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mercoledì 27 marzo 2013

In Parlamento ci sono le meretrici?

Politica e meretricio sono le due professioni più antiche del mondo. Entrambe lavorano per il bene comune. Meretricio fisico e meretricio morale. Meretricio e cialtroneria. Nel 1960 i primi “puttani” compaiono Nel consiglio comunale di Napoli.

Affresco a Pompei
Dopo l'exploit di Franco Battiato a Bruxelles dove ha dichiarato che: «Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino», la domanda corre di bocca in bocca: in Parlamento ci sono le puttane?
Quesito interessante, anche sotto il profilo antropologico e che merita più di una riflessione dato che si va a discutere di due fra le professioni più antiche del mondo: la politica e il meretricio. Che poi queste abbiano avuto nella storia dei secoli dei punti di contatto e talvolta addirittura di sovrapposizione, lo si mormora ma prove assolutamente inoppugnabili, scientifiche, non se ne hanno. Se non, per l'appunto, supposte. Ma come si sa la calunnia è un venticello, un'auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar. Come dimostrato anche con il caso Boffo. Che chissà se va rubricato sotto la categoria delle cialtronate o delle sciocchezze da meretrice o dello scherzo da prete.
D'altro canto si tratta di due categorie professionali, i politici e le meretrici, che operano in ambiti culturali, diciamo così, assai diversi. Almeno nella teoria. Anche se talvolta quelli spaziali sono gli stessi, e non si sta pensando alle sacre stanze della democrazia. Ma ai luoghi d'elezione dei comizi, del volantinaggio, della raccolta di firme e dei gazebo. Che quando si parla di strada e politica lo si definisce “vicinanza al territorio”. Nell'altro caso invece è “degrado”. Come se ci fosse altro modo d'esercitarlo. E anche sugli orari di prestazione, pure se adesso non è più come una volta che il meretricio era quasi esclusivamente notturno, qualche vicinanza la si trova.

Senato romano
D'altra parte entrambe le professioni hanno come scopo ed obbiettivo finale la soddisfazione. Quella degli elettori, in un caso e quella dei clienti nell'altro. Che poi talvolta capiti siano gli elettori anche clienti è un accidente della storia. In altre parole entrambe le due categorie lavorano, e talora anche alacremente, per il bene comune. Se così si può dire.
Per certo si sa che per raggiungere taluni scopi, addirittura più che degni, la politica si è servita del meretricio, quello fisico per intenderci, mentre di casi in cui la categoria delle meretrici abbia potuto trarre per sé stessa dei benefici “politici” non se ne ha memoria.
Quel che è certo è che altri prima di Battiato hanno sollevato la questione con toni almeno pari per chiarezza e crudezza. Ad esempio Vittorio Feltri, maître a penser del bon ton, disse:«Nelle liste del Pdl ci sono almeno dieci mignotte». Anche se il termine usato può essere addolcito dalla discendenza latina di mater ignota. E una madre può essere ignota per tanti motivi. Ivi incluso l'amore. Ed eventualmente la colpa sarebbe della madre e non della prole. Anche il gigante Guido Crosetto per difendersi dall'accusa di millantata laurea se ne è uscito dicendo che:«In Parlamento ci sono ladri e puttane.» Il che, tradotto, significa allargare il numero delle categorie presenti tra i sommi scranni. Anche se a questa operazione di puntuale definizione delle categorie parlamentari aveva già provveduto nientepopodimenoche il professor, nonché senatore a vita, Mario Monti quando sostenne che il precedente governo era composto da cialtroni. Ed annoverando il precedente esecutivo esclusivamente dei parlamentari si desume che c'erano, e ci sono tutt'ora, visto che sono quasi tutti stati rieletti, dei cialtroni in Parlamento. Cosa poi sia più grave: se avere in Parlamento cialtroni o dediti al meretricio è questione anfibia.

A questo punto per amore di precisione il generico termine di meretrice (e sinonimi vari riportati dal Devoto-Oli) va scisso tra chi, pure senza distinzione di genere, esercita la professione col sudore della fronte e chi invece la pratica metaforicamente. Che nel secondo caso si tratta di sforzo solo morale. Ma non per questo meno faticoso.
Affreschi a Pompei
Tutto ciò posto in Parlamento oltre ai tradizionali politici, che ci siano conservati sani e vegeti, si trovano anche, intendendo con il maschile tutti i generi, addetti al meretricio del fisico, addetti al meretricio dello spirito, cialtroni e ladri. E c'è pure stato un momento in cui facendo riferimento al Parlamento si inneggiava al capo del governo cantando ironicamente al “ tamburo principal della banda d'Affori / che comanda cinquecentocinquanta pifferi / che passion, che emozion,/quando fa "Bom bom" guarda qua mentre va / le oche fan "... Qua qua...". Era il ventennio. Già. Cosa vuol dire la storia.
Beh per i politici non si tratta certo di stare in una bella compagnia. Senza contare che poi ci sono anche indagati e pure qualche condannato. E qui coi reati si spazia. In genere finanziari ma anche di abuso edilizio e di corruzione e di mafia e via elencando. 
Mancano i reati contro la persona e questo è già un bene di suo. Incrociando le dita.
Forse le oneste professioniste del meretricio, quelle vere che patiscono il freddo d'inverno e il caldo d'estate, quelle che stanno in piedi per ore e non hanno mai mal di testa, son sempre comprensive e capita svolgano più la funzione dello psicologo (o del prete) che quella a cui son professionalmente deputate,  a sentirsi accostare con faciloneria ai palazzi del potere magari potrebbero pure adombrarsene. E magari anche con qualche motivo. Perché un conto è il coscienzioso meretricio e un conto la cialtroneria che, di suo, di virtuoso non c'ha proprio niente. E forse Carla Corso, presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute, potrebbe pure sentirsi offesa da tale uso improprio del termine che probabilmente dovrebbe essere un marchio registrato da usarsi in modo più appropriato.

Come notazione storica: una delle prime, se non la prima volta, che il termine venne usato pubblicamente in politica fu nel 1960 quando sette consiglieri comunali di Napoli passarono dal partito monarchico di Achille Lauro alla Dc di Antonio Gava, ambedue specchiati esempi di bella politica. Alberto Giovannini, allora direttore del quotidiano Roma, giornale di proprietà di Lauro (corsi e ricorsi storici), definì i folgorati transfughi i “sette puttani”. Non si farà per due volte il bagno nella stessa acqua del fiume ma si incappa cento e più volte nelle stesse situazioni. Politiche.


domenica 24 marzo 2013

Renzi-D'Alema, Monti-Berlusconi, Camera-Senato, Benedetto XVI-Francesco. Le coppie d'Italia. E poi c'è Bersani.

Nel Belpaese succede sempre di tutto. E talvolta anche qualcosina di più. Questo significa essere infaticabili, produttivi, sempre sul pezzo e soprattutto non farsi mancare mai nulla. Questa fine settimana (al nord uggiosa) ha sapore agro, come quasi tutti i giorni e per quasi tutti. Le cose migliori sono quelle che si fanno in coppia. Qualcuno si diverte ma sono sempre i soliti.

