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giovedì 31 maggio 2012

Alice abita ancora qui. Tra noi. Incredibile.

Ellen Burstyn protagonista di Alice non abita più qui
Chi, dei membri del governo, potrebbe interpretare il ruolo di Alice nel paese delle meraviglie? Prima datevi la risposta e poi leggete il pezzullo.
Se avrete indovinato complimentatevi con voi stessi. Potreste far parte del governo. Non questo. Uno sveglio.


Non fatevi trarre in inganno dal titolo, il riferimento non è al film che Martin Scorsese girò nel 1975 e che valse alla protagonista, Ellen Burstyn l'oscar come miglior attrice.
No. Il riferimento è all'altra Alice, quella di wonderland, che ha deciso di allietarci questi tristi giorni di crisi reincarnandosi. E poiché il reverendo Charles Lutwidge Dodgson, ben più noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, era un tipo spiritoso si è reso necessario trovare il giusto phisic-du-role perchè la potenza di Alice potesse esplodere.
E allora cosa c'è di meglio di un bel (si fa per dire) ministro del governo Monti.
Dopo aver scartato la Fornero, algida  (per finta) e sopratutto troppo acida (per davvero),si è passati a Terzi di Sant'Agata, troppo compassato, ad Antonio Catricalà, nome non adatto, s'era  fatto un pensierino anche su Dino Piero Giarda.
Il ministro Giarda in effetti come reincarnazione di Alice ci sta, ha molte caratteristiche che lo rendono compatibile e credibile per questo ruolo. Perfetto. Quasi perfetto. 
Insomma così perfetto che è venuto il timore di essere subito sgamati. Quindi si è cambiata idea.
Ci voleva qualcuno di insospettabile, qualcuno duro, qualcuno capace di grande freddezza, qualcuno in grado di ragionare più con i numeri che con la testa (del cuore non se ne parla proprio) ma con quel certo “non-so-che” che lo fa capace di stupire e di stupirsi. Qualcuno con due occhioni da Alice. 
Qualcuno in grado di dire cose terribili con il tono di voce leggero col quale si ordina, distrattamente, un aperitivo. Uno di quelli che quando parla ti rimane il sospetto di essere d'accordo con lui anche se non sai su che cosa sei d'accordo. Perché lui è uno di quelli  che “non si capisce mai cosa dice.” Però lo dice sempre molto bene. Oh come lo dice bene.  
Occhioni di Passera
Ci vorrebbe quindi un vecchio demone-cristiano. O magari un nuovo democristiano E quindi la scelta è stata sostanzialmente obbligata. Come non pensare a Corrado Passera. Una vita passata tra i numeri,sempre seduto dall'altra parte della scrivania, quella per intenderci dei signori che comandano, ma sempre con l'aria ammiccante di dire “tanto io sto con voi, che non contate nulla.”.E magari qualcuno ci casca.
L'ultima trovata di Corrado-Alice-Passera, che vive allegramente nel mondo di wonderland quando non frequenta comunione&;fatturazione,  è stata di chiedere ai petrolieri di farsi carico dell'ultima nata tra le accise: due centesimi per il terremoto dell'Emilia. Il che equivale a chiedere ai petrolieri, che notoriamente hanno un barile al posto del cuore, di rinunciare, un per l'altro, al 4% del loro fatturato (1) per singolo litro. Che sarebbe come se avessero chiesto a Landru (2), noto al popolino come Barbablu, di rinunciare alla vedovanza facile per impegnarsi in un matrimonio a vita. 
Questa volta i petrolieri, di solito così veloci ad applicare, in tempo reale, qualsiasi aumento di prezzo e così lenti e lumacosi nel trattarne le riduzioni, sembrano ammaliati dai grandi occhioni di Corrado-Alice-Passera da dirsi disponibili a questa innovativa e rivoluzionaria operazione: i petrolieri pagano le tasse al posto dei comuni mortali. Chissà che direbbero i loro babbi, per intenderci quelli dello scandalo dei petroli (3)
A proposito come è andata a finire quella storia?
Il più ammaliato di tutti è stato Pasquale De Vita presidente dell'Unione petrolifera che si  è immediatamente impegnato  “per la «sensibilizzazione» dei grandi marchi. Che di sicuro vorranno rispondere positivamente.” (4)
Come cambia il mondo quando si mette di mezzo Alice e il suo candore ora reincarnato in Corrado-Alice-Passera.
E' bastato un leggero battito di ciglia di Corrado-Alice-Passera che subito quegli uomini duri, rotti alle più feroci trattative con emiri, sceicchi e generali di tutto il mondo si sono trasformati . Da lupi in agnelli. E Corrado-Alice-Passera ci crede. Anzi orgogliosamente ha ripetuta la favola anche alle radio e alle televisioni. E magari se la ripete compiaciuto quando si rade davanti allo specchio. E pensa di essere stato pure furbo. Si fa tanto per dire (ridere).
Oddio l'ammaliato De Vita ha anche subito aggiunto, ma sottovoce, che “sarà difficile controllare il vero risultato, visto che il mercato finale dei carburanti è ormai libero quanto frastagliato, inestricabile non nei prezzi ufficialmente "consigliati" ma nei liberi ritocchi che possono disporre e praticare i singoli gestori.” Ancora l'operazione non è partita che già si è trovato il possibile colpevole per l'insuccesso annunciato.
Quando si dice l'esperienza. 
Già, forse però bisognerebbe svegliare Corrado-Alice-Passera e ricordargli che i lupi perdono il pelo ma non il vizio. Che sarebbe troppo bello se lui e i petrolieri. come quell'altra Alice, non abitassero più qui.

