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sabato 13 ottobre 2012

Se Bersani fosse un leader.



Breve premessa: non so se Matteo Renzi rappresenti effettivamente il nuovo per il partito democratico, così come non so se con la sua guida il nuovo governo potrà effettivamente portare equità e sviluppo nel nostro Paese.  Dato che il capitolo lacrime e sangue lo stiamo già giocando con Monti.
Quel che so per certo è che Matteo Renzi si è posizionato come alternativa all'attuale leadership del pd.  E in questo non ci vedo nulla di scandaloso, soprattutto se il partito si chiama democratico e,a maggior ragione se così si definisce. Da che mondo è mondo in ogni partito hanno sempre trovato posto  una maggioranza ed un'opposizione e questo anche nel PCUSS di Leonid Il'ič Brežnev e pure nel pci di Gramsci-Togliatti-Longo-e-Berlinguer.
Magari un'opposizione che non si sbandierava ai quattro venti con comunicati stampa e interviste ma c'era. Eccome se c'era. Peraltro ce lo potrebbe raccontare, con dovizia di particolari, Giorgio Napolitano che nella sua lunga carriera di iscritto al pci ha giocato  in entrambe le squadre. E che fece arrabbiare Berlinguer più di una volta.
All'interno del pci si faceva opposizione  dura, anzi aspra, e si arrivava a prendere decisioni dopo laceranti discussioni e un dibattito era franco e leale come si usava dire nel gergo piciista per significare che c'era disaccordo.  E talvolta uomini di spessore come Giorgio Amendola o Giancarlo Pajetta o Pietro Ingrao ne facevano qualche accenno nei libri che scrivevano. Ma erano altri tempi. Allora si giocava tutto in casa e chi non era d'accordo usava iniziare i suoi interventi con bel “condivido nei punti e nelle virgole quello che ha detto il segretario”. Per poi significare, con allusioni e giri di parole, esattamente il contrario.  Il livello era di qualità. A quei tempi.
E. Berlinguer con G.Napolitano
Altro che so per certo è che l'attuale nomenclatura (sempre come si diceva una volta) o  l'attuale leadership (come si usa dire oggi) si sta opponendo a Renzi in un modo che ha del surreale. Surreale perché infantile. Leggere di Fassina che accusa Renzi di “copiare” il programma del pd come se questi non ne facesse parte è ridicolo ancor prima che sciocco. Che poi oggi neanche più i bimbi delle elementari dicono “maestra, Matteo mi ha copiato”.
Così come affermazioni tipo “scegliete le perle e non la bigiotteria” di Rosy Bindi, che bisogna dimostrarlo di essere delle perle, o addirittura “Renzi potrebbe farsi male” di D'Alema portano il ridicolo oltre la soglia del patetico.
Come alcuni forse sanno per poter partecipare alle primarie non basta candidarsi, occorre presentare 18.000 firme di iscritti al partito o l'adesione di 95  componenti dell'assemblea nazionale.
Ora sembra che al team di Renzi sia stato negato l'accesso all'elenco degli iscritti e che dall'ufficio del tesseramento sia stato risposto che gli elenchi se li devono andare a cercare città per città. Che è come dire “non puoi partecipare”. Ritorna alla memoria quell'odioso bambino che solo perché proprietario del pallone pretendeva di vincere la partita anche senza saper giocare. Ma ci sono ancora bambini del genere?
 A parte quelli un po' cresciutelli che stanno dentro il pd?
Che poi se ragionano in questo modo che affidabilità possono dare alle loro proposte politiche? Davanti ad Angela Merkel che diranno? “Vatti a cercare i conti da te?” E magari gli daranno l'indirizzo sbagliato e gli nasconderanno la calcolatrice. O addirittura si rifiuteranno di fare le fotocopie.  Su siate seri. Se potete.
Che, per dirla tutta,che immagine ne ricaverebbe il pd ed il suo segretario se Renzi non potesse partecipare alle primarie per mancanza di firme? Come ne godrebbero Vittorio Ferltri e compagnia. E che figura di palta a livello internazionale. Altro che tener su il perizoma con il filo spinato.
Bersani dovrebbe impedire queste miserie anzi sarebbe un grande atto, di sostanza, se lui decidesse di essere il primo a firmare, per consentire a Renzi ma anche a Laura Puppato e a Sandro Gozi di partecipare alle primarie.  Atto di grande generosità.
Atto rivoluzionario e da grande leader.
Se così facesse Bersani dimostrerebbe, certezza nelle proprie idee, voglia di mettersi in discussione, capacità di innovare ma soprattutto grande forza e autorevolezza. Se si è in grado di aiutare il proprio competitore a superare la burocrazia si ha già vinto.
Così farebbe scendere dalla teoria la famosa frase: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.” 
In questo caso Bersani si tranquillizzi, non è necessario mettere in gioco la pelle, basta una firma. Fatta magari anche con una biro di scarto.
Pierluigi Bersani da Bettola, lei ce l'ha questa forza? Che poi è come dire, lei è un vero leader?

