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sabato 29 settembre 2012

E se invece ci prendessimo William Jefferson Blythe III?

No, non si tratta di un nuovo giocatore del campionato NBA e neppure del migliore e più giovane pilone della Nuova Zelanda ma di uno dei più popolari ed abili politici apparsi sul proscenio mondiale negli ultimi trent'anni.

In verità William Jefferson Blythe III è meglio conosciuto dal mondo intero come Clinton.
Bill Clinton. Grande presidente.
Il cognome Clinton lo prese, intorno ai sedici anni, dal padrigno e secondo marito della madre, rimasta vedova appena sposata .
Bene, qualche giorno fa Bill Clinton ha manifestato la sua voglia di Europa ed essendo uno dal grande fiuto qualche riflessione dovremmo farcela pure noi.
Naturalmente Bill Clinton si è espresso con il pragmatismo e la semplicità (apparente) che sono tipiche degli americani. Così ci ha fatto dunque sapere che ha le carte in regola per concorrere alle elezioni presidenziali sia dell'Irlanda sia della Francia. E in modo del tutto legale e soprattutto senza scomodare né il settimo cavalleggeri né i marines e neppure la sesta flotta della marina americana, che di solito sta nel Pacifico.
Gli danno questo diritto da un lato le origini irlandesi, riscontrabili anche somaticamente, cui dovrebbe aggiungere solo un piccolo investimento per l'acquisto di una casa. Mentre può correre per la presidenza  francese in virtù dell'essere nato in Arkansas, parte del Louisiana Purchase  (territorio acquistato dalla Francia nel 1803). In questo secondo caso non c'è neppure  il problema dell'acquisto della casa basta che dimostri di essere residente in territorio francese da sei mesi e che, questo è il problema dice Bill, conosca la lingua. Il suo francese  n'est pas parfait.
Ora considerando che in Irlanda piove sempre e c'è tanta umidità e che i francesi sono schizzinosi e,  a parte Woody Allen, per gli americani non è che ci vadano pazzi, perché non lo prendiamo noi?
In tema di oriundi il Bel Paese ha una lunga tradizione.
Abbiamo fatto diventare italiani calciatori, tennisti, rugbisti e saltatori provenienti da tutto il mondo andando a cercare e scovando, ascendenze da brivido.  Qualche volta è bastato che la famiglia d'origine avesse in casa una cuoca o un giardiniere dalle incerte radici italiane che paft: passaporto e maglia della nazionale garantiti.
Se si guarda bene nella genealogia di Bill senz'altro , a prova di scommessa, si scopre che un qualche ex garibaldino trasferitosi in Louisiana abbia conosciuto, e non solo formalmente, un'antenata di William Jefferson. Per questo  Bill è così caldo, simpatico, friendly e alla mano. E poi a noi che parli bene l'italiano poco ci importa abbiamo già Di Pietro, Scilipoti e Razzi e i congiuntivi mancati di D'Alema e Cicchitto, di peggio non può fare.  Anzi Bill ci darebbe con naturalezza un italiano dall'accento esotico e, in più, quel tocco di internazionalità che Marietto Monti cerca di farci avere. Ma lui viene da Varese e un po' di provincialismo se lo porta attaccato. Non è colpa sua.
Con Bill si risolverebbero un sacco di problemi: nessuno potrebbe attaccarlo, da sinistra  come da destra.
Non D'Alema che già l'ha osannato, non Bersani che se lo dice D'Alema lui è d'accordo, non Veltroni che gli basta l'accento americano, non Fioroni-Bindi-Gentiloni visto che ha studiato in scuole cattoliche, non la Camusso e Landini per i programmi di welfare già messi in atto negli USA e neppure Renzi, poiché non si possono rottamare i monumenti. Specie se viventi.
E anche da destra nessun problema: non da La Russa che potrebbe ricevere in regalo la divisa originale di Rip Master, il tenente della serie Rin.Tin-Tin, non dalla Gelmini che si impratichirebbe su come si organizza una riforma scolastica efficacie e seria, non da Formigoni che senz'altro ammirerebbe l'eccellenza del Family Medical Leave Act, non da Gasparri-Cicchitto-Stracquadanio che non capirebbero ma tanto non capiscono neanche quando si parla in italiano, non da Alfano che,  come noto, non conta.  A B. non gli si direbbe niente per evitare che faccia gaffes, che tanto occupato com'è col logo del nuovo partito non lo si può distrarre. E quindi...
Napolitano avrebbe finalmente un interlocutore con cui parlare inglese così sarà contento, lui ci tiene, Mario Monti finalmente troverebbe qualcuno che la crescita l'ha fatta concretamente e non solo dichiarata, per la Merkel sarebbe un'ulteriore prova della maturità italica, Hollande tirerebbe un sospiro di sollievo e ci sarà grato a vita e gli altri dell'Europa ci invidierebbero. E non solo per il sole e le spiagge. In più, fatto da non trascurare, Sergio Marchionne troverebbe  pane per i suoi denti. E le tasse sarebbero pagate.
Il trio Feltri-Belpietro-Sechi non saprebbe cosa scrivere, ma non se ne sentirebbe la mancanza e avrebbero un po' di riposo. Senz'altro gli farebbe bene. Sallusti potrebbe dedicarsi con calma alla stesura delle sue memorie dal titolo “In prigione con Betulla”. E magari poi ci potrebbero pure fare un film. Dell'orrore.
E dunque che s'aspetta: così Mario Monti smetterà di giocare un giorno a Celestino V e l'altro a Giulio II.
Che poi Bill magari viene con Hillary e così avremmo anche forte ministro degli esteri.
Eh chiamiamolo dunque Bill, il suo cartellino costa pure poco. Meno di qualsiasi governatore di regione.

venerdì 28 settembre 2012

Renato Farina. Mentana lo chiama "infame"

