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sabato 16 giugno 2012

Siamo un Paese per orfani


La storia del nostro Paese è quasi tutta all'insegna della orfanilità. Da sempre.
All'inizio furono Romolo e Remo che si avvalsero dei servigi di una lupa per supplire alla  infausta situazione e i risultati di tanto nutrimento si son visti nei secoli a venire. Poi, sempre in epoca romana, si trovarono in simile ambascia  i due Gracchi, Tiberio e Gaio, di cui la madre Cornelia disse  «haec ornamenta mea» (1), mentre di tutt'altro tenore furono le parole usate da Agrippina nei confronti del figlio Nerone, anche lui orfano. E pure le epoche successive non hanno proprio scherzato. Furono orfani Dante, Caravaggio, Alfieri e Giovanni Pascoli che con la poesia della cavallina storna ha incattivito e sfranto intere generazioni di liceali.  In epoca  unitaria, poi il libro Cuore  ha celebrato l'apoteosi del piccolo eroe orfano: la piccola vedetta lombarda, il tamburino sardo, il piccolo Marco che va dagli appennini alle ande, tutti orfani. Un vero disastro. Ai giorni nostri, che per fortuna il fenomeno si è ridotto drasticamente, pare sia subentrato un certo qual piacere nel dichiararsi “orfani”, virtuali.
E così Mario occhi di ghiaccio Monti (che quasi quasi neanche Paul Newman) si è dichiarato orfano dei poteri forti (che subito si sono affrettati a smentire sia la forza che la genitorialità), mentre già da tempo l'intera nazione si sentiva orfana di tutti quei geniali cervelli che son fuggiti per andare a cercar fortuna altrove. E' tornato il mito deamicissiano di viaggiare senza genitori al seguito.  Questa condizione di “senza famiglia” è ovvio che ci pesi e che ci renda anche un pochino tristi. Soprattutto se pensiamo alle altre nazioni, giusto per dire la Germania , il Regno Unito e anche la Francia, che sembrano invece famigliole così unite allegre sorridenti e felici. E sopratutto con tutti i loro gradi di parentela, genitori inclusi, al loro santo posto. E lo scoramento della nazione senz'altro è aumentato quando ci si è messo di mezzo anche Flavio Briatore. Sì, l'ha detto e l'ha confermato: lui ci renderà orfani del Billionaire e di sé stesso. Dramma.
Flavio Briatore cervello in fuga
Ha deciso infatti, così di punto in bianco di chiudere il suo locale (ammesso che non sia una sparata per attirare clienti in periodo di magra) che non investirà più in Italia ma solo all'estero. Questo nostro Paese non gli piace più. Il triste evento, si domandano in pochi, avrà come effetto collaterale che l'italico popolo dovra fare a meno anche di Elisabetta Gregoraci e dell'innocente Nathan Falco? Se sì, sarà un duro colpo. Doppio.
Il Paese tutto vacillerà, piegherà le ginocchia, sarà sul punto di cadere ma l'afflato per la crescita e per la ripresa probabilmente l'aiuterà a sopravvivere.
Anzi. sopravviverà:“più felice e più gioioso che pria. Bravo. Grazie”. Come ghignava Petrolini.
E se, si fa tanto per dire, l'esempio di Flavio da Cuneo (dove Totò fece per tre anni il militare) fosse seguito anche da altri? E se altri cervelli del suo stesso calibro decidessero di abbandonare il paese?
Ve l'immaginate un'Italia resa orfana (sempre metaforicamente parlando, s'intende), di Daniela Guarnero, in arte Santanchè, di Ignazio digiamolo La Russa magari anche, di Maurizio Gasparri (finalmente un dibattito televisivo senza interruzioni e con ragionamenti filati e chiari?), e anche di Massimo D'Alema, (così si potrebbe sbagliare in santa pace senza sentirsi dire ogni tre per due che “sarebbe un grave errore...”),  e senza Giovanna Melandri, che un pensierino ce l'aveva pure fatto ma poi è rimasta (2) e senza Vittorio Feltri e Belpietro e l'intera tribù dei Bossi, da Umberto al più giovane Eridanio-Sirio?  E orfana anche di  Borghezio che potrebbe andare ad arringare i Lapponi che sono gentili e fingono di ascoltare tutti, e senza Castelli e Maroni e senza cerchio magico e senza Belsito e senza Alfano e magari anche senza la Binetti e il suo (dicono) cilicio e senza Renato Brunetta (che potrebbe  trasferirsi tra i Semang della Malesia) e senza  Rutelli che gli soffiano i milioni di sotto il naso e non se ne accorge e senza Giulio Tremonti (insegnante di tappologia applicata in Jacuzia) magari anche senza la Fornero che a quanto dice Bonanni non sa far di conto e ha anche un rapporto un tantinello controverso con la verità
Daniela Guarnero Santanchè 
Bhè, certo sarebbe un Paese forse-forse-forse un po', ma solo un po', meno effervescente perché tanto alcuni ci resterebbero che mica possiamo rimane senza del tutto. E quindi in attesa del successivo abbandono ci dovremo tenere Beppe Grillo e Matteo Renzi e anche Gianluigi Bersani e, con grande felicità, Crozza e con un pochino di meno Casini e Fini e suo cognato e anche Giorgio Clelio Straquadanio e Marco Pannella. Sarebbe bellissimo. E si potrebbe dire (per finta) di quanto ci mancherebbero i dipartiti e poi tutti a cantare in coro che questo è un Paese per orfani. Felici.

PS. Non si è detto di Silvio Berlusconi e di Mariano Apicella. Loro si danno per già andati.

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(1) "Questi sono i miei gioielli" disse Cornelia mostrando i propri figli ad una matrona che frequentava il Billionaire dell'epoca.
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/02/ecco-giovanna-melandri-il-ritorno.html

1 commento:

  1. Ecco...diciamocello se se ne andassero quelli citati nel puntiglioso elenco...Castruccio caro, noi potremmo evitare quel 'famoso' barcone di cui parliamo spesso, su queste pagine, e soprattutto io eviterei la tua presenza sul barcone medesimo...
    comunque, nel caso non si avverasse la diaspora, che hai prefigurata ( fatemi sognare ) mettiamoci d'accordo sin da adesso: io vado a poppa, sul barcone, tu, per favore a prua...senza se e senza ma....

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