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lunedì 29 ottobre 2012

La magistratura rovina l'Italia. Crozza però....

Insomma digiamolo, come direbbe Ignazio Benito Maria La Russa, in modo forte e chiaro Silvio Berlusconi  ha ragione. Manco a dirlo. Ha straragione. Anzi ha ragione da vendere. E se vogliamo pure da comprare. Che non si sa mai. Coi tempi che corrono.




La magistratura, questa magistratura rovina l'Italia.
E' vero. Verissimo.
Ogni volta che il Paese sta per risollevarsi ecco che interviene qualche giudice che con un'alzata d'ingegno distrugge il lavoro pazientemente fatto fino a quel momento. 
In questi mesi la nazione ha cercato con grande sforzo e con grande fatica di  togliersi dai guai nei quali si trovava. E nei quali era stata cacciata a forza da politici quanto meno inadeguati. Per non dire pure un po' fresconi e festaioli. Lazio e non solo, docet.
Pezzo dopo pezzo, come fanno i bimbi quando con diligenza piazzano i loro mattoncini di legno, uno sull'altro, per innalzare le loro piccole casette o carta dopo carta, come fanno i nonni quando con quelle da ramino costruiscono bellissimi e complicatissimi castelli, si stava ricostruendo il Paese. Quand'ecco che t'arriva l'uomo nero. Nero per via della toga s'intende.
Bhè quest'uomo nero vede  bimbini e nonnini tutti intenti nei loro lavorini e che ti fa? Una cosa da nulla. Dà un semplice colpetto allo spigolo del tavolo e la casetta di mattoncini di legno ed il castello di carte cadono, neanche fossero incappati nel tornado Caterina. 
Ma signori giudici vi rendete conto di quello che avete fatto? Aveva deciso di ritirarsi  e voi grazie al vostro colpo d'ingegno lo ributtate tra i piedi del Paese. Ma questa è cattiveria. Cattiveria vera. E c'è anche un po' masochismo.
Avete voluto strappare un padre a cinque figli e un nonno a sei nipoti, che questi sono veramente suoi e non di Mubarak, per ributtarlo addosso a sessanta milioni di italiani, che con lui non hanno nessun grado di parentela, senza considerare gli extracomunitari regolari e clandestini e i turisti. Pensate anche ai turisti.  Forse quegli undici, tra figli e nipoti, se lo volevano tenere ben stretto, vicino vicino, tutto per loro e non intendevano più dividerlo con altri. E quasi tutti gli italiani, che c'è sempre qualche bastinan contrario, glielo avrebbero lasciato pure volentieri.
E invece, arriva il solito giudice e zac, con una sentenza rovina tutto. Eh sì che bastava essere un po' più clementi e Silvio, s'intende Berlusconi, sarebbe quasi scomparso. L'aveva già detto che si sarebbe ritirato. L'aveva detto contro voglia e si capiva, ma oramai l'aveva detto e, come sanno anche i nipoti suoi, glielo insegnano all'asilo, la parola data non si cambia. Quando mai! Alla faccia di Ferrara Giuliano che ha passato notti e notti a scrivergli il discorso della ritirata e di Angelino Alfano che non ne può più di avere uno zio aggiunto. Non gli potevate dare solo tre anni? Così con gli indulti vari finiva quasi con un pareggio. Condannato ma indultato. E tutti si tirava un sospiro di sollievo. Forse.
Adesso invece tutti gli italiani dovranno sorbirsi altri mesi di sproloqui a base di “mi consenta” e “per fortuna che Silvio c'è” e “le serate di Arcore erano di classe”, che con gli ospiti che c'erano non c'è da dubitarne  e “i comunisti mangiano i bambini” che adesso c'è Renzi il primo bambino a mangiare i comunisti e “togliamo questa tagliamo quello” e “abbasso le tasse che non vanno pagate” e “l'IMU … e l'euro”. Insomma le solite robette da dilettanti allo sbaraglio.  Che Merkel e Sarkozy, che erano amici suoi, e il resto dell'Europa già ci hanno (de)riso sopra.  
Si pensava di essere felicemente usciti dalle quattro fasi infantili (mai così appropriate pensando a questi anni) e di essere entrati in quella della maturità. E invece forse no. E' vero che si nasce per soffrire e ai nati di questo periodo gli tocca Silvio Berlusconi.
Ovviamente non tutti soffrono. Qualcuno brinda. Per esempio Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè e forse anche Vittorio Feltri e senz'altro la Mussolini e la De Gerolamo e la Brambilla e quella manciata di deputate che si definisce le amazzoni azzurre. Queste sono ferme al tempo di quando giocavano coi puffi. Che se avessero continuato a giocarci e ci giocassero ancora oggi sarebbe pure meglio. Per dire dei suoi amici.
 E senz'altro brinderà anche qualcuno di insospettabile come  Crozza e Vergassola. Giusto per dirne due, che qualcun altro c'è senz'altro. Avranno ancora di che scrivere per far ridere gli abitanti del Bel Paese. Ma per loro è lavoro: sono pagati un tot a risata.



venerdì 26 ottobre 2012

Corrotti di tutto il mondo tremate: i ministri Giarda e Balduzzi lo dirannno a Monti Ora possiamo stare tranquilli.


