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giovedì 30 settembre 2010

Come sono bizzarri i Britanni


Che i Britanni siano un popolo bizzarro lo scrisse già Giulio Cesare nel De Bello Gallico quando stupiva perché “i Britanni non usano seminare grano ma vivono di carne e di latte e usano vestirsi di pelli ….e tingersi le carni con un’erba detta glasso che ne fa il colore quasi scuro”*
E anche in tempi recenti certo i Britanni non si sono risparmiati altre bizzarrie come la guida a sinistra o pensare che quando c’è nebbia sul canale il continente sia isolato. In più hanno dato vita a band come gli Animals, i Beatles e i Rolling Stones (tra gli altri) senza considerare la minigonna, e la mini Cooper. E tanto per non farsi mancare nulla sono anche monarchici e il loro Primo Ministro (Labour o Tory) tutte le settimane va a trovare la Regina e con una tazza di the in mano riferisce sull’andamento del governo e del Paese.  Bizzarri vero?
Mica come da noi dove si urla in testa al Presidente della Repubblica e gli si ricorda che non è stato eletto da popolo.. Da noi sì che si sa come fare.
Però sabato 25 settembre alle 18,53 GMT (che sta per Greenwich Mean Time, tanto per non perdere l’allenamento) alla fine del congresso del Labour Party hanno voluto strafare.
Come noto ha vinto Ed Miliband che ha fatto un discorso** che alle nostre orecchie suona più che bizzarro, più che strano, quasi incomprensibile: ha fatto un discorso politico.
Ha elogiato i suoi fellow candidates , che è come dire i suoi amici co-candidati, non li ha definiti competitors. Li ha citati uno per uno (David, Ed, Diana and Andy) indicandone per ciascuno le doti e le capacità, poi ha aggiunto che con loro costruirà il nuovo gruppo dirigente del nuovo partito. Quindi ha reso omaggio ai predecessori Gordon Brown e Tony Blair ricordandone i meriti ma anche che “noi abbiamo perso le elezioni e noi le abbiamo perse malamente.” Sì avete letto bene, non ha detto “loro hanno perso” ma ha detto “noi abbiamo perso”. Che bizzarria.  
Poi, continuando con il noi e quindi facendosi carico anche della storia precedente, ha aggiunto “Io so che abbiamo perso la fiducia ed il contatto con gli elettori, so che abbiamo bisogno di cambiare.” Il tasso di bizzaria cresce in maniera esponenziale. D’altra parte bisogna comprenderli e anche un po’ compatirli: la perfida Albione non è abituata ad avere dei Cicchitto o dei Brunetta. Loro, i Britanni, sono spartani non sono avvezzi a certi lussi.
Quindi Ed - tra noi bizzarri dadaisti ci si chiama per nome - non è andato per farfalle ma ha affrontato direttamente tutti i temi, inclusi quelli del deficit e dei pregiudizi sulla migrazione e della guerra in Iraq e della insicurezza per il futuro e dell’ambiente e della iniqua ripartizione della ricchezza. Ha riconosciuto che non sarà facile. Bizzarro che un leader non ostenti quell’ottimismo di dozzina, come direbbe Giuseppe Giusti*** , che dalle nostre parti si esibisce  si spande a piene mani.  
Ed (nel senso di Miliband) ha chiuso dicendo che vuole riportare il labour al governo e che il governo deve contrastare (must tackle) le iniquità esistenti nel Paese.
Ora ve lo immaginate voi un D’Alema che vince (e già qui vi sto chiedendo un grande sforzo di immaginazione, forse magari solo al Bingo), ve lo immaginate, dicevo, un D’Alema che vince un congresso e si rivolge ai battuti senza ghignare sardonico sotto quei baffetti che, più che baffi, sembrano frenate di bicicletta? E ve lo immaginate poi, che dica qualcosa non di sinistra – che come insegna il filosofo Massimo Cacciari **** non vale più ragionare secondo queste categorie -  ma di chiaro e definito senso?  Magari senza che si lanci in astrusi discorsi inanelanti in un unico calderone ceti medi (talvolta detti anche produttivi)-globalizzazione-convergenze-al-centro-poteri forti-popolo-delle-partite-iva-liberalizzazioni-riforme-massoneria-servizi-immigrazione-ecc-ecc.
Eh, lo so. Fate fatica. Ma d’altra parte noi non abbiamo l’animo predisposto alle bizzarrie. Non siamo Britanni. 


