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giovedì 2 maggio 2013

Ecco il Primo Maggio: su coraggio - 2*

Berlusconi vuol far massaggi. Alleanza e ricatti. Gasparri bacia mani. La canzonetta di Silvio spopola anche tra i politologi. Ci son poltrone da spartire. Mario Monti va in trattoria. D'Alema ha già dato. Complimenti a Mussolini. Flatulenze padane. La vigiglia del primo maggio in nove quadri.

Le giornate che precedono il Primo maggio di solito sono ricche di eventi e di dichiarazioni, il più delle volte ridicole e risibili. Tentano magari inconsciamente di togliere visibilità e importanza alla festa del lavoro e dei lavoratori. Il fatto che spesso ci riescano è uno dei drammi di questa epoca disperata. Perciò, infatti, da anni, si canta «Primo Maggio, su coraggio». Che ce ne vuole parecchio, di coraggio, per andare avanti. E' accaduto lo scorso anno quando Brunetta, La Russa, Lupi e Tremonti (chissà che fine ha fatto il megasuperministro che tutto già sapeva e già prevedeva) attaccarono il premier Mario Monti (1), che allora vestiva i panni del salvatore-della-patria. Poi, come si sa, le mode passano. E' accaduto ai tempi di Scajola, chi si ricorda più di lui? che non voleva essere considerato uno preso con «il sorcio in bocca» (2). Quest'anno si è andati addirittura meglio. Sale la quantità e anche la qualità degli eventi. Gulp!
1. Berlusconi e i massaggi. Tranquilli nulla a che vedere con olgettine et simila. I massaggi questa volta Berlusconi li vuole praticare al Pd, neo alleato di governo. L'antefatto (3) : il cavaliere dalla bocca larga durante una trasmissione televisiva si autocandida alla presidenza della non ancora istitutita Convenzione per le riforme costituzionali. Ambisce a diventare un padre costituente. Che dire? Naturalmente la cosa non è piaciuta ad alcuni del Pd e il capo del Pdl lo sa e allora per rimediare alla intempestiva dichiarazione dice:« Adesso sarà necessario un adeguato massaggio a qualcuno di loro». Che è un bel dire politico. Chissà chi saranno i massaggiatori . Auguri, detto senza malizia, ai massaggiati.
2. Alleanze e ricatti. Il giovane governo del giovane Letta Enrico, ha fatto appena in tempo ad ottenere la fiducia del Senato che già è stata presentata dal Pdl per dirla da in positivo, la prima cambiale. O il primo ricatto. Letta dice «L' Imu di giugno è sospesa» e subito Berlusconi ribatte «Via l'imposta o noi non ci stiamo». Gli fanno eco Brunetta, che chiede anche il rimborso dell'anno precedente e dichiara di avere una golden share sull'esecutivo. Chissà se Napolitano se ne è accorto. Poi hanno parlato, digrignando i denti, i soliti altri da Gasparri a salire. Cosa vuol dire fare alleanze tra pari. (4)
 
3. Gasparri il galante. Forse per rimediare al primo strattone dato al Pd Maurizio Gasparri ha voluto fare il di più e quindi si è esibito, in piena aula del Sanato, in un galante baciamano (5). La fortunata è stata Anna Finocchiaro. Ognuno ha i baciamanisti che si merita. Che, senza voler fare raffronti che sono più che blasfemi, viene difficile immaginarsi Nilde Jotti accettare un simile gesto da parte di Giorgio Alminrante. Forse che questi sono i massaggi cui faceva riferimento Berlusconi? Buon divertimento.



