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mercoledì 25 agosto 2010

Abbasso gli struzzi evviva l’alvare scontento

La pièce messa in scena dalla compagnia Mancuso-Mondadori, al suo debutto sulle scene nazionali lo scorso sabato 21 agosto, non mi ha particolarmente emozionato e neppure coinvolto.

In prima battuta mi è parsa la solita commediola con trama un po’ frustra: lui, buono onesto e pio, anzi teologo, scopre dopo una non breve frequentazione che lei non è così pura e la di lei famiglia, in particolare il padre-padrone-patrignio, non è così virtuosa come si converrebbe.
Lui confessa pubblicamente il suo peccato (in fondo per un po’ di tempo l’ha amata – si frequentano dal 1997 - e di qualche suo favore ha goduto), si pente, quindi si auto-assolve e reso candido dai soliti tre pater-ave-gloria (a questo punto si immagina auto-imposti) invita gli altri frequentatori della famiglia (che sono i tanti scrittori di sinistra, politici inclusi, che pubblicano con Mondadori) a pentirsi ed ha seguire il suo esempio: non frequentar più né la fanciulla né si reproba famiglia.
Per un ghibellino disincantato , e un po’ dadaista, non c’è molto da dire se non suggerire di moltiplicare per trentatre i tre pater-ave-gloria. Perché? Perché novantanove mi pare un bel numero.

L’interesse è salito, grado dopo grado, nel leggere l’escalation di risposte sia dei co-peccatori tirati in ballo dal teologo laico Mancuso Vito sia di quelli che pur non chiamati hanno voluto comunque dire la loro.
Corrado Augias, co-peccatore, ci informa che continuerà a frequentare la famiglia, malgrado non ne ami il capo, perché ha un buon rapporto “professionale ed affettivo”* con i dirigenti della casa editrice. Cosa vuol dire il cuore!
Poi è stata la volta di Piergiorgio Odifreddi** (raccomando senza pentimento un suo titolo nella sezione libri, vedi a lato) che, felice lui, si sente libero e mozzartianamente, per rafforzare la posizione, aggiunge un bel “così fan tutte” (tipo mal comune mezzo gaudio o giochiamo a liberi tutti) con stoccata finale al Vaticano. Quest’ultimo nella questione proprio non c’azzecca ma per lui il Vaticano è come il kechup per gli americani: va spruzzato su tutto.
L’elefantino Giuliano Ferrara, che è ovviamente “contro”, apostrofa come “anima-bella” (evidentemente dev’essere un insulto) il teologo Mancuso. Ma come? Proprio lui, l’elefantino, che crede nelle cicogne e si definisce ateo-devoto***, che è come dire fare la dieta con la Nutella. Più anima bella di così.(e questo non vuole assolutamente essere un insulto)
Tra i co-peccatori (Pietro Ciati, Michela Marzano, Nadia Fusini, Gustavo Zagrebelsky, Aldo Schiamone, ecc…) è un florilegio di “solidarizzo … ma…”**** sembra di assistere ad un comizio di Veltroni: amore (tanto) e giustificazionismo (ancor di più). Dietro i “ma” c’è di tutto: da “troppo riconoscente ai funzionari” a “non mi censurano” quindi “l’importanza culturale della casa editrice”, un iperbolico “non ne guadagnerebbe la democrazia” e un più prosaico “un fetore schifoso di denaro”. Tutto un po’ datato e tutto anche un po’ triste. Tutto un po’ peloso..
Quindi il colpo di grazia: intervista del TG1 a Marcello Veneziani e Antonio Pennacchi*****, ovviamente entrambi “contro”, data l’ambientazione della scena.
Stesso copione: “lo scrittore è responsabile solo di quello che scrive ...” dicono entrambi, hanno studiato bene, con due varianti in finale:
- Veneziani: “ lo scrittore non è responsabile dei libri contabili dell’editore”
- Pennacchi: “…e poi nessuno mi pubblicava” (che poi non è proprio vero perché Pennacchi pubblica dal ’94 e ha girovagato per un bel po’ di editori – Donzelli, Novecento, Terziana, Valecchi, Laterza e anche Mondatori. Su 13 titoli solo 3 sono stati pubblicati da Mondatori negli anni 2003, 2006 e 2010).

Quest’ultima giustificazione, “lo scrittore è responsabile solo di ciò che scrive” è quella più puerile e, al tempo stesso, anche la più pericolosa. Certo responsabile solo di ciò che scrivi ma se lo fai sui muri di casa tua, non se entri in un contesto che è economico-sociale-politico oltre che (dovrebbe essere) culturale.