By the way onorevole Bersani ma chi si occupa della sua immagine e della strategia della sua campagna elettorale? Si spera non un apparatiniko. Anche se sembra. Lo cambi. Nel suo interesse.

6 commenti:

  1. Da parte di Sito novefebbraio
    L' amico Castruccio pone un problema molto serio in merito alla agibilità democratica di un partito che si definisce democratico.
    Chi scrive pur conoscendo personalmente e stimando Bersani ritiene che alla sua segreteria vada rimproverato (e fortemente) un mancato impegno per rendere più efficiente e partecipatativo il partito (ci sono ancora sezioni anzi circoli che permettono agli iscritti uan discussione libera ?) e sopratutto più pulito : possibile che non uno dei casi scoperti dalla magistratura sia stato preceduto da un altolà interno ? E' vero che gli altri partiti non fanno di meglio e numerosi fanno molto di peggio , ma proprio perchè conosco personalmente Bersani da lui me lo sarei aspettato.

    Detto questo e sgombrato il campo da ipotetici ruoli di difensori di ufficio veniamo al rilievo di Castruccio

    Completezza di informazione vorrebbe che le novelle regolamentari delle primarie fossero raccontate tutte , compresa la decisione della assemblea PD di sospendere un articolo dello statuto votato a grande maggioranza che avrebbe concesso in qualità di segretario al solo Bersani fra gli iscritti al PD di presentarsi candidato alle primarie di coalizione . Un cambiamento dello statuto a poche settimane dal primo caso che quell'articolo avrebbe dovuto regolare.

    Un elemento che permette di meglio giudicare se quella frase di Voltaire è stata rispettata o meno, magari per taluni sarà ininfluente , ma segnalarlo non mi sembrava una cattiva idea.

    E veniamo alle altre persecuzioni

    Ricordo che in occasione della elezione diretta del segretario del PD ( per qualche strana ragione chiamata anchessa primarie dagli stessi esponenti del partito, non deponendo molto bene sulla loro padronanza del tema ) qunado preteso di presentarsi Grillo e non mi ricordo più se Pannella o Di Pietro , in tanti (giustamente ) commentarono : ma può un partito che si candida alla guida del paese non avere regole per impedire al primo che passa di farsi iscrivere da una qualche sonnolenta sezioncina e candidarsi ?

    Le liste degli iscritti : l'idea quindi sarebbe che qualsiasi iscritto al PD basta che dichiari di volersi presentare alle primarie e ha diritto alla lista nazionale degli iscritti con tanto di indirizzo ? Scusa Castruccio tu che sei dell' ambiente : quanto varrebbe in euro quel mailing a fini commerciali ?