ps.Oggi 1 giugno. I petrolieri hanno già fatto sapere che tengono famiglie numerose, hanno da pagare il mutuo della prima casa e sono in arretrato con le bollette della luce e del gas pertanto declinano l'invito a farsi partecipi. E poi " tasse" è una parola strana. Di difficile comprensione e pronuncia. Anzi hanno dichiarato che, a ben pensarci, gradirebbe un aiutino da parte del governo.
Queste si che sono belle favole. 

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(1) 28,9% circa è l'incidenza per litro di benzina composto da greggio, raffinazione, trasporto e margine.
(2) Henri Désiré Landru o Barbablù (Parigi, 12 aprile 1869 – Versailles, 25 febbraio 1922) è stato un criminale e assassino seriale francese. Di solito se la faceva con signore un po' agé che prima depredava e poi carinamente uccideva.
(3) Lo scandalo dei petroli scoppiò nell'inverno 1973-1974. nonostante tutto non se ne cavò un argno dal buco. Come al solito. Per approfondire: “Petrolio e politica” di Mario Almerighi, Editori Riuniti 2006
(4) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-31/passera-margini-compensare-accisa-063735.shtml?uuid=AbTvb3kF ; 

lunedì 28 maggio 2012

Formigoni non assomiglia a Bertoldo e neanche a Bertoldino e neppure a Cacasenno.

No, decisamente no. Roberto Formigoni non assomiglia in nulla a Bertoldo.
Roberto Formigoni - 6 
Come i più passatelli (per età) tra i lettori ricorderanno Bertoldo è decisamente brutto e di fisico sgraziato e la descrizione che ne fa il padre suo, il fabbro Giulio Cesare Croce (1) lo dipinge raccapricciante ma al contempo straordinariamente arguto ed intelligente. 
Veste male, anzi malissimo, Bertoldo,tutto rattoppato e con “scarpe alte e con grossi tacconi”.In questo il villano fu precursore di altri piccoletti che si son voluti e si vogliono far alti con la forza dei tacchi. Ahi loro.
Formigoni Roberto invece non è brutto e tutto sommato si tiene bene a giudicare dalle fotografie che lo riprendono in costume da bagno su yatch milionari e quando necessario si sa mettere a dieta: meno 17 chili in quattro mesi(2). Questa sì che è eccellenza sanitaria. 
Sul vestire, unica eccezione,  qualche vaga assonanza con Bertoldo in realtà ce l'ha. Ovviamente questa non riguarda i tacchi, perché il Formiga, questo è uno dei nomignoli che usano i suoi amici di Comunione e Liberazione un'altro è Il Celeste, è alto 1,88 , ma piuttosto la sua passione per le camicie disegno pratorello. Quelle che negli anni '60 sfoggiava il cantante svizzero Antoine e i più disperati tra gli hippy da salotto. Il Celeste sulla moda, in effetti, è un po' in ritardo o forse ha solo poca memoria. Che se la memoria lo tradisse solo per il vestire lo si potrebbe anche perdonare ma il fatto è che se non ha un'agenda a portata di mano non ricorda neppure cosa ha mangiato per cena. O dove è stato in vacanza a Capodanno.
Roberto Formigoni - 5
E dire a che a quanto racconta il suo amico e mecenate di vacanze Pierangelo Daccò (2) erano un po' monotematici come destinazione andando quasi sempre ai Caraibi. Neanche fossero Boldi e De Sica. Che poi, ad occhio e croce, non dev'essere una destinazione che si dimentica facilmente non foss'altro che per le oltre dieci ore di volo e gli oltre 4000 euro di costo del biglietto. Panorami e bellezze a parte. Bertoldo cose simili mai se le sarebbe dimenticate. Anzi stava ben attento a non dimenticar nulla. E le sue metafore eran più pungenti delle stracche ribattute del tipo: “mi dimetterò se saranno dimostrati vantaggi per Daccò” o “non discuto con chi è in cella” o “contro di me attacchi politici infondati non cederò mai di fronte ai ricatti”. Frasi che anziché rintuzzare sembrano favorire nuovi interrogativi. Ad esempio: chi è il ricattatore? e su quali versanti ricatta? Perché se c'è ricatto, insegna Nero Wolfe, c'è pure argomento. Come dire: non c'è fumo senza arrosto. E poi a sostenere e ad illustrare cotanta difesa ecco, nella home page del Celeste's sito(5), un bersaglio con tre frecce che, guarda il caso, sono tutte ben conficcate nel centro. 
Home page  27 maggio 2012 - 5
Che è come dire che è stato centrato il bersaglio. Cos'è: un lapsus freudiano? 
Complimenti al suo consulente di comunicazione. 
Di ben altra pasta era Bertoldo che condannato all'impiccagione per campar la vita seguitando il suo dire chiese al re “comanda ti prego a questi tuoi ministri che non mi appicchino sin tanto che io non trovo una pianta o arbore che mi piaccia, che poi morirò contento.” Il re accettò e, inutile dire che la pianta non fu mai trovata e Bertoldo la scampò. Come sempre. Con altri invece, ogni riferimento al Formiga o al Celeste è puramente casuale, basta fornirli di corda e sapone che l'albero, bello forte e robusto, se lo trovano da soli.

