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venerdì 29 giugno 2012

Vaticano: c'è ancora tempo? O gli serve un Matteo Renzi.


Quando il 19 aprile 2005 Joseph Aloisius Ratzinger,col nome di Benedetto XVI salì al soglio di Pietro in molti all'interno della Chiesa trassero un sospiro di sollievo. Un po' come in seguito si farà con Mario Monti.
I più tra i cattolici e non solo, pensarono che il nuovo pastore tedesco sarebbe riuscito a mettere un po' d'ordine nell'indisciplinato gregge che negli ultimi venti e più anni era venuto troppe volte agli onori della e cronaca, non sempre bianca, dei giornali di tutto il mondo. E talvolta, neanche tanto di striscio, anche in quella giudiziaria. Raccontare dello IOR o di Marcinkus o delle traversie della diocesi di New York, giusto perr dirne tre, sarebbe solo ripetitivo.
Innanzitutto di Aloisius-Benedetto rassicurava l'età: a 78 anni anche il più scavezzacollo tra gli uomini,  si suppone, abbia messo la testa a posto, figurarsi poi se uno è tedesco, prete, porporato, teologo ed è stato, forse in virtù d'essere figlio di un commissario di polizia,  anche general manager dell'ex Sant'Uffizio. Per intenderci  quell'Uffizio che nei secoli aveva particolarmente amato baloccarsi con giocattolini tipo le corde, cui appendeva i sospetti eretici per squartarli, con i fiammiferi e la paglia, ne seppero qualcosa Giordano Bruno e qualche centinaio (o forse migliaio) di donne e gatti neri, e con i manicomi, cui dovette far ricorso,  tal Tommaso Campanella per salvare la pelle. In più quel ufficetto aveva anche giurisdizione sui libri che faceva ardere con una certa frequenza e ai tempi nostri anche coi film.  Insomma l'esperienza non mancava. L'età inoltre rassicurava anche sulla durata. Meno lunga la permanenza minori le possibilità di scivoloni. In ogni direzione. E quasi di conseguenza maggiori le opportunità di sentirsi con le mani libere e non vincolato alle appiccicose cose del mondo.
E poi contrariamente al predecessore, eletto troppo giovane e con una spiccata vocazione turistica, forse perché veniva da un tetro Paese comunista, Benny lo si faceva più stanziale e quindi ancora più attento alle cose di casa. Che come noto  perché più vicine sono quelle che sfuggono con maggiore facilità all'occhio del padrone. Insomma la logica del ciabattino che manda il figlio con le scarpe sfonde.
Non da ultimo piaceva il fatto di garantire, in tempi ragionevoli e ovviamente a discrezione dell'azionista di riferimento, un certo ricambio generazionale: poteva svolgere lui il lavoro più duro, data la tempra e l'esperienza, per dare la possibilità al successore di partire in scioltezza. Che sarebbe stato un gran bel merito avendo alle spalle rampanti ultra settantenni. Poi la nazionalità: essere germanico è quasi sempre sinonimo di efficienza e talvolta, purtroppo, anche di efficacia.
Invece qualcosa non ha funzionato. Il diavolo, che forse ha fantasia mediterranea, ci deve aver messo la coda e forse anche qualcosina di più. In ballo le solite cose: soldi, intrighi, calunnie, potere una spruzzatina, ma forse il termine è riduttivo, di sesso e via dicendo (1). Gli intrecci sono così tanti che non si capisce bene chi siano i cattivi e chi i  buoni. Ammesso che ve ne siano, di buoni. I “corvi” che passano la corrispondenza (tutt'altro che candida) di Benedetto sono i buoni? Si era addirittura sospettato di Tarcisio Bertone come ispiratore dell'operazione di pulizia che però è stato quello che ha fatto promuovere monsignor Viganò alla diocesi di New York. Ovvero spedirlo lontano da Roma come se il telefono e le mail non esistessero. Metodi vecchiotti e anche un po' citrulli.
Subito allora si forma una commissione del tutto internazionale, che forse è una garanzia, l'unico italiano è, sarà un caso, il cardinal Camillo Ruini. Vecchia volpe,e non solo per l'età. Il più giovane del team che farà  le veci del ragazzino di bottega data l'anagrafe è il cardinale canadese, Marc Quellet, che ha solo 68 anni.
In tutto questo cala come l'asso di bastoni l'omelia di monsignor Becciu, sostituto della segreteria di stato, mica l'ultimo dei pivelli, anche se un tantinello giovane, 63 anni, che parlando ai seminaristi ha dato un bell'esempio di cinico pragmatismo che neanche Gordon Gekko (2): “non abbiamo tempo per rimpianti o per ripiegamenti sui nostri eventuali errori.” Terribile. Mette addirittura in forse il valore della confessione e del pentimento successivo. Forse lo fa per schivare i soliti tre-pater-ave-gloria.
Come non c'è tempo? Monsignore ma cosa combina? Proprio voi che avete dimostrato in più di un'occasione che il tempo è una variabile indipendente  se non addirittura un'impressione o un accidente del momento. Voi che siete stati per duemila anni il miglior ufficio marketing della storia dell'umanità, il prodotto adatto ad ogni segmento di mercato: dal cardinale  Ruini a don Gallo, alla teologia della liberazione. Roba da fare invidia alle multinazionali americane del largo consumo.
Vi state forse disunendo sul finale?
Non è però che con quel “non abbiamo tempo” magari intendete proprio dire che per davvero non avete più tempo.  Che l'ultima portata sia vicina?
Forse quel che vi manca è un rottamatore. Di facciata, ovviamente. Un'operazione di marketing, appunto.
Avete fatto un pensierino su Matteo Renzi? Parlatene con il vostro mezzo-conte D'Alema Massimo.
Non che sia affidabile nei suoi giudizi, questo lo sapete da voi,  ma magari anche a lui non gli spiacerebbe di cedervelo.