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* Giulio Cesare De Bello Gallico, libro V   
** su Youtune.com digitare Ed Miliband speech
*** Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti (1809-1850)
**** Otto-e-mezzo – la7 – lunedì  27 settembre 2010.

domenica 26 settembre 2010

Cosentino, i panini ed il barbiere. Perchè meravigliarsi?

Con l’8 di settembre – certo bisogna non scaramantici per scegliere una simile data – s’è riaperto il Parlamento Italiano. I 630 deputati e i 315 senatori sono ritornati sui banchi, così come ha fatto, quasi in contemporanea, qualche milione di studenti.

Certo i nostri rappresentanti avranno goduto, come succede agli studenti, della gioia di rivedere i compagni di banco e, come gli studenti, avranno raccontato delle loro vacanze lamentando che:

                                                               L'estate sta finendo
                                                               e un anno se ne va
                                                               sto diventando grande
                                                               lo sai che non mi va.
                                                               In spiaggia di ombrelloni
                                                               non ce ne sono più
                                                               è il solito rituale
                                                               ecc. ecc…….*
E naturalmente entrambe le categorie si saranno augurate di iniziare questo nuovo anno di lavoro in modo soft. Fidando gli uni sul fatto che i professori, in fondo in fondo, sono esser umani e quindi anche per loro il ritorno potesse essere un po’ traumatico e gli altri che il Presidente della Camera di politica, o pretesa tale, ne avesse già avuta abbastanza durante le vacanze.
E infatti le prime due settimane sono filate lisce. O quasi.

Poi il 22 settembre s’è presentato il caso dell’on. Cosentino. Certo non una bagatella: era in gioco la possibilità da parte della magistratura di utilizzare delle intercettazioni telefoniche in un bel (si fa per dire) caso di camorra. Come noto l’autorizzazione viene negata.
In realtà il risultato sembra sorprendere anche la maggioranza, infatti il commentatore di una televisione** fa notare come l’applauso sia partito timidamente e sia cresciuto minuto dopo minuto fino a sfociare in un (quasi) boato liberatorio. Dettaglio: la maggioranza, che ha richiesto il voto segreto, s’è trovata a conteggiare anche voti che, in senso stretto, non le competevano. Ovvero qualcuno di questa sgangherata opposizione a questo ancor più sgangherato governo ha votato contro l’autorizzazione a procedere. Scandalo.
Per un paio di giorni, ma solo un paio, suoi giornali ci si è lungamente interrogati su chi potessero essere i franchi tiratori e come sia potuta verificarsi una simile situazione.
Personalmente la cosa non mi ha stupito più di tanto.

Già il giorno prima s’era palesato un chiaro e pericoloso indicatore.
Infatti il 21 settembre era all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio della Camera.
Bilancio di tutto rispetto dato che sfiora il miliardozzo di euro, più 1,3% rispetto a quello dell’anno 2009.
Durante il dibattito sono state messe in votazione delle proposte bizzarre tipo: portare il costo dei panini e delle bibite a livello di mercato, ovvero a quanto chi non bivacca a Montecitorio paga normalmente nei bar del Bel Paese***. O, follie delle follie, “la cessazione di ogni agevolazione per i deputati cessati dal mandato parlamentare per gli spostamenti aerei, autostradali, ferroviari, marittimi e ogni altro spostamento nazionale o internazionale”. Bocciatura solenne. Oppure, altra stravaganza, di abolire il servizio di barberia. Il relatore**** di questo emendamento si è rivolto con tono accorato all’aula dicendo: “abbiate coraggio colleghi, abolite questo privilegio”, neanche fosse Garrone *****. L’aula, anche questa volta, ha dimostrato di non avere coraggio anzi, in un processo di antropomorfizzazione, ce la immaginiamo come De Amicis descrive il cattivo del suo libro : “e Franti, l’infame, sorrise”.

