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mercoledì 14 settembre 2011

Diogene cercava l'Uomo e Scalfari invece …


Immagino che tutti ricordiate Diogene, il primo filosofo cinico.
Quello che viveva in una botte e che, standosene lì dentro sdraiato, ad Alessandro Magno che lo voleva beneficare chiese semplicemente che si spostasse: gli faceva ombra. Diogene è passato alla storia anche perché se ne andava in giro portandosi appresso, pure di giorno, una lampada. A chi gli chiedeva di questa bizzarria rispondeva, con semplicità: “Αναζητώντας τον άνθρωπο” ovvero “cerco l'Uomo”.
E immagino che tutti sappiate chi è Eugenio Scalfari: giornalista di “Roma Fascista”, ma era un ragazzo, poi simpatizzante liberale, dipendente di BNL, collaboratore al Mondo e all'Europeo, tra i fondatori del Partito Radicale, giornalista a tempo pieno all'Espresso (e già che c'era anche direttore amministrativo), con il Partito Socialista Italiano consigliere comunale a Milano e poi deputato, durante la V legislatura (speriamo non gli tocchi una pensione ma, forse ce l'ha), fondatore di La Repubblica, da qualche tempo distributore di perle di saggezza.  Per queste ultime non siamo ancora vacinati:
Negli anni '70 e '80 appoggiò rispettivamente: i radicali, i socialisti e i democristiani di De Mita.
Tre elezioni tre disastri. I comunisti, quando venne il loro turno, non vollero, temevano la tradizione.
I due a ben vedere in comune hanno poco: non la concezione filosofica, non lo stile di vita e neppure la capacità di scegliere una posizione e mantenerla.
Ma una cosa, da qualche settimana, Scalfari ha deciso di avere in comune con Diogene: anche lui cerca un uomo.
Ma quale uomo? Forse quello di Diogene: l'uomo vero, tutto d'un pezzo, non artificiale, non ipocrita, non fatuo insomma l'uomo che fa il bene della sua città, del suo stato. No.
L'uomo che l'Eugenio sta cercando non è questo. Qualcosa di un cicinin meno.
Sta cercando un Dino Grandi.
Lo scorso 8 settembre, guarda la casualità delle date, su La7 è stato trasmesso il film – un po' noioso e che a singoli pezzetti ci siamo già visti centinaia di volte - Silvio forever. Giusto per fare un po' di cassetta e di ascolti.
Nulla di nuovo sotto il sole: sproloqui megalomanici ed enfatiche esplicitazione di piccole furbizie di dozzina. Come dire che la voglia di turlupinare il prossimo (e sé stesso) c'è sempre stata. Ma già lo sapevamo.
Alla fine solito dibattito stile cineforum parrocchiale anni '60.
Protagonisti in video: il ridanciano Mentana (che avrà poi da ridere), il sussiegoso Paolo Mieli (che si crede Richelieu e un giorno o l'altro lo vedremo apparire di porpora vestito), l'arcigno apostata Giuliano Ferrara (che nella sua foga di difendere l'amatissimo S.B. lo fa spesso passare per un fesso irresponsabile. D'altra parte l'amore, spesso, offusca la ragione. E questo è il caso) e in fine lui, l'aristocratico e ieratico Eugenio.
Quest'ultimo più e più volte ha detto che “spero che nel PDL ci sia un Dino Grandi”.
Già. Ma chi era, ma che ha fatto mai l'evocato Dino Grandi?
Giusto per i più giovani, non per il trota che dopo tre maturità di quel periodo storico deve averne le corna piene, un brevissimo riepilogo.
Dino Grandi da Mordano (Bologna) parte come chierichetto – ma chi non lo è stato – e approda al Partito popolare di Murri, da questo al socialismo rivoluzionario, dal non interventismo all'interventismo, dal socialismo al fascismo più duro, dal fascismo dei ras a quello moderato, e poi pacifista, disarmista, societarista, anglofilo. Sottosegretario, ministro ambasciatore ecc...ecc...
Lui che scriveva spesso a Mussolini lettere del tipo: “Duce cosa sarei stato se non ti avessi incontrato” il 25 luglio 1943 all'amato bene recapitò un ordine del giorno che lo dimetteva.
Cosa vuol dire la riconoscenza.
Dopo di che, come da copione, scappò in Portogallo dove lo accoglieva Antonio de Oliveira Salazar, come dire il Mussolini di Lisbona. Dino Grandi aveva un debole per i duci.
By the way, nei 20 anni di frequentazione mussoliniana il signor Dino è stato nominato conte e ha messo da parte qualche risparmio per la vecchiaia. Trascorsa a Mordano. L'amor di patria li fa semppre tornare.
In sintesi quindi chi era il “conte” Grandi: nella migliore delle ipotesi un voltagabbana, nella peggiore un traditore.
Forse più alto e meno rozzo, forse più elegante e cosmopolita ma nella sostanza uno Scilipoti ante litteram. Almeno Scilipoti non ha mai scritto a Di Pietro “questo vogliono la mia vita, la mia fede, il mio spirito, cha da 25 anni sono tuoi, del mio Duce.”
Dunque Scalfari è alla ricerca di Scilipoti.
Ma vien da dire; “caro Eu-genio, Scilipoti l'hai lì a portata di mano. Prendilo, istruiscilo...E se non ti piace l'originale perchè fa poco fino e stona con la tapezzeria qualche copia, meglio fisicamente organizzata senz'altro la trovi. Ma poi...”
Il dramma è che al “ma poi …?” non c'è risposta, e, come sopra mercato, si ammette così la propria inconsistenza culturale e politica.
L'avversario si batte con argomenti ed egemonia non perché qualchuno gli ha messo la Dolce Euchessina nel caffè.
Naturalmente nessuno, nel cineforrum di cui prima, ha battuto ciglio o ha contestato (il vecchio '68 non è più di moda) all'amico Eu-genio che se questo è il metodo allora che differenza c'è con S,B,?
Good night good luck.