Comunque tutti, più che dar risposta vera e concreta, fanno come gli struzzi: cacciano la testa sotto la sabbia delle mille giustificazioni vane. E questo non solo non è bello ma anche non è onesto. Per questo abbasso gli struzzi.
Nessuno, infatti, che dica quanto la famiglia (Gruppo Mondadori) sia influente e che stare con la figlia (Editoria Mondatori) vuol dire anche avere relazioni con le sorelle (le tante e di ampia tiratura riviste) e le cugine (le televisioni) che garantiscono visibilità (inviti ai talk-show e disinteressate recensioni) presso una larghissima fetta di pubblico. E poi che dire della forza vendita e della grande capacità distributiva e dei punti vendita propri (o in franchising) e, perché tacerlo degli interessanti e, probabilmente, ricchi emolumenti. In altre parole amoreggiare con al figlia anche se la famiglia (dicono) non è tanto per la quale forse conviene.

E che centra l’alveare scontento? E’ il titolo che Bernard Mandeville****** diede alla prima versione del suo poema in cui scriveva:

                      Infatti non c’era ape che non guadagnasse
                      non dico più di quanto dovesse,
                      ma più di quanto osasse far sapere agli altri,
                      che pagavano;

Mandeville scriveva così nel 1704 e il senso del suo poema era: non raccontiamoci l’uomo quale dovrebbe essere ma rappresentiamolo come è. E se del caso (e personalmente credo che lo sia) diamoci da fare per cambiarlo.

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* Corriere della sera 22 agosto pag. 11
** Corriere della Sera 23 agosto, pag 11

*** L’elefantino e la donna nuda con le mani in tasca - Il Vicario Imperiale - 5 aprile 2010

**** Corriere della Sera 24 agosto pag. 11 “Mancuso&Segrate, tormento(ne) di coscienza” Paolo Di Stefano
***** TG1 martedì 24 agosto, edizione delle 20,30
****** La favola delle api – Bernard Mandeville – Editori Laterza

sabato 21 agosto 2010

La tracciabilità del cretino.

Questo mese d’agosto 2010 ha deciso di non farci mancare nulla. Altro che gli agosti degli anni passati che per riempire le striminzite foliature di quotidiani e rotocalchi erano costretti ad attaccarsi a qualche onorevole beccato in costume da bagno con prominente pancetta parlamentare o in alternativa offrire, obtorto collo s’intende, la solita attrice ancor più svestita della norma. Alla peggio si faceva ricorso alla tradizionale “tenera amicizia”. E tutto finiva lì. Anche l’estate.
Quest’anno invece agosto ha voluto stupirci con effetti speciali: spumeggiante ed estroverso più che mai. Si è appena girata la boa dei due terzi del mese che già l’elenco delle notizie da segnalare si è fatto lungo.