In definitiva chi ha avuto la ventura di posare le proprie natiche su quegli scranni, a prescindere dalla durata della seduta, talvolta addirittura più breve di quelle fisiologiche, ha ottenuto privilegi a vita. Per cui se ragionassimo secondo il principio di causa-effetto, come suggerisce il monaco buddista Nichiren Daishonin******, dovremmo arguire che la causa sono i panini ed il barbiere e l’effetto è il caso Cosentino. Semplice no?
Il buffo è che l’opposizione, PD tanto per non far nomi, non sa neppure utilizzare in modo strumentale (o se si preferisce demagogico) la situazione per guadagnare qualche consenso. No, compatti con i berluscones e gli amici del trota nel difendere privilegi da pezzenti. D’animo.
Salvo poi leggere*******, il giorno dopo la battaglia del panino, che l’on Piero Fassino - che tra i suoi meriti palpabili annovera anche quello di aver iscritto Alba Parietti al PCI – ha tuonato contro il governo che non si impegna a sufficienza nella lotta contro la povertà.

Evidentemente la generosità è bellissima addirittura fantastica quando la si fa con i soldi degli altri e non tocca le proprie (loro) tasche. O la propria (loro) barba.

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* “L’estate sta finendo” grande successo del duo I Righeira, anno 1985. testi e musica di La Bionda, Righi, Rota
** TG7 del 22 settembre edizione delle ore 20,00
*** Proposta presentata da deputati dell’Italia dei valori
**** Proposta presentata da Stefano Stefani, Lega Nord, Il Tempo 22 settembre 2010.
***** Garrone è il buono per eccellenza del libro Cuore di Edmondo De Amicis.
****** Nichirem Daishonin monaco buddista, 16 febbraio 1222- 13 ottobre 1282, affermò che l’essenza del buddismo è contenuta nella frase “Nam-myoho-renge-kyo”. Myoho-renge-kyo è il titolo del Sutra del Loto nella sua versione cinese, 406 a.C.
******* L’Unità del 22 settembre 2010 – Piero Fassino: con questa destra l’Italia è sparita dalla

venerdì 17 settembre 2010

Libera Chiesa in Libero Stato. E se facessimo il contrario?

La vita di ghibellino nel Bel Paese è veramente dura. Molto dura.

Già ai miei tempi, ancor prima che l’imperatore Federico I d’Asburgo mi affidasse l’incarico di Vicario Imperiale* ,  non era facile: congiure, veleni, pugnali e poi imboscate e tradimenti. La pelle era sempre a rischio, ma almeno il nemico l’avevi davanti. Insomma era difficile, ma ci poteva stare. 
In più la chiesa per piegarci ci mobilitava contro tutte le donne  e donnette del circondario. Comprese quelle di casa. Queste poi avevano anche solidi argomenti domestici per cercare di ridurci alla ragione, e quindi lunghi e obbligati digiuni. Di ogni tipo. Insomma era un vero disastro. 
Ma adesso vedo che è anche peggio: questa storia del peschereccio di Mazara e il 140° anniversario della.  Breccia di Porta Pia** ci stanno mettendo in seria difficoltà.  
La laicità (altro che laicismo) è veramente in pericolo
Passi che un cardinale venga alla commemorazione della breccia di Roma ma che il Papa si metta in testa il cappello piumato dei bersaglieri (che non gli stava neanche male, a lui teutonico) questo vuol dire giocare con carte truccate.  L’intervento poi di Mons. Mogavero*** è stato come fare scopa col sette bello e contemporaneamente chiudere la primiera.
Già questi della Chiesa son bravi di loro - che duemila anni di esperienza e di training continuo sul campo, altro che la conoscenza del territorio di quelli della Lega, non sono passati invano - se poi si trovano di fronte degli apprendisti stregoni, pure un poco sgarrupati, il gioco è fatto.
Così mentre il ministro degli interni on. Maroni tirava fuori maronate del tipo “è stato un incidente grave ma, pur sempre un incidente” o “immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave di clandestini”**** Con questo dimostrando che se uno è amico del papà del trota c’è il suo perché.
Monsignore, che di nome fa Domenico, con la grazie e la soavità che ha appreso in seminario, lì si che studiano, ha potuto ribattere che “le scuse sono buone, ma se ci fosse stato il morto, le scuse non l’avrebbero resuscitato.” Frase che , detto tra noi, suona anche un po’ blasfema per chi predica(va) di vita eterna, del fatto che siam su questa terra solo per soffrire e della beltà del paradiso. E’ un cambiamento non da poco, di cui bisogna tener conto. E poi ha aggiunto: “questa esasperata caccia all’emigrato non giova a rasserenare gli animi e a risolvere la questione nella maniera più umana possibile”*****
E fin qui è stata normale amministrazione il colpo da maestro è nelle frasi che suonano a contraltare con quanto ha detto il ministro (ombra) degli esteri on. Frattini che, con quell’aria da bimbo appena uscito dal bagnetto, sarebbe il testimonial ideale per una marca di borotalco,  questa volta non ha centrato il vasino. Ha infatti immediatamente dichiarato che lo spazio in cui è avvenuto l’incidente è considerato dalla Libia come proprio mare territoriale. La qual affermazione ha permesso al Vittorio, inteso come Feltri, che non se na fa scappare una, di titolare “Libia Frattini: sapevano di pescare illegalmente”****.
Aver pattinato per anni lungo i corridoi del vaticano e aver appreso l’arte del giocare a rimpiattino tra le colonne di san Pietro ha permesso al Monsignore di ridicolizzare (anche senza volerlo, o forse lo voleva) il paffuto evacuatore di sciocchezze dicendo: “Gheddafi, con atto unilaterale, ha allargato  il limite delle acque territoriali fino a 72 miglia marine, contro le 12 previste dal diritto internazionale”, aggiungendo “si vede l’assenza di un’azione politica nazionale e internazionale che affronti finalmente la questione nelle dovute sedi “ per finire con un “non esistono nodi inestricabili, ci vuole la pazienza di una trattativa diplomatica che, per quanto lunga, può di certo approdare a risultati positivi.”*****  E nel suo team sanno cosa significhi avere pazienza e come tessere la tela del tempo: talvolta a maglie larghe e talaltra a maglie strette.
Per non dire del tocco su “un comparto che occupa parecchie migliaia di persone, compresi molti emigrati”.
Questa è classe. Vera classe.
Frattini stizzito ha risposto che Monsignor Mogaveno non è la CEI. Vero, verissimo. Ma ne è un membro autorevole. Molto autorevole. Tanto che Monsignore non ha replicato.
Ora, sic stantibus rebus, abbiamo di fronte due alternative: o mandiamo il nostro personale (sé-dicente) politico a fare un master in Vaticano (ammesso che i papisti siano disposti a dare lezioni a simili ….- scegliete voi la definizione) o più semplicemente cerchiamo di farci annettere.
Dovremo cambiare qualche libro di testo e qualche slogan per esempio che ne dite di. “Libero Stato in libera Chiesa.” A ripeterlo ci si fa l’orecchio. Come sempre.
Avremo almeno politici capaci.
Io però rimango ghibellino.