D'Alema-Renzi: la passione dell'inciucio.
Inciucio il comune denominatore
Per il primo è cosa vecchia per il secondo invece ha il brivido eccitante della novità. L'inciucio per il bicameralista fallito è il sogno mai completamente realizzato di un vita. Per farlo è arrivato addirittura a citare Gramsci che solo al pensiero di sentirsi dalemianamente nominare prilla nella tomba come un ventilatore a ferragosto. Pur di farlo, l'inciucio, D'Alema è disposto a sacrificare tutto: dalla barca, alla tenuta in Umbria, all'incarico dato alla moglie di redigere l'inventario del patrimonio artistico del Pds, al farlocco semi-titolo nobiliare. Che poi è come dire l'evirazione. L'inciucio per lui rappresenta la quinta essenza del piacere e del godimento. Qualcosa che va al di là del ragionevole. Della passione, Del trasporto. Una perversione. Quasi. E se non può averlo per intero è pure disposto a derubricarlo a inciucino. Che poi sarebbe come vedere di un film solo il primo tempo. Insomma un interruptus. Renzi che ha ambizioni da lider massimo ma, ahilui si chiama Matteo, fin'ora aveva parlato di incalzare i grillini e di essere la politica 2.0 ora sta cambiando posizione e si muove su terreni più tradizionanali tanto che su Berlusconi esterna: «È difficile dargli torto quando dice "(Bersani) deve parlare con noi".» facendo le mosse di non sapere che dietro quella disponibilità di nasconde il Quirinale. Mica la licenza di una bancarella su Ponte Vecchio Se questo è il nuovo che avanza forse un po' di rosso antico non farebbe male.

Monti-Berlusconi: la rincorsa.
Non sono poi molto diversi
Il professor Monti Mario ha passato gli ultimi tre mesi della sua vita ha rincorrere Belusconi Silvio. Che apparentemente, per lui che è di Varese, deve essere stata una lotta contro natura. Come ammettere che il Trota (figlio del senatore Bossi) abbia ottenuto la laurea studiando. Lui, il professore algido, severo e soprattutto sobrio, ha cominciato con l'invadere tutte le televisioni possibili e immaginabili. Poi s'è messo a fare il piacione raccontando aneddoti improbabili quindi ha abbracciato cani ed è finito a promettere l'abolizione delle tasse che il suo governo aveva imposto. Gli mancava una sola cosa per essere quasi come Berlusconi. Una bella figura di palta a livello internazionale. S'è impegnato e in meno di un mese c'è riuscito. Dopo la smarronata sui marò sarà difficile accostare il suo nome (come quello di Berlusconi del resto) al prestigio internazionale dell'Italia. Se ne è accorto anche Luigi Binelli, il capo di stato maggiore della Difesa che ha detto: «Basta con questa farsa!» Giusto. Chi comincia?

Camera-Senato: la produttività.
I nuovi deputati e senatori si sono insediati solo da nove giorni, inclusi due sabati e due domeniche, e già hanno partorito qualcosa come 550 proposte di legge. Pare che in un anno la Gazzetta Ufficiale pubblichi 500 tra leggi e atti aventi forza di legge. Quindi i parlamentari si stanno portando avanti. Forse vogliono dimostrare di essere tutti, diconsi tutti, indispensabili.
E infatti ci vuole un bel trust di cervelli per proporre leggi del tipo:
a) Disposizioni per il ripristino della sovranità monetaria dello Stato italiano nel rispetto dei trattati internazionali - Domenico Scilipoti, Pdl. Che sia una contraddizione in termini è un dettaglio ininfluente.
b) Modifica dell’articolo 131 della Costituzione, concernente l’istituzione della regione Principato di Salerno - Edmondo Cirielli Pdl. Che l'Italia sia una repubblica non deve avelo letto da nesssuna parte, nonostante le quattro lauree.
c) Apertura di una casa da gioco a Chianciano Terme – e - valorizzazione e salvaguardia della via francigena - Luidi Dellai Pd. Da considerare il doppio sforzo: le proposte di legge sono infatti due
d) Tutela della televisione di strada - Sergio Divina Lega Nord
e) Disposizioni per la valorizzazione delle tifoserie e la partecipazione delle famiglie alle manifestazioni sportive di calcio – Paola Binetti Udc
f) Riconoscimento degli equini come animali d'affezione – Michela Vittoria Brambilla - Pdl
Insomma ce n'è per tutti i gusti, tutti i partiti e tutti i sessi.
Due considerazioni: la prima è che il M5S non ha presentato nessuna proposta di legge. Sfaticati. Ma forse è meglio tacere che dire fesserie che già molte ne girano nell'aria. La seconda è che si sfata la diceria che vuole le bischerate orfane. In questo caso hanno padre o madre e comunque un nome e un cognome. Good luck.

BenedettoXVI e Francesc: l'incontro
Franci e Benny  si vedranno le differenze
E così alla fine Benny e Franci si sono incontrati. Di sabato, che il lavoro da fare è tanto. 
C'era il rischio di confonderli erano vestiti quasi uguali come i componenti dei complessi rock degli anni '60. Solo poche differenze distinguevano il nuovo leader da quello vecchio. Uno aveva la mozzetta e l'altro un husky, uno aveva la fascia e l'altro no, uno era senza anello e l'altro lo portava, uno aveva la croce d'oro e l'altro di ferro. Raramente da quelle parti si è visto il ferro valere più dell'oro. Hanno usato lo stesso inginocchiatoio, forse per risparmiare. Però se Franci cominciasse dal sistemare le cose allo IOR sarebbe meglio
Benny ha passato le consegne con tanto di documenti ben ordinati nel faldone d'ordinanza. Hanno parlato a lungo. Da soli. Magari Franci ha capito che piuttosto che perdere tempo sul domandarsi se nella notte di natale il bue e l'asino erano nella grotta e i pastori cantavano o stavano zitti sarebbe meglio dedicarsi a risolvere questioni bizzarre come diritti civili, discriminazioni e pulizia della casa. Che se così sarà si vedranno delle belle dimissioni a breve. Cardinalizie e vescovili. Che il pesce, uno dei simboli della casa, si sa da che parte comincia a puzzare. Che s epoi si scenderà sarà tanto di guadagnato. Nel frattempo bisogna accontentarsi dell'esortazione di Franci  ad essere felici. Che tutti ci stanno provando. Ma il fatto è che spesso non ci si riesce.

