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domenica 4 dicembre 2011

In circolazione c'è un nuovo Cristo: Luigi Verzé. Ma non è povero.

A don Luigi Verzé quando si tratta di difendersi la faccia tosta di certo non fa difetto ma la fantasia senz'altro sì. Per un presbitero nei guai il paragone con Cristo in croce, sputato, svillaneggiato e vilipeso è il minimo sindacale. Ci mancherebbe altro. Credo faccia parte dei primissimi rudimenti che s'apprendono in seminario.
E quindi il Verzé di cui sopra ha scritto: “ora so cosa significa essere con Cristo tempestato da insulti sulla croce...”(1)
Ma, che proprio quello che per eccellenza è stato definito il prete-manager, e qui la categoria dei manager potrebbe anche intentare una class-action con discrete possibilità di vittoria, si paragoni al Cristo proprio non ci sta.
Certo anche il Cristo aveva una certa passionaccia per la medicina e durante la sua breve carriera si è dato da fare in quasi tutte le specializzazione dalla otorinolaringoiatria alle malattie infettive, lebbra inclusa, dalla oftalmologia alla neurologia fino alla chirurgia plastica , quando Pietro perse la pazienza e staccò di netto un orecchio ad uno che era venuto ad arrestarlo (2).
Che si sappia Cristo non si occupò di odontoiatria e neppure di urologia che ai tempi nostri invece vanno per la maggiore. A quanto pare anche le malattie nei secoli vanno per moda. Curava con ingredienti naturali, un po' di saliva e qualche manciata di terra, e sopratutto non ricordo di aver letto che abbia chiesto rimborsi alle autorità dell'epoca.
Mentre invece il nostro don Luigi, che pare abbia anche frequentazioni pericolose con organizzazioni che appoggiano il termine di “don”, solo per renderlo più persuasivo s'intende, su coppole e lupare, di rimborsi ne ha chiesti parecchi. Qualche volta anche esagerando al punto da finire in tribunale. Che è un luogo assai frequentato dal nostro nuovo cristo, neanche fosse sempre periodo di saldi.
Già nel 1964 la Chiesa, che non sempre ha il palato fine per certe questioni, qualcosa aveva subdorato se, tramite la Curia Milanese, gli aveva comminato la proibizione di esercitare il Sacro Ministero e poi nel 1973, tanto per gradire, aggiunse una bella sospenzione a divinis. Oltre Tevere, si sa, hanno l'occhio lungo e soprattutto la capacità di saper aspettare. Purtroppo tacendo.
Nel 1976 anche il Tribunale di Milano si è accorto di qualcosa e così Luigi Verzé, da Illasi (provincia di Verona), si è beccato una condanna a 1 anno e quattro mesi per corruzione.
Inoltre viene incriminato per truffa aggravata nei confronti di Anna Bottero alla quale, pare-pare-pare, abbia sottratto un appartamento del valore di 30 milioni di lire. Nel marzo del  1977 Verzé è riconosciuto colpevole di «istigazione alla corruzione». Ma per lui, forse non tra i primi e senz'altro non l'ultimo, si apre una simpatica partita fatta di archiviazioni, rinvii a giudizio e, perchè no, anche prescrizioni che non si conclude mai e quindi non si arriva ad alcuna sentenza definitiva.
Bhè certo anche Cristo è stato condannato, ma per altri motivi e comunque ai suoi tempi i processi erano brevi e non si accettavano bolse lungaggini. Se i Ghedini esistevano certo pare non avessero molta fortuna.
Di lì in avanti è stato un crescendo.
Nel 1978 Marco Pannella, Emma Bonino e Adele Faccio presentano una interpellanza (3) per sapere “quali iniziative intendano prendere per impedire che il danaro pubblico finisca ancora una volta nelle mani di loschi gruppi di potere clericali che lo utilizzano per attività speculative e clientelari, sulla pelle degli ammalati”. Si riferivano, quarda la casualità, al San Raffaele e anche a “don” Luigi Verzé.
