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mercoledì 22 febbraio 2012

La sigaretta

E’ accesa e se ne sta lì, sola, a consumarsi. 
Si consuma, da sola, a prescindere da qualsiasi altro intervento o da qualsiasi altro fatto gli succeda tutt’intorno.
A prescindere.
Tutto sta in quel “a prescindere”.
Per il sigaro toscano non è la stessa cosa. Il toscano ha bisogno di essere agito dal suo padrone: se non gli si presta la dovuta attenzione, con regolarità, lui, il sigaro, dopo poco, si spegne. Lui non si brucia da solo lui non si butta via,. Lui, il sigaro toscano, vuole stare al centro dell’attenzione o quanto meno in compagnia, ha un rapporto paritario con chi l’ha acceso e sembra dire “o giochiamo insieme, godendo l’uno dell’altro, o non ci sto e mi spengo.”
Eh già perché il godimento richiede attenzione, cura e, in sintesi, partecipazione.

Lei, invece, la sigaretta no: per consumarsi non ha bisogno di nulla, le basta la breve fiammata dell’avvio ed una sola boccata, dopo di che fa da sola. Si brucia da sola. Finisce da sola. A prescindere, per l’appunto, dal dove e dal come e dal con chi. Sola anche se in compagnia. Solitaria. C’è dell’onanismo in quel suo banale consumarsi sui bordi dei bigliardi o negli angoli di sgangherati tavolini coperti di panno verde o appoggiata su un davanzale: dimenticata perché l’attenzione è altrove. A prescindere.
Sarà quel suo essere così leggera, così levigata, così lavorata, così sofisticata, così fredda e, alla fine, così poco genuina.
Il fatto è che si tratta di un miscuglio: di tabacco e di carta e di catrame e anche di spezie e anche di aromi e anche di chissà che altro. Non come il toscano che è fatto di solo rude tabacco trinciato. E poi la sigaretta se va in giro con il filtro.
Quel filtro che, pur standole attaccato rivendica il suo essere altro. Lo rimarca con decisione il confine che li unisce, con quel volgare e butterato colore che urla: lì finisce lei e qui comincio io.

E, come non bastasse, il filtro esalta costantemente, con il solo esserci, il suo ruolo privativo: io tolgo e per questo lei è più buona.
Pensa la dicotomia: togliere per rendere migliore.
Eh già il filtro toglie la parte cattiva, ma se c’è del cattivo dov’è il buono?
Il filtro ovvero la reificazione dell’ipocrisia. E allora lei, la sigaretta, indifesa, si consuma lasciando a ricordo solo un po’ di cenere talvolta in scaglie talaltra in piccoli compatti rotolini.
E lui, il filtro, non brucia.
Sigarette consumate. Vite consumate. 
A prescindere.

2 commenti:

  1. Adesso le sigarette, dal gennaio di quest`anno ,sono auto ignifughe...se non tiri si spengono...

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