domenica 11 settembre 2011

La Satira è colpita al cuore da Tremonti (e non solo da lui)

Quando il 14 dicembre del 1511 Michel de Nostradame, meglio noto nei secoli a venire come Nostradamus, fece la sua prima profezia non pensava di certo che si sarebbe puntualmente avverata.
La fece un po' per ripicca e un po' per incoscienza.
Quel giorno incontrò, per caso la Satira. Questa, perfida come sempre, cominciò a prenderlo in giro perché s'era sparsa la voce di suoi pretesi poteri divinatori.
Il giovane Michel, che proprio in quella data compiva 8 anni, era così seccato per le continue frecciatine che quella gli mandava che pensò di vendicarsi dicendole della sua fine. E poiché un po' se la tirava guardandola di traverso, in latino, le disse: “cave Ludi Magni 2011”. Che tradotto, giusto per il trota, il padre ex-celodurista e il magico cerchio di peracottari che gli sta intorno, significa: “guardati dal 4-19 settembre 2011”.
La Satira che aveva bazzicato anche ai tempi dell'antica Roma notò subito il parallelo con Giulio Cesare ma avendo da sempre la pretesa d'essere immortale chiese: “e quanti sarebbero i congiurati?”
“Eh, cara mia, un bel po'. Al confronto Cassio, Bruto e Casca ti parranno dei dilettanti.”
Sempre per il trota e contorni questi sono i cognomi dei più famosi tra coloro che organizzarono la congiura contro Giulio Cesare, che oltre ad essere una piazza è noto ai più aver conquistato la Gallia e aver posto le basi dell'impero di Roma antica
Da allora sono passati seicento anni e la profezia si sta tragicamente avverando. La Satira è alle corde e qualcuno tra i suoi autori rischia la disoccupazione.
Ormai per ridere dei politici non si deve più aspettare che la Satira si mobiliti, basta quello che dicono o quello che fanno. E le risate, amare, amarissime, come i famosi ca..voletti, sono assicurate.
In testa alla classifica dei congiurati Massimo D'Alema quello ritenuto, per luogo comune, il più intelligente. La notizia è di questi giorni (1): ha sbavato per avere un titolo para nobiliare quale è quello di “vice-conte”. Vice-conte, capite, che è come dire panchinaro. E questo ex tovarich di risulta ha avuto il titolo, nel 2006, da uno stato straniero e per giunta teocratico. La città del Vaticano. Quando mi la Satira avrebbe potuto pensarne una così?  Poi non contento ha deciso (2) di diventare proprietario terriero: da cosacco dell'armata rossa difensore dei mugichi a kulak. Cosa vuol dire l'involuzione della specie. Altro che la stilettata sferrata alla gola di Cesare da Publio Servilio Casca.
Sempre per quelli di prima: la parola "kulak” (plurale kulaki), non sottintende niente di erotico - informare di questo anche S.B. prima che si metta a telefonare a destra e a manca - ma identificava i contadini indipendenti della Russia che possedevano grandi appezzamenti di terreno ed utilizzavano manovali o schiavi. Ebbero a ridire con un tal Joseph Vissarionovich Djugashvili detto Stalin e patirono un po' di freddo in Siberia. I mugichi erano i contandini poveri. D'Alema questi non se li fila nemmeno di striscio.
Poi ha colpito Maurizio Sacconi, ex socialista, che dal 1980 al 1981 è stato, bada-ben-bada-ben, presidente di Lega Ambiente. Questo che pare abbia la sensibilità di una prostata d'asporto s'è lanciato in una barzelletta sullo stupro. Era tra i giovani del pdl, l'hanno fischiato anche loro. Domanda: se uno riempie sacchi di sciocchezze e si chiama Sacconi, lui di cosa è pieno?
….
Bhe ci siete andati vicini.
Poi è stata la volta del ministro Giulio Tvemonti. Da lui la Satira proprio non se l'aspettava. S'era divertita quando l'aveva fatto parlare di finanza creativa e l'aveva fatto scommettere sul cavallo Tvottolino o giocave al video pocker o con la calcolatrice. Che tanto lui non la sa usare. “Ma come, pvopvio Giulio, sempre pulito, ordinato, con quella pettinatura sempre laccata, che quando penso a lui mi viene in mente il Derossi del libro “Cuore”(3), il più bvavo e il più bello della classe.E me lo vedo con il suo grembiulino nero, il colletto di celluloide bianca ed il fiocco azzurro mentre alza la mano per rispondere compitissimo e preparatissimo alle domande del maestro Perboni. No lui no.”
E invece sì. Duranmte l'incontro con i giornalisti del 10 settembre ha detto: “Se nella manovva ci sono pvovvedimenti sbagliati li cambievemo, se ce ne sono di giusti li mantevvemo, se ne mancano li aggiungevemo. (4)”
Ma come? 1X2.
Sta dicendo 1x2! 
La combinazione che chiunque giochi al totocalcio vorrebbe scrivere su ogni partita e lui Giulio Tvemonti ce la butta lì come se fosse nulla. E noi giù a ridere perchè non ci possiamo credere. E pensiamo alla sua mamma e al suo papà che hanno speso tutti quei soldi per farlo studiare. E questo se ne esce con un incredibile 1x2. Fa la caricatura di sè stesso
E la Satira?
Si è tirata la toga sul volto e sta aspettando nuove violente stilettate.I ludi magni non sono ancora finiti
Non ci sono più i Fanfani di una volta. E quelli che ci sono … bhe lasciamo perdere.

