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domenica 8 agosto 2010

Vittorio l’illuminante.

Ancora una volta debbo ringraziare Vittorio.


No, non Vittorio De Sica grande attore e regista che ci ha regalato film indimenticabili, non Vittorio Pozzo grande allenatore di calcio che vinse due campionati del mondo di fila e non si giocava in Italia, non Vittorio Sgarbi buon divulgatore d’arte ed eccezionale inzigatore di litigi ma più semplicemente Vittorio Feltri.
Per intenderci quello dalla prosa greve che argomenta di cose politiche come se stesse perennemente al bar o dal barbiere.

Eppure anche questa volta, nonostante la forma, ma su quella oramai è una battaglia persa, è stato illuminante.
In verità avrei voluto starmene in ferie nella mia bella terra, ma Vittorio mi stimola (neanche fosse un confetto) e mi illumina (neanche fosse Ungaretti).
Bene, questa volta il Vittorio Feltri (come si dice dalle sue parti) ha fatto capire a me e all’italico popolo (attualmente vacanziero) cosa è il Pdl.

E’ già perché non tutti siamo avvezzi alla nuova terminologia politica che mischia le metodologie del marketing con le vecchie consuetudini "di nani e ballerine", anche se queste ultime adesso, per modernizzarsi, si chiamano come una berlina Ford degli anni '70.
Insomma spiegare cosa sia il Pdl non è facile ma lui, paf, con un solo editoriale ha spiegato tutto. E noi tutti lì, basiti.
Eh sì perché il fatto che la “P” non stesse per partito ma per polo non ci era molto chiaro. Anzi a noi con “polo” veniva in mente il buco con la menta intorno. E già questo ci tranquillizzava poco. Non per la menta ma per il buco. E poi quella storia: prima del partito azienda e poi del partito leggero che diventa liquido proprio facevamo fatica a capirla.
D’altra parte apparteniamo a quella generazione che nella politica aveva conosciuto le fazioni e i partiti e al massimo i movimenti: sociali o studenteschi. Più in là non si andava. Poi che il polo fosse delle libertà, anche questo ci era oscuro. Ma come? erano sempre tutti così d’accordo, con consensi che neanche Ceausescu o Mao Tze Tong o il bulgari, si sognavano.

Perchè noi, maliziosi, che siamo ghibellini e uomini d’arme oltre che dadaisti, lo sappiamo bene che quando c’è tutto questo unanimismo la libertà sta girando un film da un’altra parte.
Ecco che invece se ne arriva il nostro Feltri, il Vittorio, e ci spiega che il partito è solo un contorno. Un contorno al presidente. Niente di più.
Ci si è aperto un mondo. Abbiamo capito, finalmente, che cosa significhi Pdl.

Significa Partito della Lattuga.

Il contorno più nazionalpopolare che ci sia nel Bel Paese. Tra l’altro il ministro dell’agricoltura nominato, guarda i giochi del caso, poche settimane fa è proprio del Pdl. Questo significa fare filotto (espressione nazionalpopolare giusto per rimanere in tema).
Di lattuga ce ne sono molti tipi, quasi uno per regione e, comunque, tutti hanno almeno tre proprietà: sono calmanti (mai s’è visto un paese più addormentato e incapace di reagire anche all’evidenza), sono rinfrescanti (e infatti quando ci si sveglierà si starà davvero freschi) e sono stimolanti dell’appetito (e anche qui, sugli appetiti stimolati ed appagati, gli esempi proprio non mancano).

Inoltre la lattuga di buona qualità deve avere un cappuccio ben sodo e chiuso (e chiusura e durezza, anche di cervice, sono requisiti che certo non mancano nei più del Pdl), foglie sane e tenere (a ben guardare, oltre l’apparenza da rivista patinata, qualche cosa si trova), sapore gradevole (beh qui qualche problema potrebbe esserci, provate ad addentare Gasparri o Lupi, e mi saprete dire, ma non saremo certo noi a guardare il capello).

E poi questo contorno è così duttile e flessibile che si adatta a qualsiasi tipo di secondo.

Ecco, sulla parola secondo c’è stata qualche resistenza ma è stata superata dalla considerazione che le pietanze “di secondo” sono così tante (addirittura più dei primi) che il centro del contorno s’è esaltato.

Eh sì, il poliedrico presidente ora può, con ancor più facilità presentarsi come piatto forte, buono per ogni tipo di palato e, di volta in volta, grazie anche alla lattuga che gli fa da contorno, trasformarsi (metaforicamente s’intende) in un bel rognoncino trifolato, o in uno stinco (decidete voi se di santo o di che cos’altro) o in una braciola o in un salsicciotto (e qui come altezza ci siamo), o in una triglia o in uno spiedino (di terra o di mare) o in un fritto misto (anche questa è una specialità) o in un brasato o in un salt’in bocca (grande abilità e maestria per questa performance di cui, azzardo, conosce benissimo i segreti) o in un bollito. Ma quest’ultimo più che un suggerimento è un auspicio.
Certo al presidente del partito della lattuga, verrà difficile presentarsi anche come un agnolotto o come una pappardella ma, come si sa non si può avere tutto e talvolta anche i ricchi piangono.

Prima di chiudere una notazione importante: la lattuga è una specie biennale (e ora siamo proprio al secondo anno di legislatura. Vorrà dire qualcosa?), nel primo anno si forma la rosetta e nel secondo lo scapo fiorale (che può arrivare a 150 cm di altezza, ancora una volta guarda il caso!) e i fiori sono ermafroditi. Non so se ci sia attinenza con l’attuale situazione interna del Pdl, comunque lo si segnala.
Non vogliamo farci e farvi mancare nulla.

Ultimissima, poi si chiude, la lattuga, seppur raramente, può essere causa di allergia alimentare.
Che questo fatto abbia relazione con uomini fini dal bocchino delicato?

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