A guardarlo così, Renato Farina cattolico, brianzolo da Desio, sembra in bel paciarotto.
Renato Farina in arte Betulla
Giusto un pò sovrappeso. Che anche la piccola obesità di questi tempi non è cool. Magari neanche tanto elegante, anzi un po' strazzonato, che con lo stipendio da deputato che incassa mensilmente qualcosina di meglio potrebbe permettersi. Però, a prima vista, tutto sommato, quasi nella norma.
L'indizio che insospettisce è il riporto. Riportino piccolo, striminzito, fatto di pochi capelli e, a onor del vero, neanche tanto elaborato.  Che al confronto con altri suoi colleghi che del riporto hanno fatto un'arte sembra proprio scialbo e inconcludente. Perché è un indizio? Perché, in genere ovviamente, chi non sa portare con dignità la propria calvizie che tutto sommato è di lieve peso, difficilmente sa caricarsi di ingombri più gravosi. Figurarsi se poi questi son di natura morale.
E infatti scorrendo la biografia del Farina si scopre che è stato radiato dall'ordine dei giornalisti per aver frequentato i servizi segreti col leggiadro nomignolo di Betulla e buttato in pasto ai suoi lettori infamità e falsità di vario ordine e grado. L'ha fatto a pagamento, dimostrando così grettezza, avidità e nessuna, ammesso che per lui possa essere mai stata moneta corrente, idealità. Che già mentire e scrivere il falso fa schifo di suo ma farlo anche a pagamento è ancora peggio. Se possibile.
A distanza di un bel po' di giorni finalmente dice: “Dreyfus sono io” e poi aggiunge “Peccato che io faccio sempre tutto a fin di bene, sono sempre in buona fede”. Probabilmente le stesse parole usate da Caifa e dagli altri del Sinedrio, o  da Torquemada  o magari anche da Landru. Che poi buona e fede son parole che da lui non vorrebbero essere maneggiate e, potendo, dalla sua bocca scapperebbero via.
Don Giussani
Sembra che abbia dichiarato di avere avuto tre maestri: don Luigi Giussani («per lo sguardo sulle cose e la scrittura concisa»); Giovanni Testori («mi ha insegnato ad osare, a spezzare le famose regole del giornalismo»); Vittorio Feltri («è un genio del giornalismo»).
Forse ora a Giovanni Testori non farà piacere di essere considerato maestro dal falso, pavido e ritardatario Farina e magari preferisce essere ricordato come l'autore de Il Fabbricone o del Ponte della Ghisolfa. Che è senz'altro un bel ricordare. E se mai Giovanni Testori gli ha insegnato qualcosa questo sarà stato rompere con il conformismo e dire verità, anche sgradevoli, e star con gli ultimi e non con il potere, specie quando è lercio. Lezione che evidentemente non ha imparato. E quasi di sicuro neppure lo ha sfiorato.
Degli altri due suoi maestri magari ci si stupisce un po' meno. L'integralismo, talvolta o magari anche spesso, porta alla menzogna e alla negazione della persona così come un linguaggio sgradevole e volgare che solletica più gli intestini che la testa dei lettori non è geniale ma semplicemente da bar. E infatti Farina Renato ne è il risultato.
Adesso si dice “Stanco di far del male. Stanco di danneggiare le persone”. Bhè, dopo tanta alacrità un minimo, ma proprio minimo di stanchezza è comprensibile. E quindi scatta la confessione.
Vittorio Feltri
Il sacramento della confessione è stata una bella invenzione, tanto per rifarsi una verginità magari svicolando dalle pene. Che se fosse stata d'uso comune al tempo di Giuda probabilmente questi avrebbe tenuto i denari e se la sarebbe cavata con tre pater-ave-gloria. Come probabilmente farà il Farina. 
Giuda in mancanza scelse un'altra strada. Come dire.
Bene, caro Farina Renato, passi dalle parole ai fatti: cominci col dimettersi da deputato – così non avrà lo schermo della immunità nel caso la magistratura volesse interessarsi a lei – poi smetta di  fare il giornalista che non è affar suo e che ne dice di una quarantina di giorni nel deserto, magari a pane e acqua, in fondo sulla location ha precedenti illustri. E anche la sua linea ne guadagnerebbe.
Se il deserto le sembra pena troppo grande inizi col togliersi il riporto. Magari guardandosi allo specchio proverà meno schifo. Forse.

domenica 23 settembre 2012

Sallusti ha paura della galera (come tutti). Ma non ci andrà. E la libertà di stampa sarà salva.


