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lunedì 25 febbraio 2013

La pedofilia non è un'arma impropria


Massimo Franco scrive un sinuoso pezzo sul Conclave che si presta a diverse letture. Sgradevole il pensare che denunciare la pedofilia apra al rischio di una involontaria deriva omofobica. Questo sarà un conclave da resa dei conti.Come forse non se ne vedevamo da secoli.



Cappella Sistina, sede del Conclave
Sabato 23 febbraio Massimo Franco ha firmato per il Corriere della Sera il pezzo che ha come titolo “Pedofilia arma (impropria) anti-papabili” e come sommario “Così i sospetti e il giustizialismo ecclesiastico mirano ad azzoppare i candidati”.
Pezzo interessante, come al solito, che si dipana per tre quarti lasciando qua e là trappole e trabocchetti d'interpretazione per poi disvelare nell'ultimo quarto, un po' controvoglia, che si tratta di mera lotta di potere. As usual.
Lotta che in Vaticano già da lunga pezza è in atto, che da quelle parti sanno anche essere spicci e non aspettano certo che la chiave giri nella toppa della Cappella Sistina per iniziare la battaglia. Purtuttavia il pezzo apre a interpretazioni ambigue e svianti. Soprattutto per quel termine “impropria”, riferito ad arma e collegato a pedofilia, che scritto tra parentesi ne vede enfatizzato, in qualche modo, il senso.

Il tutto parte, apparentemente, dal caso del cardinale americano Roger Mahony, pesantemente attaccato da un gruppo di cattolici americani, “Catholics United” che chiede la sua esclusione dal Conclave. La motivazione sta, di base, nella sua difesa ad oltranza del “diritto a non rilasciare tutte le informazioni riservate”. In altre parole viene accusato di aver, in qualche modo, coperto i preti della sua diocesi colpevoli di pedofilia. E quindi va da sé che i cattolici americani preferirebbero non essere rappresentati da lui e tanto meno che Mahony fosse tra coloro che sceglieranno il futuro Papa. Visto che i “Catholics United” alla figura del Papa, loro, paiono tenerci molto.

San Pietro
In realtà Mahony non è l'unico cardinale con qualche ombra. L'elenco, al momento, ne comprende qualcheduno di più: Timothy Dolan, anche lui americano e poi l'irlandese Sean Brady, il belga Godfried Danneels e infine il canadese Marc Quellet. Anche se quest'ultimo pare sia colpito da fuoco amico o di rimbalzo a causa di una storiaccia di molestie che in verità non riguarda né lui né il clero, almeno per questa volta, ma suo fratello. Statisticamente quindi, escludendo il canadese, si tratta di quattro cardinali su 117 non è un gran numero in assoluto e anche statisticamente non rappresenta una gran percentuale ma un pochino dà da pensare. Anche considerando il fatto che quello del sesso è solo uno dei possibili peccati in cui si può incorrere che poi c'è anche la svariata gamma di quelli che hanno a che fare col prosaico denaro.
E in ogni caso a far indignare sulla questione degli abusi sui minori basterebbe pure uno zero virgola. Soprattutto considerando l'ipotesi, tutt'altro che remota, dice Franco, a che il numero degli iscritti a tale lista sia destinato ad aumentare. E questo è già di suo un po' più inquietante.

Ciò che tuttavia stupisce maggiormente nel pezzo di Franco è il fatto che l'autore tenda a rimarcare, in almeno un paio di passaggi, che si tratti di “accuse vecchie” e alcune, come quelle relative a Sean Brady, si riferiscano a “vicende di oltre trent'anni fa”. Come se il tempo possa essere un lenitivo per storie tanto dolorese e tanto vergognose. Così come si ventila il timore che tanto parlare di pedofilia porti al “rischio di una involontaria deriva omofobica”. Si ha come la sensazione che si voglia lasciare sinuosamente intendere che combattere la pedofilia possa essere di danno alla difesa dei diritti civili degli omosessuali e della omosessualità in senso lato. Quasi che si tratti di merce di scambio. Sensazioni sgradevoli. Come quando succede di masticare sabbia
Così com'è sgradevole il parallelo tra il caso di “mani pulite” e le vicende di pedofilia all'interno della Chiesa. E quell'inquietante accenno allo spuntare di “una sorta di giustizialismo ecclesiastico”.
Alla fine quel che se ne ricava è come un morbido invito a laisser tomber le scomode “incompatibilità morali”, che in fondo un buon Papa può aver (avuto) anche qualche debolezza e aver conosciuto le esperienze della vita.Peraltro la sublime arte dell'ignorare e del non vedere o della doppia verità non è estranea alla tradizione della istituzione.

La finestra dello studio del Papa
In ogni caso sarà un Conclave duro. E con ogni probabilità si farà un gran fascio tra sesso, soldi, potere e chissà cos'altro. «Mai come in questi giorni capiamo l'importanza che il Conclave sia a porte chiuse e organizzato in modo da evitare qualunque contatto e condizionamento esterno» scrive Franco riportando la voce di qualche autorevole personaggio d'oltre Tevere.
Anche se le porte chiuse non serviranno, come sempre, per impedire l'entrata di condizionamenti, ché i capi corrente son già tutti dentro, quanto per non far trapelare all'esterno i termini degli accordi. Ché difficilmente si diventa Papa senza negoziazione.
Dopo duemila anni lo s'è capito anche stando fuori.



1 commento:

  1. Luigi Del Rosso25 febbraio 2013 20:29

    In questa circostanza la pedofilia è fumo di copertura. Il problema reale sono gli assetti finanziari gestiti o controllati dal Vaticano. Soprattutto in America Latina.
    C'è poi la costante erosione anticristiana in Africa Occidentale, E' un prooblema grave per loro, e non hanno politiche di rilancio in quella zona.E' chiaro che in tempi di crisi economica globale e contrazione degli investimenti, anche il business delle misioni in Africa e America latina perde terreno. E con esso perde consenso la Chiesa Romana.
    Spinte xenofobe sarano incoraggiate se le masse diseredate aficane e latine non busseranno più alle porte della Chiesa ma ad altre porte.

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