Giuli Innocenzi con Michele Santoro,
 tre edizioni di Servizio Pubblico
Non è una speranza. E' una certezza.
Se fino a qualche giorno fa c'erano dei dubbi sul fatto che si potesse rivedere la legge anticorruzione da giovedì sera, prima puntata della nuova serie di Servizio Pubblico, abbiamo la certezza che le richieste dei cittadini arriveranno sul tavolo di Mario Monti. E lui, che ha fatto dell'equità la sua bandiera, provvederà. Senz'altro. Speriamo.
Il merito è tutto di Giulia Innocenzi (1).
Ha tampinato Mario Monti per una settimana inseguendolo quasi ovunque con una sola domanda:  “può una legge anticorruzione non comprendere l'antiriciclaggio, il falso in bilancio ed il voto di scambio?” Non ha avuto risposta.
Il premier era troppo occupato e, soprattutto, troppo scortato.
Allora ci ha provato con il ministro della pubblica istruzione Profumo, per intenderci quello del bastone e della carota, ma non ha avuto miglior fortuna .  Il ministro ha proseguito il suo cammino a passo di carica neanche fosse inseguito da un bastone e non ha aperto bocca. Forse l'aveva piena.
Di carote.
Poi finalmente la tenace Innocenzi ha incontrato i ministri Giarda e Balduzzi. E loro, gentilmente, si sono fermati hanno ascoltato ed  hanno parlato. Non subito.
Dopo un po'. Dopo aver messo a fuoco il tema.
Pietro Giarda Ministro
Rapporti con il Parlamento
Anzi il ministro Piero Giarda all'inizio è parso turbato dalla domanda sul decreto anticorruzione. Così turbato da apparire sorpreso, stupito quasi obnubilato ed ha assunto per qualche minuto l'espressione che ci si immagina debba avere chi ha visto la madonna. Anzi sembrava proprio che la stesse vedendo in quel preciso momento.
Eppure la domanda era semplice: “si può fare una legge anticorruzione che non includa il falso in bilancio, l'antiriciclaggio e il voto di scambio?” Silenzio.
Evidentemente in queste parole ci deve essere qualcosa di inibente. Infatti Giarda ha guardato Balduzzi e Balduzzi ha guardato Giarda. Silenzio.
Forse di mistica meditazione ultraterrena.
Allora la giornalista si è rivolta al ministro della sanità supplicandolo: “ministro Balduzzi mi aiuti anche lei”.
E Balduzzi, prima ha tentato uno scantonamento dicendo che lui si occupa di sanità.  Appunto, la sanità che è lontana mille miglia dalla corruzione. Quindi il ministro, volenterosamente, ha raccontato che nel decreto sulla sanità ha introdotto anche norme sulla trasparenza. Quindi lui ha già fatto la sua parte.  Ha già dato. Alleluia. Alleluia.
A quel punto il ministro Giarda è ridisceso tra i comuni mortali e ha buttato là prima un timido “è previsto che il parlamento lo approvi settimana prossima” . E quindi, rinfrancatosi, che la legge affronta temi complessi e che forse non è perfetta ma “sa la perfezione è del luogo che non esiste cioè di ou topos”.
Tornare sulla terra dopo aver visto l'empireo non è facile per nessuno e il ministro Giarda in fine è anche lui un uomo.
Comunque ha ripreso il discorso e ha riepilogato, anche se in modo un po' confuso, gli step burocratici da camera e senato ed eventuale ritorno, ma di questo non era sicuro. Che per essere il ministro dei rapporti con il parlamento ci si aspetterebbe qualcosina di un po' più preciso e chiaro. Ma non si può stare a guardare il capello..
Già, ma intanto alla domanda nessuno dei due sembrava voler rispondere. Ancora qualche scaramuccia poi il ministro Balduzzi, lucido e sereno dice “glielo porto via” prendendo il ministro Giarda per un braccio.
la giornalista non molla la presa ed ecco il colpo di scena: l'impegno
Renato Balduzzi Ministro alla Sanità
Il ministro Giarda, si è fermato e guardando Giulia Innocenzi negli occhi  ha detto testuale: “se lei mi incarica di dare un messaggio al presidente del consiglio sarò lieto di farlo....siamo in due che abbiamo sentito i suoi suggerimenti e li riferiremo al presidente del consiglio.”
Giulia non fa neanche in tempo a dire che l'incarico è da considerarsi formalmente conferito che il ministro Balduzzi, che non vuole essere da meno,dice: “impegno preso.”  Come mettersi nei guai in tre secondi.
E se ne sono andati di buon passo.
Che bello pensare che i ministri Balduzzi e Giarda andranno da Mario Monti e tutti e due gli diranno che almeno una parte degli italiani si domanda come si “può emanare una legge anticorruzione che non comprenda l'antiriciclaggio, il falso in bilancio ed il voto di scambio”. E lo faranno forte e chiaro. E Monti si convincerà  e inserirà quelle norme.
Cosa vuol dire viaggiare con la fantasia e atterrare in οὐ τóπος. Dove già c'è Piero  Giarda. Il ministro.

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http://www.serviziopubblico.it/2012/10/26/news/monti_e_ddl_e_corruzione.html

mercoledì 24 ottobre 2012

To be choosy or to be undemanding? That is the question. (Essere schizzinosi o essere di bocca buona? Questo è il problema.)




Il titolo è in inglese solo per essere certi che la professoressa Elsa Fornero lo possa leggere e capire.
Il sottotitolo, tra parentesi, è in italiano perché anche tutti gli altri lo possano leggere e capire.
Eh sì perché questo è il vero e unico big problem (grande problema) che si trova di fronte questo nostro bel (e disgraziato) Paese.   Che poi è come chiedere se gli italiani vogliano essere degli idealisti con la pancia vuota o dei pragmatici magari un po' rude (è inglese e si pronuncia 'ru:d' e sta per 'maleducato' come la Fornero Elsa sa benissimo) con ricco conto in banca.
Problema annoso intorno al quale i discendenti di Enea stanno arzigogolando da molte decine d'anni, macché, da molte centinaia d'anni, macché, da sempre: da che esistono gli italiani. Quindi da prima che Beppe Severgnini li inventasse. E non è servita neanche la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi per fare chiarezza  sulla questione.
Ci è voluta la ministra Elsa Fornero. Cosa vuol dire importare una ragioniera dal canavese al momento giusto.
Durante l'ultima, ad oggi che si scrive perché  già domani potrebbe essere la penultina, delle sue ormai innumerevoli comparsate a convegni, tavole rotonde, dibattiti, assemblee (pare che voglia andare anche ad un corteo della cgil che manifesterà contro il governo) la prof Fornero, con l'amabilità che la contraddistingue, ha buttato là senza parere la parola magica: choosy. 
Ecco, al risuonare di choosy tutti hanno finalmente capito. Qualcuno ha cercato di fare il furbo equivocando ma subito gli è stato spiegato. Ed ha capito.
Il punto non è tra chi ha il problema del fine settimana e chi quello del fine mese. O tra chi il lavoro ce l'ha e chi no. O tra chi ottiene il mutuo e chi no. O tra chi …. e chi no.  Nooo. Il punto è tra chi è schizzinoso (choosy) e chi è di bocca buona (undemanding).
Ad esempio prendete un call-center e contate quanti laureati ci son dentro. Tutta gente schizzinosa. che magari con una laurea in ingegneria o medicina anziché fare il medico o l'ingegnere se ne sta lì  ben acquattata. Perché? Perché sono schizzinosi.  Vuoi mettere passare tutto il giorno in un cantiere al freddo oppure a curare malati, o stare in sala operatoria, con tutto quel sangue poi...
La cosa difficile è essere di bocca buona. 
Michel Martone si annoia
 a Montecitorio 
Provate voi a essere Michel Martone. Lui,  figlio di Antonio avvocato generale in Cassazione ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati,che  si laurea in giurisprudenza e poi fa il dottorato di ricerca e poi ricercatore di ruolo poi il professore associato e poi, a 29 anni, il professore ordinario.  Insomma questo è uno di bocca buona. Un undemanding che probabilmente si annoiava pure a fare sempre lo stesso lavoro. Ed è per questo che ha accettato di fare il vice-ministro. Della Fornero naturalmente. E probabilmente era lui che la Fornero aveva in mente come modello quando diceva che non bisogna essere choosy. E infatti Michel Martone ha acchiappato il primo lavoro che gli è capitato sotto mano, insegnare all'università e poi, da lì si è guardato intorno. E' così che si fa.. By the way Michel vinse un concorso a seguito del ritiro di altri sei candidati, cinque dei quali avevano già vinto un concorso in altre sedi.
Al giorno d'oggi bisogna essere pragmatici, easy, undemanding mica choosy. Dice la Fornero.
Prendete Mario Monti. Vi sembra schizzinoso lui nella scelta di ministri o vice-ministri? Assolutamente no. Lui ha imbarcato nel governo Carlo Melanconico come sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all'editoria. Poi Melanconico ha avuto dei problemi con le vacanze, qualcuno gli saldava i conti, a sua insaputa (1).
E quindi c'è stato il caso di Andrea Zoppini (2), sottosegretario alla giustizia, che si è dimesso perché raggiunto da una informazione di garanzia per frode fiscale. Una bazzecola. Che se uno fosse stato choosy due così magari non li avrebbe messi nel governo. Ma perché assomigliare ai bizzarri choosy dei call-center o a quegli altri choosy che fanno i camerieri o a quei choosy che un lavoro non lo trovano proprio?
E poi di casi di undemanding (sempre in inglese così i prof capiscono meglio) nel governo ce n'è un tot: quello di  Patroni-Griffi che acquista un appartamento di 109 mq vista Colosseo (che dev'essere una perversione da politici o i grandi tecnici quella di avere casa vicino al Colosseo) e lo paga  poco più di un paio di box (3) o, sempre lui, con una lunga carriera da doppio stipendiato. O il caso del sottosegretario Renato Cecchi (4)  rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti per un danno erariale. Per non dire del ministro Lorenzo Ornaghi che scatena un putiferio nominando la Melandri presidente del Maxxi senza sentire il parere del primo ministro (5).  O del ministro Passera indagato per reati fiscali (6)
Non è Mario Monti un bellissimo esempio di undemanding (bocca buona)? 
Che non vuol dire essere di bocca sana. Pay attention.
Che bisogna proprio essere undemanding al massimo per tenersi la Fornero nel governo visto che ogni giorno apre una polemica con qualcuno e ogni volta che parla crea un caso. Alcune sue perle: dalla 'paccata di milardi per gli esodati' agli 'studenti italiani che non conoscono i rudimenti della matematica' ai 'licenziamenti che migliorano la pubblica amministrazione' al 'non si può dare lo stipendio minimo agli italiani che passerebbero il tempo a mangiare spaghetti', eccetera eccetera., Fino all'ultimo choosy .
Un suggerimento Signor Primo Ministro Mario Monti mediti un pochino sul primo corollario della prima legge di the Basic Laws of Human Stupidity di Carlo Maria Cipolla. E' stato scritto in inglese e solo dopo tradotto in italiano. Probabilmente Carlo Maria Cipolla guardava lontano.
Il corollario recita: “persone che uno ha giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all'improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide.”
Forse è un invito ad essere un po' choosy nella scelta dei collaboratori. E lo sia. 
Choosy è bello.