In Italia ci sono da un bel po' di tempo, per non dire da sempre, due strane associazioni, una  definita la casta che coinvolge tutti o quasi i politici  (e di tutti gli schieramenti) e un'altra, per il momento non ha nome, che è quella dei giornalisti. La si potrebbe definire degli impunibili.  Qualche tratto in comune queste due associazioni (o si possono chiamare corporazioni?) senz'altro ce l'hanno. Entrambi i gruppi si sentono degli unti del signore e quindi possono dire e fare ciò che vogliono senza tema di punizione. E anche nella pratica mica scherzano, non foss'altro che per quanto riguarda la reversibilità della pensione ai conviventi. Ne possono usufruire i consiglieri regionali, i deputati di camera e senato e, guarda il caso, i giornalisti. Tutti gli altri italiani no. Come si sa la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale. Evvabbè. 
Una delle caratteristiche del Bel Paese è di vivere di luoghi comuni: se le auto entrano in centro i negozi vendono di più, le tasse si evadono perché sono troppo alte (che se fossero più basse invece...), alla larga dalla politica (lo diceva anche la mamma di Mario Monti, ma lui non ha seguito il consiglio), gli statali lavorano poco, i sindacati rovinano le aziende, i giornalisti difendono la libertà di stampa. Già la libertà di stampa. E quindi c'è il caso di Alessandro Sallusti.
Alessandro Sallusti da Como, sguardo torvo, 55 anni, oggettivamente mal portati, oggi direttore de Il Giornale e ieri, direttore di Libero. I fatti di cui si parla da un paio di giorni e che riguardano in  pratica la galera e in teoria la libertà di stampa, risalgono allo ieri: a quando era direttore di Libero.
La storia è nota: una tredicenne abortisce e tale Dreyfus, nome de plum, su Libero, per l'appunto, se ne esce scrivendo: “... se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice. Questo evento è specchio dei poteri che ci dominano.” Prosa vagamente forcaiola nei contenuti e nei toni.. Quel tanto che basta per eccitare bassi istinti senza, ovviamente, tener conto del contesto. Non è carino.
I genitori della ragazzina probabilmente avevano altro a cui pensare e magari di questo giornale non conoscevano neppure l'esistenza, mentre il giudice tutelare, invece, lesse l'articolo, si irritò quel tanto che basta per arrivare ad una denuncia per diffamazione aggravata il direttore di Libero.   Alessandro Sallusti, appunto. 
In primo grado Sallusti viene condannato a una pena pecuniaria di 5.000€ e ad un risarcimento di 30.000€. Nonostante abbia vinto la causa il giudice tutelare non si ritenne soddisfatto e quindi ricorse in appello.  In secondo grado rivince e questa volta, è storia dell'oggi, la pena è assai più pesante: 14 mesi. Ma c'è un dettaglio: Sallusti Alessandro non può usufruire della condizionale, se l'è già giocata tutta in un bel po' di precedenti processi, sempre per diffamazione, dove è risultato perdente.
Pare sia un suo vizietto quello di scrivere (o pubblicare) pezzi che fanno irritare qualcuno che, alla fine, risulta avere ragione. Non è una bella cosa. Avere questo vizio. Alla fine il conto viene presentato.
Quindi il giornalista dovrebbe varcare il portone di San Vittore o di Regina Coeli. 
Ha sbagliato, che paghi. Se la cosa capitasse ad un signore normale, chessò al vicino di casa o al tabaccaio, questa sarebbe la logica conclusione. Ma, per i luoghi comuni di cui sopra non è né così semplice né così facile. 
Vittorio Feltri, per intenderci quello dalla prosa elegante, evoluta e  raffinata che elabora sofisticate analisi politiche, che più o meno sono quelle che si sentono in tram, scrive che le mani gli tremano sulla tastiera al pensiero che la polizia venga ad arrestare il direttore de Il Giornale e si appella alla libertà di stampa. Sallusti stesso in un video piagnucoloso si richiama alla libertà di stampa e invoca l'intervento, niente-popò-di-meno-che del Presidente della Repubblica per risolvere il suo caso. Caso che peraltro è passato in Cassazione organismo che non entra nel merito della questione ma ne analizza il rito. Da subito i vari conduttori di tv e radio sono già schierati a difesa del povero Sallusti e il giorno dopo  tutti gli altri, fino ad arrivare a Veltroni. Di lui si sentiva l'evanescente mancanza.
“Condanna mostruosa” tuona la Federazione nazionale della stampa.. E ci si mette anche la Presidenza della Repubblica:  “Il Presidente naturalmente segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi utili di valutazione”.  Lo scrive Pasquale Cascella, portavoce del Presidente della Repubblica, su Twitter (1). Twitter: cosa vuol dire essere al passo coi tempi. Ma la domanda è: perché il Presidente della Repubblica segue “naturalmente” il caso? E' quel “naturalmente” che stona. 
E' forse questione che Sallusti, in quanto direttore di giornale è uno di quelli per i quali la legge è “più uguale”?
Finché  questa è la legge va applicata, così com'è. Quando cambierà i magistrati ne prenderanno atto.
Ma Sallusti potrebbe effettivamente andare in galera? Noooo. 
Stiamo scherzando, quando mai?
Intanto può avvalersi della legge 211 del 22 dicembre 2011, detta sfollacarceri. Questa legge  prevede gli ultimi 18 mesi di carcere ai domiciliari se il condannato dispone di un'abitazione e Sallusti una casa ce l'ha, e forse addirittura due. Se poi il suddetto  dispone di un lavoro, e anche questo Sallusti ce l'ha,  può continuare a farlo e rientrare a casa a sera. Come se nulla fosse. 
In alternativa potrebbe chiedere l'affidamento ai servizi sociali, da Mario Tanassi (2) in avanti la sfilza dei più uguali che hanno beneficiato di questo servizio è lunghetta. E anche un po' triste.
Comunque, obtorto collo, uno più uno meno non cambierà di certo il corso della storia.
Il tutto in omaggio alla libertà di stampa. Ma quale libertà: quella di mettere alle corde il buon gusto? Quella di essere grevi? Quella di offendere? Quella di insultare? Quella di fare giornalismo cialtrone? Via un po' di decoro anche se si è giornalisti. Che sarà pure una malattia ma in fondo curabile.
Per libertà di stampa si intende semplicemente di poter esprimere opinioni politiche e condurre battaglie d'opinione e sociali senza essere censurati. Tutto qui. Magari anche con buon gusto, decoro e pure un po' di fine humor, satira e ironia, che a recitare giaculatorie d'insulti e volgarità son capaci tutti.
Che poi sotto la foglia di fico della “libertà di stampa” passa di tutto, incluso l'elargizione di 114.926.793,61€  (3) distribuiti a giornali con pochi lettori e quindi, per deduzione logica, poco interessanti. Ma con alti stipendi per direttori e magari pure redattori. Quando Andrea Costa a Cesena fondò il primo Avanti! nel 1881 non ebbe finanziamenti da parte dello Stato e neppure li ebbe L'Avanti!  a tiratura nazionale quando sotto la direzione di Leonida Bissolati iniziò le pubblicazioni nel 1896. Raccolse 3000 abbonati, pare anche quello di Benedetto Croce, e con i denari degli abbonamenti e quelli delle vendite quotidiane si mantenne. A fatica, ma si mantenne.
Se si tornasse a quel sistema troppi grassi, pasciuti e non sempre eleganti (eufemismo) direttori di giornali scoprirebbero il senso vero della parola “precario” o “disoccupato”. Che non gli farebbe male.
Si tranquillizzi Sallusti, quei tempi non torneranno. E la galera è lontana.

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(1) Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/1013io
(2) Mario Tanassi  è stato un politico italiano, aderente al psdi (partito socialdemocratico italiano), più volte Ministro della Repubblica. Nel 1979 fu condannato dalla Corte Costituzionale per corruzione.
(3) http://www.governo.it/DIE/normativa/decreto_risorse_editoria_20120716.pdf

giovedì 20 settembre 2012

Nicole Minetti questa volta vuole sostenere il made in Italy.