ps. Di Bertoldino e Cacasenno non s'è detto. I loro nomi servivano solo per il titolo.
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(1) Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto1550 – Bologna1609) è stato scrittore, cantastorie ed enigmista. Fabbro in origine abbandonò la professione per fare il cantastorie. Fu estremamente prolifico, oltre 600 opere inclusa l'autobiografia da cui si apprende che ebbe due moglie e 14 figli. Inventò il personaggio di Bertoldo, villano dalle scarpe grosse e dal cervello fino.
(3) Corsera 27 maggio 2012 pag. 10 “Carte false per 144 mila euro. Così diedi la barca a Formigoni”
(6)  http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/audio/immagini/formigoni_02_672-458_resize.jpg

mercoledì 23 maggio 2012

Budrio è la nuova Stalingrado d'Italia?




Quella che vedete qui sopra raffigurata non è una nuova arma segreta, non è un nuovo modello di sommergibile atomico, anche se un pochetto gli assomiglia, non è neanche l'astronave di nuova generazione su cui imbarcare il trio Gasparri-Larussa-Lupi perché vadano a portare il verbo berlusconiano su Ogle-Tr-56b (1) . Che un poco, quasi tutti ci si spera.
Guardate bene e provate ad indovinare. Ancora qualche secondo....
Niente da fare eh?
Ebbene questa è un'ocarina. Un'ocarina di Budrio.
Budrio, antico borgo della provincia bolognese, fino a ieri era noto nel mondo intero solo ed unicamente per questo meraviglia 150 anni, gli hanno danto a fiato.
D'altra parte la preveggenza per essere preveggenza ha bisogno di tempo. Mica si può avverare il giorno dopo.
E dunque il prode Gianluigi Bersani, per mantenere viva la metafora tra ocarina e pd, a chi gli faceva incidentalmente notare la sconfitta in quel di Parma a favore della lista 5 stelle ha prontamente risposto che: uno, “non si tratta di una sconfitta ma di una non-vittoria” e due “a Garbagnate (hinterland milanese) e Budrio abbiamo vinto”.Naturalmente il fatto che gli abitanti di Parma siano oltre quattro volte la somma dei due piccoli comuni e che la vittoria in entrambi i casi sia stata di stretta misura (51vs 48) mentre la non-vittoria hancora sotto il papato, il partito socialista era di là da venire e il pd e D'Alema e Veltroni e il resto del team pidiino nessuno se li era mai immaginati neppure negli incubi più tremendi, anche se qualcuno mormora che Giuseppe Donati avesse poteri di preveggenza. E i fatti, a distanza di circa 150 anni, gli hanno dato ragione: c'è assonanza metaforica tra l'ocarina e il pd: entrambi suonano, anche se una suona con grazia mentre l'altro suona vuoto: entrambi sono senza testa. E questo è un dato inconfutabile. < prime div style="margenso a Budrio hanno tremato, perchè se è facile immaginare l'agitato Beppe Grillo nei panni di Belzebù diventa un po' più difficile vedere Antonio Giacon (5 stelle) in quelli di Friedrich von Paulus e Giulio Pierini (attuale sindaco pd) in quelli di
Georgij Konstantinovič Žukov.
E quindi tutti ad immaginarsi Budrio come la nuova Stalingrado d'Italia (quella di prima, Sesto San Giovanni dopo il passaggio di Penati Filippo, non è più tanto in auge).
Alle prime voci in questo s sconvolto più nno tremin quel di Budrio. Nessuno si immagina di doversi barricare nel Museo dell'Ocarina o nel Teatro Consorziale o nella Bottega del Majale, (storico spaccio di carne suina) o nel Palazzo Comunale, (edificato nel XV secolo
 in stile gotico, accostato alla Torre dell'Orologio) per tenere alto l'orgoglio del pd dall'attacco dei grillini.
Noooooooo. Nessuno ci pensa.