Pierluigi Bersani: l'unico solo.
Questo sembra essere l'unico che corra da solo. Forse vale il detto che meglio soli che male accompagnati. Vero. Però bisogna avere anche qualche idea in testa. E magari anche un obiettivo chiaro.

giovedì 21 marzo 2013

Ineleggibilità di Silvio Berlusconi? Noia e inefficacia

Nella attuale situazione politica e sociale ritirare fuori la questione della ineleggibilità è un po' banale. E anche noioso. Bisognava farlo subito, venti anni fa e non lasciar passare il tempo. E tutte le occasioni che si sono sprecate. Adesso più che mai bisogna vincere con le armi della politica.

Berlusconi con Alfano e Brunetta in uscita da Napolitano
E così si è scoperto (per l'ennesima volta) che Silvio Berlusconi non poteva, non può e non potrebbe essere eletto.
C'è una legge che racconta, più o meno, come non sia eleggibile chi è titolare di concessioni pubbliche. E, guarda il caso, colui che il ruvido Giuliano Ferrara chiama, forse unico caso della sua vita, con trasporto di amorosi sensi, il Cav risulta essere, nei fatti, titolare di concessione. In verità si tratta di concessioni, poiché sono tre, e tutte televisive. By the way la legge in questione è stata varata nel 1957. Cosa vuol dire essere aggiornati e stare costantemente sul pezzo. E già tre volte ne è stata chiesta l'applicazione: nel 1994 nel 1996 e nel 2001. Magari qualcuno esperto in storia e matematica ricorderà che le legislature, nel lasso di tempo che va dalla prima elezione del Caimano ad oggi, siano state sei inclusa quella appena varata. Dunque solo tre volte il problema è stato posto. 

Due volte con maggioranza di centrodestra e una volta, nel 1996, con maggioranza di centrosinistra. Che i deputati di centrodestra abbiano considerato quella legge non applicabile al loro capo è più che normale. Immaginare il contrario sarebbe come aspettarsi che Renato Brunetta confessi di amare gli statali. Ovviamente, non ci sta. Nel 2001 invece la maggioranza era di centrosinistra ma anche quella volta la questione non andò in porto. Come mai? Mistero. O meglio le solite machiavelliche peracottate degli strateghi del centrosinistra. Pare addirittura che D'Alema (1) abbia detto che il voto della Giunta nel 1996 sia stato «una finzione». Complimenti. Poi ci si domanda come si faccia a perdere sempre. Anche quando si parte con un bel gruzzolo di vantaggio. E Bersani insegna. Essere dei fresconi, evidentemente, non basta. per farsi del male ci vuole anche una bella dose di qualcosa d'altro. A scelta.

Nel 2006 e nel 2008 pare che la questione non sia stata nellure sollevata. Forse se ne erano dimenticati, la memoria vacilla con l'età, oppure ci avevano messo una pietra sopra, come ha fatto l'inflessibile Alfano con le primarie. Anche se nel 2006 il centro sinistra aveva la maggioranza. Scarsa, ma comunque sempre maggioranza. E soprattutto all'inizio della legislatura non avevano ancora cominciato a litigare. Nel 2008 neanche a pensarci, Berlusconi disponeva di grandi numeri. Anche se poi gli si sono squagliati tra le dita. 


Meloni, Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo, tra le altre,
cantano facendo corona a Silvio Berlusconi
Un po' come è successo alla sua amicizia con il commercialista Tremonti. Intanto gli anni e le legislature sono,per così dire, tranquillamente passati e riproporre il problema oggi, a distanza di quasi vent'anni e sei votazioni è un po' ridicolo. Così come mettere sul tavolo 220.000 firme. Ché queste rappresentano una percentuale da prefisso telefonico internazionale, considerando tutti quelli che hanno votato “contro” Berlusconi: oltre il 70% del totale. Con la banale aggiunta che la situazione attuale è un tantinello complicata e il peggior dispetto che si possa fare a Berlusconi è tenerlo fuori dai giochi. Magari lasciandolo da solo all'opposizione. Che per lui sarebbe come essere un diabetico davanti ad una sachertorte. Senza contare che il cappelluto mister B. va battuto politicamente se si vuol avere credibilità e spuntare le unghie delle valchirie di Arcore. Che vedere Biancofiore, De Girolamo, Prestigiacomo, Gelmini, Comi e Santanché, giusto per citare quelle più note nelle vesti delle inconsolabili vedove (politicamente parlando) sarebbe piatto indigesto anche per Bonaiuti o l'ex radicale Capezzone.

A screditarlo agli occhi dei suoi elettori non sono state sufficienti neppure le notti bunga-bunga o gli sms di Sara Tommasi. Figurarsi una legge inapplicata per oltre vent'anni. Magari ci si provasse con una seria azione politica capace di tener conto delle necessità degli italiani e si uscisse una buona volta dagli angusti spazi del politichese.
Magari così si convincerebbe anche il trio La Russa-Crosetto-Meloni. Che vogliono essere fratelli d'Italia, come non bastasse essere cugini.
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(1) http://www.ilpost.it/2013/03/20/silvio-berlusconi-ineleggibile/2/

lunedì 18 marzo 2013

L'evoluzione della specie: da Grillo (parlante) a Gufo (saggio).

In natura non sopravvivono i migliori, né i più intelligenti ,né i più forti ma solo le specie che sanno evolvere con il mutare del contesto. Se Grillo evolvesse in gufo sarebbe un gran bel cambiamento.  Distruggersi con le proprie mani è un attimo. Sarebbe un vero peccato, oggi,  perdere tutto il già fatto.

Il Grillo parlante


Quando nel 1798 Thomas Malthus scrisse il “Saggio sul principio di popolazione” avrebbe tratto senz'altro grande lusinga dal sapere che alcune sue intuizioni sarebbero state riprese, nel 1855 da Alfred Russel Wallace e quattro anni dopo, da Charles Robert Darwin per chiarire a sé stessi e al mondo intero quando, come e perché le specie evolvono. 
Che poi queste stesse categorie siano utilizzate,154 anni dopo i due grandi naturalisti, da un blogger polemico-dadaista per cercar di chiarire a sé stesso e ad altri quattro gatti l'evoluzione della politica in questo sciagurato Paese l'avrebbe incuriosito per qualche minuto o forse l'avrebbe lasciato indifferente.
L'intuizione di Malthus e dei due geni che lo seguirono si sintetizza in: «Sopravvivono le specie che hanno capacità di adattamento. E hanno l'abilità di evolvere con il contesto. Magari trasformandosi morfologicamente».
Se Grillo Giuseppe, in arte Beppe, e il suo amico Casaleggio Gianroberto, riflettessero qualche minuto e su queste tre semplici frasette probabilmente, essendo intelligenti e vispi come pochi nell'attuale panorama politico, ne trarrebbero di guadagno.