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* Nell’anno 1320. Tale incarico fu riconfermato da Ludovico il Bavaro nel 1324
** 20 settembre 1870
*** nasce a Castelbuono il 31 marzo del 1947,  è ordinato sacerdote il 12 luglio 1970, nella Arcidiocesi di Palermo, attività pastorale varia ma sempre con un occhio ai t3sti di diritto e poi il 1 maggio 2001 viene nominato sotto-segretario della CEI.  
**** Il giornale del 14 settembre 2010.
***** intervista alla radio vaticana del 14 settembre 2010

mercoledì 15 settembre 2010

Domenica è sempre domenica

                                              Domenica è sempre domenica,                                              
                                              si sveglia la città con le campane.
                                              Al primo din-don del Gianicolo
                                             Sant'Angelo risponde din-don-dan.

Così cantava Renato Rascel* alle soglie del boom economico, anno 1957, sue parole e musica (tra i primi cantautori, che allora non si chiamavano ancora così) questa brevissima canzone, nella sua interezza non più di quattro strofe di cui ci si ricorda in qualche modo solo la prima e, unicamente i più dotati di memoria, anche la seconda. Che fa così:
                                              Domenica è sempre domenica
                                              e ognuno appena si risveglierà
                                              felice sarà e spenderà
                                              sti quattro soldi de felicità.