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(1) Corriere.it del 12/01/2012
(2) repubblica.it 15/05/2012
(3) il giornale 11/01/2012 Anna Maria Greco
(4) espresso.repubblica.it 09/08/2012
(5) huffingtonpost 23 ottobre 2012
(6) lastampa.it 30/06/2012

lunedì 22 ottobre 2012

Indovinello: ha fatto buttar via 800 milioni e ora si scandalizza per 50. Chi è?

Bhe è certo che veder gettare denaro dalla finestra non piace a nessuno. Specialmente se quel denaro lo si è guadagnato col sudore della fronte e lo si potrebbe impegnare con grande profitto in azioni socialmente utili.
Il Maroni occhialuto
Naturalmente suona un po' strano che chi ieri era esageratamente prodigo con i denari dei contribuenti oggi scopra così, all'improvviso, l'importanza della virtù della parsimonia. Non è mai troppo tardi, diceva il maestro Manzi.
Ma questa non è la sola trasformazione di Roberto Maroni in arte Bobo con una recente e furiosa passione per le ramazze e le scopate virulente. Passione nuova che ha superato quella antica per la musica e le tastiere del gruppo “distretto 51”. Che magari se avesse continuato solo a suonare la nazione ne avrebbe tratto giovamento.
Ma come criticare la virtù. Anche se strumentale.
Eh sì perché c'è della strumentalizzazione in tutta questa voglia di parsimonia. Il Bobo ovviamente non la racconta giusta quando a chi l'intervista chiede che le nuove elezioni regionali lombarde coincidano con quelle nazionali e quindi si tengano in marzo o aprile.Sostiene che “non si possono buttare nel cesso 50 milioni dei contribuenti lombardi” e non sa proprio immaginarsi come il prefetto possa permettere che si tengano due elezioni nel giro di poche settimane.
Già come può il prefetto permettere che tanti denari “si buttino nel cesso”?  Ovviamente la domanda è retorica nei contenuti e nei toni. Nei toni dimostra che nonostante gli sforzi di apparire presentabili  e in doppio petto (curiosa l'assonanza con il vecchio msi di Almirante) la retorica degli spadoni, degli elmi cornuti, delle canottiere, dei gestacci e del linguaggio, per così dire, poco elegante è dura a morire. D'altra parte anche quelli hanno diritto di voto e con i chiari di luna che ci sono è meglio non perderli.
Sul versante dei contenuti invece l'ex ministro dell'interno dovrebbe sapere come si fa a sprecare denaro pubblico anche in momenti di difficoltà economica. Eh sì perché Roberto Maroni è stato, anche se i più non non se ne ricordano,  ministro dell'interno per ben due volte.
Il Maroni baciante
La prima dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 e la seconda dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011. All'epoca del secondo incarico portava gli occhialetti con la montatura rossa. Forse voleva apparire originale e trasgressivo. Che se la sua trasgressione fosse stata tutta lì pazienza, in tutti i gruppi c'è sempre quello bizzarro, in fondo ci sta. Il fatto è che oltre agli occhialini ci ha portato anche le ridicole ronde padane e, cosa senz'altro più seria, la condanna della Corte europea dei diritti umani sui respingimenti in mare. Bel colpo ex e si spera mai più ministro.
Comunque, anche sullo sperpero di denaro pubblico ha maturato una bella esperienza, infatti per ben due volte, diconsi due volte ha contribuito a disgiungere le date dei referendum da quelle di elezioni già in corso. La prima volta è' successo nel 2009 quando il referendum sul porcellum (creatura del suo amico e  sodale di partito Calderoli, attualmente sparito dai media, forse perché non può più varare leggi porcata) avrebbe potuto tenersi il 6 e 7 giugno in concomitanza con le votazioni per il parlamento europeo e a quelle amministrative: 4000 comuni su 8000 e 73 provincie su 110. Invece si tennero tra il primo e secondo turno delle amministrative. Costo per l'erario: 400 milioni. Un'altra vera porcata. Per rimanere in tema. L'obiezione all'accorpamento fu ridicola tanto quanto gli occhiali del ministro dell'interno :gli elettori. con tutte quelle schede si sarebbero confusi  Evvabbè.
L'esperienza al Maroni deve essere piaciuta così tanto che nel 2011 ha voluto riprovare l'ebrezza di bruciare altri milioni con il non accorpamento dei referendum su nucleare e acqua pubblica con le elezioni amministrative.  L'anno scorso però gli andò male, anzi malissimo: gli inventori della legge porcata persero sia i referendum che le amministrative. Tanto per dire: anche l'allora ministro in carica Roberto Castelli  a Lecco sua città natale fu trombato sonoramente. Gli italiani videro evaporarsi altri 400 milioni. 
Il Maroni ramazzante
Così il saldo di cui dobbiamo ringraziare anche, perché non fu il solo responsabile, Roberto Maroni al netto delle porcate è di 800 milioni. Complimenti signor ex ministro.
Ora, caro amico della ramazza, non sarebbe più onesto dire che, dopo le notizie sugli investimenti africani, le paghette ai figli del capo e la ristrutturazione della villetta di Gemonio, alla  Lega conviene avere più tempo per uscire dall'angolo e far rosolare a fuoco lento quel volpone del Formiga e con lui anche il pdl? E che si spera che il voto regionale tiri la volata a quello nazionale? Che poi è quello che tutti hanno capito. Ma se proprio si vuole essere machiavellici e far finta di essere politici raffinati si potrebbe provare a dire che il tempo è poco per la messa a punto di un progetto in grado di affrontare la gravisssssima emergenza lombarda. O con linguaggio metaforicamente criptico (poi in separata sede agli ex amici del trota si spiegherà il significato dell'espressione) dire che si stanno cercando ramazze ancor più resistenti e in numero superiore perché la pulizia da fare è tantissima e si deve arrivare pure negli angoli più reconditi. 
Magari, con un po' di sforzo e dandosi di gomito gli elettori lombardi potrebbero pure crederci. Bersela tutta no, ma far finta di crederci forse sì.
Sempre che non decidano loro, gli elettori, di ramazzare i neoramazzatori. 

sabato 20 ottobre 2012

Il venerdì è giorno di passione.