All’inizio è stato “cognato” – anche se in realtà cognato strettamente detto proprio non lo è, manca  un "sì" ufficiale detto, per lo meno, davanti, ad un assessore – come se poi tutti potessero permettersi cognati fini. Quindi, lentamente, la soap opera ha cambiato protagonista: chercher la femme.
Operazione facile, come ai tempi di Elena di Sparta, moglie di Menalao, poi divenuta Elena di Troia. Oggi come allora l’omerico vetero maschilismo ha iniziato a serpeggiare: “se non avesse incontrato quella – dove quella sta per donna che ovviamente è comunista – il Gianfranco non avrebbe mai fatto cose del genere.”. E finché a bisbigliare (ghignando) questa assoluta verità erano i piselli, le cicorie e gli aspiranti scorcianera del partito del contorno (o PdL: Partito della Lattuga*), la cosa, con qualche sforzo, ci stava. Ma quando del tema si sono impossessati barbieri, baristi, commercialisti e garagisti (giusto per dire chi si frequenta abitualmente) la verità oltre che più vera è diventata anche scottante.
Fini, come già a suo tempo Berlusconi; convive con una comunista. I due non si amano ma almeno in questo si assomigliano.
Però questa vicenda, che tanto appassiona e che è ancora di là da finire, ha avuto per “contorno”, guarda come le parole prendono piede, altri casi emblematici.
C’è stata la ministra del turismo (italiano), Michela Vittoria Brambilla, che oltre a scoprirsi un’anima animalista (involontario gioco di parole), picconando una secolare tradizione, ha deciso, per soprammercato di passare le sue vacanze in Francia, tanto per dimostrare la differenza che c’è tra un animale ed una bestia. In senso pirandelliano, ovviamente.
Poi c’è stato il caso del super manager, capo di Hewlett Packard, che con uno stipendio di oltre 2 milioni/mese (in dollari) ne mette a carico dell’azienda ventimila (sempre in dollari e spezzettati in più riprese) che ha speso per i suoi minuti piaceri personali.
“Va cacciato” dicono gli etici, invocando Platone**”
“Bastava chiedergli di rimborsare” ribattono i pragmatici. Magari a rate, metti mai che la moglie controlli gli estratti conto della banca.
Come non bastasse l’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica organizza una bella intervista tra il Presidente e il giornale che fu l’organo ufficiale del suo ex partito. Il tema trattato ha carattere istituzionale e le opinioni del Presidente sembrano non coincidere con le scelte del governo. Non è un reato è solo questione di opportunità. Politica. Come nel caso della ministra del turismo. Vedi sopra.
Saltiamo le minuzie e le canottiere nere del papà del trota, che se è il papà del trota senz’altro c’è il suo perché, ed ecco l’alone del mistero.
Il Presidente Emerito Cossiga ci lascia, coccodrilli*** a iosa su tutti i giornali.
Anche i nemici più nemici ora lo amano, certi che il fu, stando dove sta s’intende, non può più smentire e quindi giù altro miele. In questa idilliaca situazione spuntano le quattro lettere del mistero.

Segretissime, tanto segrete che se ne scopre subito l’esistenza, lasciate in mani più che fidate da recapitare alla più alte cariche dello Stato. Per qualche ora la suspance dilaga: Cossiga batte Fatima e i suoi misteri 4 a 0.
Poi le aprono e si scopre che c’è scritto “amore, tesoro, salsiccia e pomodoro” ovvero nulla o poco più. Diventa un testamento politico. Stupendo. La data: 18 settembre 2007.
Ah, dimenticavo: Lombardia, Milano, questione moschea-si moschea-no, si propone la tracciabilità del fedele. ****.

A questo punto perché non anche la tracciabilità del cretino.

Quando il bretone Louis Malassis , classe 1918 , coniò il termine tracciabilità di filiera lo fece pensando al mondo agro-alimentare, in particolare voleva salvaguardare ad un tempo il lavoro dei contadini ed i consumatori. In sintesi: con filiera si intende l'insieme delle risorse, attività, tecnologie, e organizzazioni che concorrono alla creazione, trasformazione, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto.
La tracciabilità di filiera è il portato di due fattori:
a) la assoluta rintracciabilità di tutti i passaggi che il prodotto ha fatto, chi li ha fatti e come;
b) standard igenico-sanitari rigorosi, definiti secondo parametri internazionali.

Quindi se al posto di prodotto scriviamo idee e la tracciabilità la coniughiamo con le cinque leggi sulla stupidità enunciate da Carlo M. Cipolla***** che, a ben vedere, sono a tutti gli effetti standard igenico-sanitari: il gioco è fatto.
Avremo così coscienza di dove viene il “prodotto cretino”, chi è intervenuto a produrlo, a trasformalo, a inscatolarlo e, soprattutto, a commercializzarlo. Probabilmente si tratta di un percorso lungo, magari anche difficoltoso perché dire una sciocchezza, forse, non è così semplice come sembra: alcune corbellerie paiono più frutto di studio e di applicazione che della spontaneità. E poi la ponderazione e il pathos con cui vengono sparate sembrano deporre per una certa specializzazione. Quindi cretini lo si nasce o lo si diventa? Se lo si diventa è una scelta consapevole? Esiste dunque un percorso scolastico rigido con diversi livelli ed un esame finale? O è sufficiente frequentare le compagnie giuste? Cretino lo si può diventare  per imitazione? Quanto influiscono i "buoni" maestri? Solo quando si sarà appurato il processo e la tracciabilità di filiera si avrà, forse, la possibilità di inserire, così senza parere, al posto giusto e al momento giusto quel tanto di buon senso che di solito non guasta.

Con oggi si entra nella costellazione della vergine: le sorprese di certo non sono finite.