Laura Boldrini Presidente dellaCamera
Loro grande merito è stato di aver capito e sentito più di ogni altro la voglia di cambiamento. In quattro-e-quattro-otto, alla faccia di politici consumati, nel senso di usurati, hanno costruito un grande movimento di popolo. Semplicemente con il loro esserci hanno posto al centro della politica italiana questioni che altrimenti sarebbero state marginali o al più parte della tradizionale giaculatoria politica. Chi non rammenta la vecchissima vignetta di Altan con la donna che dice: «Non mi ricordo più se veniamo prima dei disoccupati e dopo i giovani o tra il mezzogiorno e i pensionati”. 
Ambiente, spesa pubblica, legge elettorale, conflitto di interesse,leggi antimafia, costi della politica non sono più disegni di fumo ma sono già diventate questioni pratiche. In questo parlamento i tentativi di mercato delle vacche o di inciucio abortiscono ancor prima che il solito D'Alema riesca a pensarli. Stanziali della politica sono costretti a neppure provare a salire sugli alti banchi delle istituzioni. Avere come presidente del Senato Piero Grasso e della Camera Laura Boldrini è già un bel salto di qualità rispetto ai precedenti. Uno spariglio l'hanno chiamato quelli che ne capiscono di giochi di carte. Bersani ed il Pd se vogliono sopravvivere saranno sempre più costretti a sparigliare e questo significa per loro fare altro rispetto a quanto hanno praticato fino ad ora. E tutto questo è indubbio merito del Movimento 5 Stelle. Non ci fosse stato la zuppa sarebbe stata sempre la stessa. Semplicemente viepiù irrancidita.

Thomas Malthus
Ora l'abilità consiste, e questo è il riferimento al trio Malthus-Wallace-Darwin nel capire che non si può essere monocordi. Aver passato anni nei panni del grillo parlante ha pagato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno un po' sordo d'orecchio non ha sentito nessun boom questo c'è stato. E per d'avvero. Avere occupato i banchi alti per “star sul collo” ai vecchi politici è stata una bella mossa. Non solo simbolica. Che poi sono i simboli a smuovere le montagne. 
E adesso ancor più che simbolicamente la specie grillo deve evolvere e passare allo stato di gufo. 
I gufi hanno un udito finissimo, caratteristica già dimostrata nel recentissimo passato, sa ruotare la testa di 270°, così vede ovunque senza sforzo, si mimetizza benissimo e si nutre di topi, altri uccelli e anche, fatto non strano, di insetti.
Inoltre nel periodo marzo maggio, guarda caso, nidifica, la femmina può fare due covate da 3 a 10 uova. Che suona bene, per chi vuol capire la metafora.
Nella cultura popolare, che di solito ci azzecca, il gufo è rappresentato come portatore di saggezza ed erudizione. Nonché portatore di cultura. Ha il piccolo difetto di essere un filino permaloso. Ma questo anche il grillo. Però nessuna tradizione racconta che il grillo o il gufo abbiano deliri di onnipotenza. Che distruggersi con le proprie mani è un attimo.
By the way: insultare le donne tunisine non porta grandi vantaggi ma solo sgradevolezze. Nessun paese ha il monopolio delle peripatetiche o, come dicono in Francia, les mademoiselles che fanno dei free-lance sur le trottoir. E' professione ampiamente distribuita e qualche volta viene esercitata anche a corte.



sabato 16 marzo 2013

Secondo giorno di papa Francesco e primo giorno della XVII legislatura.

A volte capitano giorni storici e pare che venerdì 15 sia stato uno di questi.. E per tanti motivi.  Francesco è lanciatissimo. Berlusconi viene dimesso dal san Raffaele. Bossi lancia messaggi criptici a Maroni. Il leghista Buonanno fa la sua prima dichiarazione programmatica. E poi c'è il Pd.

Giorno di festa il15 marzo 2013. Non solo perché è venerdì e quindi spettano due giorni di riposo. Non solo perché mancano cinque giorni all'inizio della primavera. Ma perché è il secondo compligiorno di papa Francesco. Ma anche perché è il primo giorno del nuovo parlamento italiano. Il più giovane e il più rosa di tutti i tempi. E chissà che con i prossimi giorni, forse mesi, qualcuno dice anni, che pochi vedono probabili, non si possano raggiungere altri inimmaginabili record.

Francesco, l'umile
Francesco I salda il conto dell'albergo
I primi due giorni di Francesco sul soglio di Pietro sono stati ricchi e spumeggianti come non mai. Intanto gli hanno già appioppato un nickname: il papa umile.
 Se l'è guadagnato facendo cose inimmaginabili: dopo l'elezione per tornare in albergo ha preso il pulmino con gli altri cardinali rifiutando l'auto di servizio, atto diabolicamente sovversivo, quasi terroristico. Chissà cosa ne penseranno i Cipputi e i travet d'Italia che l'autobus lo prendono due volte al giorno. Spesso è pieno come una scatola di sardine e non sempre si riesce a sedersi. Franci, per fortuna ce l'ha fatta: s'è seduto. Il secondo gesto è apparso ancor più sedizioso e inoltre ha svelato un segreto fino ad ora conservato gelosissimamente. Il fatto straordinario è che ha saldato il conto dell'albergo personalmente.Contanti? carta di credito? Bancomat?  Che la cosa venga fatta regolarmente da tutti i commessi viaggiatori del mondo e anche dai turisti, deve essere sfuggita alla maggioranza del giornalisti. Ma vabbè. Il segreto svelto è che il papa argentino se ne va in giro con il portafoglio. Dove lo tiene? Nella tasca posteriore dei pantaloni? Come ha fatto ad arrivare a prenderlo? S'è alzato la tonaca?  Oppure, come accade nelle giacche laiche  il vestito del papa dispone di tasche interne? Una o due? E il portamonete in che tasca sta? Forse che la mantellina è stata ideata per nascondere il rigonfiamento del portafoglio? Son questioni che potrebbero mettere in crisi una storia millenaria.
In questa escalation di umile normalità per poco la cristianità tutta non s'è giocata il papa appena eletto. Infatti Franci è sceso spensieratamente dal trono per salutare il cardinal Sodano e non si è accordo dei tanti gradini che lo separano dalla terra. Per poco non tombolava. Che s'è corso un bel rischio. Tutti i cardinali hanno tirato un sospiro di sollievo. Un altro conclave con i menù delle suore di santa Marta proprio non l'avrebbero sopportato. Forse per questo andando in visita alla clinica Pio XI papa Franci  ha pensato bene di benedire le mani di un medico. Si è portato avanti. Non si sa mai.

Berlusconi Silvio, l'orbo veggente
Berlusconi miracolato, dimesso  non
 ha più bisogno degli occhiali. 
Il capo del Pdl, dopo una settimana di ricovero è uscito dal san Raffaele. Per prima cosa si è tolto gli occhiali scuri che lo avrebbero dovuto difendere dalla luce. Ma lui può farne a meno. Almeno uscendo dall'ospedale che se invece si fosse trattato di entrare in un tribunale sarebbero stati obbligatori e probabilmente anche insufficienti. Roba da richiedere un ricovero d'urgenza.
Poi ha rilasciato tre dichiarazioni epocali (1). La prima: «Sono un po' stanco». Capita a molti. E a taluni anche spesso. La seconda: «Il governo? Bisogna farlo». Però. Che fine politico. Chissà come mai in queste ultime settimane nessuno ci ha pensato. La terza: «Trasferire i miei processi. A Milano c'è un clima ostile». Quindi sollevata la questione della legittima suspicione e richiesta dei legali di spostare a Brescia i processi Ruby, Mediaset ecc. Domanda perché non nel salotto di casa? Poi Berlusconi ha smentito. Si vede che si sta già riprendendo. Non c'è come uscire da un ospedale per sentirsi meglio.

