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mercoledì 27 marzo 2013

In Parlamento ci sono le meretrici?

Politica e meretricio sono le due professioni più antiche del mondo. Entrambe lavorano per il bene comune. Meretricio fisico e meretricio morale. Meretricio e cialtroneria. Nel 1960 i primi “puttani” compaiono Nel consiglio comunale di Napoli.

Affresco a Pompei
Dopo l'exploit di Franco Battiato a Bruxelles dove ha dichiarato che: «Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino», la domanda corre di bocca in bocca: in Parlamento ci sono le puttane?
Quesito interessante, anche sotto il profilo antropologico e che merita più di una riflessione dato che si va a discutere di due fra le professioni più antiche del mondo: la politica e il meretricio. Che poi queste abbiano avuto nella storia dei secoli dei punti di contatto e talvolta addirittura di sovrapposizione, lo si mormora ma prove assolutamente inoppugnabili, scientifiche, non se ne hanno. Se non, per l'appunto, supposte. Ma come si sa la calunnia è un venticello, un'auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar. Come dimostrato anche con il caso Boffo. Che chissà se va rubricato sotto la categoria delle cialtronate o delle sciocchezze da meretrice o dello scherzo da prete.
D'altro canto si tratta di due categorie professionali, i politici e le meretrici, che operano in ambiti culturali, diciamo così, assai diversi. Almeno nella teoria. Anche se talvolta quelli spaziali sono gli stessi, e non si sta pensando alle sacre stanze della democrazia. Ma ai luoghi d'elezione dei comizi, del volantinaggio, della raccolta di firme e dei gazebo. Che quando si parla di strada e politica lo si definisce “vicinanza al territorio”. Nell'altro caso invece è “degrado”. Come se ci fosse altro modo d'esercitarlo. E anche sugli orari di prestazione, pure se adesso non è più come una volta che il meretricio era quasi esclusivamente notturno, qualche vicinanza la si trova.

Senato romano
D'altra parte entrambe le professioni hanno come scopo ed obbiettivo finale la soddisfazione. Quella degli elettori, in un caso e quella dei clienti nell'altro. Che poi talvolta capiti siano gli elettori anche clienti è un accidente della storia. In altre parole entrambe le due categorie lavorano, e talora anche alacremente, per il bene comune. Se così si può dire.
Per certo si sa che per raggiungere taluni scopi, addirittura più che degni, la politica si è servita del meretricio, quello fisico per intenderci, mentre di casi in cui la categoria delle meretrici abbia potuto trarre per sé stessa dei benefici “politici” non se ne ha memoria.
Quel che è certo è che altri prima di Battiato hanno sollevato la questione con toni almeno pari per chiarezza e crudezza. Ad esempio Vittorio Feltri, maître a penser del bon ton, disse:«Nelle liste del Pdl ci sono almeno dieci mignotte». Anche se il termine usato può essere addolcito dalla discendenza latina di mater ignota. E una madre può essere ignota per tanti motivi. Ivi incluso l'amore. Ed eventualmente la colpa sarebbe della madre e non della prole. Anche il gigante Guido Crosetto per difendersi dall'accusa di millantata laurea se ne è uscito dicendo che:«In Parlamento ci sono ladri e puttane.» Il che, tradotto, significa allargare il numero delle categorie presenti tra i sommi scranni. Anche se a questa operazione di puntuale definizione delle categorie parlamentari aveva già provveduto nientepopodimenoche il professor, nonché senatore a vita, Mario Monti quando sostenne che il precedente governo era composto da cialtroni. Ed annoverando il precedente esecutivo esclusivamente dei parlamentari si desume che c'erano, e ci sono tutt'ora, visto che sono quasi tutti stati rieletti, dei cialtroni in Parlamento. Cosa poi sia più grave: se avere in Parlamento cialtroni o dediti al meretricio è questione anfibia.

A questo punto per amore di precisione il generico termine di meretrice (e sinonimi vari riportati dal Devoto-Oli) va scisso tra chi, pure senza distinzione di genere, esercita la professione col sudore della fronte e chi invece la pratica metaforicamente. Che nel secondo caso si tratta di sforzo solo morale. Ma non per questo meno faticoso.
Affreschi a Pompei
Tutto ciò posto in Parlamento oltre ai tradizionali politici, che ci siano conservati sani e vegeti, si trovano anche, intendendo con il maschile tutti i generi, addetti al meretricio del fisico, addetti al meretricio dello spirito, cialtroni e ladri. E c'è pure stato un momento in cui facendo riferimento al Parlamento si inneggiava al capo del governo cantando ironicamente al “ tamburo principal della banda d'Affori / che comanda cinquecentocinquanta pifferi / che passion, che emozion,/quando fa "Bom bom" guarda qua mentre va / le oche fan "... Qua qua...". Era il ventennio. Già. Cosa vuol dire la storia.
Beh per i politici non si tratta certo di stare in una bella compagnia. Senza contare che poi ci sono anche indagati e pure qualche condannato. E qui coi reati si spazia. In genere finanziari ma anche di abuso edilizio e di corruzione e di mafia e via elencando. 
Mancano i reati contro la persona e questo è già un bene di suo. Incrociando le dita.
Forse le oneste professioniste del meretricio, quelle vere che patiscono il freddo d'inverno e il caldo d'estate, quelle che stanno in piedi per ore e non hanno mai mal di testa, son sempre comprensive e capita svolgano più la funzione dello psicologo (o del prete) che quella a cui son professionalmente deputate,  a sentirsi accostare con faciloneria ai palazzi del potere magari potrebbero pure adombrarsene. E magari anche con qualche motivo. Perché un conto è il coscienzioso meretricio e un conto la cialtroneria che, di suo, di virtuoso non c'ha proprio niente. E forse Carla Corso, presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute, potrebbe pure sentirsi offesa da tale uso improprio del termine che probabilmente dovrebbe essere un marchio registrato da usarsi in modo più appropriato.

Come notazione storica: una delle prime, se non la prima volta, che il termine venne usato pubblicamente in politica fu nel 1960 quando sette consiglieri comunali di Napoli passarono dal partito monarchico di Achille Lauro alla Dc di Antonio Gava, ambedue specchiati esempi di bella politica. Alberto Giovannini, allora direttore del quotidiano Roma, giornale di proprietà di Lauro (corsi e ricorsi storici), definì i folgorati transfughi i “sette puttani”. Non si farà per due volte il bagno nella stessa acqua del fiume ma si incappa cento e più volte nelle stesse situazioni. Politiche.


3 commenti:

  1. Laici Libertari Anticlericali27 marzo 2013 17:14

    Non per niente i "puttani" erano ex monarchici laurini vendutisi alla DC. Questi cattolici in politica ne sanno una più del diavolo.

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  2. Sito Novefebbraio27 marzo 2013 17:49

    Purtroppo non ho la fonte, era una rivista di storia di molti anni fa , e non ho più trovato conferme , ma prendetela per come è "In un paese in cui il giornalista vende la fiducia dei suoi lettori, il funzionario vende la dignità della sua carica, il politico vende il mandato dei suoi concittadini, in questo paese voi vorreste punire una umile donna perchè vende l'unica merce della quale questo sistema sociale le concede la disponibilità ?" Felice Cavallotti durante il dibattito parlamentare su un progetto di legge per le sanzioni penale alle prostitute

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  3. Paolo Penacchio27 marzo 2013 17:55

    forse in parlamento non ci sono le puttane; ma certamente ci sono i "fruitori finali"

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