Il venerdì è sempre stato giorno di passione e a nessuno è consentito di schivarlo.
Si pensi che è toccato anche a un signore di cui si diceva avesse buone aderenze nel regno dei cieli. Figurarsi se noi che, più debolmente, siamo solo dei mortali con poche conoscenze anche nel condominio possiamo scampare al venerdì. Già le cose si sono un po' allentate rispetto  ad anni fa; non è più obbligatorio mangiare in bianco e neppure solo pesce con un filo d'olio, essendo la carne, gli intingoli e il prosciutto rigorosamente banditi dalla tavola, del dolce neanche a dire. Però da qui a pensare di scantonare ce ne corre.
La nostra odierna penitenza è data dalla lettura dei giornali e venerdì 19, ce l'hanno somministrata tutta.
Un dramma,in 5 atti.
Personaggi e interpreti: il ministro ai Beni Culturali: Lorenzo Ornaghi; l'in procinto di essere ex parlamentare: Giovanna Melandri; il non cane morto: Massimo D'Alema; le orfanelle di D'Alema: Marina Sereni, Marianna Madia; la deputata che di plastica se ne intende: Daniela Santanchè; il martire del pdl: Angelino Alfano; l'aspirante che rispunta da nulla:MariaStella Gelmini

Atto 1: i tecnici
Lorenzo Ornaghi
Che bel Paese l'Italia: i politici che non si sentono più in grado di fare politica nominano i tecnici per governare e i tecnici, per gestire posti da tecnici, nominano politici. Ma dove si trova un paese così?
Neanche Woody Allen sarebbe in grado di imbastire una storia surreale come questa. Mrs. (è ammmerikana) Giovanna Melandri (cugina di Giovanni Minoli) non è ancora uscita dal parlamento nel quale entrò alla tenera età di 35 anni che già è stata piazzata in un altro posto: presidente della fondazione Maxxi.  Bene. Che velocità. Probabilmente il ministro Ornaghi ha pensato che Mrs Melandri sia meglio di tanti tecnici italiani specializzati nella materia, per esempio, giusto per fare un nome, di Claudia Ferrazzi, 34 anni da Bergamo sposata e madre di due bimbe, che ricopre la carica di administrateur général adjoint.(vice amministratore generale) al Louvre, Piccolo museo di provincia, in Francia, che ha quasi 9 milioni (diconsi 9milioni) di visitatori all'anno.
Bravo ministro tecnico Lorenzo Ornaghi.
Claudia Ferrazzi
Quando si parlava di stipendi dei parlamentari Mrs Melandri, che li difendeva, disse: “E quel che mi dispiace è che in futuro non ci potrà essere un'altra Giovanna Melandri, una ragazza come me che a 35 anni lascia un lavoro da economista in Montedison e decide di servire il suo Paese”.
E poiché la storia si ripete, grazie al ministro Ornagh,i fra qualche anno  Mrs Melandri avrà la possibilità di dire:  "E quel che mi dispiace è che in futuro non ci potrà essere un'altra Giovanna Melandri, una signora come me che a 50 anni lascia un seggio da parlamentare e decide di servire la cultura del suo Paese”.
Signor ministro tecnico Ornaghi se avessimo voluto continuare con le fesserie (per non dire altro) ci saremmo tenuti i ministri politici di prima e non avremmo chiamato dei tecnici.
O lei vuol farci capire che non c'è differenza?

Atto 2 : l'uomo dell'unione
Massimo D'Alema
E bravo D'Alema, per dimostrare di non essere un "cane morto" ma di essere uno che  “quando la situazione si fa grave si mobilita" fa sapere al globo terracqueo che nel caso Matteo Renzi vincesse le primarie lui si farà promotore di una scissione e fonderà un nuovo partito.
Partito? Sì, forse partito è parola grossa sarà un nuovo partitino del 2/3%. Alla Fini. Certo che, come ha evidenziato da Lilli Gruber, Renzi è un uomo che divide mentre lui, D'Alema, invece no. Noooo.
Lui è uno che unisce e per questo si unirà in un partito tutto suo. Mentre Renzi ha detto che se perderà si metterà al servizio del vincitore. Non si sa se la promessa verrà mantenuta ma quel che è certo è che questa frase è enormemente più smart di quella dalemiana. Che per essere D'Alema il più intelligente ... E tutto questo per dimostrare di non essere "un cane morto".
E se ci provasse invece, a fare il cane morto?

Atto 3: le orfanelle
Marina Sereni
Marina Sereni, vice presidente del pd: “D'Alema è davvero in gran forma. Mettendo su quella inconfondibile aria ironica, si è lamentato perché dice che in Umbria, nella sua tenuta di Otricoli, gli vietano di produrre lo spumante rosato”.
Marianna Madia, compagna di banco a Montecitorio del lider massimo: “lo sa che mentre commentavano le feste di quelli del pdl travestiti da Ulisse e con le teste di maiale, D'Alema a un certo punto si è messo a recitare l'Iliade? Secondo lei, qui a Montecitorio, quanti ce ne sono che conoscono l'Iliade a memoria?”
Già, pochi, onorevole Madia, pochi. Però, giusto per fare il difficile, poiché le feste erano centrate su Ulisse, magari sarebbe stato meglio recitare l'Odissea. Ha presente?
O forse D'Alema non la conosce? Forse che come non ha finito l'università, così non ha finito di studiare Omero?

Atto 4: il martire pdl
Daniela Santanchè: “L'apparato è un cancro, il pdl va azzerato, chi ha un incarico deve dimettersi. A cominciare da Alfano".
Angelino Alfano
Angelino Alfano 1: “E' una linea sfascista noi ne abbiamo un'altra...”
Già. Ma Berlusconi lo sa?
Angelino Alfano 2 : “Cacceremo dal partito i ladri, i ruba galline i gaglioffi, malfattori perché noi faremo in modo che costoro  non sporchino la nostra bandiera.” 
Visto quel che  è successo nel Lazio e sta accadendo in Lombardia la naturale domanda è: in quanti contate di restare?
Angelino Alfano 3: “Non siamo di estrema destra, non ci ispiriamo a Le Pen, non siamo contro l’Euro o l’uscita dall’Ue e non intendiamo esprimere un giudizio pessimo sul governo Monti”.
Domande:, e La Russa? e Gasparri? e Storace? E Berlusconi non aveva detto che...

Atto 5: l'aspirante
Mariastella Gelmini
Nello psicodramma della regione Lombardia spunta anche il nome di MariaStella Gelmini, quella che gli insegnanti d'Italia volevano “sarta subito”.
Questa volta l'ex ministra vorrebbe presentarsi, magari con l'appoggio di CL e di Formigoni e magari anche di Maurizio Lupi per la carica di governatore della Lombardia.
Domande: ma non ha già dimostrato di che cosa è capace?
E perché i lombardi dovrebbero farsi ancora del male?



Poi per fortuna il venerdì dura solo 24 ore e quatto quatto arriva il sabato. Si può dormire di più e magari anche vivere la vita un po' più lentamente. Forse.

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(1)Ecco Giovanni Melandri il ritorno  (2) D'Alema: non sono un cane morto (3) Ancora sui costi della politica: Marina Sereni Questi tre post si trovano su www.ilvicarioimperiale.blogspot.com


venerdì 19 ottobre 2012

Formigoni è in ambasce. Forse Benny ha avuto altro da fare e non ha pregato per lui.