In Nicole Minetti la voglia di sostenre è travolgente. Prima ha sostenuto le soirèe di Silvio Berlusconi, poi ha sostenuto il PDL poi grazie al sostegno dello stesso si è dedicata a sostenere Formigoni. Una vita da sostenitrice.  Non c'è che dire.
Ora non contenta ha deciso che il suo sostegno, pratico, debba travalicare i confini della regione Lombardia e diventare nazionale anzi, di più: internazionale. Decide quindi di sostenere il made in Italy. Non proprio tutto ma, per questa volta, solo un brand. Una marca  importante nel mercato, guarda il caso, della lingerie e dei costumi da bagno.
Nel mondo dell'advertising (come direbbero Severgnini e la Fornero che sono anglofili spinti, ma c'è chi si accontenta di 'pubblicità' o, come dicevano i nonni, di 'reclame') si ricorre al testimonial quando ormai il prodotto di suo ha poco da dire. Di solito succede per marche in fase di maturità o declino.  O alternativamente quando questa è scarsamente nota e la si  vuole rendere memorabile in tempi brevi. In entrambi i casi l'obbiettivo è quello di dare una scossa, ovviamente benefica, una sorta di iniezione ricostituente. Il compito del testimonial è per l'appunto proprio questo: essere un elemento propulsivo.  Quindi travasare sulla marca tutto quanto di positivo, lo contraddistingua e lo caratterizzi: simpatia, glamour, modernità, notorietà, indipendenza e talvolta anche autorevolezza, o addirittura onestà. Questo fece Grillo con Yomo tanti anni fa, per dire di un caso famoso, questo stanno facendo oggi Geppi Cucciari con Alessia Marcuzzi e George Clooney  e Stefania Sandrelli e Banderas e tanti altri ancora.
Ma i testimonial non sono intercambiabili: ognuno deve, in qualche misura, corrispondere al consumatore/trice della marca: sotto l'aspetto sociodemografico (sesso, età, condizione sociale ecc) e/o sotto quello psicografico: interessi, attitudini, abitudini ecc.) Non a caso la Sandrelli, che è un tantinello agè parla di osteoporosi mentre la Cucciari (simpatica) e la Marcuzzi (bella) lavorano per uno yogourt dietetico.
Infine, dettaglio importante, le qualità (pretese) del testimonial debbono essere accettate e considerate credibili dal consumatore, nella cui testa, quando pensa alla marca o ne vede la comunicazione, deve scattare il meccanismo: “se lo dice lui/lei mi posso fidare, è giusto, ci credo, mi sento come lei/lui,  ecc...” .
Semplice transfert.
Fareste un'assicurazione proposta da Luigi Lusi o donazioni ad una onluss che chiedesse denaro con er Batman-Federale Fiorito?
OK ora chiudete gli occhi: pensate a Nicole Minetti e alla lingerie e ai costumi da bagno.
Al fatto che la prima sostenga i secondi e non, come di regola, il contrario.
Quindi siete una donna è state per comprare il prodotto che ha come testimonial Nicole Minetti. Siete un uomo e la vostra fidanzata-moglie-compagna sta comprando la lingerie che ha come testimonial Nicole Minetti.
Senz'altro farete pensieri e accostamenti e considerazioni e magari anche sogni.
A questo serve un testimonial.
Magari il made in Italy si sostiene da solo


A corollario riporto la dichiarazione di Alessandro Cerulli, responsabile ufficio stampa di Parah - Metro del 24 settembre 2012 - sull'utilizzo di Nicole Minetti come modella
Domanda: "Avete raggiunto il vostro scopo?"
Risposta: "Per il momento dal punto di vista mediatico sì, mentre chi ci segue da anni non ha purtroppo apprezzato la nostra strategia. Sulla nostra pagina di Facebook i nostri fan hanno commentato in maniera negativa la nostra decisione e anche minacciato di abbandonarci."
c.v.d. (che sta per Come Volevasi Dimostrare)