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(1) http://www.corriere.it/sette/12_maggio_17/2012-20-ratzinger-carte-segrete-papa_d7e35f32-a039-11e1-bef4-97346b368e73.shtml
(2) il protagoniosta del film di Oliver Stone “Wall street”

martedì 26 giugno 2012

Bersani ,il mago Otelma, gli asini e i pulcini dei pinguini.



Pier Luigi Bersani ha deciso di arricchire il suo palmarès di un'altra eccellenza.
Dopo essere stato vice presidente della Comunità Montana Piacentina (giovanissimo), poi consigliere regionale e poscia presidente della regione Emilia e Romagna, nonché ministro dell'industria, ministro della navigazione (dove crede di aver imparato tantissimo), ministro dello sviluppo, quindi segretario del pd e infine massimo ispiratore delle migliori battute di Maurizio Crozza (non siamo qui ad infilarci il perizoma col filo spinato) eccolo autoaffibbiarsi in extremis la patente di mago. Neanche fosse il divino Otelma. Pochi sono riusciti a fare tanto in così poco tempo.
Per dare l'annuncio di questa sua nuova eccellenza il prode guerriero di Bettola (suo borgo natio) ha pensato bene di riunire millecinquecento segretari di circoli  democratici in quel di Roma. Ecco perché la politica costa. Tanto.
All'assemblea attonita, come racconta Maria Teresa Meli (1),  il prode segretario, con cravatta ben stretta al collo e maniche della camicia arrotolate fin sopra il gomito (il mago Otelma si abbiglia con più creatività), ha disvelato le sue innate doti da Cassandra. E la gran parte dei delegati giù a fare scongiuri.
“Debbo dire che quando sono caduti Prodi e Berlusconi, ci ho preso. - ha dichiarato Pier Luigi Bersani - Non capivo bene dove andava a cascare l'asino, ma fiutavo che stava per cascare. E anche adesso inizio a pensare ....” 
Se la semantica ha un senso questo piccolo cameo dice che si è arrivati alla frutta.
Il fatto che il segretario di quello che viene accreditato come il primo partito d'Italia  (circa il 15/18% dei voti al lordo di astenuti ed indecisi) dichiari con l'innocenza di un pupetto che ieri non capiva bene (occhio all'avverbio bene)  ma in compenso fiutava e che  oggi (solo oggi) inizi a pensare non può che aumentare la quantità depressione che oramai dilaga in questo stanco Paese. Ancorché rivitalizzato da Pirlo Andrea e compagnia.
Il bello del divino Otelma è che le sue profezie riguardano il futuro, magari lontanissimo e  inverificabile ma sono proiettate in avanti. Il brutto di Bersani e della sua stanca compagnia, è che sta costantemente a spiegare il passato e per il futuro oltre a scenari di sventure e preconizzate macerie non sa dire. Il che significa, tradotto in soldoni, che effettivamente se ne sta lì solo per insegnare a volare ai pinguini.
E senz'altro quel tal Alessandro di Camerata Picena di anni 17 e già segretario di circolo (che neanche Berlinguer che pure si iscrisse giovanissimo alla direzione del PCI) gli deve essere parso proprio un bel pulcino di pinguino a cui insegnare a volare. E così quando il giovane segretario di circolo  che, come tutti i pulcini vive di ingenuità, si è lanciato nell' innocente quanto programmatico “non abbiamo padroni” il mago Pier Luigi è corso ad abbracciarlo e a dedicargli un tweet: “Alessandro, segretario di circolo di 17 anni ha regalato il titolo all'assemblea: non abbiamo padroni”. Dove all'ingenuità si somma un bel tot di banalità e quel pizzico di demagogia e di cinismo che rende ancor più beffardo il gesto.
Benjamin Franklin dava di follia questa questa definizione: “la follia è fare sempre la stessa cosa sperando che il risultato cambi.”
Bersani-Mago-Cassandra che ne direbbe di darsi una bella regolata guardandosi attorno senza paraocchi prima di diventare il prossimo asino che va a cascare? O in alternativa: vada in Antartide: là è pieno di pinguini veri e magari qualcuno che ha voglia di tornare a volare lo trova,



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(1) Bersani: attenti si rischia il voto ad ottobre, Maria Teresa Meli, Corsera 24 giugno 2012

giovedì 21 giugno 2012

Maurizio Gasparri e le multe: naso lungo o gambe corte?