Antonio Giacon

I due budriesi hanno bei facciotti placidi e tranquilli che danno più l'idea del buon senso che quella dei guerrafondai. E poi vedersi associare a Stalingrado senz'altro ha sconvolto più d'uno, in quel di Budrio. Nessuno si immagina di doversi barricare nel Museo dell'Ocarina o nel Teatro Consorziale o nella Bottega del Majale, (storico spaccio di carne suina) o nel Palazzo Comunale, (edificato nel XV secolo in stile gotico, accostato alla Torre dell'Orologio) per tenere alto l'orgoglio del pd dall'attacco dei grillini.
Noooooooo. Nessuno ci pensa.
Giulio Pierini
Qui le cose procedono placide,e tranquille, si vive di ocarine, che sono esportate in tutto il mondo, USA e Cina incluse, grandi gruppi le hanno usate, compreso Bing Crosby e i Duran Duran. Le ocarine hanno una loro dignità e un loro ben specifico posto nell'Olimpo della musica: sono classificate come aerofoni labiali e appartengono alla famiglia dei flauti globulari. Mica bruscoli. Ecco, si chiedono in molti, perché Gianluigi Bersani a imitazione dell'orocarina non si cerca anche lui una bella classificazione, che non sia quella di essere il ventriloquo di D'Alema, e magari di far parte della famiglia dei politici di cui fidarsi e per esempio con qualche bella idea innovativa. E di sinistra.



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(1) Ogle è il pianeta più lontano dalla terra, dista circa 10 trilioni di chilometri. L'annuncio della scoperta del pianeta è stata data l'8 gennaio 2003 ed è da allora che si sta facendo opera di persuasione sui due camerati e sull'amico di comunione e fatturazione, che si sono detti disposti ad andarci solo se accompagnati da Berlusconi in persona. Che se fosse sarebbe un colpo stupendo. Da jackpot ,
(2) nello stesso anno Giuseppe Mazzini fondava il Partito d'Azione, movimento repubblicano, Andrea Costa compiva due anni e il Manifesto del Partito Comunista sei. Quelli sì che erano tempi.

lunedì 21 maggio 2012

Dateci lo zio di Bonanni


Raffaele Bonanni (rai news 24)
Forse alcuni di voi, pochi si può facilmente arguire, ricorderanno una epocale frase pronunciata da Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, il 17 dicembre 2011 durante il presidio a piazza Montecitorio (1). Non che le frasi di Bonanni Raffaele abbiano alcuna possibilità di passare alla storia politica del Paese se non, con più merito, a quella della satira. La citazione cui si fa riferimento per l'appunto apparterrebbe a questo secondo genere se non che in giro ce ne sono di meglio e, ahinoi, più devastanti. Ebbe a dire il sindacalista con il pizzetto che vagamente riprende quello del moschettiere Porthos, che la manovra varata dal governo Monti “avrebbe potuto farla anche mio zio che non capisce niente di economia”. L'affermazione fece scalpore per qualche minuto. Con ciò sottolineando nell'innocenza un tratto comune alla famiglia che si tramanda da zio a nipote. Forse che non è stato da innocenti credere alle promesse del barbudo  Marchionne? Comunque, viste le recenti prese di posizione, dichiarazioni e, malauguratamente, fatti lo zio di Bonanni potrebbe essere rivalutato e magari anche di una qualche utilità al Paese. Se lo zio non capisce niente di economia (dice il nipote maligno) che dire di tal Silvio Berlusconi? Neanche lui sembra sia particolarmente ferrato in materia e sopratutto pare abbia memoria cortissima che per un aspirante politico è cosa grave. Infatti il Silvio parla (2) come se fino a novembre 2011 avesse gestito (che magari sarebbe stato pure meglio) l'edicola all'angolo. Con grande sicumera quel tal Silvio, autor di una canzonetta ove si tratta di un suo omonimo che per (s)fortuna c'è (ra), ci racconta che la situazione greca è stata “affrontata con ritardo” e che bisognerebbe “muovere su Bruxelles per denunciare gli errori” e che oggi “ci vorrebbe ben altro”
Che il ben-altrismo è sempre stato approdo sicuro per quelli che non han nulla da dire ma lo san esporre con molte parole. Domanda che probabilmente farebbe lo zio, con il sano buon senso degli abruzzesi della Val di Sangro: dov'era egli, lui medesimo prima del novembre 2011? Perché non l'ha fatto invece di andare a contare i coperti nei ristoranti e le prenotazioni sui voli e negli alberghi? Senz'altro lo zio Bonanni, originario di Bomba in provincia di Chieti, queste cose non le avrebbe fatte e, sospettiamo, neppure pensate perché non capire di economia non necessariamente significa essere stupidi. Così come l'essere cattedratici e bulimici di titoli accademjci,come la dottoressa Fornero si perita di ricordarci con una pertinacia degna di miglior causa, ripetutamente e più volte al giorno (neanche fosse una medicina da assumersi dopoogni pasto) non significa necessariamente avere buon senso (3). Anzi tutti questi hanno il pregio di rammentare ai non edotti e agli smemorati la seconda legge fondamentale della stupidità di cui siamo debitori al grande storico Carlo Maria Cipolla (4): la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona (intendendosi razza, sesso, età, religione, classe sciale, grado di istruzione, nazionalità, residenza,ecc). 
Allegro ma non troppo
Il professor Carlo Maria Cipolla, inoltre, definiva nella costante frazione σ la quantità di stupidi presenti in ogni gruppo sociale: dai bidelli ai premi nobel. Figurarsi quindi se i componenti del governo Monti, che senz'altro si collocano a metà strada tra le due categorie, possono sottrarsi a cotale ferrea legge. Come peraltro spesso confermano: andando in commissione senza essere preparati o non avendo certezza dei numeri che trattano o uscendosene con “sfigate” battute estemporanee. O addirittura chiamando altri tecnici a fare il lavoro che era loro stato affidato, dimostrando così una veloce capacità di apprendimento dei sistemi dell'italica politica. Che non è un bel complimento. E che dire dell'onorevole Mara Carfagna che con la sbadatagine dei membri del precedente governo (ex ministre ed ex ministri) sembra appena atterrata da un viaggio intorno al mondo e quindi chiede un “governo forte” (5), ingenerando nell'ascoltatore il dubbio che sappia esattamente di cosa stia parlando. Fuori d'ogni malizia s'intende. Ecco, molto probabilmente tutte queste cose lo zio poco esperto in economia di Raffaele Bonanni quasi senz'altro (qualche dubbio rimane, avendo visto all'opera il nipote ma le colpe dei nipoti non necessariamente devono ricadere sulle spalle degli zii) non le avrebbe pensate né dette e tanto meno fatte perché, magari, dotato di quel semplice introvabile buon senso che pare si sia smarrito. E quindi la voglia di conoscerlo e magari anche di chiedergli qualche suggerimento su come mettere in sesto questo bislacco Paese oggettivamente viene.
E poi, quasi sicuramente, sarebbe più diretto e magari ci costerebbe anche qualche cosina in meno e sarebbe un tantinello più determinato nelle decisioni e nelle scelte. 
Raffaele Bonanni non sia geloso: tiri fuori lo zio. E lo lasci lavorare in pace