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* Vedi “Vittorio l’illuminante” – il vicario imperiale dell’ 8 agosto 2010
** come in effetti ha fatto il board di Hewlett Packard.- Corsera giovedì 12 agosto
*** in gergo giornalistico si chiamano così i pezzi dedicati ai trapassati: grondano lacrime di ... coccodrillo. Per l’appunto.
**** Corsera giovedì 12 agosto, giorno ricco oltre misura per il nostro blog.
***** Vedi “Omaggio a Carlo M. Cipolla” – il vicario imperiale del 13 agosto 2010

venerdì 13 agosto 2010

Omaggio a Carlo M. Cipolla

Da qualche giorno, il 15 di agosto, è caduto  il ottantottesimo anniversario della nascita (1922) e tra qualche altro, il 5 di settembre, il decimo (2000) della morte di Carlo M. Cipolla.


Certo era nelle sue corde l’idea di far quasi coincidere le due date epocali della storia di ogni uomo così come quella di aver scelto per entrambe lo stesso posto: Pavia.
Evidentemente non amava gli sprechi e deve aver pensato che la concentrazione di data e di luogo avrebbe agevolato sia gli ammiratori sia i detrattori che nell’arco di poche settimane avrebbero potuto commemorare o dimenticare entrambi gli eventi. In più, non ci sarebbe stata battaglia su quale delle due città avrebbe avuto maggior titolo per la commemorazione, che due a così breve distanza di tempo sarebbero state difficili da gestire: non foss’altro che per il trasferimento dei relatori e degli ospiti.

Fu molto apprezzato all’estero tanto da essere nominato dall’Università di Berkeley, a 31 anni (1953), Fullbrigth Fellow e, nel 1959, Full Professor. In Italia ottenne il Premio Balzan per la storia economica nel 1995. Il confronto tra le date parla da solo.
Scrisse molto soprattutto in inglese ed i suoi libri vennero tradotti in italiano con una media tra i 10 e i 15 anni di ritardo o in alcuni casi come per “Vele e cannoni” addirittura di quaranta. Sic transeat gloria mundi.
Come economista ebbe in conto i numeri ma ancor di più gli uomini e le loro mentalità.
In "La storia economica", per primo, mise in relazione la disponibilità di energia con la numerosità della popolazione, scritto nel 1962 e pubblicato in Italia nel 1978. Neanche a dirlo.
Ancora una volta primo, o tra i primi, mise in relazione l’alfabetizzazione con lo sviluppo economico, così come studiò le epidemie e le loro conseguenze socio-economiche. In sostanza diede pragmaticamente corpo a quella stupenda frase di Luigi Pirandello che recita: “i numeri sono come dei sacchi vuoti se non li si riempie di senso e di ragione non stanno in piedi”.
Forse qualcuno dei soloni che discetta, quotidianamente sulle colonne dei giornali, di economia e sbrodola sulla “necessità della crescita” (scimmiottato da politici illetterati e dilettanti) farebbe bene a ripassare (ammesso e non concesso che in passato abbia studiato) le sue lezioni.

Nel 1976 scrisse, ovviamente in inglese, The Basic Laws of Human Stupidity tradotto in Italia nel 1988, giusto per rispettare la tradizione.
In questo Carlo M. Cipolla ci racconta che gli stupidi sono un gruppo assai più potente delle maggiori organizzazioni operanti nella società: più potente della mafia, del sistema bancario e finanziario, e delle lobby dell’editoria, delle telecomunicazioni e via dicendo. E’ un gruppo, quello degli stupidi, che pur non organizzato, senza alcun ordinamento o statuto riesce ad operare con stupefacente coordinazione ed efficacia, in modo bipartisan.
In The Basic Laws – presentato in italiano con l’improbabile titolo di Allegro ma non troppo – sono indicate le 5 leggi fondamentali della stupidità:
1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista

Fra tutte la più terribile mi pare la quarta: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
E noi in Italia ne sappiamo qualcosa.

Comunque, buon anniversario Professor Carlo M. Cipolla e scelga Lei quello fra i due che più la diverte.

lunedì 9 agosto 2010

Evviva! In Italia c’è un Cavaliere di meno.

Beh non è il caso di entusiasmarsi troppo. Ma un po’ contenti possiamo esserlo.


I Cavalieri in Italia, tra quelli di Gran Croce della Repubblica (che è il titolo più importante, così dicono) e quelli del Lavoro (con la elle maiuscola e magari sono proprio quelli che hanno-già fatto-stanno-per-fare-faranno il trasferimento delle loro fabbriche all’estero, perché così vuole la globalizzazione) a fine maggio corrente anno erano 275.810.
Dal 18 giugno ‘010 sono diventati 275.809.
All’appello manca il Cav. Calisto Tanzi.
Forse non ve sarete accorti eppure è successo.