Maurizio Gasparri in performace

Una delle battute che Roberto Benigni è uso recitare quando si trova in situazioni di particolare impegno è: “Mi sento come si deve sentire Gasparri al Senato della Repubblica, cioè …. fuori posto”.
Con questo dire il buon Benigni intreccia tra loro due errori assai gravi.
Il primo errore è di logica: infatti la frase così detta presuppone che il Gasparri Maurizio sia in grado di cogliere, se non di capire, la differenza tra un contesto e l'altro. E qui qualche dubbio, non certezza ma solo dubbio, può essere avanzato. Il secondo errore, è relativo alla scelta del modo con cui coniugare il verbo “dovere”: dato il primo assioma non si può che usare il condizionale e la frase dovrebbe suonare: “mi sento come si dovrebbe sentire Gasparri ….”
Ma lui, il Gasparri Maurizio, invece lì al Senato si sente benissimo e anche più che a suo agio. Così a suo agio da utilizzare la carta intestata dell'istituzione per scrivere le sue lettere personali come quella che ha inviato al Comando dei vigili urbani di Roma nella quale ha chiesto che alla di lui moglie sia cancellato un congruo numero di contravvenzioni.(1) La Fornero avrebbe detto una paccata di contravvenzioni.
L'auto in questione,  che ha scorrazzato per un anno e forse più nel centro storico di Roma senza il relativo pass, appartiene infatti alla signora Amina Fiorillo in Gasparri.
Mina Fiorillo in Gasparri
Il buon Maurizio stravede per la moglie nei confronti della quale ha diversi enormissimi debiti di riconoscenza. Il primo è quello di averlo sposato, il secondo,quasi a pari merito con il primo, è che la signora Fiorillo in un'intervista ha detto che "è di una simpatia devastante" e non contenta, per finire l'opera lo ha paragonato ad Al Pacino. (2)
Quando lui, il Gasparri Maurizio era giovane.
Voi tutti avete ben presente Al Pacino e se farete un piccolo sforzo di memoria vi verrà in mente anche Gasparri. L'attuale. Su quello giovane non c'è speranza. Ora cercate di trovare, avete tutto il tempo che volete, qualche punto, anche vago, di rassomiglianza tra i due. Escludendo il fatto che entrambi appartengono allo stesso Dominio: Eukaryota, allo stesso Regno: Animalia, allo stesso Phylum: Cordata, allo stesso Subphylum: Vertebrata, alla stessa Classe Mammalia, alla stessa Sottoclasse: Eutheria, allo stesso Ordine: Primates, allo stesso Sottordine: Applorrhini, alla stessa Superfamilia: Hominoidea, alla stessa Famiglia Hominidae, allo stesso Genere Homo, alla stessa Specie: Homo sapiens e alla stessa Sottospecie: Homo sapiens sapiens. Ecco all'infuori di questa classificazione dov'è la somiglianza? 
Eppure la signora Fiorillo l'ha trovata. Indubbiamente una grande cercatrice. E per questo si è meritata eterno amore. Da Gasparri, Contenta lei.
Pizzardone romano
Quindi l'auto è della signora ma il Gasparri, da gran cavaliere, se ne fa carico e così giustifica la mancanza del pass con queste parole (1) : “l’autovettura oggetto della contravvenzione era temporaneamente sprovvista dell’autorizzazione al transito, che non mi è stato possibile rinnovare tempestivamente a causa di continui e ripetuti impegni in diverse parti d’Italia correlati al mio mandato istituzionale”. Peccato che questa giustificazione confligga ancora una volta con la logica (il Gasparri deve averci un fatto personale con la logica per questo lo mandano spesso in tv a fare l'interrompitore senza senso) e con quanto riportato dal sito parlamento.openopolis.it (3) che dichiara a chiare lettere che il senatore Gasparri Maurizio passa il 90% del suo tempo in senato (vere terga di pietra, espressione coniugabile anche in altro modo) per il 9% è assente, e ci sta, e per solo l'1% è in missione.
Confligge con la logica perché la fila dai vigili avrebbe dovuto farla la signora Fiorillo o, siamo in Italia, qualcuno della segreteria del senatore. Nessuno osa pensare che una simile incombenza possa trovare spazio nel suo 9% di assenza dal senato.
Certo che da uno che non capisce le leggi che presenta (4) che ci si poteva aspettare?
Interpellato al telefono dalla giornalista del il fatto pare che si sia così espresso: “ mi sono arrivate le multe, adesso aspetto di capire quanto e come bisogna pagare…”.
Senatore, è semplice. Non c'è molto da capire. E nessuno vuole che lei si sforzi troppo. Con tutto quello che ha da fare. Giusto due dritte.
Sul come: ci si reca presso un qualsiasi ufficio postale, si prende il numero di seguenza e si attende pazientemente. Quando il proprio numero appare sul display ci si reca allo sportello contrassegnato e si presentano i bollettini.  Sul quanto: ogni bollettino,reca  in alto a destra un importo. Quello è il quanto da pagare. Avendo più di un bollettino si fa la somma. Magari a mano o con qualche diavoleria tecnologica tipo il pallottoliere. Ma non volendo sforzare troppo le meningi le Poste Italiane vengono in aiuto. Infatti hanno fornito i dipendenti che stanno allo sportello di una calcolatrice che, quando si presentano più bollettini,  procede automaticamente ad effettuare la somma.
E' dura, vero?
Adesso pensate un po' al povero Gasperri e mettetevi, solo per qualche secondo, nei suoi panni. Non sareste disperati?
Il povero Maurizio Gasparri costretto a vivere 24 ore su 24 con Maurizio Gasparri. Da uscire di testa.

Ps. relativamente al titolo la risposta è tutte e due. Infatti a chi dice le bugie viene il naso lungo e comunque le bugie hanno le gambe corte.