Bossi Umberto, il ritorno
Bossi: signori si nasce
E così  il senatur ritorna anche se non se ne è mai andato e parla. Che se ne sentiva la mancanza. Quindi riprende là dove aveva lasciato: prosegue la guerra con Roberto Maroni. Battaglia dura ma portata avanti da entrambi i contendenti con signorilità e fair play. Roberto Maroni aveva scalzato Bossi dalla segreteria federale della Lega Nord agitando delle scope. Bossi oggi contrattacca con signorilità e prendendola alla larga. Si sa che l'Umberto è un tipo diplomatico e che alle cose ci gira intorno. Non gli piace di essere diretto. Quindi per invitare il neo presidente della regione Lombardia a dimettersi da segretario federale è ricorso ad una  metafora vivida, ancorché felpata: «Maroni ha un culo largo per stare su più poltrone». Poi ha aggiunto «Bisogna rispettare la parola data». Il che è sacrosanto. ma che avrà voluto dire? Maroni capirà?

Gianluca Buonanno, leghista, prima dichiarazione

Buonanno: si diletta di sillogismi
Quello di utilizzare vivide metafore per semplificare ragionamenti complessi pare sia nelle corde di molti leghisti. E anche Gianluca Buonanno, alla sua seconda esperienza parlamentare non è da meno. Già un paio d'anni (3) fa con un rigorosissimo sillogismo dimostrò che la Padania esiste e la prova provata è che «esiste il grana padano».  Urca. Aristotele sarebbe orgoglioso di questo suo lontano (mai troppo) discepolo. Quindi un intellettuale di tal fatta non poteva che commentare con uguale finezza l'ingresso dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle in Parlamento. E quindi ha dichiarato: «Mi divertirò io con i grillini a prenderli a calci in culo» (4). Questa del culo pare proprio sia una fissa dei leghisti. Chissà perché. Forse pensano che deretano o natiche o anche il più semplice sedere siano parole senza ascendenza culturale. Mentre culo deriva dal latino culus.

Partito Democratico
Il Pd continua a fasi male da solo. Perché infierire.


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(1)http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/03/15/news/la_difesa_di_berlusconi_a_brescia_i_processi_milanesi_ruby_e_mediaset-54623252/?ref=HRER1-1
(2)http://www.repubblica.it/politica/2013/03/15/news/bossi_durissimo_contro_maroni_ha_un_culo_largo_per_stare_su_pi_poltrone-54632217/
/4) http://video.repubblica.it/politica/bonanno-lega-i-grillini-li-prendo-a-calci-in-culo/122447/120932?ref=search

giovedì 14 marzo 2013

E adesso Papa Francesco. Il nuovo papa.

E' un gesuita ed ha scelto il nome di Francesco. I francescani, nella storia, con i gesuiti se la sono vista brutta più di una volta. La prima cosa che ha chiesto è stata la recita di un Pater-Ave-Gloria: piccola penitenza per piccoli peccati. Senz'altro conosce i Fioretti di san Francesco. Ma la “Mondizia” da portare oltre Tevere è tanta.

Francesco I 
E così la tradizione che recita “chi entra papa in conclave ne esce cardinale” è stata rispettata anche questa volta. E' diventato papa Jorge Mario Bergoglio. Un outsider che i bookmaker davano 41 a 1. Ma questi si sa, sono anglicani e vanno per le spicce. Per loro il mondo dei papisti è un mezzo mistero. Quando non lo è per intero. E' dai tempi di Enrico VIII che ce ne capiscono un acca. E la cosa nei secoli è solo peggiorata.
Sta di fatto che questa volta i principi della Chiesa (altrimenti detti cardinali) se la sono cavata in un fiat. Dieci riunioni per le primarie e un conclave con sole tre votazioni. Va bene essere in tempo di crisi e che le trasferte devono essere brevi ma ci si aspettava qualcosa di un po' più istituzionale e strutturato. Questo più che un conclave è parsa un'intramuscolare. Pic, e: già fatto. Si spera anche sia stata indolore.

Magari il prossimo lo faranno via internet e quelle che oggi sono le congregazioni diventeranno le le paparie.
Pare però che in tutto questo l'influenza dello spirito santo sia stata assai modesta se non addirittura marginale. Sembra infatti che molto di più abbiano potuto le suore di santa Marta. E soprattutto la loro cucina.Segno che le donne stanno allargando la loro influenza nella Chiesa. 
Qualche cardinale aveva fatto addirittura arrivare alcune lagnanze ai media già durante le primarie. A riprova che le cose fondamentali della vita non possono essere tenute segrete troppo a lungo. Anche l'accommodation sembra non fosse granché. Spartaneggiante. Non è più di moda. Per cui se due più due fa quattro il mini conclave è stato dovuto alla carbonara fredda, all'abbacchio sbruciacchiato, a vini scadenti e alla stanza poco confortevole. A tutto questo s'aggiunga che i cellulari erano schermati, non avevano collegamento wi-fi che vuol dire niente tablet, niente mail, niente facebook e niente twitter. Da impazzire. Come si può resistere così? Meglio sbrigare la faccenda in velocità. E non è da escludere qualcuno abbia pure scommesso sull'outsider. Infondo 41 a 1 è una bella tentazione. Adamo s'è lasciato andare per molto meno. E soprattutto negli altri stati l'8 per mille se lo sognano.

E così ecco Jorge Mario Bergoglio che nella lotta tra italiani e stranieri è un buon compromesso: è argentino ma di origine italiana. Cosa vuol dire avere alle spalle duemila anni di storia. E che storia.
Si dice ami il tango - con chi lo ballerà in Vaticano?- e il calcio: si spera non riporti in Italia Maradona. Che di gente che fa comparsate in tv ce n'è a sufficienza.
Vaga somiglianza con Woody Allen e' di discendenza piemontese - che per la vulgata significa “falso e cortese” - e anche gesuita. I due termini, nella sostanza, non sono poi così distanti se si esclude la questione della cortesia. Ché i gesuiti nella loro storia hanno saputo essere anche un po' rudi quando con la controriforma si sono occupati dell'inquisizione. A questo proposito ne sanno ben qualcosa i francescani e gli indios del sud America e gli ebrei e gli eretici, tra cui Giordano Bruno.. Tanto per dirne di alcuni.