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(1) www.ifatto quotidiano.it “Manovra? Sembra fatta da mio zio” 17 dicembre 2011
(2) Francesco Verderami “Bersani ci ha teso una trappola” Corsera 19 maggio 2012
(3) Massimo Mucchetti “Fornero smemorata o forse no” in Sette n. 20 del 18 maggio 2012
(4) in Allegro ma non troppo, che dovrebbe essere reso obbligatorio in tutte le scuole superiori e facoltà universitarie ed essere reso testo d'esame per poter accedere a qualsiasi posto di responsabilità. E che la sua conoscenza dettagliata divenga condizione necessaria per poter accedere a qualsiasi carica pubblica. 

martedì 15 maggio 2012

Una paccata di mariti.

Con l'uscita di scena di Berlusconi non sono mancati ministri in grado di fornire spunti alla satira.
La ministra Fornero Elsa sta eguagliando il capo del Pdl. Bene per i comici male per il paese.


Elsa Fornero in atteggiamento professorale

Con la ritirata di Berlusconi molti pensavano che la satira ne avrebbe sofferto. D'altra parte non si può avere tutto: o un Presidente del Consiglio esilerante spalla della satira o un Paese che, tra mille difficoltà e contraddizioni, cerca di immettersi sulla via della normalità. Anche sa la strada è e sarà lunga.