    Oppure la soluzione sarebbe che sindaci e deputati possono avere la lista e i semplioci isciritti no ? Non smebra una bella idea in quiesto momento

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  2. Da parte di Paolo Penacchio:
    Credo che la richiesta dell’amico Castracani solevi un problema che va oltre non solo l’attuale svolgimento delle primarie del Pd , ma altresì vada oltre lo stesso problema delle primarie. Credo si tratti di determinare fino a che punto il diritto del singolo cittadino , o del singolo militante di partito, di accedere ai momenti istituzionali della politica debba essere comunque avvallato anche da chi non condivida il contenuto della usa azione; e questo vale , quindi, non solo per le primarie di partito , ma anche per altre situazioni quali raccolta di firma per referendum o proposte di legge di iniziativa popolare. E credo sia giusto spazzare via il campo da richiami alla tolleranza attiva proposta da Voltaire , poiché non si tratta , in nessuno di questi casi, di garantire il diritto di un cittadino di esporre liberamente quello che pensa , ma di poter avviare delle procedure politiche che implicano una certa adesione iniziale di consensi. Credo si possa proporre che non vi sia alcun limite minimo di consensi iniziali ( ma questo dovrebbe essere un fatto che non può essere richiesto a gioco iniziato, ma solo a bocce ferme) , ma se la partita iniziata , credo che il rispetto delle regole non tutele tanto il signor Bersani , il signor Renzi od il signor Vendola, ma tuteli quegli iscritti che hanno determinato quelle regole e che dovrebbero essere interpellati in merito ad un loro svuotamento e, sia pur celato da tollerante buonismo. Inoltre, per quanto mi riguarda, credo che se son ostati posti dei limiti minimi per accedere a delle procedure politiche sia giusto che a farsene carico siano quanti sono favorevoli al risultato che le stesse si propongono; altrimenti si arriverebbe allo stesso risultato che lo stabilire che non occorre alcuna firma preventiva , e quindi si autorizzerebbero almeno diecimila referendum all’anno e , cosa certamente meno grave, che qualsiasi iscritto ad un partito politico possa candidarsi a leader per le elezioni a capo di governo; ma probabilmente , visto come sembra pensarla Renzi, che qualsiasi cittadino che passa per strada possa farla . E per come la penso delle primarie si potrebbe anche fare, ma certamente dopo che la cosa è stata statuita da una assemblea qualificata all’uopo; ma per il momento credo che Bersani, se cedesse ancora una volta, finirebbe col disporre di un bene indisponibile che è la volontà del suo partito di arrivare a candidature che abbiano un tot di effettivi consensi. Ed anche per quel che riguarda i nominativi degli iscritti credo che il problema dovrebbe essere posto prima in termini generali e , solo dopo, debba essere trattato nello specifico. E si tratta di chiedersi se vi è un diritto di qualsiasi iscritto , solo per il fatto che può in quanto tale chiedere di avviare le procedure per essere candidato alle primarie ( ma, come dicevo, magar anchei,renzianamente anche da parte di qualsiasi cittadino ), di avere l’elenco di tutti gli iscritti al Pd o se gli iscritti hanno diritto a duna qualche riservatezza prevista da norme statutarie o da consuetudini non modificate da alcuna norma. Personalmente avrei delle remore a dare a qualsiasi persona che decidesse di iscriversi ad un partito politico il diritto di vedere l’elenco di tutti gli iscritti ; ma forse sono troppo passatista. Comunque sia credo che il buon Voltaire non abbia molto a che vedere con questa vicenda e, naturalmente, a prescindere dalla disponibilità o meno di Renzi di invocarlo in presenza dell’amico parroco.