Infatti su richiesta inoltrata dal Presidente del Consiglio, Cavalier.Berlusconi (per fortuna che Silvio c’è! Mica bruscoli), il Presidente Giorgio Napolitano (Napisan per gli amici, così si sente dire in giro) ha ritirato l’onorificenza di Gran Croce della Repubblica al Cav.. Calisto Tanzi. Che comunque, perché le cose vanno fatte sempre con una certa creatività, cavaliere lo rimane lo stesso.
“ Perché mai?” mi sta domandando la Signora Castracani, in arte mia moglie.
Perché il povero Calisto, quello che non aveva il tesoro ritrovato nel sottoscala del genero (o forse era il cognato o forse il bisnonno), quello che non falsificava i bilanci, quello che non commetteva nefandezze di tipo contabile e non “truffava” i risparmiatori, nel corso di anni e anni di onorata carriera è stato anche insignito del titolo di cavaliere del lavoro.
Titolo che tuttora resta in essere. Infatti il Presidente del Consiglio, Cavalier Berlusconi, non ha inoltrato la regolare richiesta per il ritiro anche di questa onorificenza (ma allora dov’è la fortuna che Silvio c’è?)
E quindi Calisto Tanzi cav era e cav. rimane alla faccia del cav.che lo voleva cancellare dagli elenchi dei cav.

Perché povera stella gli hanno tolto il primo titolo?
Per via, incredibile dictu, del fatto che ha totalizzato solo 5 patteggiamenti (che detto correttamente il patteggiamento è definito “applicazione della pena su richiesta delle parti" e che, per i semplici di spirito, significa ammissione di colpevolezza dell’imputato e accordo sulla pena da scontare) e una sola, dicesi una sola, condanna, confermata in appello a 10 anni, o giù di lì, più sanzione pecuniaria per un centinaio di milioni.
L’imputazione? Una sciocchezza: aggiotaggio e ostacolo agli organismi di vigilanza.
Pare ci sia incompatibilità tra la lista del casellario giudiziario e quella dei cav. di Gran Croce della Repubblica.

Comunque almeno una l’abbiamo portata a casa (come direbbe Feltri).
Ora non resta che sperare che l’incompatibilità di cui prima si estenda anche all’elenco dei cav del Lavoro. E magari il Presidente del Consiglio, proprio in qualità di Cav .decidesse di fare un po’ di pulizia.

Ovviamente non ci aspettiamo atti di autolesionismo. Ma in questo caso sarebbero apprezzati.

domenica 8 agosto 2010

Vittorio l’illuminante.

Ancora una volta debbo ringraziare Vittorio.


No, non Vittorio De Sica grande attore e regista che ci ha regalato film indimenticabili, non Vittorio Pozzo grande allenatore di calcio che vinse due campionati del mondo di fila e non si giocava in Italia, non Vittorio Sgarbi buon divulgatore d’arte ed eccezionale inzigatore di litigi ma più semplicemente Vittorio Feltri.
Per intenderci quello dalla prosa greve che argomenta di cose politiche come se stesse perennemente al bar o dal barbiere.

Eppure anche questa volta, nonostante la forma, ma su quella oramai è una battaglia persa, è stato illuminante.
In verità avrei voluto starmene in ferie nella mia bella terra, ma Vittorio mi stimola (neanche fosse un confetto) e mi illumina (neanche fosse Ungaretti).
Bene, questa volta il Vittorio Feltri (come si dice dalle sue parti) ha fatto capire a me e all’italico popolo (attualmente vacanziero) cosa è il Pdl.

E’ già perché non tutti siamo avvezzi alla nuova terminologia politica che mischia le metodologie del marketing con le vecchie consuetudini "di nani e ballerine", anche se queste ultime adesso, per modernizzarsi, si chiamano come una berlina Ford degli anni '70.
Insomma spiegare cosa sia il Pdl non è facile ma lui, paf, con un solo editoriale ha spiegato tutto. E noi tutti lì, basiti.
Eh sì perché il fatto che la “P” non stesse per partito ma per polo non ci era molto chiaro. Anzi a noi con “polo” veniva in mente il buco con la menta intorno. E già questo ci tranquillizzava poco. Non per la menta ma per il buco. E poi quella storia: prima del partito azienda e poi del partito leggero che diventa liquido proprio facevamo fatica a capirla.
D’altra parte apparteniamo a quella generazione che nella politica aveva conosciuto le fazioni e i partiti e al massimo i movimenti: sociali o studenteschi. Più in là non si andava. Poi che il polo fosse delle libertà, anche questo ci era oscuro. Ma come? erano sempre tutti così d’accordo, con consensi che neanche Ceausescu o Mao Tze Tong o il bulgari, si sognavano.