Poi, saltando d'un balzo alcuni anni, giusto per farla breve e non perchè siano trascorsi tranquilli, si arriva al 1997 con il caso “puntura facile”. Con soli 12 milioni, bruscoli per chi era solito chiedere miliardi alla regione Lombardia, il don Luigi prometteva la liberazione dalla droga. Ovviamente nella terapia non c'era nulla di miracoloso e scienziati seri come Emilio Sternieri, Massimo Barra, Silvio Garattini, Gianluigi Gessa /4) ebbero qualcosa a che ridire (5).
E quindi nel 1999 è la volta dei ricoveri truccati e alcuni primari delle varie divisioni visitano le patrie galere (6).
E quindi, andando a volo d'uccello, si passa per i ricoveri truffa del 2006 e del 2008 (7) e si arriva ai giorni nostri quando a luglio il signor Mario Cal, che poi è il numero due del San Raffaele, si fa saltare le cervella lasciando un biglietto che recita:”pago per colpe non mie”(8).
In Italia non c'è come morire per diventare santi o responsabili di tutti i mali del mondo. Inclusa la presenza in parlamento di Scilipoti.
Quindi il novello cristo nel dire che si assume tutte le responsabilità così, senza parere, le scarica sul morto che accusa di averlo obbligato a tutte le follie ivi incluse quelle di investire in strampalate imprese qua e là per il mondo.o quella di acquistare aerei per muoversi con facilità e, guarda caso, senza passare per fastidiosi controlli. Ohibò.
Mentre l'altro Cristo, quello vero, si spostava a piedi e qualche volta, ma rara, sul dorso di un asinello. (9)
E per finire che c'è di meglio che offrirsi quale agnello sacrificale, come quell'altro, direte voi.
No, non così. Il nostro si offre al più rassicurante “giudizio di tutti, dei signori pubblici ministeri, del consiglio di amministrazione e dell'opinione pubblica.” solo perchè sa di farla franca.
Infatti anche se giudicato e, per purissimo caso, trovato colpevole di bancarotta fraudolenta non gli toccherebbe alcuna vera pena. A causa dell'età forse gli arresti domiciliari e nulla più.
Se proprio proprio Luigi Verzé vuol ritrovare nel libro sacro della chiesa elementi di somiglianza col suo caso potrà con facilità scoprire di essere più vicino a chi come lui gestiva denari: l'Iscariota.
E poi diciamocelo chiaro aborriamo il paragone perchè se dopo tre giorni dalla dipartita ce lo trovassimo di nuovo tra i piedi sarebbe una vera iattura.

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(1) La Repubblica 02 dicembre 2011
(2) otorinolaringoiatria = Marco, 7, 31-37; malattie infettive=Luca, 17, 11-19; oftalmologia=Giovanni 9, 17-7; neurologia=Matteo 9, 1-8; chirurgia plastica=Giovanni 18, 1-18
(3) Atti Parlamentari – Camera dei Deputati , seduta del 4 aprile 1978, pp 14752-3. Era il IV governo Andreotti (DC), Tina Anselmi(DC) ministro della Sanità e Mario Pedini (DC) ministro della Pubblica Istruzione
(4)All'epoca: Emilio Sternieri, direttore del Centro universitario di tossicologia di Modena, e Massimo Barra, responsabile della comunita' "Villa Maraini" di Roma, il professor Silvio Garattini, direttore dell'istituto di ricerca "Mario Negri" e membro della Cuf, GianLuigi Gessa psicofarmacologo dell'Universita' di Cagliari e autore della relazione della Cuf.
(5) Corsera 4 gennaio 1997
(6) Corsera 15 febbraio 1999
(7) Corsera 8 marzo 2006 e 5 giugno 2008
(8) Sole 24Ore 18 luglio 2011
(9) Giovanni 12, 14-15


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