4. La canzonetta di Silvio. Il motivetto “meno male che Silvio c'è” sta spopolando anche fuori dal Pdl, Adesso lo fischietta pure Giovanni Sartori. Chi l'avrebbe mai detto. Nell'ultimo editoriale ha scritto: «Meno male che Napolitano c'è. Meno male che ci sono due Letta, tutti e due bravi (uno a destra e uno a sinistra).» Dimentica il politologo Sartori che quello di destra è stato lo spin doctor di quel tal Berlusconi Silvio i cui governi si sono distinti per aver approvato leggi ad personam, fatto compravendita di parlamentari e condotto il Paese sull'orlo del baratro. Giusto per non voler cercare il pelo nell'uovo. E quell'altro di sinistra non è mai stato. Semmai di centro. Poi, per chiudere in bellezza il suo pezzo, si è dedicato a Gaetano Quagliariello neoministro delle Riforme costituzionali. Lo ha definito «La persona giusta al posto giusto.» Anche qui la memoria fa cilecca. Magari se Sartori andasse a rileggere quanto ha scritto in precedenza ne trarrebbe di vantaggio.
5. L'amor di patria e le poltrone. Ora che con grande celerità è stato regalato a Enrico Letta quel che fu negato a Pier Luigi Bersani, cominciano le trattative sui posti. È già. Un conto son gli ideali anime 'e core e un conto la pagnotta per cui caccia aperta a 68 poltrone più due. Di queste 40 sono destinate ai sotto segretari e 28 ai presidenti di commissione. Due sono quelle seminascoste una fa riferimento a Informazione e sicurezza, gli 007 per intenderci, e l'altra è quella di capo gabinetto del ministero dell'Economia. Se si volesse veramente il bene del Paese ci vorrebbe gente nuova. Competente e magari pure di prima nomina. Ma forse «più dell'amor potrà il digiuno.»
6. Supermario Monti. Ora ex. L'algido ex salvatore-della-patria è stato allegramente scaricato da tutti quelli che lo hanno esageratamente osannato in precedenza.
Pare che la sera in cui ha dovuto mollare il posto da premier che, a suo dire, mai gli è piaciuto, sia andato in trattoria con la signora Elsa e lì sia stato avvicinato da un ragazzino di undici anni che, e qui il condizionale è di rigore viste le frequentazione di supermario con le agenzie di pr, gli avrebbe chiesto: «Ma lei è triste a non avere più un lavoro?» (6) Al che il sobrio per antonomasia ha risposto: «È un po' come quando finisci la scuola, ti dispiace ma finalmente fai anche un po' di vacanza. » In realtà il bocconiano ha dimenticato di dire che sì ha perso il lavoro, come tanti, ma non lo stipendio. Come forse solo lui. Lui infatti si è premunito di un seggio da senatore a vita. Che in un solo mese rende uno stipendio pari a quanto il brigadiere dei carabinieri Giangrande guadagnava in dieci. Straordinari inclusi. Complimenti a Gian Mario Stella per essere stato così tempestivamente vicino al tavolino dell'ex presidente del consiglio da poter cogliere la scenetta da libro Cuore. Ci mancava.
7. D'Alema ha già dato. Nonostante il 30 aprile non fosse giornata di festa D'Alema Massimo ha ammolazzato l'ennesima intervista (7). Naturalmente a tutto campo. Certo che avere un'opinione su tutto richiede un bello sforzo. C'è chi può e lui può. Tra le tante colpisce una risposta. Alla domanda: «Lei parla di legge elettorale perché dovrebbe far parte della convenzione...» la replica è sibilante: «Non intendo far parte di alcuna convenzione, io ho già dato...» Anche qui una vaga nota di smemoratezza. Forse intendeva dire ho già avuto. O forse preso. Ché, per dire delle più note, dalle sette legislature italiane, più quelle al parlamento europeo, più la presidenza della Bicamerale, più due presidenze del Consiglio, più il ministero degli Esteri, più la recente presidenza del Copasir quando ancora allo stipendio da parlamentare si sommavano le indennità per le altre cariche in qualche modo qualcosa deve pur aver ricevuto. Perché adesso non si quieta e cerca di prendersi quella laurea che mancò in gioventù? Oppure continui a portare a spasso il suo bel cane. Ma forse anche quello si rifiuta.



8. Complimenti a Mussolini. Il livello è così basso che tocca dare enfasi ad un atto che in posti normali passerebbe come normale. E nessuno se ne accorgerebbe. Nel Belpaese invece si guadagna una bella e grande foto sui giornali.: la senatrice Alessandra Mussolini, in piedi, saluta la neoministra dell'Integrazione Cécile Kyenge, seduta (8). Che questa è solo semplice buona educazione. La si insegna ai bimbi. Molti la perdono da adulti.
9. Flatulenze padane. Della neoministra dell'integrazione hanno parlato anche Borghezio, Salvini e Zaia. Bel trust di cervelli.


Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori non delle corbellerie. Magari ricordarselo.

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* analogo titolo fu usato il 1 maggio 2010. Allora i protagonisti furono Scajola (di cui adesso pochi si ricordano) e altri tre: Bersani, Berlusconi D'Alema che, ancora per il momento, calcano il palcoscenico della politica italiana. Si spera che per tutti e tre siano, politicamente parlando, le ultime battute. http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/05/scaloja-bersani-berlusconi-dalema-1.html

(1) il giornale 30 aprile 2012; Corriere della Sera 30 aprile
(2) Corriere della sera 1 maggio 2010
(3) Corriere della sera, 30 aprile 2013, pag. 12, Francesco Verderami, Bersani apre al semipresidenzialismo.
(4-5-6-7-8) Corriere della sera, 1 maggio 2013,

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