusta. al tempo di Barabba.

Sarebbe anche un bel colpo, detto contro l'interesse di chj è laico e anticlericale, per marcare concretamente delle differenze e lo sarebbe anche sotto il profilo della comunicazione se finalmente si passasse ai fatti dopo tanti proclami che così magari si darebbe un senso al laico detto: verba volant scripta manent exempla trahunt .
Eh sì, perché quelli che mancano sono gli esempi. Di citazioni a chili ma di esempi vien difficile metterne insieme anche qualche grammo.
Per questo i laici anticlericali scommettono sul sicuro


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(1) http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/pedofilia-chiesa-risarcimento-sottobanco-curia/1bf94068-3a7d-11e3-970f-65b4fa45538a.shtml


4 commenti:

  1. Vittorio Bonini22 ottobre 2013 18:44

    il tifone "francesco" sta attraversando il....giappone!

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  2. Bea Manuela Confalonieri22 ottobre 2013 23:08

    Ormai è scontato come la pubblicita'

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  3. Massimo Canella23 ottobre 2013 09:41

    attenti però che il cambiamento nella Chiesa non avviene per salti rivoluzionari come quelli ipotizzati dal pensiero marxista, e in quei termini forse solo da quello. Non aspettiamoci i soviet dei cappellani e delle devote, o gli episcopati che si spoglino della loro autorità di diritto divino (il diritto canonico si distingue in "diritto umano" e "diritto divino"). Può cambiare moltissimo, in parte già questo succede, ma piuttosto nell'ambito di qualcosa confrontabile col dispotismo illuminato del Settecento - ovviamente con motivazioni cristiane e non illuministiche. Di oggettivo c'è la prevalenza degli interessi delle Chiese lontane, ormai numericamente molto preponderanti, sulle buone cose di pessimo gusto dell'Italia papalina da sempre

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