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(1) Gasparri scrive ai vigili “toglietemi le multe, non ho tempo per certe cose” - Paola Zanca - Il fatto quotidiano, 16 giugno 2012
(2) Un giorno da pecora – 25 novembre 2011
(3) http://parlamento.openpolis.it/parlamentare/maurizio-gasparri/446
(4) http://www.youtube.com/watch?v=Xt2nSsyV-70

sabato 16 giugno 2012

Siamo un Paese per orfani


La storia del nostro Paese è quasi tutta all'insegna della orfanilità. Da sempre.
All'inizio furono Romolo e Remo che si avvalsero dei servigi di una lupa per supplire alla  infausta situazione e i risultati di tanto nutrimento si son visti nei secoli a venire. Poi, sempre in epoca romana, si trovarono in simile ambascia  i due Gracchi, Tiberio e Gaio, di cui la madre Cornelia disse  «haec ornamenta mea» (1), mentre di tutt'altro tenore furono le parole usate da Agrippina nei confronti del figlio Nerone, anche lui orfano. E pure le epoche successive non hanno proprio scherzato. Furono orfani Dante, Caravaggio, Alfieri e Giovanni Pascoli che con la poesia della cavallina storna ha incattivito e sfranto intere generazioni di liceali.  In epoca  unitaria, poi il libro Cuore  ha celebrato l'apoteosi del piccolo eroe orfano: la piccola vedetta lombarda, il tamburino sardo, il piccolo Marco che va dagli appennini alle ande, tutti orfani. Un vero disastro. Ai giorni nostri, che per fortuna il fenomeno si è ridotto drasticamente, pare sia subentrato un certo qual piacere nel dichiararsi “orfani”, virtuali.
E così Mario occhi di ghiaccio Monti (che quasi quasi neanche Paul Newman) si è dichiarato orfano dei poteri forti (che subito si sono affrettati a smentire sia la forza che la genitorialità), mentre già da tempo l'intera nazione si sentiva orfana di tutti quei geniali cervelli che son fuggiti per andare a cercar fortuna altrove. E' tornato il mito deamicissiano di viaggiare senza genitori al seguito.  Questa condizione di “senza famiglia” è ovvio che ci pesi e che ci renda anche un pochino tristi. Soprattutto se pensiamo alle altre nazioni, giusto per dire la Germania , il Regno Unito e anche la Francia, che sembrano invece famigliole così unite allegre sorridenti e felici. E sopratutto con tutti i loro gradi di parentela, genitori inclusi, al loro santo posto. E lo scoramento della nazione senz'altro è aumentato quando ci si è messo di mezzo anche Flavio Briatore. Sì, l'ha detto e l'ha confermato: lui ci renderà orfani del Billionaire e di sé stesso. Dramma.
Flavio Briatore cervello in fuga
Ha deciso infatti, così di punto in bianco di chiudere il suo locale (ammesso che non sia una sparata per attirare clienti in periodo di magra) che non investirà più in Italia ma solo all'estero. Questo nostro Paese non gli piace più. Il triste evento, si domandano in pochi, avrà come effetto collaterale che l'italico popolo dovra fare a meno anche di Elisabetta Gregoraci e dell'innocente Nathan Falco? Se sì, sarà un duro colpo. Doppio.
Il Paese tutto vacillerà, piegherà le ginocchia, sarà sul punto di cadere ma l'afflato per la crescita e per la ripresa probabilmente l'aiuterà a sopravvivere.
Anzi. sopravviverà:“più felice e più gioioso che pria. Bravo. Grazie”. Come ghignava Petrolini.
E se, si fa tanto per dire, l'esempio di Flavio da Cuneo (dove Totò fece per tre anni il militare) fosse seguito anche da altri? E se altri cervelli del suo stesso calibro decidessero di abbandonare il paese?
Ve l'immaginate un'Italia resa orfana (sempre metaforicamente parlando, s'intende), di Daniela Guarnero, in arte Santanchè, di Ignazio digiamolo La Russa magari anche, di Maurizio Gasparri (finalmente un dibattito televisivo senza interruzioni e con ragionamenti filati e chiari?), e anche di Massimo D'Alema, (così si potrebbe sbagliare in santa pace senza sentirsi dire ogni tre per due che “sarebbe un grave errore...”),  e senza Giovanna Melandri, che un pensierino ce l'aveva pure fatto ma poi è rimasta (2) e senza Vittorio Feltri e Belpietro e l'intera tribù dei Bossi, da Umberto al più giovane Eridanio-Sirio?  E orfana anche di  Borghezio che potrebbe andare ad arringare i Lapponi che sono gentili e fingono di ascoltare tutti, e senza Castelli e Maroni e senza cerchio magico e senza Belsito e senza Alfano e magari anche senza la Binetti e il suo (dicono) cilicio e senza Renato Brunetta (che potrebbe  trasferirsi tra i Semang della Malesia) e senza  Rutelli che gli soffiano i milioni di sotto il naso e non se ne accorge e senza Giulio Tremonti (insegnante di tappologia applicata in Jacuzia) magari anche senza la Fornero che a quanto dice Bonanni non sa far di conto e ha anche un rapporto un tantinello controverso con la verità
Daniela Guarnero Santanchè 
Bhè, certo sarebbe un Paese forse-forse-forse un po', ma solo un po', meno effervescente perché tanto alcuni ci resterebbero che mica possiamo rimane senza del tutto. E quindi in attesa del successivo abbandono ci dovremo tenere Beppe Grillo e Matteo Renzi e anche Gianluigi Bersani e, con grande felicità, Crozza e con un pochino di meno Casini e Fini e suo cognato e anche Giorgio Clelio Straquadanio e Marco Pannella. Sarebbe bellissimo. E si potrebbe dire (per finta) di quanto ci mancherebbero i dipartiti e poi tutti a cantare in coro che questo è un Paese per orfani. Felici.

PS. Non si è detto di Silvio Berlusconi e di Mariano Apicella. Loro si danno per già andati.

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(1) "Questi sono i miei gioielli" disse Cornelia mostrando i propri figli ad una matrona che frequentava il Billionaire dell'epoca.
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/02/ecco-giovanna-melandri-il-ritorno.html

giovedì 14 giugno 2012

Anche l'Italia prende la sua Bastiglia (con un mese d'anticipo sui francesi).


