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giovedì 12 settembre 2013

Da talk-show a pulp-show: c’è la gabbia di Paragone.

Ha esordito ieri sera, 11 settembre, la nuova trasmissione di Gianluigi Paragone: la gabbia. In quasi tre ore tutti i protagonisti si impegnano, oltre ogni ragionevole dubbio, ad ammazzare il buon gusto, l'educazione e assai spesso anche il buon senso. Una vera vergogna.


Gianluigi Paragone nella sigla d'apertura de la gabbia.
Avrebbe voluto, forse, fare il cantante ci tocca tenerlo
come conduttore televisivo


Finalmente il pulp diventa democratico e arriva alla portata di tutti. Fino a ieri c’era il pulp intellettuale di Quentin Tarantino, troppo raffinato, troppo difficile da capire e soprattutto troppo colto. Da ieri l'11 settembre, già anniversario di due epocali tremende sciagure come l'assassinio di Salvador Allende in Cile, e gli attentati di Al Quaeda alle torri gemelle si arricchisce, si fa per dire, di un'altra piccola sciaguretta: la messa in onda della trasmissione televisiva la Gabbia. Qui ad essere ammazzati sono il buon gusto, l'educazione e assai spesso anche il buon senso. Una vera vergogna. Nel caso cileno la mano assassina fu quella di generali golpisti, si dice aiutati o addirittura comandati chi potrebbe mai crederlo, da agenti della Cia, in quello di Ground Zero gli assassini furono i terroristi di Al Edace mentre nel caso de la gabbia ci si deve accontentare di Gianluigi Paragone. Il giornalista, di ex confessione e carriera leghista, si presenta vestito come un hippy di ritorno, non avendone l'età, con tanto di chitarra, braccialetti, orecchino e camicia fuori dai jeans che se la libertà d'opinione e il senso di quel che si dice passasse solo per l'abbigliamento finto trasgressivo il Belpaese raccoglierebbe in un anno più premi Pulitzer che gli Usa dall'inizio della loro storia. Comunque, non è l'abbigliamento che fa la trasmissione. La prima ora passa tristemente tra urli, strilli e continue interruzioni. I protagonisti sono Daniela Santanché e Marco Travaglio. Quella che una volta si autodefiniva «la passionaria» mentre ora se ne va in giro con l'etichetta di «pitonessa» svolge con diligenza la sua solita noiosa parte, l'unica variante sta nel fatto di rivolgersi a Travaglio definendolo «delinquente» per il resto nulla di nuovo. Evidentemente i suoi consulenti di comunicazione non sanno andare otre il solito cliché e non sembrano avere grandi idee che se le suggerissero di ascoltare le ragioni degli altri e soprattutto di non interromperli con le solite contumelie cantilenate farebbero uno scoop. Travaglio riesce a dire poco e lo fa al solito modo. Girata la boa della prima serata tocca ad un'altra mezza dozzina, o giù di lì, di personaggi di seconda schiera che, segno di grande creatività, non staranno seduti su comode poltrone ma in piedi davanti ad un microfono a stelo di disegno vintage. Le banalità si susseguono la colpa della situazione è dell'euro, dei poteri forti alternativamente dei comunisti o di Berlusconi e immancabilmente della burocrazia che strozza questo paese.
Uno dei presenti giusto per fare un esempio, Chicco Testa, già comunista, già attivista ecologista, già deputato per due legislature e quindi garantito dal vitalizio, già presidente Enel, già membro di diversi consigli di amministrazione, porta esempi di cattiva burocrazia. Racconta quindi che per costruire una casa la burocrazia lo obbliga ad avere «quanti permessi di vogliono per costruire una casa privata? Dieci, dodici, quattordici … faccio l'elenco: un architetto, un direttore ai lavori, un ingegnere strutturale per l'antisismica e il coordinatore ...» qualcuno, interrompendolo, gli fa notare che sono figure professionali con competenze specifiche senza delle quali viene difficile costruire una casa, salvo che non abbia l'intenzione di farsela lui. Con le sue mani, cazzuola e cemento. Allora il convertito al nucleare, già perché Testa nel frattempo si è convertito e vede bene il nucleare secondo il principio che solo i fessi non cambiano mai idea, aggiunge che «per fare impresa in Italia bisogna essere eroi» dopo di che se ne va. Quelli che restano continuano a urlare, interrompersi, darsi sulla voce e poi far grande sorrisi. Si stanno divertendo. Beati loro. Anche Paragone si diverte.
Forse Tarantino ci si divertirebbe meno e probabilmente penserebbe che l'idea di pulp era nata con ben altre intenzioni. Ma vabbé.

Certo che se questo è il livello qualitativo delle trasmissioni che piacciono all'italico pubblico diventa ben difficile vedere la luce infondo al tunnel.

3 commenti:

  1. Giuseppe Golin Guaranì-Kaiowà12 settembre 2013 17:54

    difatti dopo la prima mezzora mi è presa una crisi di conati di vomito e non ce l'ho più fatta.

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  2. Di buono c'è Carcarlo Pravettoni

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  3. Parole sante ..ma il peggiore ora come ora e ' agora'
    Lercio sinistro esempio di trasformazione della politica in spettacolo

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