Perchè noi, maliziosi, che siamo ghibellini e uomini d’arme oltre che dadaisti, lo sappiamo bene che quando c’è tutto questo unanimismo la libertà sta girando un film da un’altra parte.
Ecco che invece se ne arriva il nostro Feltri, il Vittorio, e ci spiega che il partito è solo un contorno. Un contorno al presidente. Niente di più.
Ci si è aperto un mondo. Abbiamo capito, finalmente, che cosa significhi Pdl.

Significa Partito della Lattuga.

Il contorno più nazionalpopolare che ci sia nel Bel Paese. Tra l’altro il ministro dell’agricoltura nominato, guarda i giochi del caso, poche settimane fa è proprio del Pdl. Questo significa fare filotto (espressione nazionalpopolare giusto per rimanere in tema).
Di lattuga ce ne sono molti tipi, quasi uno per regione e, comunque, tutti hanno almeno tre proprietà: sono calmanti (mai s’è visto un paese più addormentato e incapace di reagire anche all’evidenza), sono rinfrescanti (e infatti quando ci si sveglierà si starà davvero freschi) e sono stimolanti dell’appetito (e anche qui, sugli appetiti stimolati ed appagati, gli esempi proprio non mancano).

Inoltre la lattuga di buona qualità deve avere un cappuccio ben sodo e chiuso (e chiusura e durezza, anche di cervice, sono requisiti che certo non mancano nei più del Pdl), foglie sane e tenere (a ben guardare, oltre l’apparenza da rivista patinata, qualche cosa si trova), sapore gradevole (beh qui qualche problema potrebbe esserci, provate ad addentare Gasparri o Lupi, e mi saprete dire, ma non saremo certo noi a guardare il capello).

E poi questo contorno è così duttile e flessibile che si adatta a qualsiasi tipo di secondo.

Ecco, sulla parola secondo c’è stata qualche resistenza ma è stata superata dalla considerazione che le pietanze “di secondo” sono così tante (addirittura più dei primi) che il centro del contorno s’è esaltato.

Eh sì, il poliedrico presidente ora può, con ancor più facilità presentarsi come piatto forte, buono per ogni tipo di palato e, di volta in volta, grazie anche alla lattuga che gli fa da contorno, trasformarsi (metaforicamente s’intende) in un bel rognoncino trifolato, o in uno stinco (decidete voi se di santo o di che cos’altro) o in una braciola o in un salsicciotto (e qui come altezza ci siamo), o in una triglia o in uno spiedino (di terra o di mare) o in un fritto misto (anche questa è una specialità) o in un brasato o in un salt’in bocca (grande abilità e maestria per questa performance di cui, azzardo, conosce benissimo i segreti) o in un bollito. Ma quest’ultimo più che un suggerimento è un auspicio.
Certo al presidente del partito della lattuga, verrà difficile presentarsi anche come un agnolotto o come una pappardella ma, come si sa non si può avere tutto e talvolta anche i ricchi piangono.

Prima di chiudere una notazione importante: la lattuga è una specie biennale (e ora siamo proprio al secondo anno di legislatura. Vorrà dire qualcosa?), nel primo anno si forma la rosetta e nel secondo lo scapo fiorale (che può arrivare a 150 cm di altezza, ancora una volta guarda il caso!) e i fiori sono ermafroditi. Non so se ci sia attinenza con l’attuale situazione interna del Pdl, comunque lo si segnala.
Non vogliamo farci e farvi mancare nulla.

Ultimissima, poi si chiude, la lattuga, seppur raramente, può essere causa di allergia alimentare.
Che questo fatto abbia relazione con uomini fini dal bocchino delicato?

martedì 3 agosto 2010

Castruccio Castracani è in ferie.

Si ripubblica verso fine mese. Magari anche un pò prima.

Voi, però, potete continuare a visitare il blog e approfittarne per dare un'occhiata ai "pezzulli" che non avete ancora letto.