Come alcuni ricorderanno, lo scorso agosto al meeting di Rimini il Celeste Formigoni, che già cominciava ad avvitarsi come uno Stukas durante la battaglia d'Inghilterra, ebbe a dichiarare che era tranquillo anche perché “il Papa prega per me tutti i giorni”. (1)
Probabilmente un po' faceva, come dicono in quel della Romagna, lo sborone, un po', forse,  sperava che data la situazione la mediazione del capo della chiesa presso il cielo potesse avere migliore  udienza delle sue preghiere.
Qualcuno chiosò che se il Benedetto XVI pregava per Formigoni voleva dire che aveva ben poco da fare. Era ironia dadaista ancor prima che laica e ghibellina.
Comunque il fatto è che il Celeste Formiga con le sue giacche dai colori improbabili dovrà presto sgombrare dalle alte stanze della presidenza della regione Lombardia. Che dopo vent'anni refoli d'aria fresca e facce nuove non dovrebbero far male. Ovviamente incrociando le dita visto che il pd lombardo sta facendo di tutto per complicarsi la vita. Ma questo è un difetto endemico. D'altra parte pensare di candidare qualcuno che ha il nome di un personaggio dei fumetti e nonostante la giovane età ha già cambiato di casacca non lascia ben sperare. Anche se i sondaggi dicono che dopo i guasti fatti dall'attuale maggioranza si potrebbe vincere anche candidando il gatto di casa,
Ora, tornando sul punto, la questione diventa come si mettono in relazione le preghiere (supposte) di Benedetto XVI con l'attuale situazione del Celeste?
Laicamente possiamo ipotizzare alcune risposte:
a) Benedetto XVI ha avuto altro da fare. E quindi non ha perso tempo con la pratica Formigoni. Oggettivamente piccola cosa rispetto ai guai che il pastore tedesco si trova dinnanzi nella gestione del suo composito gregge. Che in effetti tra IOR, pedofilia del personale di front line, IMU da non pagare, questione dei matrimoni gay e processo al corvo avrà avuto giornate assai piene visto che comunque si è permesso anche qualche trasferta e in più, da buon teutonico, non ha mancato nell'ordinaria amministrazione di udienze, benedizioni ed affini;
b) in effetti le preghiere ci sono state ma non hanno trovato udienza. Evidentemente il caso  è considerato disperato anche nei piani alti e quindi non c'è barba di santo che lo possa risolvere. Meglio lasciarlo al suo destino. E poi le raccomandazioni non sono mai una bella cosa;
c) era tutta una balla, in realtà mai c'è stato impegno da parte di Benny di pregare e per giunta tutti i giorni.. L'invenzione di un megalomane.
Risposte tutte ragionevoli ma forse parziali.
Probabilmente tutte e tre sono parte della più complessa giusta risposta . Oggettivamente quella del Formigoni Roberto da Lecco  deve essere apparsa anche a Benny XVI come una questione con due facce. Da un lato una bagatella regionale che per uno lui che ha visone cosmogonica non vale la pena d'impegnarsi e dall'altra una causa disperata. Quindi il combinato disposto di bagatella più causa disperata ha consigliato uno sganciamento soft: mica ci si può giocare la reputazione con il cielo per uno che fa ridicoli tuffi da uno yacht,  che sembra vada in vacanza a scrocco, indossi orride camice pratorello.e in più abbia la memoria corta. E poi la richiesta di un impegno giornaliero è proprio da megalomani.
Oltre tutto adesso il Formiga ha cambiato tattica: dall'ingenuo che non s'è reso conto (“ho chiesto a Zampetti di giurare sul suo onore di essere pulito”. Che poi se uno è sporco l'onore neanche ce l'ha e quindi può giurare su con tranquillità. ) al duro che si mette di traverso e stando in Lombardia vuol mettere in crisi le giunte di Piemonte e Veneto. Meglio stare alla larga dalle teste matte.
Anzi conviene pregare per non incontrarle mai. Che probabilmente è quello che Benny sta facendo. Questa volta sì, tutti i giorni. E con impegno.
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(1) meeting CL agosto 2012
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/08/formigoni-il-papa-prega-per-me-risposta.html

giovedì 18 ottobre 2012

D'Alema: “non sono un cane morto”.






“Non sono un cane morto” E' così che Massimo D'Alema dice  per significare che continuerà la sua battaglia contro Matteo Renzi. Metafora sgradevole e di cattivo gusto per nulla stemperata dal solito "diciamo”.
A questo punto per portare avanti la sua difesa il lider maximo mette in campo tutte le truppe che ha: le oltre 600, c'è chi dice 500 ma anche 700 firme pugliesi a far la parte della fanteria, che dà l'impressione della potenza, perché è tanta ma che poi al lato pratico ha ben poco peso e quindi le dichiarazioni a raffica, neanche fossero gli elicotteri di  apocalypse now e infine, ecco le interviste all'Unità e a otto-e-mezzo, come le portaerei della sesta flotta americana del Pacifico,. Ma sono portaerei vuote . Di aerei non c'è neppure l'ombra e i cannoni sono caricati a salve.

Atmosfera da caduta dell'impero quella che hanno respirato Lilli Gruber e Riccardo Jacona  nello studio de la 7.(1)  D'Alema ha occhi spiritati che talvolta sembrano lucidi, sguardo che vaga nervosamente da tutte le parti : sulla superficie del tavolo e poi in alto e poi di lato e pare alla ricerca di un punto di riferimento, che ahilui non c'è. Ancora qualche “diciamo” buttato qua e là ma senza più la convinzione di un tempo. Anche tutte le mossette della testa, così abilmente riprese da Sabrina Guzzanti, sono lente e fuori tempo. Manca il ritmo di una volta. C'è stanchezza. Un pò d'orgoglio, "se c'è una fase difficile io mi mobilito" e rivendicazioni conto terzi. “Ora che c'è Monti siamo rispettati non come prima con Berlusconi.”  Già ma che c'entra questo con la questione dei propri fallimenti?
Eh sì perché la lista è lunga a cominciare dalla bicamerale alla "stimolata" caduta del primo governo Prodi per prenderne il posto e poi farne a sua volta due governi, di nessun peso per il Paese e poi le guerre e poi  il partito assegnato prima a Veltroni e poi a Fassino, che si esaltava dicendo “abbiamo una banca”, e a inseguire prima i leghisti, "sono una costola della sinistra", e poi Fini e il disastro di Rutelli come candidato premier e poi il ritorno a Prodi e le batoste locali: due volte in Puglia, e poi a Milano a Cagliari e poi a Napoli e poi a Genova e a Palermo. E che altro doveva accadere ...

Fa tenerezza sentire D'Alema dire che Renzi non è di sinistra mentre invece lui sì . Ma come? E da quando?
Cesare Romiti per definire il governo D'Alema disse: “se avessero saputo parlare in inglese mi sarebbe parso di entrare in una merchand bank anziché in un ministero”
Mentre quelli della base gli chiedevano altro quell'altro che Nanni Moretti seppe interpretare  con la vivida metafora del: “D'Alema dì qualcosa di sinistra ... D'Alema dì qualcosa di sinistra.... D'Alema dì qualcosa ...” Già, ci si sarebbe accontentati anche del semplice “qualcosa”
Quel qualcosa che mai fu detto. Allora era così. Il partito diventava da bere, anche se un po' in ritardo rispetto agli anni ruggenti ma non sempre si può essere al posto giuto al momento giusto. E questo D'Alema lo sa bene non essendo mai arrivato al giusto tempo al giusto posto.
E alla fine la richiesta di maggior rispetto e gentilezza per gli anziani, specie se donne. Che detto da lui ancor più che patetica suona stonata proprio per quell'aria che ha sempre avuto di poter montare sulla testa di chiunque pur di raggiungere, con determinazione, l'obiettivo.