Ma poiché siamo italici e facciamo fatica a rinunciare al divertimento e, digiamolo, non vogliamo farci mancare nulla ecco la ministra Fornero. Elsa Fornero. Che già nome e patronimico buttano bene: spada e pagnotta. A chi la spada? A chi la pagnotta?
Mi raccomando non siate maliziosi negli accostamenti:
Oddio, non che la ministra abbia raggiunto le abilità pirotecniche di poer nano Berlusconi ma si sta impegnando. Con diligenza ed abnegazione.
Quello parlava e faceva cose che padroneggiava, tipo organizzare eleganti cene, subire obtorto collo spettacoli di burlesque, raccontare palle agli aquilani terremotati e agli italiani in genere, fare cucù dietro le colonne, cantare, scrivere inni di partito, farsi leggi ad personam e via dicendo. Questa invece da l'impressione di andare un po' a tentoni. Ma siamo certi che si farà. Come chiunque, venendo dalla provincia, abbia la determinazione e la voglia di riuscire.
Il prof. Deaglio superimpegnato marito
della ministra Fornero Elsa.
Dopo i sacrifici, le lacrime, la paccata di miliardi, l'articolo 18, la figlia non-sfigata e neppure fannullona che insegna, guarda il caso, nella stessa università di mamma e papà e l'atteggiamento sobriamente arrogante di chi ha scoperta la funzione del pitale eccola misurarsi sulla “conciliazione maschile”.
In altre parole gli uomini devono aiutare di più nelle faccende domestiche. Che se da un lato è una banalità dall'altro la domanda è: che ne sa la ministra Fornero di queste cose? Le ha mai sperimentate? La ministra ha un reddito personale dichiarato di oltre 400k ed una marito che, probabilmente per difetto ne dichiara altrettanti e che nell'ordine è docente universitario, economista, studioso dei problemi della globalizzazione, scrittore di rapporti sull'economia globale (accidenti!) e sull'Italia (già più facile) nonché estensore della voce “mercato” della enciclopedia Treccani e in più editorialista e, come non bastasse, anche Presidente del consiglio di amministrazione di una finanziaria. Arriverà a casa ogni sera esausto. E non vorrà certo saperne di mettersi a stirare. Lo fa il 31,4% degli italiani, come dire 1su 3. Non è molto ma pare un buon inizio. Da migliorare, ovviamente.

Nella famiglia Deaglio-Fornero, secondo voi, chi rifà il letto la mattina (lo fa il 67,6% degli uomini), o si lancia nelle pulizie di fine settimana o cucina o porta fuori la spazzatura? Ve lo immaginate il professor Deaglio volteggiare con il piumino in mano mentre spolvera i ninnoli in salotto o rigovernare la cameretta della figlia non-sfigata? No eh. Ebbene il 62,1% degli uomini italiani lo fa. O forse riuscite a credere che la famiglia Deaglio-Fornero si sia accorta che “il compito di cura di genitori anziani e figli è sulle spalle delle donne. Bisogna alleggerire questo peso e servono servizi per i disabili e per gli anziani . Il problema è che poco può essere fatto tramite il sistema pubblico perché occorre contenere la spesa”?
No, neanche questo vi viene facile. Ci avrei scommesso.
In compenso credo che qualche milione di famiglie in Italia se ne sia accorto e ne abbia piena consapevolezza.
Ecco ancora una volta la ministra, che sembra avere una qualche smania di apparire, ha parlato con mentalità libresca ed è andata per luoghi comuni. Una volta si diceva per farfalle ma non credo che Elsa Fornero le conosca. Sono insetti poco economici.

Certo la quota di padri che prende il congedo parentale in Italia è spaventosamente bassa, solo il 6,9% e lei ne vorrebbe “una paccata” ma in questa situazione di crisi il rischio del licenziamento è drammaticamente alto e poiché a parità di funzioni gli uomini guadagnano, a torto, più delle donne anche una ministra, ancorché tecnica, dovrebbe almeno vagamente intuire il perché della scelta. Si tratta di una decisione economica, di economia familiare.
Ahi, ahi, ahi signora ministra lei ci cade proprio sull'economia domestica. Quasi come la signora Longari che però cadde sui volatili.



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La ricerca condotta da Eurispess, Corsera 13 maggio 2012, presenta anche altri dati relativi all'impegno casalingo degli uomini e per guardare il bicchiere mezzo pieno almeno qualche volta
  • il 44,6% fa la lavatrice
  • il 31,4 % usa il ferro da stiro
  • il 62,1% fa le pulizie
  • il 67,6% rifa il letto
  • il 28,7 % svolge lavoro domestico
  • il 7,9% cucina abitualmente
  • il 50,5% fa le riparazioni
  • il 25,8% porta sempre fuori la spazzatura
Enrico Finzi, che ha condotto la ricerca, ha anche affermato che: “esiste una millenaria resistenza femminile a delegare ai maschio”. E questa dichiarazione mi ha senz'altro tranquillizzato.

martedì 8 maggio 2012

“xzy#¢¥©µ±ù&<>w%@xzt~¢§µ§µ¿ƢƸƾ҈җԅ”