PS. non si è parlato di S.B. Lui è un fuori classe in questo campo: è stato il precursore della macchietta di sè stesso. Per questo D'Alema lo imita.

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(1)Massimo D'Alema nominato vice conte dal Vaticano – Pino Corrias – Il fatto quotidiano 9 settembre 2011
(2) D'Alema vende la barca – Alberto Gentili – Il messaggero, 6 settembre 2011
(3) sempre per quelli di prima che al massimo leggono colophon di Topolino e per il resto guardano le figure senza capire: Cuore è un libro, ed è stato scritto da Edmondo De Amicis nel 1886
(4) telegiornale di La7 del 10 settembre 2011 alle ore 20,00

lunedì 5 settembre 2011

Ecco perché siamo diversi dagli altri europei.

E' la semantica che ci fa diversi da tutti gli altri europei, Per loro, in genere, una parola ha un solo significato. Per gli italici è questione d'interpretazione: ogni singolo vocabolo è una storia a sé.

Dopo una bella serie di guerre iniziate da una parte e finite dall'altra. Può succedere, se non si abbiano le idee chiare sul significato della parola alleanza.
Non sapeva pronunciare il nome del partito che aveva  fondato
Dopo aver avuto l'esperienza di un ventennale capo di governo nonché fondatore di un partito di cui non sapeva neppure pronunciare il nome correttamente. Capita, quando si equivoca sul senso della parola provvidenza e, ovviamente, su quelli che sono i suoi uomini.
Dopo che dal 21 giugno del 1945 al 10 maggio del 1994, quindi 49 anni, si è fatto finta di avere 52 governi quando in realtà era sempre stato lo stesso, sotto mentite spoglie. E' normale, quando ci si balocca con frasi del tipo “cambiamento nella continuità” o “convergenze parallele”.
Dopo che in meno di quattro settimane sono state prospettate 4 manovre finanziarie differentissime tra loro. E' un fatto che si può verificare, se non si ha chiara la distinzione tra sogno e incubo.
Dopo che il ministro all'economia ha detto che darà la caccia agli evasori fiscali. Che ci sta se non fosse che è uno che paga l'affitto in nero (è un affare tra privati, dice) e sopratutto è un (forse) ex fiscalista che ha come missione quella di far risparmiare i suoi clienti sulle tasse. Viene il dubbio che parole come “serietà” e “gravità” abbiano significati diametralmente opposti.
Dopo tutto ciò balza agli occhi che cosa ci fa diversi: la semantica.

By the way la semantica (lo dico solo ad uso del Trota e del suo papà, l'ex celodurista, attualmente spernacchiatore) è la scienza che studia il significato delle parole e che ha la morte sua nell'incontro con la pragmatica ovvero il linguaggio in rapporto all'uso che ne fa chi parla.
Noi usiamo parole che gli altri popoli non hanno e sopratutto gli diamo un senso che fuori dai confini nazionali è inintelleggibile. Quindi non ci capiscono. E non si fidano.
Se diciamo peracottaro i più svelti tra gli stranieri penseranno a un produttore di pere cotte. A nessuno verrà in mente che peracottaro significa l'esatto opposto: uno che non sa fare neanche le pere cotte.
E intorno alla parola peracottaro noi abbiamo costruito una ragion di stato. Una ragion d'essere.
Questo è il dramma: è la semantica che ci frega.