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mercoledì 5 dicembre 2012

Bersani vince le primarie: D'Alema e Rosy Bindi gongolano. Ed è solo l'inizio.

Si aprono le cataratte delle dichiarazioni. Parte D'Alema e poi Bindi e Letta. 
Bersani odia le favole e Renzi ha la prova di essere di sinistra. Come Geronzi e non pochi altri banchieri.


Pier Luigi Bersani esulta. Poi si vedrà
Le lancette dell'orologio corrono inesorabili mentre crescono implacabilmente il numero delle schede che i partecipanti alla seconda giornata delle primarie hanno deciso di regalare a Pier Luigi Bersani. E più aumentano le schede e più si infittiscono le interviste che vengono fatte ai supporter del segretario. Tante belle facce sorridenti. Facce vecchie, in verità, sia per l'anagrafe sia per la frequentazione con la politica. Ma ancor più vecchi della fisionomia sono gli spiriti che fanno aprire e dar aria a quelle bocche.

Il primo ad intervenire è, guarda il caso, Massimo D'Alema che molto larvatamente rivendica una sorta di patronage sulla vittoria e sul vincitore. Ahinoi. 
Il viceconte tra una mossetta della testa e l'altra, vaga rassomiglianza con Ridolini, ribadisce la sua contentezza con un sorriso che va da un orecchio all'altro. Intercala il solito stracco "diciamo" per comunicare all'intero mondo che non si candiderà alle prossime elezioni politiche. L'intero mondo tira un sospiro di sollievo. 
Ma aggiunge che darà il suo contributo anche non occupando uno scranno in parlamento. L'intero mondo geme un sospirato "magari anche no. D'Alema cessi i contributi. Quel che è fatto è fatto. Scordammuce o passato"
Dice che il partito è solido e che Renzi è una risorsa. Che quando questi vecchi nipotini di Yalta dicono di un altro che è una risorsa significa che quello finisce a temperare le matite nel sottoscala. Quando invece loro si dichiarano una risorsa, come spesso dice di sé stesso il mezzoconte, si deve intendere che sono indispensabili. 
Comunque il sorriso, per quanto largo ha un che di strano. 

Anche Rosy Bindi ben volentieri si presta al rito del microfono. Gaudente. Così gaudente che alcune sinapsi si devono essere scollegate e ha cominciato a parlare come Antonio Di Pietro. 
la felicità di Rosy Bindi
Quello ci aveva raccontato che: «mia moglie non è mia moglie». Lei, la Rosy, invece alla domanda se si candiderà ha risposto che «è il partito che deve decidere». Le vien fatto notare che lei, tecnicamente, non potrebbe. Né per numero di legislature né per gli anni passati nelle divine stanze. Salvo richiesta di deroga. E allora la nostra se ne esce con un: «ma la mia deroga non è una deroga». 
Anche il microfono per quanto scafato ha un leggero sobbalzo. Poi avrà di certo pensato. «ma sono ragazzi». 
Su Renzi il commento è stato sbrigativo: «deve fare il sindaco» Ma in trasparenza si vedeva volteggiare un temperamatite. 
Pure lei esibiva un largo sorriso. Tuttavia anche questo aveva qualcosa di strano. Sì. 
Più che un sorriso di contentezza, in entrambi i casi, assomigliava a quello dei miracolati. Che, anche se largo, non è così sereno come dovrebbe dopo un bel risultato. Risultato che per loro, forse, non è ancora dato per scontato. 

Aleggia il fondato sospetto che magari il segretario, visti i risultati, e a furia di parlare di rinnovamento ci abbia preso gusto. E che magari si voglia scrollare di dosso vecchi pesi. E che voglia fare da solo. Che non farebbe male. Soprattutto se nel 'da solo' si sottintende che si liberi anche di Fassina. Che pure anche questo non sarebbe male. In ogni caso si vedrà.
La bersanata più spiritosa è stata: «vinceremo senza raccontare favole». Che già di per sé è una favola. Comunque entro breve lo si vedrà alla prova dei fatti quando incontrerà Vendola che gli ha già mandato a dire: «i miei voti decisivi». Anche se "il suo", al primo turno era il 16 per cento. 
E comunque è stato seguito a ruota, e non poteva essere diversamente essendo il nipote del grande Gastone, da Riccardo Nencini. Questo favoleggia di centinaia di migliaia di voti e che anche i suoi sono stati determinanti. Che tradotto significa "tratteremo sui ministeri". Che peraltro ancora non s'è vinto. 
E se c'è chi comincia a chiedere ancor prima di vincere bisogna attrezzarsi di belle favole. Se si vuol sopravvivere. 

Finalmente poi si è appurato che Renzi è di sinistra. Ha fatto una cosa di sinistra: ha perso. Brillante il sindaco che a sinistra si trova in bella compagnia. Guarda caso di banchieri. 
Cesare Geronzi e signora:
 una famiglia di sinistra
Alcuni di loro l'hanno confessato a Gad Lerner con candore, per quanto possano essere candidi, dei banchieri.
E' noto che Cesare Geronzi abbia sempre avuto un debole, ricambiato, per D'Alema. Gli ha prestato duecento milioni di euro, per il partito. Muove la testa come Massimo, cosa vuol dire le affinità elettive. Lui però non ha l'abitudine di andare a votare alle primarie ma la moglie invece sì. Una famiglia di sinistra. Ce ne sono tante. 
Anche un ex commissario Consob,Salvatore Bragantini, accompagnato da Angelo De Mattia direttore centrale in Banca d'Italia sovrintendente alla segreteria di Antonio Fazio, sono di sinistra. Mica bruscoli. 
Che a questo punto annoverare tra i pericolosi sovversivi anche Massimo Mucchetti, vice direttore del Corsera, e Roberto Perotti docente della Bocconi ed editorialista del Sole 24Ore neanche fa notizia. Che a questo punto la cena renziana di Milano con la finanza rientra in un filone consolidato. Peccato quasi neanche veniale. Forse.
Non poteva mancare a dire la sua Enrico Letta, ininfluente come di solito e neanche particolarmente originale: «Matteo (notare il nome di battesimo) deve stare nella squadra». Vabbè.
Se poi si aggiungesse anche a fare cosa sarebbe proprio una bella favola. Tutta da raccontare.

1 commento:

  1. Paolo Penacchio5 dicembre 2012 18:23

    e, tutto sommato, questi sono tra i migliori in circolazione. Renzi, poi, deve essersi dimenticatO in fretta di coa aveva detto in campagna elettorale , quando pensava che il voto di chi passava per strada, suppongo anche solo al 51 per cento, dovesse decidere un po' tutto nel Pd, compreso il destino di Bersani. Ahimè , la tua ironia ben rappresenta una situazione che comunque ti giri ha anche aspetti che non piaccioniodi ; mica siamo qui a giudicare la Cappella Sistina..

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