All'epoca c’era motivo di svegliarsi così: il tasso di incremento del reddito veleggiava, annualmente, intorno al 6%.
E poiché noi, oltre che essere un popolo di poeti-santi-navigatori (e da qualche tempo anche di liftati e rifatti) siamo anche degli inguaribili romantici e, ahi noi, conservatori abbiamo deciso di far sempre scandire le nostre domeniche dalle campane. Anche se spesso il loro suono è più simile a quello di scassati campanacci..
Così domenica scorsa, 12 settembre, abbiamo dovuto sorbirci le sonate di tre stonati Fra Martino**: Berlusconi, Casini e Bersani. Che come il Granicolo e Sant’Angelo si sono rimbalzati i din-don-dan

Il primo, l’on.cav.berlusc (così abbiamo fatto contenti gli amanti delle abbreviazioni e in particolare il moderno Giuliano l’apostata***) ha arringato i giovani virgulti del partito dell’ammore. L’ha fatto, ovviamente a modo suo: stando stravaccato su una sedia al centro del palco, sfoggiando quell’eloquio tra il ricercato ed il plebeo che i piccoli borghesi (alla Fantozzi, tanto per fare un esempio) credono si parli nei palazzi del centro.
Viso gonfio****, occhi rimpiccioliti, solito kilo-e-cinquanta-grammi di cerone, camicia blu scuro-scuro (che nera gli piacerebbe tanto di più, ma non può) con colletto alto, tanto da fargli sparire il rugoso collo da ultra settantenne, completo nero (questo si) con giacca abbottonata. Il bottone, porello, ha lottato duramente per tutta la durata dell’intervento per non essere sparato in orbita come uno Sputnik. No, meglio dire Atlas, che gli Sputnik erano comunisti. Ma alla fine ce l’ha fatta: è rimasto, anche lui sconvolto, al suo posto.
La barzelletta è stata, al solito, fine, educata e di classe. Il personaggio è un Hitler redivivo che accetta di ritornare a governare ma con la promessa che, questa volta, i suoi saranno veramente cattivi. Applausi pilotati e sembra, pochi (per fortuna) spontanei. Sarà stata contenta Fiamma Nierestein, tra i primi firmatari dell’appello “Con la ragione, con Israele” e con lei l’elefantino di cui sopra e qualche altro deputato del pdl. Il centro del discorso: lo sviluppo della campagna acquisti. Non di calciatori ma di deputati. Evviva.

Il secondo campanaro è stato Pierferdinando Casini***, quello di cui Cossiga diceva con fare serio e marcatissimo accento sardo: “Casini è solo bello”. E lui, Pierferdinando, con nuovo taglio della zazzera, ne sfoggia uno al giorno per fare invidia a Berlusconi, diceva ai suoi che la politica di “aggiungi un posto a tavola” non lo interessa. Forse perché i posti dovrebbero essere più di uno?
Un po’ irritante e di cattivo gusto paragonare il governo ad una tavola, non è vero? Eppure …. Comunque tutto il suo discorso era centrato sul “io non ci vado, non vorrete mica andarci voi. Vero?” Si notava, comunque, una certa preoccupazione perché, evidentemente, conosce i suoi polli (parlando di tavola) e dalle sue parti (politiche) c’è una certa attitudine ad essere l’amico del giaguaro. Quindi meglio stare in campana.

Il terzo Fra Martino, che pure un poco ci assomiglia, è stato Pierluigi Bersani***, il ventriloquo.
Lui ha comiziato come si usava una volta, stando in piedi, dietro un podio, in maniche di camicia, arrotolate a mezzo braccio, puntando il dito indice della mano destra contro il nemico, che immagina lì, a portata di mano, chiamandolo per nome e dandogli del tu, con gli occhialetti piantati sul naso che denunciano la galoppante presbiopia. Che, ahi noi, non è solo fisica ma anche, soprattutto, politica Ha parlato molto, leggendo continuamente i foglietti che teneva in mano.
Dubbio: o non era molto preparato o doveva dire cose che non gli sono abituali. Alla fine si è capito che la seconda ipotesi era quella giusta. Infatti ha detto che la sua opposizione sarà du-ri-ssi-ma. Sì. Du-ri-ssi-ma. L’ha ripetuto un paio di volte. Forse non credeva alle sue orecchie. A quel punto le mozzarelle d’Italia si sono sentite tirate in ballo.

Dimenticavo: sabato 11, c’era stato una sorta di prologo della stonatura.
De Mita******, Giriago, che dicono fosse in grande spolvero, ha definito Antonio Di Pietro “sbirro”. E aveva tutta l’aria di volerlo offendere.
Domanda: perché i figli della piccola borghesia dicono sbirro per offendere? Lo ha fatto anche il super-democratico Marco Pannella. Dev’essere malattia bipartisan. In fondo gli sbirri sono quelli che pattugliano le strade, arrestano i delinquenti e ci proteggono. Forse i piccolo borghesi li disprezzano perché ne hanno paura: gli sbirri vengono dalle classi più basse ma gli è stata messa in mano un’arma e un bel paio di manette.
Certo per difenderci. Ma anche per acchiappare quelli che sgarrano. E Giriago lo sa, è uomo di mondo, che a tutti, soprattutto ai piccoli borghesi che si sono fatti una posizione sgomitando, piace sgarrare. Vero?