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  3. Come ho scritto all'inizio del pezzo "non so se Matteo Renzi rappresenti effettivamente il nuovo per il partito democratico, così come non so se con la sua guida il nuovo governo potrà effettivamente portare equità e sviluppo nel nostro Paese. " Il mio è un punto innanzi tutto di metodo e poi di merito.
    Nel metodo: è un dato di fatto che Renzi rappresenti un "fenomeno" (nel senso etimologico del termine) che ha un suo peso quantitativo all'interno del pd. Della qualità al momento non mi interessa di dire. Quindi non si tratta di un singolo velleitario che passa per la strada ma di un esponente di spicco che ha una sua proposta.
    Ora le alternative sono:
    a) lo statuto non consente. Fine della discussione, se Renzi vuole rimane all'interno o se non vuole se ne vada. Ulteriori considerazioni: 1) il partito ha agito secondo statuto 2) l'attuale nomenclatura si sente così debole da non voler affrontare un "innovatore"; b) in virtù del fatto di quel che oggettivamente è il fenomeno Renzi si decide che può partecipare e allora non ha senso chiedere 18000 firme di iscritti o 95 di membri dell'assemblea nazionale. E, al di là della lecita polemica politica anche dura e aspra, non si conducono azioni di ostruzionismo. In questo secondo caso la considerazioni di merito: Bersani ritiene di avere una proposta politica così forte da poter affrontare qualsiasi "rilevante minoranza" e quindi la affronta a viso aperto. Se vince la sua leadership sarà ancora più forte. Quel che viene fatto adesso è simile a quel che fece il sannita Gaio Ponzio Telesino: un pò e un pò. E questo non portò bene. In nessun senso.
    Sul merito della proposta politica di Renzi , come ho scritto non sono ancora giunto ad un giudizio definitivo.

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  4. Da parte di Artemisia Mazzotta:
    mancasse solo questo sarebbe già molto avanti. a questa gente manca tutto.

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  5. da parte di Sito Novefebbraio:
    sono d'accordo con Paolo, provo a capire meglio la posizione di Castruccio , perchè una cosa non l' ho capita: se si candidano nel PD e in alternativa a Bersani, Renzi Puppato e Gozzi , più due o tre Vincenzo Strappacavoli neo iscritto al circolo di Capracotta et simili, tu Castruccio riterresti giusto, per essere un vero leader , generoso e in sintonia con Volterre, consegnare la lista nazionale di tutti gli iscritti con indirizzo , mail e cellulare a tutti o solo ai primi ?

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  6. Sito grazie per la domanda. Anni fa, purtroppo tanti, andai da un famoso professore della Statale di Milano a proporgli la mia tesi. L'idea era il decadimento/la fine dei partiti politici. L'illustre luminare, uno di quelli che trombonava sulle colonne del Corriere e di Repubblica, mi guardò per un pò e poi mi chiese: "dove l'ha visto scritto" io risposi "da nessuna parte è una mia idea, una mia tesi" Allora lui di rimando "se non mi porta una ricca bibligrafia niente tesi". La ricca bibbliografia non c'era e la lega, con tutto quello che comportava, era di la da venire. Ora le 18000 firme sono la bibliografia. Se Strappacavoli (io lo conoscevo come Stracazzetti Alfredo) si vuole presentare che si presenti. Non ha bisogno di nessuna firma. Come del resto Renzi e Puppato e Gozi. Si facciano la loro campagna elettorale e chi avrà le idee meglio accettate guiderà il nuovo governo. Quindi io non darei nulla ad alcuno. Questa regola è un'ottusità da apparatiniki. Fatta a bella posta per impedire interferenze. Non a caso il responsabile del tesseramento e dell'organizzazione stanno con il segretario. Ovviamente questo discorso vale anche per le elezioni politiche che rappresentano una cadenza naturale (in Uk per presentarsi alle elezioni in un collegio uninominale dove tutti ti conoscono perché lì sei nato, vivi e lavori, basta versare 1000 pound. Se vieni eletto ti vengono restituite se non vieni eletto le perdi. In UK si presentano persone, non partiti. Anche se queste sono poi legate/riconducibili ai partiti. Ma con questo non vorrei aprire un nuovo fronte.) Altro è il discorso sui referendum. Dato che sono un fatto "eccezionale" che intervengono su presunte mancanze del parlamento e che comportano spese per la collettività allora si deve, e sottolineo deve raccogliere delle firme. A motivazione dello sforzo che viene chiesto al paese in termini di burocrazia, strutture ordine pubblico ecc...E questo è un discorso solo di metodo. Poi un'altra volta parleremo del merito

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