Dice bene Fabio Mussi (2)  questa è una generazione di politici che è arrivata al potere a 40 anni e l'ha tenuto per oltre 20 purtroppo senza raggiungere l'obiettivo anzi fallendo. Bisogna farsene una ragione. E magari pensare anche di poter fare i nonni.E a denti stretti finalmente D'Alema dice che non si candiderà, e ma c'è un ma. Se vincerà Bersani lui non avanzerà richiesta di deroga allo statuto mentre se vincerà Renzi allora darà battaglia.  Quindi se vincerà Renzi sarà lotta dura e poi rottura. Ma questo non è il modo di pensare di un vero leader che antepone il proprio “interesse” personale al bene comune del partito e magari anche del Paese. Lo dice anche il dalemiano Staino.
E allora piuttosto che cercare di seguire questa logica fatta tutta di egotismo ed evanescenza vien da chiedere: “Onorevole D'Alema, ma perché ha parlato di cane morto?”



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(1) la7 17 ottobre 2012
(2) Pubblico del 17 ottobre 2012

mercoledì 17 ottobre 2012

Sallusti, questa volta lei ha proprio ragione.





Che Sallusti Alessandro, ex direttore responsabile de il Giornale, non sia simpatico a chi è ghibellino-laico-dadaista è un dato di fatto testimoniato da non pochi scritti (1).
Però quando si è un ghibellino, laico e per giunta anche dadaista si tende ad essere (o per lo meno a sperare di essere) oggettivi e a guardare le cose con un certo distaccato interesse avendo la consapevolezza che gli avversari, nonostante tutto, non hanno il monopolio delle scemenze (per non dire in modo più crudo e senz'altro più esplicativo) ma qualcuna la lasciano fare anche ai nostri amici. E i nostri amici, spesso, anziché disdegnarla  abusano di questa disgraziata opportunità.
Come si sa il direttore Sallusti è stato condannato per diffamazione a 14 mesi di carcere e avendo già usufruito dei benefici di legge che toccano ad ogni imputato deve entrare in galera. Questo vuole il codice di procedura penale
Dopo la condanna alti lai si sono alzati da tutti o quasi i suoi colleghi e questo ci sta essendo anche quella dei giornalisti una bella corporazioncina. Altrettanti lai si sono levati dagli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama e anche dal colle del Quirinale si dice:“Il Presidente naturalmente segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi utili di valutazione”. E questo ci sta già un po' meno. Soprattutto quel “naturalmente” (2).
La casta dei politici, tutta intera - guarda cosa ti combina il Sallusti - ha tuonato da destra a sinistra passando pure per il centro, a suo favore e contro la sentenza di Cassazione che, a dir loro, mette in pericolo la libertà di stampa. Altri direbbero che finalmente s'è messa in mora la libertà d'insultare e di offendere, ma tant'è.
Dopo di che resisi consci gli esimi parlamentari e senatori che i poveri giudici nulla hanno fatto se non applicare la legge han subito giurato, che se non era un giuramento formale ne aveva tuttavia tutte le sembianze, che in quattro-e-quattro-otto avrebbero licenziato una nuova legge per derubricare da penale a civile il reato di diffamazione a mezzo stampa e come sopramercato avrebbero studiato qualcosa d'altro ancora per impedire a Sallusti Alessandro di andare ospite a San Vittore. Luogo già abbondantemente sovraffollato. Il tutto in nome della libertà di stampa e in difesa delle opinioni. Come se l'insulto e la diffamazione fossero parenti di concetti come stampa e libertà. Comunque siamo nel bel Paese e anche questo, ahinoi, ci sta.
Però i giorni e le settimane passano e nulla accade, a parte la scoperta delle ruberie alla regione Lazio e gli arresti in regione Lombardia e la conseguente fine dell'impero del Celeste Formigoni e le dimissioni (al momeento effettive) di Veltroni e quelle auspicate di D'Alema.
Sallusti si fa un po' nervoso perché va bene essere spavaldi e dire di non temere la gattabuia, sopratutto quando questa è lontana ma all'avvicinarsi del momento di varcarne la soglia qualche patema d'animo comincia a far capolino.
Quando poi sei senatori dichiarano che la commissione giustizia del Senato non è la sede adatta per licenziare il testo del ddl, "si tratta di una materia troppo complessa - dicono - ed è bene che il testo venga esaminato anche dall'aula" che poi tradotto significa che si allungano i tempi di decisione e si accorciano quelli dell'incontro con San Vittore, Sallusti sbotta.
“ E' successo quello che immaginavo. Questi politici cialtroni sono ipocriti e codardi. Ora la Procura renda esecutiva la pena e mi venga a prendere" (3). 
A questo replica il senatore Pd Gerardo D’Ambrosio, ex magistrato:“Sallusti adesso non va in galera neanche se bussa al portone di San Vittore. Se, come lui dice, l’ordine di carcerazione non è stato ancora notificato, allora vuol dire che il termine di trenta giorni per la richiesta dell’affidamento ai servizi sociali deve ancora cominciare a decorrere, perchè parte non dalla pronuncia della Corte, ma dalla notifica. C’è quindi tutto il tempo di approvare la legge prima che lui vada in galera” (4).
La ribattuta dell'ex direttore de il Giornale nel riconfermare che non chiederà l'affidamento ai servizi sociali suona così:“Io chiedo a questo punto alla Procura di trasmettermi l'ordine di carcerazione che non ho ancora ricevuto. Vorrei capire chi si prende la responsabilità di tenere questo ordine nel cassetto. Voglio che cessi questo trattamento anormale evidentemente non mi hanno mandato l'ordine perché non hanno il coraggio di renderlo esecutivo essendosi resi conto dell'errore che hanno fatto. Si vergognano. Non ho nessuna intenzione di restare appeso a questi politici ipocriti e codardi che non sono in grado di decidere nulla”.
Già, come dar torto ad Alessandro.
La questione a questo punto ancor prima che sul merito è sul metodo. Su quel “naturalmente” della presidenza della Repubblica e su tutte le dichiarazioni che sono seguite alla sentenza della Cassazione. Magari un po' di demagogia in meno, no?
Facile aprir la bocca e dargli fiato. Un po' più complicato far seguire i fatti alle parole. E sempre ragionando del metodo, si badi bene. Che sul merito della questione molto ci sarebbe da dire e questo a quanto pare non è ancora arrivato su alcun tavolo.
Che quando ci arriverà sarà da ridere perché mettere d'accordo insulti e diffamazione con libertà e stampa bisogna essere proprio bravi. E di così bravi in giro non se ne vedono proprio.
E quindi? Un altro pateracchio. Come al solito. Finché si avrà la voglia di sopportalo.


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(1) http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2011/03/una-colletta-per-alessandro.html
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/09/sallusti-ha-paura-della-galera-ma-non.html
(3) http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/10/16/Sallusti-Politica-cialtrona-ora-vengano-prendermi-_7639982.html
(4) http://www.clandestinoweb.com/home-archiviazione/italia/83794-reato-di-diffamazione-slitta-lapprovazione-della-norma-salva-sallusti/

sabato 13 ottobre 2012

Se Bersani fosse un leader.