sabato 15 settembre 2012

La malattia esantematica di Benedetto XVI


Diceva un vecchio, che era anche cinico, che in Italia non c'è come morire per diventare buoni, bravi, santi e magari anche qualcosina di più. Al buon cuore del momento. E così anche Carlo Maria Martini ha avuto il suo, nonostante fosse gesuita e vescovo e cardinale è stato esaltato come ultra laico, dialogante e razionalista. Mancava solo che lo si dicesse agnostico e sarebbe stato perfetto.
Ma come li scelgono i cardinali in Vaticano?
Tutti a esaltarlo:, da quelli che l'avevano intervistato, a quelli che gli avevano parlato a quelli che avevano assistito alle sue conferenze, a quelli che avevano letto i suoi scritti, a quelli che con lui si erano confessati, fino a quelli l'avevano incontrato al bar, tutti a dire il meglio del meglio. Pare quasi che abbia passato la vita a fare rivoluzioni. I cui effetti peraltro non si sono mai visti. Comunque, gloria in cielo.
In realtà, aggiungeva il vecchio cinico , l'effetto è di breve periodo: dura un po', come le malattie esantematiche,  poi scompare quasi senza lasciare segno. La nuova malattia esantematica che ora attraversa il Vaticano pare si chiami, per l'appunto, Martini's Syndrome, che non è una bomba alcolica come il nome lascia supporre, anche se provoca stati di ebrezza ed è esplosiva, i sintomi sono:dichiarazioni di  modernità, laicità. razionalismo, uguaglianza e ritorno alle origini della chiesa.
Pare che anche  Benedetto XVI ne sia stato contagiato. Anzi sull'aereo che lo stava portando a Beirut zio Benny ha manifestato ben quattro, diconsi quattro, preoccupanti sintomi (1).
Il primo recita così: “la primavera araba è una cosa positiva”. Accidenti, neanche D'Alema, che di banalità ne spara a ripetizione, ci sarebbe arrivato e Benny, così, tutto da solo ci molla questa epocale sentenza che potrebbe sconvolgere i sistemi nervosi più delicati. Sintomo significativo ma non ancora preoccupante.
Il secondo dà più da pensare: “il fondamentalismo è sempre una falsificazione della religione”.
Sintomo grave questo che si scontra contro duemila anni di sordità alle esigenze più moderne e progressiste della società. Che quando Bertoni e Ruini lo sapranno senz'altro chiameranno a consulto i migliori luminari.
Il terzo sintomo testimonia della gravità della situazione: “ L'Europa deve difendere la razionalità e su questo punto anche noi credenti dobbiamo essere grati al contributo dei laici, dell'Illuminismo, che deve rimanere una spina nella nostra carne.” Accidenti, dopo scomuniche, encicliche,libri messi all'indice si scopre che hanno scherzato. Ci hanno messo solo trecento anni. Ma poi un piccolo ma importante aggiustamento che testimonia come la malattia incontri degli anticorpi:  “Ma anche i laici devono accettare la spina nella loro carne, cioè la forza fondante della religione cristiana per l'Europa”. Che vien da domandarsi: ma perché, i laici? mica sono il leone di Daniele. Anzi vorrebbero vivere felici  e senza angosce sull'aldilà. E magari pure senza spine.
Ma la malattia ha dimostrato tutta la sua gravità, ed è il quarto sintomo, quando Benny se ne è uscito con un “Rendere visibile l'amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni.”
E qui come la mettiamo con Rosy Bindi e Paola Binetti e Carlo Giovanardi, giusto per dire dei primi che vengono in mente. Che adesso si corre il rischio che gli venga un colpo collettivo se si scopre che nel perimetro del prossimo si trovano anche omosessuali, lesbiche e trans. E magari pure la questione delle loro convivenze e quella ancor più controversa del matrimonio. E che sulla base di questo principio il “famolo strano” richiesto da Rosy Bindi  corre il rischio di essere fuori linea.
Interpellati, i maggiorenti del Vaticano rimasti in sede si sono affrettati a garantire che “guarisce, guarisce. Appena ritorna guarisce. Succede a quasi tutti quando vanno in trasferta. Ma poi quando tornano a casa, qui oltre Tevere, gli passa. Qui l'aria è buona, le cure amorevoli...”
Ma come sarà possibile una simil rapida guarigione?
“ E' semplice: questa sindrome si cura omeopaticamente” ha risposto un alto prelato che la sa lunga e soprattutto vuole mantenere l'anonimato. “Basterà sussurrargli alcune parole dall' immediato effetto, si dirà IMU … scuole private ... IOR … otto per mille ... sanità... E la guarigione sarà immediata. E tutto tornerà come prima.”
Meno male. Con i problemi che si stanno affastellando nel paese e Marchionne sulla porta d'uscita, non siamo proprio pronti al rivolgimento del mondo. Che siano lasciate delle certezze.
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Quel no del Papa al fondamentalismo – Corsera 15-09-2012

mercoledì 12 settembre 2012

Benedettine, sepolcri imbiancati e sterco del demonio. Quando non c'è la notizia


Che le suore benedettine di quel di Lecce abbiano incassato senza minimamente arrossire il lascito della Mara, “la più famosa prostituta trans” della città non è una gran notizia.(1) Anzi, per dirla tutta, è una non-notizia . Così come il fatto che sfratteranno diverse decine di inquilini, casualmente extracomunitari, da un complesso abitativo nel centro della città non è una gran notizia. Anzi è una non-notizia. E pure il fatto che alla Mara non sia stato concesso il duomo per il funerale ma la più modesta e nascosta cappella dell'ospedale non è una gran notizia. Anzi, sempre per dirla tutta, è un'altra non-notizia.
Di episodi di questo genere è ampiamente costellata la storia della chiesa, l'istituzione che ha fatto del pragmatismo più spericolato il proprio metodo di lavoro e di esistenza. Quasi certamente il pragmatismo è nato proprio con la chiesa: dire tutto ed il suo contrario. Dire bene e razzolare male. Esaltare la castità e, ad essere pudichi, non esattamente praticarla. Definire gli elementi del peccare, ad esempio rubare e poi come sopra mercato aggiungere che chi evade il fisco ruba e quindi passarci sopra ritenendosi esentati. Invocare la libertà e poi inventare “gli uomini della provvidenza” che di solito sono quelli che la libertà la tolgono. Professare povertà ma nel contempo arricchirsi. Disprezzare le cose del mondo e starci dentro alla grande. Insomma un continuum di “si....ma anche ” da fare invidia a Veltroni che forse proprio a quella fonte si è abbeverato.
Che per ogni attività ci sia bisogno di denaro è un banale dato di fatto. Che magari valga la pena di chiedersi da dove provenga è un'altra banalità. Che lo si accetti solo da chi si rispetta è, come dire, il minimo sindacale. Che poi lo si consideri, a prescindere da ogni altra considerazione, un buon concime per le opere di bene, come sosteneva Giovanni Bosco, il fondatore dei salesiani, non è proprio così facile da digerirsi. Così come venire a patti con il male per il supremo bene, quasi mai è stato senza conseguenze. Anzi, attenzione, perché qualche schizzo resta sempre attaccato alla tonaca o come dice il popolo: chi va al mulino si infarina. Ma probabilmente in seminario tra le varie materie d'insegnamento ce ne dev'essere una specificatamente dedicata a come digerire certe sordide magagne. La giustificazione che pecunia non olet non ha poi così grande nobiltà.
Certo che se tornasse il Nazzareno avrebbe una vita veramente noiosa: la ripetizione del già fatto. Il vantaggio sarebbe solo per i quattro che non avrebbero da riscrivere ex novo i vangeli. Se la caverebbero con pochi cambiamenti dovuti a facebook e alla tv. Le tappe sarebbero le stesse: il tempio con conseguente caccioata dei cambiavalute (Giovanni, 2, 12-25), la metafora dei sepolcri imbiancati (Matteo, 23, 24-28), l'incontro con la prostituta, appunto (Marco, 14, 1-8). Giusto per dirne alcune.
Vera notizia sarebbe stata apprendere che le suore benedettine hanno capito (magari con qualche pudico rossore da parte delle novizie, chissà mai) da chi hanno ricevuto il denaro e come è stato guadagnato e che si sono lanciate in una campagna per agevolare i/le trans nel percorso di cambiamento di sesso e che hanno intrapreso un vigoroso impegno per il loro impiego in altri settori che non siano la prostituzione. Poi, che hanno ringraziato pubblicamente il Signor Antonio Lanzalonga (lui è la famosa Mara) per la sua donazione e magari hanno anche decido di dedicargli una novena in tutte le chiese del leccese. Se poi avessero affermato che anche i trans e gli omosessuali e le lesbiche hanno diritto all'amore e magari anche a costruirsi una famiglia avrebbero fatto tombola. Questa sì, visti i precedenti, che sarebbe stata una vera notizia. Come dire che un uomo ha morso un cane. Altrimenti è la solita storia. E' per questo che il Nazzareno non torna: i suoi non han capito gran che del suo insegnamento, dovrebbe ricominciare tutto da capo e sarebbe un remake. Anche poco interessante. Sapendo già come va a finire.