Uno dei pochi vantaggi delle elezioni, in Italia, è di confermarci nella convinzione che il pianeta Marte sia abitato e che i marziani siano tra di noi.
Ovviamente avete già compreso che mi riferisco al nostro fantasmagorico ceto politico: veri marziani calati sulla terra. Questi non capiscono cosa vogliono gli elettori e gli elettori a loro volta non si capacitano di cosa quelli ci stiano a fare. Incomunicabilità. Forse conviene ritornare a vedere i film di Michelangelo Antonioni. Lì almeno si capiva che non si capiva.
Però, però, rispetto alle precedenti elezioni c'è una novità: i perdenti hanno fatto meno ricorso alla litania sul “destino cinico e baro” (1) e in qualche modo chi più, chi meno, hanno ammesso la sconfitta. Casini è stato il più brillante dicendo qualcosa del tipo: “ il terzo polo ha perso, punto e basta”. Accidenti questi diavoli di democristiani (2) . Non ci toccherà mica rimpiangerli?
Gli altri hanno ammesso sì ma a denti stretti e con qualche reticenza. Per Maroni la colpa è dei media che hanno enfatizzato la questione Bossi's family e via diamantando, per i falchi del pdl la colpa è di Alfano che ha sbagliato le candidature. Per Silvio poer nano Berlusconi è stato quasi un pareggio: lui si aspettava di peggio. Ma d'altra parte da ottimista quale è considera la sconfitta un pareggio, il pareggio una vittoria che se poi vince per davvero sciambola: non combina nulla. Come dimostrato.
A sinistra invece si brinda anche se a Palermo ha vinto il vecchio Leoluca Orlando che farà il sindaco per la quarta volta. Oggi sta con Di Pietro mentre nelle tre volte precedenti stava con la DC. Accidenti ancora un democristiano. A Genova è un corsa uno di SEL e a Parma il pidiino se la deve vedere con un grillino. Certo che se questo è vincere, auguri. E D'Alema che era per l'alleanza con il centro ha chiosato “quà ci si allea con il centro e là ci si allea con la sinistra”. Il che assomiglia stranamente alla politica dei due forni di tal Giulio Andreotti. Ancora una volta un democristiano. Caro mezzo-conte a quando l' entrata nell'Azione Cattolica?
Ma comunque in tutto questo bailamme di parole nessuno che abbia risposto alla domanda clou dei cittadini. Eppure i sondaggi, le ricerche, le inchieste, le interviste parlano chiaro ma loro, quello che si autodefinisce il personale politico, pare proprio non darsene per inteso. Eppure è così chiaro. Per nostra fortuna ci siamo imbattuti in un signore che ha avuto, a sua insaputa, qualche frequentazione con Marte ed ha imparato, sempre a sua insaputa, i rudimenti della lingua marziana.
Si tratta del signor Papagnozzi Alfredo.
A lui abbiamo chiesto di scrivere nel linguaggio di Marte il pensiero degli italiani. In modo chiaro e coinciso. Ecco quanto il Signor Papagnozzi, dopo qualche minuto di riflessione ha vergato sulla carta:

          xzy#¢¥©µ±ù&<>w%@xzt~¢§µ§µ¿ƢƸƾ҈җԅ”

Questo messaggio verrà inoltrato a tutti i 900 parlamentari e alle migliaia di politici fai da te che circolano per comuni, province e regioni.
Visto che si parla il loro linguaggio si spera che finalmente capiscano e si comportino di conseguenza.
Cosa c'è scritto? Ma è semplice, lo capirebbe anche un bambino.
Dite di no. Ah, va bene, la traduzione è: 
          “ve ne vulite annà, si o no”.

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(1) Espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1953 da Giuseppe Saragat segretario del PSDI (partito socialdemocratico italiano) in occasione della sconfitta della coalizione di governo alle elezioni del 7 giugno di quell'anno avente a tema la”legge truffa”. L'espressione è stata successivamente reiterata in diverse forme e tonalità ad ogni elezione dai perdenti di turno.
(2) I democristiani non diventano mai “ex” nascono democristiani e così rimangono. Un democristiano è democristiano dentro. Per sempre.

martedì 1 maggio 2012

Er pappagallo scappato


Uno dei più gustosi aforismi,di John Stuard Mill recita: “i conservatori non sono necessariamente stupidi ma la maggior parte degli stupidi sono conservatori”. (1 In nota si trova la frase originale in inglese per la felicità di Beppe Severgnini e di Elsa Fornero. Entrambi vanno matti per la lingua di Albione anche se il primo è nato a Crema e la seconda non sa come si traduce “paccata di miliardi” che se l'avesse saputo la Camusso si sarebbe bevuta l'abrogazione dell'articolo 18).
A dimostrazione che ogni mondo è paese l'aforisma mantiene il suo senso e, ad essere sinceri un po' lo amplifica,se a “conservatori” sostituiamo “aderenti al pdl”.o berlusconiani
Infatti negli ultimi tre giorni ben quattro esponenti di quel trust di cervelli che ci ha governato fino allo scorso novembre hanno parlato. Ovviamente il livello delle loro dichiarazioni è stato direttamente proporzionale alla loro statura politica. Quindi basso. Molto basso. Il fatto che tra questi ci sia Renato Brunetta non ha influenzato il nostro giudizio.
L'intenzione era quella di attaccare Monti Mario e di screditarlo agli occhi dell'italico popolo ma crediamo abbiano sortito il risultato contrario.
L'attacco sembra studiato a tavolino. Sono partiti, lunedì 30 aprile, il Brunetta di cui sopra con un articolo più lungo di lui su “il giornale” mentre in contemporanea sul Corriere della Sera si esibiva l'ex ministro dell'economia Tremonti Giulio poi in serata è seguito l'intervento di Ignazio-Benito-Maria-Larussa e infine oggi 1 maggio ci è toccato a Maurizio “ridens” Lupi.
Tutti evidentemente appena atterrati da Marte hanno voluto dare prova del loro stato di confusione mentale.
Brunetta Renato, appena disceso dallo scranno di ministro della Pubblica Amministrazione (8 maggio 2008-11 novembre 2011) ha scritto che  non possiamo trascurare un'emergenza fiscale che è ormai giunta a livelli di vera e propria intollerabilità, e di cui solo un marziano potrebbe non accorgersi'' e quindi incita il governo a tagliare la spesa pubblica. Bravissimo. Chissà dove a dormito negli ultimi tre anni.

