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giovedì 1 aprile 2010

Gli asinelli sardi implorano Ignazio Benito

E digiamolo gli asinelli di Sardegna , abituati ad una vita sonnacchiosa e tutto sommato tranquilla, da qualche giorno sono in agitazione ed in grande ambascia.
Tutta colpa del ministro Ignazio Benito Maria La Russa. Lui è abituato  a fare scommesse mirabolanti ed iperboliche, quasi dadaiste. Ma sciaguratamente per lui le perde (quasi) sempre  . Come quando durante il dibattito precedente allo scioglimento del MSI-Destra Nazionale   in quella che poi sarebbe stata Alleanza Nazionale, per manifestare il suo dissenso disse “Mi iscriverò ad Alleanza Nazionale un minuto prima di morire così quando crepo creperà uno di loro”.
In verità poi si è iscritto prima ad AN  e poi, avendo un cuoraccio romantico sotto quella scorzaccia da duraccio, è entrato anche nel partito dell’amore - il PDL per chi si fosse perso qualche passaggio - e non è neppure morto. In altre parole non ne ha azzeccata una..
E digiamolo, per fortuna.
Adesso (vedi, il  Giornale del 26 marzo 2010 "Sorpasso? Mi mangio un asino" di Sabrina Cottone) ha deciso di predire il futuro e ci si è messo così d’impegno che se n’è uscito con un: “se la lega effettua il sorpasso (su il PDL) mi mangio un asino vivo e non sarà un asino leghista”.  E questo lo chiama amore. Comunque nelle vicinanze si trovava il padre del trota, che ha risposto con un prrrr degno di Totò.
Le elezioni sono andate come sono andate e il sorpasso c’è stato. E dunque?
E dunque panico e terrore tra gli asinelli della Sardegna. Loro non sono leghisti, anche i ciucci leghisti si salvano in quest’Italia., e non hanno a disposizione neanche uno straccio di partito che vagamente assomigli alla Lega. Sono stati più fortunati i ciucci di Sicilia  che zitti zitti, quatti quatti, e soprattutto chiaroveggenti, da un pezzo si sono aggregati al carroccio di Lombardo (nome apparentemente nordico ma siciliano doc) che ha fondato una simil lega sicula. E poi, digiamolo, Ignazio Benito non potrebbe mangiarsi un asinello di Trinacria perché, date le sue origini  sicule, sarebbe quasi cannibalismo.
A questo punto gli asinelli sardi si sono riuniti in assemblea e si sono detti che del fatto di essere mangiati, cotti e ben cucinati, anche se non gli piace, se ne sono fatta quasi una ragione ma crudi e oltre a tutto vivi, digiamolo, non gli era mai capitato. E peraltro, alcuni hanno aggiunto, “non sapremmo neppure come comportarci.”
Un conto è aver a che fare con verza e burro e lardo e chiodi di garofano e semi di finocchio e un bicchiere di barbera e brodo e olio d’oliva  e sale e pepe e rosolare per 40 minuti (ricetta piemontese del Tapulon d’asino)  o con cipolle e scalogno e ancora olio extra vergine e i soliti chiodi di garofano e maggiorana e timo e burro e un bel bicchiere di prosecco e poi cuocere per 3 ore a fuoco lento (Asino alla friulana). Altro conto è essere mangiati vivi: poi avete visto i denti di Ignazio Benito. Roba da paura anche ad animali più grossi, figurarsi per un asinello. E digiamolo.
E poi scartabellando tra vari libri di cucina s’è visto che ricette con l’asino crudo (e vivo) non ce ne sono, che il nord ha enormemente più ricette del sud e che tutto sommato a tavola ci si sta meglio con gli amici, magari anche alleati, che con gli sconosciuti. Quindi svelti più di un banco di trote (non a caso nell’antichità l’asinello  era il simbolo dell’intelligenza) hanno pensato a controproposte: “onorevole Ignazio Benito ma perché non si mangia, magari metaforicamente qualcuno degli asini che le stanno intorno, magari li può scegliere a Roma, a Venezia o a Torino. O alternativamente perché non si fa una bella fetta di brasato (anche d’asino se proprio proprio) con la polenta, che i suoi amici bergamaschi (prevalentemente leghisti) sono bravissimi a farlo. O magari, e digiamolo, perché non prova a mettere come posta della prossima scommessa le figurine doppie di Epopea Indiana del 1957? Ce l’ha vero?” 


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