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sabato 21 gennaio 2012

Umberto Bossi: Ugolino o Saturno?



Il conte Ugolino - Diotti Giuseppe (1779-1846)
Chissà se Umberto Bossi nello scrivere, se lo si può considerare scrivere, l'articolo sulla defenestrazione di Reguzzoni dalla carica di capogruppo a Montecitorio ha pensato, e anche questo è un bel azzardo, ai versi:

Poscia che fummo al quarto venuti
Gaddo mi si gettò disteso a' piedi
e disse:”Padre mio ché non m'aiuti?”
Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra il quinto d' e'l sesto; ond'io mi diedi,
già cieco, a brancolar sopra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti
Poscia, più che il dolor poté il digiuno”
Quand'ebbe detto ciò, con gli occhi torti
riprese 'l teschio misero co' denti
che furo all'osso, come d'un can forti,” (1)

Oddio per farlo occorrerebbe avere qualche riferimento culturale e saper andare al di là del turpiloquio, dei gestaggi e delle pernacchie. Cosa che per il senatur, non a caso padre del trota, va al di là di ogni sua possibilità.
E già perché lo spernacchiatore di Cassano Magnago si è mangiato uno dei suoi figli più fedeli, pur di mantenere quella che lui, se si trattasse d'altri, chiamerebbe cadrega.
Il povero, innocente, tenero e fideisticamente fanatico Reguzzoni Marco senz'altro avrà guardato il suo idolo vivente, il capo che non sbaglia mai, con la stessa espressione che hanno i cani quando i padroni li sgridano innocenti e avrà mormorato “padre mio ché non m'aiuti?”
Saturno - Francisco Goya
Naturalmente non in questo modo che anche qui ci vorrebbe un minimo di cultura. L'avrà fatto alla moda padana boffonchiando suoni gutturali incomprensibili ai più.
Ma il capo, che Stalin o Gheddafi, un gruppo di fedelissimi così sdraito sulla linea se lo sognavano di notte, non aiuta e anzi defenestra senza nemmono citare il defenestrato e designa il nuovo con la tipica eleganza: “Dozzo è uno che è nella Lega da tanti anni” (2) Bello stomaco, complimenti.
Reguzzoni è solo il primo, poi alla bisogna seguiranno Rosy Mauro, la badante che per un giorno abbiamo avuto come Capo dello Stato essendo Napolitano e Schifani all'estero ma appena l'hanno saputo sono rientrati di corsa,, e Marco Desiderati e Francesco Belsito. Quest'ultimo oltre ad un cognome particolarmente evocativo è anche il tesoriere, guarda il caso,, della Lega Nord. E poi da mangiarsi, sempre per mantenere il posto, al flatulente non rimarrà che Renzo-il-trota e infine la moglie Manuela, la vera padrona del partito. Che se questo è il cerchio magico chissà come sono fatti gli altri.
In realtà lo spernacchiatore avrebbe dovuto rifarsi non a Ugolino ma Saturno che aveva ben motivo di mangiarsi i suoi figli poiché gli era stato prefetizzato che uno di questi avrebbe preso il suo posto. Ma anche qui qualche lettura sarebbe stata necessaria.
Il figlio che ha intenzione di detronizzarlo, neanche a dirlo, è Roberto Maroni che come tutti i congiurati esterna/esternerà fino all'ultimo la sua fedeltà al capo mentre in contemporanea affilerà lo stiletto.
Non che nel cambio il Paese ne possa trarre vantaggio: si passerà dal ruspante, demagogico e, sopratutto, affamato Masaniello all' acqua cheta che più demoscristiana non si può.
Questa è la seconda volta di Maroni, ci ha già provato nel 1994 (3), allora non andò ma anni sono passati e il capo non è più lo stesso. A cominciare dalla pettinatura.



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(1) Inferno XXXIII, 67-78
(2) Padanio 21 gennaio 2012

2 commenti:

  1. Se quella accorsa in Piazza Castello è l'Italia produttiva e laboriosa del NORD....quella che ha innalzato il cartello meglio la Passera di prima ( Castagna) che il Passera, ministro, di oggi, significa che questo paese non ha speranza. E' perfettamente inutile prendersela con i tedeschi, con la Merkel...noi siamo questi, quelli di oggi a Piazza Castello, insofferenti ad ogni regola, anarchici, difensori accaniti delle nostre rendite di posizione, ce ne strafottiamo dei giovani di cui parliamo tanto. Chi scrive queste cose non è certamente persona nostalgica con riferimento a passate e deleterie ideologie che hanno contribuito ad affondare questo paese, ma con coraggio, e senza vergogna, ritengo di poter condividere un giudizio di un certo Mussolini, quello degli ultimi giorni: " Governare gli italiani non è difficile, è inutile." Mi costa molto, tanto, mi provoca tanta sofferenza ammetterlo qui quasi pubblicamente, ma è una maledettissima verità. Non cambieremo mai, nè a Nord nè a Sud...solo una botta di povertà assoluta ci redimerà e se continua così ci siamo vicinissimi.

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