Bizzarro che abbia scelto il nome di Francesco con chiaro riferimento, o almeno così è parso ai più, al poverello di Assisi. Magari si tratta di vaticana metacomunicazione nel segno del contrappasso: mano di ferro in guanto di velluto. 
 Se la scelta del nome sarà conseguente se ne vedranno delle belle, Da convertire ci sono lupi (Fioretti cap. XXI) e ladroni (idem XXVI) che da quelle parti delle due categorie ne girano parecchi pure se i primi non vengono da Gubbio né i secondi sono di Monte Casale. 
Così come se decidesse di “liberare preti che sono in peccato col demonio” (idem XXIII) o se “si mettesse in amore di santa povertà” (idem cap.XIII) o a voler far star “quete le rondini” (idem XVI) avrebbe solo l'imbarazzo della scelta, in primis e poi il suo bel da fare.
Per ora è partito con un bel Pater-Ave-Gloria che questo terzetto di preghiere e in questa sequenza sono di solito la piccola penitenza per i peccatelli veniali. Se si pensa alla gente che era in piazza con naso all'in su forse ci stava pure ma se si sposta la visuale a quelli che formano il team che gli sta attorno, allora la cosa è meno di un blacebo. Salvo che non sia un segnale. Mah.
Si tratterà di aspettare e vedere. Le menti dei papisti, come dicono gli anglicani, sono sempre imperscrutabili.
Certo volesse invitare “madonna Mondizia” in quel Tevere ce ne sarebbe di guadagno per tutti. Anche per i laici. “Mondizia” nel lessico del 1200 significa "purezza". Per chi ha voglia di capire.

martedì 12 marzo 2013

Elezioni in Vaticano: finite le primarie si procede con le votazioni.

Il primo tempo della corsa per il soglio di Pietro si è chiuso. I candidati in pista sono una mezza dozzina, un po' troppi. Le trattative continueranno anche durante il processo elettorale. E un bel dossier sta ballando tra i 115 cardinali. Magari leggerlo prima di votare sarebbe saggio.

appella Sistina sede del conclave
In Vaticano il rito delle congregazioni, che poi sono quelle che nel mondo laico sono chiamate primarie, non è molto lungo. 
Quando il papa muore durano al massimo quindici giorni e un pochino meno quando questo si ritira. La differenza tra le due situazioni è data dal fatto che nel secondo caso si risparmia tutto il tempo dell'ultimo saluto che, proprio perché è l'ultimo, obbliga ad un sacco di cerimonie, talune anche un po' complicate, e porta via un bel po' di tempo.
Comunque, la sostanza è poi sempre la stessa: quando il papa se ne va, e dopo l'exploit di Benny il sedicesimo non importa più il come, subito se ne deve fare un altro. Però fare un papa non è così facile come dirlo.
Il vecchio proverbio recita: «morto un papa se ne fa un altro» lasciando intendere immediatezza di decisione e di scelta. Ciò anche a causa di un'altra ben alimentata credenza che racconta della discesa di uno spirito, che aleggia come inquilino stabile di quelle stanze e per questo è detto anche santo, il quale pare avere una sorta di occhio lungo nell'indovinare il cardinale giusto. In verità più d'una volta la berretta scelta è stata, a voler essere di buon cuore, un filino border line, ma d'altra parte non c'è modo di sapere come sarebbe andata se fosse stato eletto un altro. Che ahinoi la storia non si resetta.

Quattromila giornalisti da tutto il mondo si trovano in San Pietro per seguire l'avvenimento e nulla ha potuto distrarli, neppure la bizzarra performance di un gruppetto di deputati berlusconiani che si sono dati appuntamento sulle scalinate esterne del palazzo di Giustizia di Milano per cantare l'inno di Mameli. Che, detto con obbiettività, lo spettacolo è stato un tantinello triste. Principalmente perché il regista, che fa sempre anche la parte del primo attore, ha dato forfait e poi non c'era alcun musico per l'accompagnamento e le voci non erano certo fresche. C'è stata, ma piove sempre sul bagnato, anche qualche stecca (si specifica canora per evitare maliziose malizie e fraintendimenti visto che siamo in quel di Milano) e come questo non bastasse, il tutto è stato condito senza pathos. Che al confronto, quando l'inno lo cantano gli omoni della nazionale di rugby, che peraltro hanno un aspetto un pochino inquietante, il cuore si strugge. Sarà che questi ci mettono sincera passione e le botte le prendono e le danno in conto proprio. Merce che, al di là e al di qua del Tevere, non è proprio di corso comune.

115 i porporati che partecipano al conclave 2013
In totale le berrette porporate che sceglieranno il nuovo papa sono 115 e, dato l'esiguo numero non dovrebbe essere difficile arrivare, soprattutto con l'ausilio dello spirito di cui sopra, ad un rapido accordo. Tuttavia pare che i cardinali abbiano il palato sofisticato. Almeno per quel che riguarda l'offerta culinaria delle suore di santa Marta, come si è letto sui media 1). Anche se molto dell'umano agire pare si pratichi una certa qual indulgenza. Che però non è omogenea. Qualche volta si e qualche volta no e qualche volta un po' e un po'. . E questo non è proprio bello.
Circola un dossier che il papa emerito, con mossa bizantina, ha lasciato a tre saggi che poi dovranno trasmetterlo al nuovo titolare del soglio di Pietro. 
Durante gli incontri delle primarie qualche cardinale ha chiesto di conoscere il contenuto di questo documento per evitare, si sa mai, di eleggere all'alta carica uno tipo poco raccomandabile. Evidentemente si conoscono bene. Ma il segreto è rimasto tale e i tre continuano a viaggiare con il loro bel fardello. Che senz'altro ci vuole un bello stomaco. Forse questo è fatto nel senso della ragion di stato che nel caso specifico si può declinare come ragion di religione. Perché alla fine è di questo che si dovrebbe parlare.
Che poi a ben vedere, come la storia e tanti film di 007 hanno insegnato, un dossier è tale e dirompente più per il “chi” e talvolta per il “come” piuttosto che per il “cosa”. Che quest'ultima categoria si esaurisce nelle classiche tre “esse”: soldi, sesso e sangue. E le tre “esse” di solito non sono mai singole ma qualcuna un po' più e qualcuna un po' meno fanno tutte parte della ricetta. E sono i romanzi che alla fine vendono di più. Forse perché si scopre il colpevole.

Ora, che le primarie sono finite, al contrario di quello che accade nelle primarie laiche, i candidati ci sono ma non ci sono. Non fa parte del bon ton ecclesiale quello di proporsi in modo chiaro. Abitudine ipocrita, come se a qualcuno sfuggisse che quella posizione rappresenti il coronamento di una carriera. Ma tant'è. Un po' come la moglie di Di Pietro che, come sostenne lo stesso, quando si tratta di certe questioni: «mia moglie non è mia moglie». La vita è ironica e talvolta traccia bizzarri paralleli.
Infine si dice che questi  siano una mezza dozzina ovvero sei. Ignoti alla vasta comunità dei fedeli che si troverà un capo senza sapere il perché lui e proprio lui.