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* Al secolo Renato Ranucci, Torino 1912- Roma 1991. Fu – detto per i più giovani – uno dei protagonisti dello star system (che allora nn si chiamava così) italiano per oltre 40 anni.
Attore, ballerino, cantante (e primo tra i cantautori), scelse originariamente il nome d’arte di Rachel – brand di una famosa cipria – che poi trasformò in Rascel per via della difficoltà di pronuncia., con conseguenti strafalcioni,
** Famoso campanaro amico dei bambini. Fra Martino è una canzoncina famosa in tutto il mondo e cantata in quasi tutte delinque, forse con l’eccezione dell’esquimese e del padano. Difficile metterci un marchio anche per un sindaco leghista. La canzoncina nasce presumibilmente in Francia dove il campanaro è Frère Jacques.
*** Noto in arte come l’elefantino e sulla carta d’identità come Giuliano Ferrara
**** vedi filmati su www.la7.it
***** Scrittrice giornalista de il foglio e deputato del PDL. E’ Vice Presidente della Commissioni Affari Esteri e Comunitari, e ha scritto 9 libri. Tutti dedicati alla questione ebraico-palestinese. L’Ultimo in ordine di tempo è “Israele siamo noi”, Milano, Rizzoli, 2007.
****** Corsera 12 settembre 2010.

domenica 5 settembre 2010

Rimpiangere Ciriaco De Mita. Accidenti!

Che l’entrata nella costellazione della vergine avrebbe portato delle sorprese era stato previsto * e in qualche misura la si poteva considerare anche una facile e un po’ scontata profezia. Ma che una delle sorprese fosse applaudire entusiasticamente (e neanche in termini metaforici) Ciriaco De Mita. O come lui dice Giriago, Questo non ce lo si poteva veramente aspettare. Soprattutto da un ghibellino.