Breve premessa: non so se Matteo Renzi rappresenti effettivamente il nuovo per il partito democratico, così come non so se con la sua guida il nuovo governo potrà effettivamente portare equità e sviluppo nel nostro Paese.  Dato che il capitolo lacrime e sangue lo stiamo già giocando con Monti.
Quel che so per certo è che Matteo Renzi si è posizionato come alternativa all'attuale leadership del pd.  E in questo non ci vedo nulla di scandaloso, soprattutto se il partito si chiama democratico e,a maggior ragione se così si definisce. Da che mondo è mondo in ogni partito hanno sempre trovato posto  una maggioranza ed un'opposizione e questo anche nel PCUSS di Leonid Il'ič Brežnev e pure nel pci di Gramsci-Togliatti-Longo-e-Berlinguer.
Magari un'opposizione che non si sbandierava ai quattro venti con comunicati stampa e interviste ma c'era. Eccome se c'era. Peraltro ce lo potrebbe raccontare, con dovizia di particolari, Giorgio Napolitano che nella sua lunga carriera di iscritto al pci ha giocato  in entrambe le squadre. E che fece arrabbiare Berlinguer più di una volta.
All'interno del pci si faceva opposizione  dura, anzi aspra, e si arrivava a prendere decisioni dopo laceranti discussioni e un dibattito era franco e leale come si usava dire nel gergo piciista per significare che c'era disaccordo.  E talvolta uomini di spessore come Giorgio Amendola o Giancarlo Pajetta o Pietro Ingrao ne facevano qualche accenno nei libri che scrivevano. Ma erano altri tempi. Allora si giocava tutto in casa e chi non era d'accordo usava iniziare i suoi interventi con bel “condivido nei punti e nelle virgole quello che ha detto il segretario”. Per poi significare, con allusioni e giri di parole, esattamente il contrario.  Il livello era di qualità. A quei tempi.
E. Berlinguer con G.Napolitano
Altro che so per certo è che l'attuale nomenclatura (sempre come si diceva una volta) o  l'attuale leadership (come si usa dire oggi) si sta opponendo a Renzi in un modo che ha del surreale. Surreale perché infantile. Leggere di Fassina che accusa Renzi di “copiare” il programma del pd come se questi non ne facesse parte è ridicolo ancor prima che sciocco. Che poi oggi neanche più i bimbi delle elementari dicono “maestra, Matteo mi ha copiato”.
Così come affermazioni tipo “scegliete le perle e non la bigiotteria” di Rosy Bindi, che bisogna dimostrarlo di essere delle perle, o addirittura “Renzi potrebbe farsi male” di D'Alema portano il ridicolo oltre la soglia del patetico.
Come alcuni forse sanno per poter partecipare alle primarie non basta candidarsi, occorre presentare 18.000 firme di iscritti al partito o l'adesione di 95  componenti dell'assemblea nazionale.
Ora sembra che al team di Renzi sia stato negato l'accesso all'elenco degli iscritti e che dall'ufficio del tesseramento sia stato risposto che gli elenchi se li devono andare a cercare città per città. Che è come dire “non puoi partecipare”. Ritorna alla memoria quell'odioso bambino che solo perché proprietario del pallone pretendeva di vincere la partita anche senza saper giocare. Ma ci sono ancora bambini del genere?
 A parte quelli un po' cresciutelli che stanno dentro il pd?
Che poi se ragionano in questo modo che affidabilità possono dare alle loro proposte politiche? Davanti ad Angela Merkel che diranno? “Vatti a cercare i conti da te?” E magari gli daranno l'indirizzo sbagliato e gli nasconderanno la calcolatrice. O addirittura si rifiuteranno di fare le fotocopie.  Su siate seri. Se potete.
Che, per dirla tutta,che immagine ne ricaverebbe il pd ed il suo segretario se Renzi non potesse partecipare alle primarie per mancanza di firme? Come ne godrebbero Vittorio Ferltri e compagnia. E che figura di palta a livello internazionale. Altro che tener su il perizoma con il filo spinato.
Bersani dovrebbe impedire queste miserie anzi sarebbe un grande atto, di sostanza, se lui decidesse di essere il primo a firmare, per consentire a Renzi ma anche a Laura Puppato e a Sandro Gozi di partecipare alle primarie.  Atto di grande generosità.
Atto rivoluzionario e da grande leader.
Se così facesse Bersani dimostrerebbe, certezza nelle proprie idee, voglia di mettersi in discussione, capacità di innovare ma soprattutto grande forza e autorevolezza. Se si è in grado di aiutare il proprio competitore a superare la burocrazia si ha già vinto.
Così farebbe scendere dalla teoria la famosa frase: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.” 
In questo caso Bersani si tranquillizzi, non è necessario mettere in gioco la pelle, basta una firma. Fatta magari anche con una biro di scarto.
Pierluigi Bersani da Bettola, lei ce l'ha questa forza? Che poi è come dire, lei è un vero leader?

By the way onorevole Bersani ma chi si occupa della sua immagine e della strategia della sua campagna elettorale? Si spera non un apparatiniko. Anche se sembra. Lo cambi. Nel suo interesse.

giovedì 11 ottobre 2012

Sergio Marchionne campione di biliardo.