Ebbene sì anche noi ce l'abbiamo fatta e con sommo sprezzo del pericolo e sfidando consuetudini pluridecennali abbiamo abbattuto il nostro più importante ed incancrenito simbolo di Ancien Régime.
Nell'anno del signore 2012 (questo riferimento è a favore dei posteri), ieri, 13 giugno, che è anche il nome di un ristorante milanese con cucina siciliana, e con un mese ed un giorno di anticipo sui francesi che l'hanno fatto solo il 14 luglio (by the way del 1789)  anche il popolo italiano ha conquistato e catturato e abbattuto e …. (pensate voi a qualche altro verbo eroico) la sua Bastiglia.
E' stata una lotta dura, senza esclusione di colpi, i sanculotti di Mario Monti, con in prima fila Pietro Giarda ed Antonio Catricalà e al loro fianco Annamaria Cancellieri che mostrava come la Marianna il petto ignudo (metaforicamente parlando),  hanno lanciato il cuore, i polmoni e anche le coratelle oltre l'ostacolo e sono finalmente riusciti a conquistare questo fondamentale obiettivo: avere un decreto legge anticorruzione. Se vi par poco.
Sembra che vi fossero anche Terzi di Sant'Agata e Filippo Patroni Griffi che però partecipavano con aristocratico distacco, a loro espressioni come  “presa della Bastiglia” o come “révolution avec les sans culottes”  suonano male e portano alla mente ricordi sgradevoli. Peraltro ai loro vecchi la presa della Bastiglia, quella vera, non gli è andata tanto a genio.
Comunque,.da oggi 14 giugno (sempre 2012 e sempre per i posteri) l'Italia è diventata un fulgido esempio cui potranno guardare con ammirazione e sbalordimento i giusti e i retti di Paesi come il Sudafrica (64º),  il Brasile (73º), l´India (95º) e la Russia (143º). Nonché l´Afghanistan, il Myanmar, la Corea del nord e la Somalia.
I numerelli che avete notato poco sopra stanno a rappresentare la posizione che le suddette nazioni occupano nella speciale classifica sulla corruzione stilata da Trasparency International.  Il Bel Paese è al 69° posto, numero già di suo inquietante, insieme al Ghana. Davanti a noi nazioni note per la loro specchiata intransigenza in fatto di onestà, trasparenza e rigore fiscale come  Barbados (16º), Bahamas (21º), Qatar (22º), la celebre isoletta di Saint Lucia (25º), il Botswana (32º), Porto Rico (39º) ma anche la Polonia (41ª), la Rwanda (49º), la Repubblica Ceca (57ª) e Cuba (60º) dove Benedetto XVI è stato di recente. Non per aprire una filiale dello IOR, si spera.
Per ottenere questo mirabile risultato la ministra Paola Severino, nome che di per sé è già un programma, con l'astuzia degna di Ulisse, ha confezionato tre eleganti pacchettini, che peraltro sono meno ingombranti di un cavallo e senza parere li ha offerti ai 536 deputati che per l'occasione sedevano in Parlamento. Questi, ignari dell'antico detto “timeo Danaos et dona ferentes” , molti sono i distratti, pochi quelli che hanno dimestichezza con il congiuntivo figurarsi con il latino, hanno carinamente accettato. E patatac la fiducia è stata ottenuta. Che sudata.
Apparentemente c'è stato qualche distinguo e infatti: l'articolo 10 che riguarda la incandidabilità dei condannati ha ottenuto 461 voti a favore e 75 contrari, l'articolo 13   sulle norme penali 431 pro e 71 contro e l'articolo 14 sul traffico di influenze 430 sì e 70 no. Ma più che per fatti politici veri e propri la differenza di voti è stata dovuta, dicono fonti ben informate, a qualche calo ipoglicemico e anche a problemucci di  incontinenza varia. Normale nell'attività parlamentare: si sta troppo tempo seduti, si mangia disordinatamente e si fa poca attività fisica. Cioè sportiva.
Ora c'è un solo punto in sospeso: capire quando il decreto legge entrerà il vigore, soprattutto per l'art. 10, se per le prossime elezioni, 2013 o per quelle del 2018. Per oltre un centinaio fra deputati e senatori, tra condannati in via definitiva e inquisiti, il cambio di data non è insignificante.  Comunque questo è già un punto di partenza. E speriamo non d'arrivo.
Anche se s'è sentito qualcuno canticchiare:
Pigliate sta Bastiglia, siente a mme !
Pe te fa senti'
come un gran pascia'
e t' inebria il cuor !
Ah !
Pigliate sta Bastiglia, siente a mme !

Non è che qualcuno, magari qualche potere furbo, sta pensando di tirare un tiro mancino?
Mario  occhi di ghiaggio Monti e ministra Severino, occhio alla penna!

lunedì 11 giugno 2012

La vita del governo Monti è tutta un film:da Rin Tin Tin alle Due orfanelle.