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lunedì 10 settembre 2012

Il matrimonio gay? “famolo strano”. Si scrive sempre Bin ...di, ma talvolta si legge Bin ...etti.

Famolo strano? No, famolo normale. Ch'è pure meglio
Ma che bella la nemesi storica.
I moderati che ironizzavano e ironizzano sulla “creatività al potere”, stupendo slogan del '68 francese, si sono poi spesso ritrovati a invocarla, la creatività, per trarsi d'impaccio in quel che gli vien difficile fare. Ma poiché alla creatività son poco avvezzi rischiano sempre un autogol.
Tra i casi recenti come non ricordare il tronfio Giulio Tvemonti che parlava di finanza cveativa perché non essendo pvatico nel far di conto con questa pensava di coprire le magagne di un governo inetto e bolso. Comunque gli è andata male, come prevedibile.
E' di questi giorni un altro bell'esempio: Maria Rosaria Bindi in arte Rosy.
L'inventrice dei DICO per sostenere tesi conservatrici s'è messa ad invocare creatività e trasgressione. Neanche l'Alighieri, toscano come lei avrebbe immaginato simil contrappasso. Cose da non crederci.
Il tema all'ordine del giorno è il matrimonio gay. Maria Rosaria che dovrebbe far parte dei moderati progressisti si trova invece sulle posizioni moderate conservatrici della sua ex  (e si spera mai rimpianta) compagna di partito Paola Binetti, con cui condivide la radice del cognome. Sarà un caso?
A chi le chiede di poter coronare il sogno d'amore con tanto di fiori di d'arancio, confetti, organo e paggetti la presidente del Pd, vaga rassomiglianza con maga Magò e come questa anche un po' pasticciona risponde: "Io ti auguro di fare quello che vuoi nella vita, ma in questo Paese c’è la Costituzione. Il matrimonio è un istituto che è stato pensato storicamente per gli eterosessuali. Potreste avere più fantasia per inventarne uno vostro". Ma che, per il matrimonio c'è un nostro, un vostro e un loro?
La frasetta, anche lontano da ogni malizia, può essere tradotta con un rivoluzionario “la creatività risolve” e con un ancor più trasgressivo “famolo strano”. 
Famolo strano?
Ma come presidente Rosy se chiedono un matrimonio normale, no ma se lo fanno strano invece sì?
Che c'è pure il rischio che tra registi, fotografi, creatori di moda , artisti, scultori e romanzieri e pure politici e avvocati qualcuno se lo inventi per davvero, creativo e strano, il matrimonio gay. Poi allora che succede? Cilici della Binetti a parte. Svenimenti in Vaticano et similia? E a noi che ce ne importa?
Onorevole Bindy, di Binetti ce ne è già una ed  è più che sufficiente. Lasci perdere non prenda  il suo ruolo.
Questo matrimonio famolo normale. Ch'è meglio

sabato 8 settembre 2012

Michele Salvati e la scuola delle salamelle.

A scuola di salamelle


Certo non è da tutti i giorni che qualcuno faccia autocritica per un progetto sul quale si è molto speso e quindi onore al merito a Michele Salvati che finalmente dopo cinque anni capisce e vede un dato di fatto che da sempre è sotto gli occhi di tutti: è stato un errore costituire il Partito Democratico (1).
Che se l'avesse chiesto a qualcuno degli attivisti che spiattella le salamelle alle feste dell'Unità glielo avrebbe detto subito e senza tanti giri di parole.
Comunque, onore al merito a chi fa autocritica, se non ci fosse qualche piccolo dettaglio che stoni. E di dettagli che stonano ce ne sono più d'uno.
In particolare: il tono di voce e la sostanza. o il merito.
Tono di voce: saccente, sostanza: banale.
Il vizio è sempre quello: pontificare non tenendo conto della realtà. Come peraltro ha recentemente dimostrato scrivendo su come deve essere fatto un leader democratico. (2)
Nel 2006, Michele Salvati, infilato dentro orrende camicine a quadretti, se ne stava piazzato ed inamovibile, nello studio dell'Infedele a dire della necessità di creare il Partito Democratico con ex democristiani ed ex comunisti. In quelle puntate riusciva a far brillare per lucidità politica addirittura Fabio Mussi e niente-popò-dimeno-che il giovane Stefano Fassina.
In una puntata, quella del 6 dicembre 2006,  Mussi disse: “sono convinto che dalla fusione tra DS e Margherita non esca un partito politico, cioè un grande soggetto dotato di una forte identità e di un forte sistema di valori condivisi.” Che di valori condivisi tra democristiani e comunisti certo ce ne è qualcuno ma su moltissimi le posizioni sono assolutamente divergenti. Tanto per fare un esempio nella Margherita all'epoca e per troppo lunga pezza è stata anche nei DS, era pure l'onorevole Paola Binetti, per intenderci quella del cilicio che recentemente ha detto che un sacerdote non è obbligato a denunciare un pedofilo.
E anche Fassina, allora faceva parte dei giovani per l'Ulivo, a rincarare la dose sostenendo che era un'operazione verticistica e inadeguata ad un ricambio della politica. Era una sorta di rottamatore ante litteram.  Poi lui, Fassina,  ha aderito ai DS, per motivi ignoti ai più, dato che nulla era cambiato e nel metodo e nel merito. Ma così van le cose terrene.
E il Salvati Michele no, a sibilare nelle orecchie di tutti che questo matrimonio s'ha da fare ora e subito. Una sorta di manzoniano bravo all'incontrario.
Questo matrimonio s'ha da fare
Ora e subito
Oggi scopre che «Il Pd è stato un'illusione. E io sono stato un ingenuo (forse si potrebbe usare un aggettivo un tantino più appropriato) a sostenere un partito, che è stato il parto di due ceti politici del passato: uno «comunista», l'altro «democristiano», ma nessuno dei due liberale». Che se fossero stati liberali non si sarebbero chiamati democristiani e comunisti. O no? Che ne dice professore? Quest'informazione, così difficile da reperire e che forse nei sacri testi non c'è, il signore delle salamelle di cui sopra gliela avrebbe data subito-subito e anche gratis. E poi non si stupisca se D'Alema e Marini sono ancora lì ben radicati ai loro scranni, loro la sanno lunga.
E naturalmente oggi come allora il professor Salvati ha una ricetta bell'e pronta per risolvere la crisi: svalutare l'euro. Che a questa soluzione c'era arrivato con settimane di largo anticipo anche Tremonti e pure Bossi e Maroni e magari anche Calderoli. Per una soluzione come questa occorre un vero trust di cervelli.  Solo che?
Solo che non si può e allora, come piano b, ecco un'altra soluzione: stringere i denti e andare avanti.
E anche questo il signore delle salamelle lo sa già. E non da oggi.
Professore che ne dice di farsi dare qualche lezione dagli uomini e dalle donne delle cucine delle feste dell'Unità. Anche quelle di quartiere vanno bene: sono una grande scuola. E così metterà insieme tre vantaggi: 1) capire come si cuociono le salamelle,(che detto tra noi non è da tutti e D'Alema, per esempio, questo non lo sa), 2) capire come funziona il mondo (non solo quello delle salamelle) e 3) avrà una buona scusa pure per  togliersi quelle orrende camicie di dosso. Auguri.