Tremonti Giulio (che già solo con il cognome il Mario ci fa risparmiare) non le ha mandate a dire e s'è erto (memore delle sue frequentazioni con il celodurista Bossi) a paladino delle vedove, dei poveri e degli indifesi neanche fosse lo sceriffo di Nottingham. Che rubava ai poveri per dare ai ricchi. Proprio lui, il Giulio Tremonti che nell'ordine è stato l'inventore della finanza creativa, quello che ha condonato il condonabile dopo aver detto che mai ne avrebbe fatto uno, quello delle cartolarizzazioni (che significa far finta di aver incassato oggi quello che non si incasserà domani), quello che voleva vendere le spiagge ma anche i mari, i laghi, i monti e magari pure qualche fettina di marciapiede), quello dello scudo fiscale per i capitali portati all'estero, quello che ha negato la crisi fino all'ultimo, quello che, grazie anche alla demagogica abolizione dell'ICI, ha allargato il buco di bilancio. Quello che non credeva nella globalizzazione. Quello che veniva addirittura redarguito da Giuliano l'apostata Ferrara che arrivò a dirgli “monate lo dica a sua sorella”. Già (poco) onorevole Tremonti queste monate le racconti a sua sorella.
Come non bastesse dopo questi tiri di fioretto ecco intevenire con il solito nodoso bastone Ignazio-Benito-Maria-Larussa. A riprova che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il fine bolitigo s'è lanciato in uno spericolato: “a mettere le tasse è capace qualsiasi ragioniere”. Vero. Verissimo. Anche a governare è capace qualsiasi vero uomo politico. Se c'è. Digiamogelo.
Ultimo della schiera Maurizio-ridens-Lupi. Chissà poi che c'avrà sempre da ridere. Non si sa. Lui ciellino, neanche tanto vaga rassomiglianza con la figlia di Fantozzi,  non è un rozzo manganellatore e quindi un po' minaccia e un po' blandisce. Dandoci così la quasi certezza che moriremo democristiani.
Tutti questi simpatici interventi, un filino stupidi, perchè sopra le righe ridigiamogelo, hanno un po' irritato Marione nostro (che non sempre ci piace, diciamolo) il quale ha cominciato a tirar fuori quel che avrebbe dovuto già dire a novembre. Ovvero che la crisi è figlia dell'inanità del governo Berlusconi (che assomiglia a una crasi tra burlesque e fresconi) e dei suoi scardellati ministri e che metterci una pezza sarà ben difficile. E che, se non lo lasciano lavorare in pace, potrebbe anche andarsene. Sottinteso “e poi voglio vedere chi vi vota (fresconi)”.
Questo risveglio rammenta una poesia di Trilussa (2): er pappagallo scappato
Lei me chiamò e me fece: - Sarvatore,
er pappagallo jeri scappò via
perché nu' richiudeste er coridore;1
eccheve er mese,2 e fôr de casa mia.-
 
Te para carità, te pare core,
pe' 'na bestiaccia fa' 'sta bojeria,
mette in mezz'a 'na strada du servitore
che deve portà er pane e la famîa?...
 
Ma io so tutto: er fatto der tenente,
le visite a Firenze ar maresciallo,
la balia a Nemi... e nun ho detto gnente.
 
Percui stia attenta a lei, preghi er su' Dio,
ché se me manna via p'er pappagallo
vedrà che pappagallo3 che so' io!

E le dica queste verità, senatore a vita Mario Monti che ci saranno utili. Anche se le conosciamo già.
PS.
Nelle ultime ora hanno parlato anche Gasparri, Cicchitto, Matteoli. Questi non li commentiamo. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

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1) “Conservatives are not necessarily stupid, but most stupid people are conservatives”
2) Per i più giovani ed Elsa Fornero che troppa impegnata con l'inglese quasi senz'altro non conoscerà Trilussa e la sua ironia. Trilussa è l'anagramma del cognome di Carlo Alberto Salustri,1871-1950, fu poeta romanesco satrico e moraleggiante, nominato senatore a vita pochi giorni prima di morire commentò:”mi hanno nominato senatore a morte”.
Note alla poesia:
1) Corridoio.
2) Il mensile.
3) Che sorta di referendario.