Nel chiuso del conclave, i sei papabili (la definizione è appropriata come non mai) e i gruppi che li sostengono continueranno e affineranno le negoziazioni già avviate durante le primarie per arrivare all'elezione di uno solo. 

Che da adesso in avanti il nuovo eletto tanto solo non sarà perché avrà come compagno ombra il precedente che poco o tanto peserà. Immaginarsi che questo scompaia, metaforicamente si intende, è poco credibile. Dal momento in cui verrà pronunciato l'ormai famoso extra omnes si comincerà la lotta vera per l'ambito posto. Che poi tutti dicano che raggiungere quell'incarico sia come prendere in mano “una patata bollente” è solo la solita civetteria degli ambiziosi. Se a quel posto non si desidera arrivare non ci si lancia nella carriera ecclesiastica che peraltro è dura e faticosa e richiede sacrifici enormi ma si rimane semplici preti di parrocchia o meglio ancora di strada. Che respirare l'aria di tutti non fa male e soprattutto aiuta a capire chi sta intorno.
Adesso tutti a dire di trasparenza che è un po' come parlare di fuoco a Giordano Bruno.
Ma ci sarà tempo per riparlarne. Della trasparenza.
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1) Paolo Conti, Corsera, 10/03/13

domenica 10 marzo 2013

Gli intellettuali italiani scrivono a Beppe Grillo.

Stendere lettere politiche non è come scrivere saggi e trattati. Oltre che le idee ci vuole tatto e capacità politica. Sei intellettuali italiani ci hanno provato. Buone le intenzioni. Pessima la forma. E la risposta è stata irridente. Come ci si poteva aspettare.



E così gli intellettuali italiani hanno scoperto Grillo e il suo movimento. Bene. Bravi.
Quindi per essere in linea con la loro missione hanno preso carta e penna e gli hanno scritto. A lui e a tutti i suoi aderenti. Si sono accorti del “nuovo soggetto politico” forse a causa del boom. Che non è quello economico, come già sagacemente ha ben ricordato il Presidente Napolitano, ma quello elettorale.
Certo è che se gli intellettuali avessero frequentato di più il cinema e il teatro o si fossero scatenati in qualche concerto rock o anche solo mischiati con quelli che vanno allo stadio si sarebbero accorti che qualcosa bolliva in pentola. Ma gli intellettuali italiani, per la più parte, sono schivi e timidi e soprattutto non vogliosi di ribalta. E così si sono fatti sopravanzare da cantanti, calciatori, teatranti e anche un Nobel che avevano capito tutto con anticipo. Qualcuno anche con largo anticipo, e ora ne rivendica la primogenitura. . Ma attenzione, mica tutti questi artisti e sportivi sono giovani e underground, i più sono cresciutelli e viaggiano oltre i quaranta, con anche qualcuno che potrebbe essere pure nonno se non addirittura bisnonno dei neoeletti . Ma in fondo è stato meglio così.
Per gli intellettuali più loquaci e intervistati è stata una fortuna non essersi accorti di niente che magari qualcuno se ne usciva con qualche battuta alla Fassino, che è un sabaudo dall'acido e filiforme umorismo. E che poi il mestiere di profeta non è proprio nelle sue corde.

Comunque alla fine anche loro, gli intellettuali, hanno visto che nel triste panorama politico qualcosa pur si muove. E, almeno questa volta, nelle intenzioni, han deciso di non essere di parte ma di svolgere un ruolo ecumenico. Fatto che, oltre non essere così usuale, è anche strano. Sarà mica l'influenza di quel che sta succedendo a Roma? Dove la voglia di ecumenismo, con tutti quei bei cardinali è addirittura palpabile. Tra uno scontro e l'altro. Che da quelle parti ci vanno pesanti ma sempre con l'aria che non sia successo nulla. e che comunque la responsabilità è di uno spirito, ancorché santo, che sia aggira per li palazzi.

La moda è moda e anche gli intellettuali ne van soggetti. L'idea dell'inconsueto affascina. E talvolta dà pure alla testa. E quindi anche gli intellettuali che ambirebbero essere i cardinali della laicità, si sono impegnati a svolgere un ruolo ecumenico.
Quindi cosa di meglio di una bella lettera, magari aperta, come nei ruggenti anni '70?
La parte più difficile deve senz'altro essere stata l'intestazione. L'inizio è sempre terribile quando ci si trova davanti al foglio bianco che guarda lo scrittore con fare beffardo e sembra dire:”e adesso come cominci?”
S'immaginano i dibattiti, e la quantità di fogli appallottolati che sono stati gettati nel cestino e quelli che invece, battendo sul bordo, ne son cascati fuori. E dopo ore di discussioni e di metafisica applicata ecco l'idea: il classico “caro”.
Già, ma “caro Beppe” deve esser parso un po' troppo ammiccante e oggettivamente un po' fa anche ridere. E quindi, ideona, l'hanno doppiato con il cognome: “caro Beppe Grillo”. Che suona un po' come scrivere al vecchio collega d'ufficio (avranno mica pensato a Fantozzi, anche lui genovese, quando si rivolgeva al ragionier Filini?). Oppure fa pensare alle cene dei reduci del liceo che ci si da del tu ma col cognome: “come va Gomarasca? Mi passi il sale Incorvaia”.
Comunque, superato il primo scoglio l'idea di chiamare “amici” i militanti e gli eletti gli sarà parso naturale. Come accarezzare vigorosamente la testa dei figli piccoli degli amici. Che sopportano la tortura per amore (timore) di papà e pensano a quali pene infliggere al maniaco accarezzatore di teste.

Quindi preso l'abbrivio, lo schema successivo è semplice: 1) omaggio al vincitore 2) premessa alla proposta del mittente, 3) proposta 4) chiusa con mozione degli affetti. Il punto 4) di solito si porta appresso sempre un po' di retorica che nei comizi fa scattare l'applauso. Così è da sempre. Fin dai tempi del politburo. E oggi forse non c'è neanche più la voglia di cambiare.
L'omaggio al vincitore è presto reso: «Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria ...». Semplice, stringato e preciso. Perfetto.
Anche la premessa è chiara. Peccato sembri un dito cacciato nell'occhio dell'interlocutore. 
Perché, anziché cercare i punti di unione (prendano esempio dai cardinali, quelli veri, i vaticani), subito si incardinano su una questione che è divaricante: «Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa». 
Ma chi l'ha detto? E se gli italiani fossero d'accordo? E poi con tutti gli argomenti che son sul tavolo proprio questo è da sollevare? Che non è neanche uno dei più interessanti. Concettualmente parlando.
Che poi è la risposta in negativo ad uno dei desiderata di Grillo peraltro estrapolata dal contesto. Ma comunque perché porre già alla terza riga un elemento di disunione?
Poi la proposta che viene esposta con il rude tatto attribuito, a volte a torto, agli abitanti della montagna: «Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili». Il tono brutale, intimativo e ultimativo della proposta inficia ogni possibilità di risposta positiva. E poi sembra che l'accordo proposto sia più strumentale che sincero. Non si fa così.
La chiusa è ugualmente surreale e si divide in due parti.
Parte uno: «Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma». Ma come? Si fa una proposta senza sapere come possa essere accettata? Ma in che film può succedere questo? Al di là di un bizzarro utilizzo della consecutio temporum. Che da tante belle menti abituate a scrivere qualcosina di più corretto nell'uso della lingua ci si poteva pure aspettare.
Parte due, quella di solito dedicata alla mozione degli affetti: «Avete detto: “Lo Stato siamo noi”. Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: Se non ora, quando?». Ma come?
Utilizzare lo slogan di un altro per convincere qualcuno è quanto di peggio si possa fare in comunicazione. Chwe è un po' come dire alla fidanzata che l'amica è più elegante.  Paul Watzlawick, La pragmatica della comunicazione, insegna.