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(1) Italia Oggi 07/09/2012
(2) http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/08/come-fatto-un-leader-ce-lo-racconta-il.html

venerdì 7 settembre 2012

E' tornato il fantasma del Louvre. Non è Belfagor, è Francesco Boccia.

Belfagfor - il fantasma del Louvre
Forse solo i più agé fra i lettori ricorderanno la serie televisiva intitolata Belfagor, aveva come sottotitolo il fantasma del Louvre e fu lanciata in Francia nel 1965 e doppiata in Italia nel 1966. Francesco Boccia da Bisceglie non era ancora nato, sarebbe arrivato tra noi solo due anni dopo: nel 1968. 
Grande annata il 1968: per il vino, per il cinema (2001: Odissea nello spazio, C'era una volta il west, Holliwood party, Bullit, Giulietta e Romeo per dirne solo alcuni), per la musica ( i Beatles lanciano Hey Jude, Celentano canta Azzurro, I Camaleonti: Applausi e l'Equipe '84: Un angelo blu), per il pugilato (Benvenuti batte Griffith e Mazzinghi un coreano). In compenso in quei dodici si susseguirono tre governi democristiani (il 3° Moro, il 2° Leone eil 1° Rumor, nell'ordine), il 16 marzo Almirante con Giulio Caradonna e un gruppo di fascisti attacca la facoltà di lettere dell'Università di Roma e altri fatti e fatterelli tra cui anche la nascita di Francesco Boccia, il 18 marzo. Come a dire che non tutte le ciambelle riescono col buco. 
Entrato in quella che si definisce l'età della ragione, anche se non la è per tutti, lui come altri che non sanno che fare decide di dedicarsi alla politica: fa l'assessore per un paio d'anni e, supportato da D'Alema e Letta, nel 2005 sfida Nichi Vendola alle primarie per il ruolo di candidato alla regione Puglia. Viene trombato.
Come premio di consolazione finisce nei meandri del 2° governo Prodi, finché questo regge e nel 2008 viene eletto alla Camera dei deputati dove potrebbe starsene bello tranquillo come un topo nel formaggio. E invece no. Nel 2010 si ripresenta alle primarie pugliesi, sempre con l'appoggio di D'Alema e Letta, ancora contro Vendola. Nuovamente trombato questa volta con quasi 50 punti di scarto. Forse che i suoi due sponsor portino sfortuna? Due su due c'è di che riflettere.
A parte cinque minuti di celebrità per aver sposato una deputata del PDL la sua vita scorre tranquilla, fino a qualche settimana fa quando decide, lui o chi per lui, che è venuto il momento della televisione. E qui comincia ad esercitarsi con il ruolo del fantasma. Partecipa a Bersaglio Mobile, certo parte in salita avendo come interlocutori  Travaglio e Ferrara: lo annichiliscono. Balbetta frasette senza senso, tenta con qualche timidezza di interrompere ma viene zittito senza tanti riguardi, si limita quindi a sorridere mentre gli altri dibattono e si azzuffano, dopo un po' diventa trasparente. Un fantasma, appunto. O come si usa dire adesso un uomo Vetril. Dato che è giovane e moderno usa facebook e annuncia la sua partecipazione alla trasmissione: riceve 6 mi piace e 27 commenti. Il primo dei quali recita: “Primarie!”, in una parola una storia, gli altri riferendosi alla sua performance lo invitano in modo, talvolta colorito, a desistere. 
Francesco Boccia
Ma lui insiste e ieri si ripresenta a Piazza Pulita, forse ha qualche amico a la7. Camicia aperta fino al terzo bottone, neanche fosse l'imitazione dei falchetti della riviera romagnola, sprofondato fino al collo nella poltrona Frau, l'aria di quello disposto a spiegare come funziona il mondo, sorrisino tra il sardonico e il fantasmatico. Dopo breve diventa trasparente e scompare dalla trasmissione. Come Belfagor, appunto, che però lasciava tracce e di tanto in tanto faceva intravvedere lembi del suo mantello a dichiararne l'esistenza. Lui, Boccia, neanche questo. Ovviamente  ha reiterato l'annuncio della partecipazione su fb. Rimedia 7 mi piace e 17 commenti. Il primo commento è di incoraggiamento, il secondo recita: “spero che tu non faccia l'ennesima figura ...”, il terzo commento mentre la trasmissione volgeva alla fine: “ha fatto l'ennesima figura ….” , uno degli ultimi è paterno e consiglia: “ Mi sa che dopo stasera il tuo caro D'Alema continuerà a stipendiarti purché tu rimanga murato in casa con moglie e figli”.
Giusto onorevole Boccia ascolti la base e stia a casa, magari davanti al televisore e si riguardi le puntate di Belfagor. Almeno imparerà a far bene il fantasma.