La vita è tutta un film” diceva un vecchio saggio di cui, per scalogna nera, si è perso il nome. Che se lo si ritrovasse bisognerebbe erigergli un monumento.
Questa frase epocale è diventata per Marione nostro, al secolo Mario Monti bocconiano nonché commissario europeo nonché senatore a vita nonché primo ministro, molto più che un semplice aforisma: un vero e proprio programma di vita.
Si tralasci tutto quello che ha combinato fino al novembre 2011, che anche in quel periodo episodi da cinema ce ne sono a iosa, e ci si concentri solo su questi ultimi 8 mesi. Mica possiamo ripercorrere tutta la storia del cinema in poche righe.
Purtuttavia qualche esempio può essere riportato perché lui, Marione, e il suo governo hanno rieditato pezzi importanti della storia del cinema internazionale. E la sua poliedricità d'interpretazione gli consente di coprire tutti i ruoli.
Il suo inizio è stato eroico: eccolo uscire da Fort Apache, nell'attillata divisa del tenente Rip Masters con al fianco il fedelissimo sergente O'Hara, interpretato da Elsa Fornero,mentre Corrado Passera fa il piccolo caporale Rusty. e lanciarsi alla carica, sciabola sguainata. Poi rieccolo alla testa della pattuglia del 7° cavalleggeri mentre segue Rin Tin Tin che gli fa da guida e gli mostra la strada; la tromba suona la carica e lui si rilancia, sciabola risguainata a salvare la povera carovana Italia accerchiata dai cattivi indiani che la vogliono distruggere. Ed è stato solo l'esordio.
Quindi ha vestito i panni di Mosè, I dieci comandamenti, che disceso dal Sinai mostra le rigorose ed eque tavole della legge al popolo che condurrà per quarant'anni nel deserto. Speriamo che il nostro passaggio sia un cicinin più breve. Che se Cecil DeMille l'avesse incontrato prima avrebbe scritturato lui e non Charlton Heston che come fisico niente da dire ma quanto ad espressività, calore umano e capacità di coinvolgere le masse era proprio un disastro. Mica come Marione nostro, che levati.
E che dire quando si è parlato di esodati e di IMU. Lui e il suo team hanno messo in scena la più riuscita riedizione, in quanto a nonsense, dei Soliti ignoti, Con l'immancabile Fornero nella parte di Capannelle, il ministro Passera questa volta nei panni di Tiberio (Marcello Mastroianni) che bada al pupo mentre la moglie è in galera, Pietro Giarda che riprende il personaggio che fu di Tiberio Murgia (Ferribotte) e lui Marione nostro che interpreta il ruolo del pugile balbuziente in disarmo, Peppe (Vittorio Gasman).
E nello scontro con tassisti, farmacisti, notai, avvocati e corporazioni varie, non avete colto nei suoi occhi di ghiaccio il pathos che Henry Fonda avrebbe voluto mostrare nel duello finale di C'era una volta il west contro Charles Bronson o di L'ultima notte a Warlock contro Anthony Queen. Bhè il duello con le categorie lui, Mario Monti,l'ha perso che mica si può vincere sempre. E poi si tratta solo di cinema. La vita è tutto un film.
Data l'ampiezza della sua capacità interpretativa, che neanche Laurence Olivier ci si avvicina, non si è precluso alcun ruolo. Eccolo dunque nella interpretazione de Le due orfanelle. Quale mai delle tante attrici che hanno affrontato questo ruolo avrebbe potuto recitare con più passione e senso di disperazione le sue battute in video conferenza all'assemblea dell'ACRI?
Non vi siete sentiti struggere il cuore mentre, come la piccola Luisa ,dichiarava che lui e il suo governo: “ha sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio, che gli osservatori attribuivano, dei poteri forti. Non incontriamo infatti favori, in questo momento, di un grande quotidiano che e’ espressione autorevole di poteri forti, e presso Confindustria”.(1) 
Disperata scena melò che neppure un maestro come David Griffith avrebbe potuto rendere meglio.
E poiché la storia del cinema è fatta di film seri di cui si fa la parodia ecco cosa ha risposto un'aspirante attore alle prime armi, tale Ferruccio de Bortoli: “L'ultima amara realtà è che non vi sono vere élite o egemonie di qualità, ma solo una congerie disordinata e caotica di ingessature corporative, una miriade di casellanti muniti di veto. Chi teme i poteri forti può stare tranquillo. Chi ha a cuore il futuro del Paese, la formazione di una classe dirigente di qualità, le riforme e il ritorno alla crescita, ha molto di che preoccuparsi”. (3)
Chissà cosa ci riserverà per il futuro Marione nostro.
Una cosa però è da dire: il set su cui Marione gira i suoi film costa un occhio della testa e pare, pare, che quanto a incassi si vada maluccio.
Spiacerebbe che la sua ultima interpretazione fosse il remake di Au hasard Barlthasar (4) e che per vederlo si dovesse cercare nei cinema d'assai dove, spesso,gli addendi sono: grande critica, poco pubblico e ancor meno soldi.

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    (1) Agi 07/06/012 dichiarazione di Mario Monti al congresso di ACRI (Associazione Casse Risparmio)
    (2) Sul drammone le “Due Orfanelle” (1874) di Cormon e D'Ennery, furono girati moltissimi film, almeno una dozzina, dal primo, girato negli USA del 1921, ancora in epoca del muto, con la regia di David W. Griffith, alla versione italica di Giacomo Gentilomo del 1954.La storia è nota:due orfanelle arrivano a Parigi durante i giorni della rivoluzione francese e passano attraverso una serie di disavventure lacrimose tra gente di malaffare e rapaci megere.
    (3) I leggendari poteri forti – Ferruccio de Bortoli - Corsera 10/06/012
    (4) Au hasard Balthasar, Vita, patimenti e morte dell'asino Balthazar, vittima della malvagità umana nella campagna francese, in parallelo con l'esistenza, altrettanto infelice, di Maria, sua prima padroncina. Regia Robert Bresson, con Anne Wiazemsky






giovedì 7 giugno 2012

Blasco batte zio Benny il sedicesimo 6-0, 6-0.

Non capita spesso in queste pagine di parlar bene di qualcuno, sono così pochi i meritevoli. Blasco è trasgressivo anche nella beneficenza: si rifà al vangelo. Benedetto XVI invece sembra aver dimenticato il passo di Matteo sull'elemosina.