Come tutti sanno, anche quelli che non hanno mai tenuto una stecca in mano, nel fantastico mondo del biliardo uno dei colpi da maestro è il filotto.  E' il tiro diretto per eccellenza. La biglia battente colpisce l'avversaria che urta la sponda corta e si dirige verso il castello: direttamente o dopo aver urtato la sponda corta opposta. Per i non addetti: significa far cadere i  birillini che sono posti in fila nel centro e che possono essere tre o cinque.
Apparentemente è un colpo facile. Apparentemente come tutti i colpi del biliardo. In realtà bisogna essere dei campioni (anche se inconsci)  di trigonometria piana per essere dei campioni di biliardo.
Evidentemente il dott. Sergio Marchionne che è Amministratore Delegato di FIAT S.p.A. e Presidente e Amministratore Delegato di Chrysler Group LLC e Presidente di FIAT Industrial S.p.A. e di CNH, appena eletto Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'ACEA (European Automobile Manufacturers Association) per l'anno 2012 nonché membro del Consiglio di Amministrazione di Philip Morris International Inc. e inoltre membro del Consiglio di Amministrazione del Peterson Institute for International Economics e pure co-presidente del Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti ed infne membro permanente della Fondazione Giovanni Agnelli, è senz'altro un grande giocatore di biliardo.
O nell'ipotesi di minima, se non ha mai frequentato un biliardo (e ce ne rammarichiamo per lui), deve essere un talento naturale (inconscio) di trigonometria piana. Anche perché con tutti quegli impegni che si ritrova sul groppone quando mai potrebbe trovare il tempo per una partita a biliardo? Che peraltro gli farebbe anche un gran bene perché il biliardo ha grandi proprietà terapeutiche. Se assunto in giusta dose e modo snebbia la mente., rende allegri e sviluppa la socialità e fa cadere quelle odiose barriere difensive che fanno la ricchezza degli psicologi.
Comunque tornando sul punto: ieri, 10 ottobre, il dott. Marchionne Sergio ha fatto un filotto che levati. Una prestazione che lo porterà quasi sicuramente ad ottenere da qualche università in giro per il mondo una laurea honoris causa in ingegneria. Eh sì signori, si può far filotto anche con una sola, piccola, semplice frasetta, pure di poche parole. E lui l'ha fatto. Oh se l'ha fatto.
Il teatino (1) trapiantato in Canada, a Matteo Renzi che gli ha rimproverato di non aver mantenuto le promesse di Fabbrica Italia ha risposto sprezzante: “E’ solo il sindaco di una piccola e povera città”.
E così ha fatto filotto. Da campione. Un filotto da cinque.
Infatti è riuscito:
1) ad accreditare Matteo Renzi agli occhi degli italiani come un politico coraggioso che, nonostante la giovane età e la scarsità di truppe, non ha paura di  cantarle belle e chiare ai grandi poteri (magari mezzoconte D'Alema li chiamerebbe poteri forti). Un piccolo Davide contro un grande Golia (anche con forfora sul maglioncino blu). E qui Bersani ha perso un punto,
2) a dargli una patente di “sinistra”. Che per uno che passava (e ancora passa e per lungo tempo ancora passerà) di essere, al minimo, di centro se non addirittura di centro-destra è un gran bell'aiuto. E qui il punto lo perdono sia Bersani che Vendola
3) a fare imbufalire tutti i fiorentini, quasi tutti i toscani (forse quelli di Pisa han poco o nulla da obbiettare) e una bella maggioranza di italiani che, come dimostrò la disfida di Barletta e, in tempi più recenti Vittorio Gassman nel film La grande guerra, in fondo in fondo un loro bell'orgoglio ce l'hanno.  E oltre una certa misura, non sopportano l'arroganza straniera. Un po' servili sì, un pò esterofili anche ma fino a un certo punto (2). E qui il punto lo perdono un po' tutti: Bersani, Vendola, Monti e pure la cenerentola del Canavese che sta ancora aspettando una telefonata, e pure Bonanni e Angeletti e Fassino e Veltroni e tutti quelli che dopo il cambio di Marchionne hanno traccheggiato e non hanno saputo dire pane al pane e vino al vino,
4) a dimostrare di aver studiato poco al liceo e sopratutto di non aver seguito con profitto le lezioni di letteratura italiana, dal dolce stil novo, a Vasco Pratolini (meravigliose le sue Ragazze di san Frediano), e neppure quelle di storia patria dove avrebbe appreso che  i banchieri fiorentini furono tra i più grandi del loro tempo e diedero un formidabile impulso all'economia europea (3) e neanche quelle di storia dell'arte che per una bella parte tratta di opere ed artisti che stanno a Firenze . Un liceo mal digerito non può essere compensato da nessuna abilità finanziaria, è una lacuna. E tale rimane.  E qui il punto lo perde solo lui: Sergio Marchionne,
5) a dare senso e concretezza a due frasette: “prima di aprire la bocca accertarsi che il cervello sia collegato” e “un bel tacer non fu mai detto”. E qui il punto probabilmente lo perdiamo tutti. Ma naturalmente questo non giustifica né significa mal comune mezzo gaudio.
Dunque complimenti dottor Marchionne, Matteo Renzi ringrazia sentitamente per l'endorsement che l'aiuterà in campo elettorale (pubblico) ma senz'altro anche in quello personale (privato):  la verità è rivoluzionaria e soprattutto paga.
By the way dottor Marchionne la prossima volta prima di parlare si faccia, in incognito, una bella partita a biliardo, magari in quei vecchi bar di periferia. A Torino ce ne sono ancora. Sarà istruttivo.
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(1) così si chiamano i nativi di Chieti. http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/11/esclusivo-intervista-sergio-marchionne.html
(2) nelle scene finali del film Gassman è disposto a dire dove si trova un certo ponte di barche quando intempestivamente l'ufficiale austriaco dice qualcosa del tipo “gli italiani conoscono solo il fegato alla veneta”.
(3) Al dottor Marchionne si raccomanda la lettura di tutti i libri dello storico dell'economia Carlo Maria Cipolla. La grandezza di questo autore consiste nell'approccio interdisciplinare che consente la lettura in parallelo di discipline diverse. Su Carlo Maria Cipolla si veda anche http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/08/omaggio-carlo-maria-cipolla.html

mercoledì 10 ottobre 2012

Massimo D'Alema quasi come Silvio Berlusconi. Quasi.


Eh sì, perché talvolta i maestri sono irraggiungibili. E i discepoli non ce la fanno.
Massimo D'Alema nella sua sfrenata corsa all'inseguimento del maestro Silvio Berlusconi è sempre un passo indietro. La sua è una vera ossessione ma non riuscirà mai ad essere come il modello.
Silvio per lui è inarrivabile.
Berlusconi è già riuscito a dire: “si, mi ricandido come premier – no, non mi ricandido come premier - sì mi ricandido ma come semplice parlamentare - no non mi ricandido neanche come parlamentare” mentre il sè-dicente lider maximo del pd, quello che Francesco Cossiga, ghignando, definiva “il più intelligente di tutti” e poi righignava è riuscito a balbettare e solo oggi: “volevo lasciare ma ho deciso di restare”. Ma perché?
Ci ripensi onorevole D'Alema, pensi a noi, non ci faccia ancora del male. Per oltre vent'anni abbiamo avuto lei e Berlusconi: un'accoppiata che solo un popolo come il nostro poteva digerire. Magari con un po' di bicarbonato. Non a caso uno dei pochi prodotti in crescita di market share.
In fondo 23 anni di parlamento sono tanti. Lei ha già maturato la pensione, e magari gliela danno pure subito mica come quelli che hanno lavorato che la devono aspettare ancora a lungo e poi ha diritto anche a quella di giornalista e forse anche a quella di marittimo honoris causa e forse-forse è in attesa di maturare anche quella di coltivatore diretto. E come sovramercato può far conto sui diritti dei suoi libri. Ne vende di libri, vero?
E diciamola tutta di cose da fare ne ha: si occupi della sua fondazione, della sua nuova tenuta  agricola, della vendita di Ikarus (che nome più sfigato per una barca non si poteva trovare), lustri le onorificenze da mezzo conte che il Vaticano le ha elargito e magari, se proprio-proprio, si dedichi alle sue memorie. Non c'è molto da ricordare anche se lei il nulla lo sa descrivere benissimo e con ampia dovizia di particolari. Un vero maestro in questo.
Dicono che si voglia ricandidare a causa di Matteo Renzi. Di solito ci si candida per e non contro.Questo dovrebbe capirlo anche lei.  Comunque lasci perdere, in fondo il giovane sindaco di Firenze sta facendo quello che a lei sarebbe piaciuto fare ma non glie è venuto. Come al solito.
Finalmente avremo quelli di destra che votano per un partito del centro sinistra.
Non è quello che voleva fare anche lei? E poi  nella polemica politica, quella seria, non ci si attacca al jet privato e alle Mercedes, che altrimenti a qualcuno potrebbe tornare in mente dell'incarico avuto dalla sua signora per censire il patrimonio del partito. Sono argomenti di basso profilo. Da bar dello sport. Più da Vittorio Feltri che da politico scafato. Anche se nel suo caso più che scafato si tratta di politico naufragato. E a noi, comuni mortali, naufragare in questo mare non ci è affatto dolce.
“Poi deciderà il partito” lei dice. Ma quale partito, quello delle cariatidi che sono come lei a scaldare scranni da anni e anni. O quello che magari voterà per Renzi? O quello che forse seguirà Bersani nel liberarsi degli elefanti?
E' meglio ritirarsi in buon ordine prima di essere scaricato.
Lei ha ancora molto da imparare da Silvietto. E la prova è nei giornali: sulle mosse di Berlusconi, vado-non vado, si spendono paginate intere mentre lei si deve accontentare di striminzite intervistine. Irrilevanti.
A proposito delle sue memorie: eviti bilanci e partite dare e avere. Gli toccherebbe ricordare di tutte le volte che non l'ha azzeccata, giusto per citare le ultime: con Vendola, due volte, con Pisapia, con Zedda, con de Magistris, con Doria, o quando disse della carica rivoluzionaria di Fini. Senza parlare dei suoi governi e della bicamerale.
Si rilassi onorevole D'Alema. Venda la tenuta agricola, tenga la barca e si faccia un bel giro intorno al mondo. Magari anche lungo. Così lungo che quando tornerà saremo pure contenti di rivederla. Forse.

PS. non sono sicuro che Matteo Renzi mi piaccia ma vorrei avere motivazioni politiche per contrastarlo.