Sì perché a me Giriago ed i suoi amici demoni-cristiani non mi sono mai piaciuti tanto. E non solo perché come disse una volta il presidente della FIAT Gianni Agnelli:” De Mita è un intellettuale della Magna Grecia” per quel suo modo di parlare da leguleo e quel suo modo di pensare e di fare un pò contorto.
Lui, Giriago, rispose che "non è golpa mia se non ho un nonno nato a Gallarade (che poi sarebbe Gallarate)".  Al dibattito fece subito eco quello spiritaccio toscano di Indro Montanelli che, con neanche tanto coperta e sottile malignità, aggiunse:“non vedo cosa c’entri la Grecia”. Facendo con ciò riferimento a presunte debolezze dell’allora segretario della DC (democrazia cristiana, per i più giovani). **
Non mi sono mai piaciute le sue frequentazioni ed in particolare quel Clemende (che starebbe per quel tal Clemente Mastella che si autodefinì, guarda un pò che riferimenti, il Moggi del Parlamento. Per quel suo desiderio, vagamente da psicoanalisi di far cambiare casacca agli altri con la stessa velocità e disinvoltura con la quale lui stesso la cambiava) e neppure gli altri con cui, in quel di Nusco negli afosi agosti di tanti anni fa,  giocava a sgoba (che sarebbe come dire scopa per chi abita dalle parti del Po. Un tantino più su e un tantino più giù).
E non mi piaceva neppure la loro proposta politica che ho sempre considerato di retroguardia e freno al vero sviluppo e innovazione del Paese.  Non si costruiscono cattedrali nel deserto (veccchio vezzo democristiano) e neppure fabbriche per ottenere voti, chè il dare tutto quello che ci dovrebbe stare intorno (le infrastrutture, tanto per dire) era considerato una sorta di optional. Purtroppo hanno fatto scuola, come peraltro si sta vedendo e vivendo.
Eppure …eppure … vedere il vecchio capo-corrente della sinistra di base (così faceva di nome il suo gruppeto e basisti - toh, il caso - i suoi aderenti) su la 7*** nella trasmissione condotta da Luisella Costamagna e Luca Telese, è stata una vera boccata d’ossigeno per chi, come da quel vecchio ghibellino che io sono, ritiene la politica essere una cosa seria.
E che ha detto di così eclatante il vecchio leader demone-cristiano? In verità nulla.  Ha semplicemente parlato di politica.
In particolare ha detto:
-     che “il pd non discute di politica ma solo di chi vince e di chi governa” e neanche a farlo apposta a stretto giro di posta  il ventriloquo Bersani PierLuigi**** esterna ricordandoci che esistono le fogne;
-     che “se le persone si confrontano sulla immagine e sulla presunzione quando predicano indicando il nuovo in realtà non dicono nulla”; ogni riferimento ai comizi dell’uomo coi tacchi, Berlusconi Silvio, credo sia voluto;
-     che “nella prima repubblica (mo ci tocca rimpiangere anche quella, magari pure i suoi ultimi scampoli), quel sistema bipolare (e già, perchè c’era già una sorta di bipolarismo) era fondato su una proposta politica per il Paese, non solo per una parte. [La proposta] veniva legittimata da una parte ma la proposta politica era il governo della realtà…. Dopo che si era vinto, la maggioranza registrava il ruolo dell’opposizione. In parlamento l’opposizione era portatrice di proposte alternative non della delegittimazione della maggioranza”; e, tanto per rimanere in tema, il ventriloquo di cui sopra, non fa passare giorno senza che se ne esca con un “il governo ci deve dire…” Come se non fosse prioprio compito dell’opposizione quello del dire e dell’indicare proposte di visione e, al tempo stesso, di operatività alternativa.;
-     che “io sono maggioritario, che significato ha uno che si candida ad essere maggioritario se  non propone una proposta politica che la pubblica opinione accetti? E siccome la democrazia non ha risposte totalizzanti vi è una risposta di parte che si riscatta perché, una volta conquistato, il potere lo si esercita nell’interesse della collettività e non nell’interesse della maggioranza”. Su quest’ultimo punto il vecchio patrocinatore dell’accordo AlfaRomeo-Nissan, con la terribile e fallimentare produzione di un’auto che si chiamava Arna, e quindi con la produzione di un’altra autovettura dall’ugualmente infausto nome di Alfasud, per non dire di quanto si “sussurra/va” sulla presunta amicizia con quello che, all'epoca, era il patron della Parmalat****  (per ricordare delle più note), ha senz’altro ragione ma, forse,  un po’ di pudore non avrebbe guastato.
-    che”il nuovo in politica è la politica e che questa è l’indicazione del futuro”;
-    che “le contrapposizioni debbono essere contrapposizioni di opinioni e che le opinioni sono un valore e che [per questo loro essere valore] sono anche un limite alle ambizioni.” Forse un simpatico “avrebbero dovuto o dovrebbero” o comunque un qualsiasi condizionale sarebbe stato più appropriato. Ma tant'è.
Comunque, quanto siamo lontani dalle corbellerie e dalle fatue lettere frescone e dai pizzini, così la parlamentare europea Serracchiani ha definito l’intervento di Ikarus-D’Alema******,  che i sedicenti leader del pd si scambiano sui quotidiani.
Già, perché alla trasmissione partecipava anche Debora Serracchiani, uno degli astri nascenti del PD, che, tra le altre banalità, si è distinta per aver pronunciato la storica frase: “debbo sopravvivere in un mondo difficile” Più democristiana di De Mita. Quasi dorotea
E’ proprio vero che in un mondo di monopalle chi ne ha normalmente due sembra ne possegga almeno tre.    

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(1) vedi “la tracciabilità del cretino”– 21 agosto 2010 – www.ilvicarioimperiale.blogspot.com
(2) su Wikipedia, se non si vogliono scomodare libri più importanti, si può trovare qualcosa su questo partito.
(3) puntata del 1 settembre 2010
(4) vedi “Pierluigi Bersani e la semiotica – 30 maggio 20101
(5) vedi “Evviva! In Italia c’è un cavaliere di meno”, 8 agosto 2010
(6) su D’Alema vedi “il teorema D’Alema”, 15 maggio; “Scajola, Bersani, Berlusconi, D’Alema: 1° maggio su coraggio”, 1 maggio 2010; “Ma chi era Ikarus?”, 25 marzo 2010;