Non è facile trovare qualcuno di cui poter dir bene. Sono così pochi.
Eppure qualche volta, che non diventi un vizio, in queste pagine  è successo : s'è fatto per Salvatore Settis e s'è fatto per Carlo Maria Cipolla,  entrambi uomini di scienza,  gente con la schiena dritta, che ce ne sono pochi e anche cattedrattici. Che quest'ultimo non sempre è titolo di merito (1).
Poi s'è fatto per un paio di politici Ciriaco De Mita, ma era in confronto ad una Serrachiani non autosufficiente, e Franco Giordano che è stato sorpreso a viaggiare in 2° classe tra Napoli e Milano, per un comico. Maurizio Crozza quando sospese lo show per l'alluvione di Genova e per due tecnici: Mario Monti quando annichilì lo sprovveduto Roberto porcellum Calderoli sulla questione della cena di Natale e Andrea Riccardi quando stigmatizzò un certo modo di fare politica. Insomma poca roba: forse il 6% dell'intera raccolta. Per stare dalla parte di numeri, come dicono i tecnici bocconiani.
Ma l'idea di dover prendere a modello un anarco-rock-star di sessant'anni suonati con qualche trascorso poco edificante proprio non ce lo si immaginava. Il Vicario Imperiale non è mica la controfigura di Alfono Signorini e queste neanche da lontano potrebbero essere scambiate per le pagine di Chi.
Eppure questa volta, con grande piacere e godimento (perché anche questo è dadaismo), si scrive di Vasco Rossi uno dei protagonisti del mondo dello spettacolo. Forse-forse tra i più fuori delle righe, forse-forse tra i più “trasgresssivi” e, forse-forse-forse, anche tra i più sinceri. Già: forse-forse-forse. Si è usato il plurale nel caso che a chi legge venissero in mente altri esemplari. Rari.
E anche tra i più blasfemi.
Si tra i più blasfemi perché scrisse: “metteteci Dio sul banco degli imputati e giudicate anche lui, con noi e difendetelo voi buoni cristiani … gli voglio raccontare di una vita che ho vissuto e non ho capito a cosa è servito ….”
Carlo Maria Cipolla
Questo campione del transgredior da concerto ha deciso di andare oltre (trasgredire) le normali e tradizionali e anche un po' becere convenzioni buoniste che tanto ammorbano questo disgraziato Paese. A chi gli ha proposto di partecipare ad un concerto di beneficenza per l'Emilia-Romagna, lui che abita vicino a dove è stato il terremoto ha risposto di no. Che lui Blasco non ci sta. Probabilmente all'escusatio non petita dell'ideatore del concerto, “non lo faccio per immagine”, non ha dato peso. Non l'ha proprio … pesata.
E sulla sua pagina facebook ha scritto: “No. Non parteciperò a nessun concerto di beneficenza. Non amo quel modo di farla, poco costoso e poco faticoso. Certo rispetto chi la fa così, ci crede ed è sincero. Ma io penso che la beneficenza si debba fare tirando fuori i soldi dal proprio portafoglio, senza troppo spettacolo e pubblicità.”
Accidenti.
Salvatore Settis
Bella differenza con chi invece si è semplicemente limitato a “girare” i denari  raccolti con le offerte dei pellegrini e a strombazzarne su tutti i media la destinazione. Quasi che  quei soldi non fossero inequivocabilmente e per definizione destinati ad opere di bene. Ohibò.
Che Blasco abbia letto del vangelo di Matteo quei versetti che sono sfuggiti a zio Benny il sedicesimo, e a tutto il resto del governo Vaticano?
Il testo recita, giusto come ricordo: “quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta.” E queste non sono bollicine.
Morale: Blasco batte zio Benny il sedicesimo 6-0; 6-0. Chi l'avrebbe mai detto e pure giocando fuori casa.
E quasi sicuramente Blasco, che probabilmente non sa neanche come sia fatta una racchetta da tennis, piacque a Carlo Maria Cipolla ed è simpatico anche a Salvatore Settis.
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(1) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/06/buon-compleanno-salvatore-settis.html; http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/08/omaggio-carlo-maria-cipolla.html; http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/09/rimpiangere-ciriaco-de-mita-accidenti.html ; http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2011/10/incredibile-dictu-il-caso-di-franco.html ; http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2011/11/show-must-go-on-or-not.htm;l http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/01/la-risposta-scritta-del-primo-ministro.html

martedì 5 giugno 2012

Con chi litigherà oggi la Fornero?