Peccato. A firmar quella lettera c'è gente di vaglia, come Salvatore Settis e Barbara Spinelli.
Chissà che gli è preso.
Questo è uno dei casi in cui s'è pezo el tacon del buso
E infatti Grillo Beppe ha avuto buon gioco nella risposta citando addirittura quello che, in un certo tempo della sua carriera, fu un'icona dell' artista militante: Giorgio Gaber
Agli intellettuali (e anche ai politici, ad esclusione di Berlusconi e del M5S che la comunicazione la conoscono) due consigli:farsi consigliare dei seri consulenti di comunicazione. Di buoni ce ne sono, anche se pochi. Che un conto è pensare e un altro è comunicare.




giovedì 7 marzo 2013

E adesso Salvatore Settis.

L'indignazione in Italia, unico paese al mondo, ha trovato espressione nelle forme della democrazia. Questa opportunità non va sprecata. I contenuti sono più importanti dei triti balletti sulle alleanze. La Costituzione come perno  fondamentale per  una strategia di medio periodo. Un candidato per il Colle.

Professor Salvatore Settis
Il professor Salvatore Settis non sembra essere un presenzialista della televisione ma quando partecipa a qualche trasmissione si vede. Per dirla alla Freccero è uno che buca lo schermo. Sarà per quel suo viso solcato da rughe che raccontano della durezza della sua Calabria, sarà per il suo modo di dire pacato ma deciso, sarà soprattutto per quello che dice: mai scontato. A tutto questo va ad aggiungersi, cosa di estrema rarità, chiarezza di pensiero e semplicità di esposizione. Non è da tutti. Specialmente da quelli che amano frequentare i talk show dove pare che vadano più per farsi vedere piuttosto che per farsi ascoltare. 
Quasi che siano solo le immagini a trasmettere informazioni al cervello e non piuttosto le parole.
Per il professor Settis non è così: pane al pane e vino al vino. Rarità. Non cerca simpatie, espone le sue opinioni. Doppia rarità. Che sono pure di buon senso. Tripla rarità.
Nei venticinque minuti della puntata di otto e mezzo (06/03/013) con la precisione di chi sa di cosa sta parlando ha scolpito, ché le sue sono state martellate come di scultore avvezzo a sgrezzare il marmo pure se il tono era tranquillo e le parole piane, il contesto e la sostanza della attuale situazione politica e, a mo di aggiunta. ha pure indicato gli strumenti base di cui avvalersi per andare avanti.

L'Italia: «Il nostro è un Paese che spreca le occasioni e non sa sfruttare le potenzialità».Mai come dirlo.
L'indignazione: « Ha preso piede in Italia ed è diventato il cuore della politica. Anche se da noi ha tardato ad esplodere (se ne è parlato solo quando il termine è diventato di moda) ma, unico Paese al mondo fino ad ora, ha trovato espressione nelle forme della democrazia, nelle forme del voto». Alzi la mano il primo che l'ha capito. Dato lo stupore che ha preso molti, per non dire tutti, la sera di lunedì 26 febbraio.
L'antipolitica: «Non bisogna bollare di antipolitica tutto ciò che non si capisce». Chissà a quanti sono fischiate le orecchie mentre il professore esprimeva questo concetto. Semplice a intendersi. Magari anche per derogati ed affini.
Certo non c'è ancora una chiara prospettiva politica per questo movimento che nasce dal basso ma «bisogna lasciar tempo al tempo». Ed è strano che chi di tempo ne ha avuto a ufo e si sia trastullato in fessi giochetti tattici, oggi si faccia prendere da una gran fregola. 

Così come l'incontro tra il Pd e il M5S dovrà avvenire sulla base della Costituzione. Basta leggerla, magari tutta e di seguito e non a spizzichi e bocconi. Peraltro Grillo non pare l'abbia mai messa in discussione (mentre Berlusconi sì). E soprattutto (ri)partire dai contenuti. Che di schieramenti e sciocche alchimie s'è già parlato anche troppo. Compreso nella giornata (06/03/013) della direzione del Pd. Da chi? Ovviamente D'Alema. Che il suo trasporto per i giochi di ruolo e delle alleanze o per gli inciucini ormai è un caso patologico.
E poi che altro professore?
Ragionare sul lavoro e quindi, con grande probabilità prendere «dei provvedimenti urgenti che andranno inevitabilmente a contraddire quanto fatto dal governo Monti che il Pd ha appoggiato».
Perché la sinistra ha senso se fa la sinistra. E magari pure si distingua fortemente dalla destra. Che la parola chiave del ragionamento è “fortemente”. Cosa che a non pochi del Pd deve risuonare come concetto stranamente astruso e pure un tantinello indigesto. Che se no è meglio se cambia di nome e di posizionamento. Altrimenti che passi a chiamarsi Tirabusciò, che in quanto a mosse Ninì ne sapeva una più del diavolo. E poi, soprattutto non sarebbe male se, una buona volta, certa parte di questa sinistra la smettesse di scimmiottare la destra.
Ultimo consiglio del professore ragionare su tre strumenti base per costruire una strategia di almeno medio periodo: onestà, fantasia e, più importante di tutti, lealtà alla Costituzione. Detto questo senza lacrimuccie ipocrite ma con concreto senso operativo.

Tutto ciò e molto altro il professore ha scritto nel suo ultimo saggio dal titolo “azione popolare – cittadini per il bene comune”. Per alcuni anche una sfogliatina potrebbe essere salutare.
Pare che fra qualche mese si liberi un posto nei piani alti della Repubblica. Magari anziché un aparatiniko bolso e stanco e pure un po' trombone un professore,vero, che ha insegnato nelle università di mezzo mondo potrebbe far comodo. Detto con un giro di parole per non dar corpo al proverbio che chi entra in conclave papa ne esca cardinale.
Ultima nota, pare che il professor Salvatore Settis in Italia abbia ricevuto una sola onorificenza, il 20 febbraio 2009: la cittadinanza onoraria della città di Palmi.