PS. Dalla sua pagina fb sono scomparsi i 17 commenti relativi alla sua performance a Piazza Pulita. Complimenti onorevole.

mercoledì 5 settembre 2012

I miracoli di D'Alema.

D'Alema Massimo, l'uomo dei miracoli




I giornali non si sono ancora ripresi dal fenomeno Carlo Maria Martini che già si trovano a dover registrare miracoli.
Ora i miracoli non li fanno più i santi, come una volta, ma i laici dato che s'è scoperto che cardinali, che magari sono anche gesuiti, possono essere pure laici.
Il mondo non è più quello di una volta.
Nuovo operatore di miracoli,è Massimo D'Alema.
Proprio quel Massimo D'Alema che l'emerito Presidente Francesco Cossiga che era un gran battutista definiva “il più intelligente" e dopo averlo detto ghignava soddisfatto, quello che ha battezzato le sue due barche col nome di Ikarus, il più fesso e velleitario personaggio della mitologia greca (1), quello che si pavoneggia con il titolo di vice conte (neanche fosse conte per intero) dello Stato della Città del Vaticano (2), quello che invitò Sandro Sallusti ad andare “a farsi fottere” (3), giusto per testimoniarre stile e bon ton , quello che vuol fare il proprietario terriero e ha bisogno che sia la moglie a ricordargli che barca e tenuta agricola sono troppo anche per uno come lui (4). Moglie peraltro che ha ottenuto, oibò, l'incarico di censire il patrimonio dei DS (5), che non sarà stato un atto di nepotismo (chi lo potrebbe mai pensare) ma senz'altro è poco elegante e ancor meno opportuno e che in un memorabile intervento sdoganò pure Licio Gelli (6).

Ecco, sì proprio lui, il Massimo D'Alema sta riuscendo in almeno due miracoli..
Il primo è che sta rendendo simpatico Matteo Renzi anche a quelli che non lo sopportavano. Non solo ma gli sta pure dando credibilità. Un vero mago.

Matteo Renzi il miracolato
E lo sta facendo alla moda dei vecchi comunisti, schernendolo e demonizzandolo. Dice, per esempio, che Matteo Renzi non è adatto a governare il Paese, che è come dire che non sa governare, che è come dire che a Firenze il PD ha un sindaco incapace. Che è come dire che il PD non sa scegliere i suoi rappresentanti.
Bravo baffino, sette più.
Ma chi gliele ha insegnate queste finezze?
Poi, non contento, all'unisono con Marini, altro giovanotto della politica (sfiorato da una questione di casa nel centro di Roma)(7)   Si mette ad almanaccare su regole che, almeno in via ipotetica, impediscano al rottamatore di vincere. Naturalmante in questo sostenuto da un altro luminare della politica tal Beppe Fioroni che chiede a Renzi di dimettersi prima di correre. Che ci si immagina chiederà la stessa cosa a Vendola e magari anche a Bersani. Eh già perché correre essendo segretario di partito qualche vantaggio lo dà, magari anche solo di popolarità tra gli scrutatori. O no? Portando avanti queste posizioni  il D'Alema (quello intelligente) ottiene che anche chi dichiara di votare per Bersani, come Peppino Calderola, scriva un pezzo da titolo: “Renzi non mi piace, ma demonizzarlo (anche quando ha ragione) è un’idiozia” (8)
Che come capacità miracolistica non c'è male.
Ma non solo, come effetto collaterale, di questo primo miracolo se ne sviluppa un secondo: anche Pierluigi Battista si mette a difendere Renzi. Inaudito. Il titolo (9)  “Lo scontro nel Pd. La terra bruciata attorno a Renzi” dove il moderato e anche un po' noioso Battista si rianima e scrive un pezzullo graffiante.
Ovviamente compatibilmente.
E così Battista scrive: “deve esserci qualche componente di indecifrabile autolesionismo nel coro di attacchi ad personam intonato dai dirigenti del PD ostili alla sfida di Matteo Renzi....Ma un martellamento così stizzito ha il  sapore della reazione  infastidita di un ceto dirigente che si crede inamovibile ed è anche controproducente. Sembra il ricompattamento della nomenclatura contro l'outsider e non è una buona politica...un regalo più prezioso al sindaco di Firenze non si poteva immaginare” Che se l'ha capito anche Battista siamo a cavallo.
Due miracoli due, in così breve termine, non sono male. Ma d'altra parte il vice conte  si era già allenato con le elezioni regionali in Puglia e quelle comunali a Milano, Napoli e Genova.
Che a essere nei panni di Renzi c'è solo sa sfregarsi le mani.
Evvai D'Alema.
By the way il D'Alema dice che: “il problema di Renzi è Renzi” e se il problema di D'Alema fosse D'Alema?




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(1) www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/03/ma-chi-era-ikarus.html
(2) www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/il-vice-conte-maxalla-co
(3) Ballarò, 4 maggio 2010
(4) www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/dalema-vende-lamata-ikar
(5) Corsera 21 gennaio 2009
(6) http://www.carovanaperlacostituzione.it/menunew/rstanew/ricca6215
(7) Marco Lillo "CASA NOSTRA " L'espresso N.35 Settembre 2007.
(8) www.linkiesta.it/blogs/mambo/renzi-non-mi-piace-ma-demonizzarlo-anche-quando-ha-ragione-e-un-idiozia
(9) Corsera, 5 settembre 2012