Si sa che uno dei metodi da non seguire per fare carriera all'interno dell'università è quello di mostrarsi litigiosi ed attaccabrighe. E' una regola aurea che vale sempre.  Anzi, essere ossequienti,o come dicono i maliziosi leccapiedi, con baroni e cattedrattici porta non pochi vantaggi al cursus honorum e rende più semplice la scalata dei singoli gradini.
Ovviamente l'attività di leccapiedismo (e non sempre solo di piedi si tratta) porta con sé effetti collaterali: talvolta ne soffre il fegato, la gastrite è sempre dietro l'angolo, la colite tira brutti scherzi e quasi sempre si soffre anche di alitosi, considerate le superfici sulle quali si presta esercizio. L'unica possibilità di “scarico” sono gli esami durante i quali, fin da implumi assistenti, ci si vendica con invereconde soperchierie nei confronti degli studenti. E gli esami universitari sono una bella galleria di maleducazione e villanie. Provare per credere.
Ma quando si esce dall'università e si diventa ministri la libertà al litigio da optional negletto può diventare must garantito. E di questa libertà la ministra Elsa Fornero ne sta facendo uso ed abuso. Ha cominciato subito, dopo neanche un mese di governo, con il collega Corrado Passera, era il 28 di gennaio 2012 “ gli dirò di essere un po' meno ottimista, un po' meno cuore oltre l'ostacolo”. Che detto da una sabauda verace è suonato vagamente bizzarro. Ma tant'è.
Ha poi proseguito sulle questioni delle pensioni e poi dell'articolo 18 e poi degli esodati con i sindacati, tutti e tre, almeno Marchionne con due andava d'accordo. E siamo a febbraio. Quindi è stata la volta degli italiani tutti, 10 marzo, quando dice che: "Non si può dare il salario minimo agli italiani, o si siederebbero a prendere il sole e mangiare pasta al pomodoro". Non contenta è passata a litigare con gli studenti, 8 maggio, “i nostri studenti non conoscono le lingue, l'italiano compreso, non conoscono i rudimenti dell'aritmetica e della matematica”. E poiché da diversi mesi non aveva a che ridire con i suoi colleghi di governo ha subito rimediato il 25 di maggio : bella litigata con il vice-ministro Vittorio Grilli sulla questione esodati: non si capisce quanti siano e che fare? Una robetta da nulla. L'animata discussione ha ritardato il consiglio dei ministri. E va bé.
Il 4 giugno, giusto il tempo di ricaricare le batterie, si è scontrata con Filippo Patroni Griffi,ministro della Pubblica Amministrazione, e pare che abbia sostenuto che: “i licenziamenti sono uno strumento per migliorare la PA.” Che per essere il ministro dedicato alla questione del lavoro non c'è proprio male.
Nel dimezzo ha avuto anche il tempo di prendersela con gli uomini tutti, intesi come genere, perché lavorano poco in casa, ma di questo s'è già detto. (1)
Dove trovi tutta questa energia scricciolo com'è è un mistero .
A chi toccherà nelle prossime ore?
Molti,quasi tutti, la ricordano quando, il 4 dicembre 2011, non riusciva a pronunciare la parola sacrifici e calde gocce salmastre (chiamarle lacrime è un po' troppo) sgorgarono dai suoi occhi. Marco Travaglio, notoriamente malpensante, sul suo blog le definì lacrime di coccodrillo.
Sbagliava. I coccodrilli piangono dopo, la Fornero prima.
E, visti i risultati, speriamo che non pianga ancora.



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(1) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/05/una-paccata-di-mariti.html

domenica 3 giugno 2012

Zio Benny, o perbacco, come la mettiamo con le parole di Cristo?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."

Il pezzo va avanti dicendo poi degli ipocriti che pregano  ritti nelle sinagoighe (intendendo le chiese) e dei digiunatori un tanto al chilo, che smaniano dalla voglia di farsi notare  ma queste due citazioni ci torneranno utili per intero in altre prossime occasioni. Più che certo. Con l'aria che tira  oltre Tevere. 
Incredibile dictu (questa volta non c'è bisogno di traduzione poiché l'intera Bossi family è fuori gioco) la citazione ci viene pari-pari dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18. Ovviamente non deve essere uno dei pezzi più gettonati  in quel del Vaticano se Benedetto XVI ha sentito la necessità di far comunicare che elargirà una vera elemosina (nel senso che è una miseria) alle popolazioni terremotate dell'Emila-Romagna.  
Mons. Erminio De Scalzi 
Benedetto XVI, con simpatia chiamato zio Benny anche se non facciamo parte dei giro degli atei devoti di Giuliano l'apostata Ferrara, nel compiere l'atto della elargizione non ha voluto davanti a sé alcuna tromba, si è molto più modestamente accontentato di monsignor Erminio De Scalzi (cosa vuol dire il destino nel nome) che di lavoro fa il vicario episcopale a Milano. Cosa ciò voglia dire non è ben chiaro poiché Milano è sede di curia, arcidiocesi e dispone niente-popò-di-meno che di cardinale che è anche arcivescovo, che è come dire un vescovo che vale il doppio. Sciambola. A proposito di cumulo delle cariche. 
E sopratutto di fiducia: tra controllati e controllori. Per l'occasione sarebbero da citare altri versetti dei vangeli ma tant'è...
Il conquibus che zio Benny devolverà traendolo dalle donazioni per la sua beneficenza personale è, udite udite di 500 mila euro.a orecchio il valore di un appartamento di quattro  stanze con cucina abitabile, due bagni e cantina, in zona semi centrale a Milano. Che rapportato al disastro di cui si parla lascia a bocca aperta. Un po' tiratino, zio Benny.
Anche perché la cospicua somma sarà distribuita ai vescovi di ben cinque, diconsi cinque, città: Mantova, Modena, Ferrara, Carpi e Bologna (1). Speriamo che non sia troppo.
E' vero che un vecchio popolare adagio emiliano-romagnolo recita: piutost che nient s'è mei piutost (piuttosto che niente è meglio piuttosto). Ma dato che l'annuncio è stato dato con paterna e clericale modestia davanti a una gran folla di fedeli (850mila/1milione a seconda delle fonti) e, sopratutto, a beneficio di innumerevoli media nazionali ed esteri, il piutost avrebbe dovuto essere mediaticamente più interessante.

ps. zio Benny Santità, anche a Lei, gratis, lo stesso consiglio dato a Formigoni: cambi consulente di comunicazione. Per 2000 anni avete comunicato bene (ahinoi), vi state disunendo sul finale?

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(1) il messaggero http://www.ilmessaggero.it/flashnews.php?file=2012-06-03_103780250.txt del 3 giugno 2012 alle ore 14,16